Il cinema: percorsi storici e questioni teoriche
Dal cinematografo al cinema
La nascita del cinema viene fatta risalire alla prima proiezione pubblica a pagamento del Cinematographe Lumiere il 28 dicembre 1895 al Salon Indien del Grand Café di Parigi; in realtà il contesto è più ampio e vede brevetti e invenzioni messi a punto in vari paesi europei e del mondo, una pluralità di sperimentazioni. Il cinematografo viene sfruttato ed utilizzato prima in fiere ambulanti (è legato all’intrattenimento, allo spettacolo di magia e ai numeri da circo) e solo dopo in sale deputate; inoltre, viene molto influenzato da fotografia, teatro, letteratura...
Gli studiosi parlano delle diverse fasi del cinema; all’inizio si parla di cinema primitivo, costruito su attrazioni mostrative, mentre in seguito si parla di cinema basato sull’integrazione narrativa. Il film primitivo spesso in seguito alla produzione veniva modificato e manipolato ad uso e consumo del pubblico (spesso le vedute venivano commercializzate singolarmente o rimontate); importanti in questo film erano l’attrazione e l’esibizione delle potenzialità. Un esempio è il film “The kiss” del 1896 in cui viene mostrato il bacio tra due attori; scena spettacolare e considerata oscena grazie all’ingrandimento, in questo modo raddoppia l’audacia del gesto. Un altro film è “Grandma’s Reading Glass” (1901) in cui un bambino ingrandisce con la lente della nonna oggetti e animali; messa in scena e spettacolo dello sguardo, del fatto stesso di guardare.
Il cinema dell’inizio vuole attrarre ed essere di grande effetto. In seguito dal 1908 al 1914 risulta dominante il sistema dell’integrazione narrativa e il racconto emerge come interesse primario; si notano un sistema che regola tra loro le inquadrature e una macchina da presa sempre più mobile e in grado di assumere diverse funzioni- in questo modo lo spettatore ha un’esperienza più immersiva. Con il passare del tempo nasce il lungometraggio e si diffondono vari generi e il cinema continua a dialogare con gli altri media.
Italia
Il cinematografo viene importato in Italia nel 1896 e a inizio Novecento vengono realizzati dei film artigianali. Il cinematografo è collegato a fiere e attrazioni, ma dal 1905 si diffondono le sale cinematografiche e le società cinematografiche, specialmente a Roma e a Torino; “La presa di Roma” del 1905 è considerato il primo film italiano a soggetto. Le varie case cinematografiche si specializzano in distinti generi, come le serie comiche, e in seguito si diffondono i film d’arte che propongono soggetti storico-letterari (adattamenti di Manzoni, commedie greche…) e sono colti e più lunghi. Nel 1911 nasce il lungometraggio. Un film importante è “Cabiria” (1914) di Giovanni Pastrone. È un innovativo racconto storico di avventure e presenta forti momenti spettacolari e attrazionali. In esso c’è l’uso del carrello; viene adoperato con una funzione di dilatazione degli spazi e di pura attrazione, per mostrare la grandezza delle scene ma anche con funzione di approfondimento, per descrivere un personaggio.
Paesi nordici
In Danimarca nel 1906 viene fondata la Nordisk Film che si specializza in trame poliziesche. Lavora per questa compagnia anche Carl Theodor Dreyer (vedi dopo). Il cinema muto danese è ricordato anche per aver creato, fin dagli anni Dieci, divi di grande fama. In Svezia, invece, il cinema si sviluppa in ritardo; importanti sono V. Sjostrom e M. Stiller che escono dai confini nazionali e vengono distribuiti in tutto il mondo occidentale. In generale le varie cinematografie nordiche sono molto importanti e le ricerche sulla luce e sullo spazio, la rappresentazione del sentimento della natura, le sperimentazioni visive nel trattare il fantastico entrano in dialogo con ciò che accade negli altri paesi.
David W. Griffith
Griffith è il regista noto come il padre del cinema; nel 1913 pubblica su un giornale una sorta di annuncio autopromozionale in cui rivendica di avere fondato la tecnica moderna. Sul piano stilistico e discorsivo Griffith si distanzia dai suoi contemporanei, si emancipa dal cinema delle attrazioni e cerca di creare sempre maggiore omogeneità. Fin dal suo primo film “The adventures of Dollie” (1908) Griffith vuole dare alla figura del regista una funzione precisa. In generale la complessità imposta dal cinema narrativo, la pluralità dei piani di ripresa, le durate sempre più estese dei film rendono indispensabile una funzione di supervisione e di organizzazione del lavoro per il regista. Grande importanza espressiva comincia ad assumere il primo piano che costringe gli attori a recitare in maniera meno teatrale ed enfatica. Inizia così a prendere forma il modo di produzione hollywoodiano. Griffith è una figura fondamentale per lo sviluppo del cinema hollywoodiano ma non è isolato; importanti ad esempio sono anche Allan Dwan (uno dei più importanti registi del muto statunitense) e Cecil B. De Mille che inaugura l’abitudine, diventata poi tradizione e pratica industriale, di girare nella zona allora semidesertica di Hollywood.
Dreyer
Attraverso diverse strategie il cinema muto raggiunge grande ricchezza e sofisticatezza. Un’opera chiave del cinema muto è “La passione di Giovanna d’Arco” (1928) di Dreyer. Dreyer limita il dialogo tra la ragazza e i giudici all’essenzialità e spoglia il film di ogni possibile orpello scenografico: le pareti sono bianche e spoglie e i costumi si riducono. La santa è quasi sempre in primo piano, la centralità della sua posizione è anche una centralità morale che si oppone alle figure dei giudici, ripresi dal basso e con tagli e inquadrature deformanti. Nelle inquadrature dedicate a Giovanna il movimento è del volto e degli occhi, pura emozione, mentre sui giudici è nervoso e deformante e li fa apparire irrigiditi. È un film che si mette a nudo, un poema visivo e un percorso di consapevolezza del mezzo; Dreyer con questo film si interroga profondamente sul modo di fare cinema. Il film sembra scaturire direttamente dalle teorie di Louis Delluc e Jean Epstein sulla fotogenia; il primo piano ha il potere di fare emergere un senso profondo, l’anima dei personaggi.
Flaherty
L’esploratore Robert J. Flaherty realizza con due cineprese il primo documentario, “Nanunk l’eschimese” (1922). Documentario che presenta alcuni episodi della vita di un giovane inuit e della sua famiglia e sembra dimostrare come il cinema possieda una predisposizione nell’esaltare la natura non solo dei paesaggi e degli oggetti ma anche dei gesti, dei riti sociali, dei comportamenti individuali e culturali. Flaherty è contemporaneamente narratore, poeta ed osservatore non rinuncia, però, a modificare la realtà a suo vantaggio (es. fa costruire un igloo più grande di quelli di solito usati dagli inuit per farvi entrare una telecamera). Un altro documentario di Flaherty è “Moana” (1926), girato in Polinesia e dedicato alla vita e ai riti di una comunità di indigeni; film in cui è presente il fascino dell’esotico ma che manca della tensione data dalla lotta per la sopravvivenza che caratterizza Nanuk e che ha appassionato molto il pubblico. Nasce il conflitto tra il valore documentario (in senso stretto) e quello estetico che caratterizza ancora oggi il dibattito intorno al genere.
Percorsi dell'avanguardia
Primi anni del Novecento- le tensioni sociali e la politica di aggressiva espansione portano allo scoppio della Prima Guerra Mondiale. Per quanto riguarda l’arte ci sono le avanguardie europee; desiderio di liberazione delle arti dalle istanze realistiche, descrittive e narrative, emancipazione dall’obbligo di produrre qualcosa di sensato. Crisi della figuratività e affermazione della tecnica foto-cinematografica. L’artista viene eletto a sperimentatore. Le arti dialogano; pittori, musicisti, fotografi, registi condividono progetti comuni. L’interesse degli artisti d’avanguardia per il cinema si accende subito e si impone come riflessione sul cinema come potrebbe essere; è un’arte fondata sull’immagine in movimento ancora tutta da scoprire ed esplorare. Il fine è quello di impiegare il cinema come estensione di altre arti.
Italia
L’11 febbraio 1909 Filippo Tommaso Marinetti pubblica nel giornale francese “Le Figaro” il manifesto del Futurismo; appello per la creazione di un’arte nuova ispirata al dinamismo della vita moderna. 1916-Manifesto della cinematografia futurista; il Futurismo italiano diventa così la prima delle avanguardie cinematografiche europee. Il fine è trovare nel linguaggio cinematografico (con le sue possibilità di modificare l’immagine attraverso trucchi, deformazioni, montaggio di elementi vari ed eterogenei) un terreno di indagine e sperimentazione, di studio e di riflessione; celebrare attraverso il cinema l’era del dinamismo, della velocità e della macchina. Esempio di film- “Vita futurista” (1916), è un film che è andato perduto, restano pochi fotogrammi che mescolano una struttura a collage con trucchi e varie tecniche di ripresa; film che sembra orientato a liberare il cinematografo dalla schiavitù di semplice riproduttore della realtà per innalzarlo ad arte.
Francia
Ci sono molte sperimentazioni e una tendenza può essere ricondotta all’Impressionismo; cerca di esplorare l’orizzonte del cinema senza volerlo smantellare ma mirando a recuperare le possibilità ancora inespresse. Impianto narrativo votato all’illusione di realtà che vuole suscitare impressioni nel pubblico, colpire empaticamente lo spettatore. Esempio di film- “La rosa sulle rotaie” (1923), è un film con effetti ottici, filtri, sfocature, accelerazioni progressive nel montaggio. Importante è anche l’esperienza cinematografica riconducibile al Dadaismo, movimento dissacratorio e contestatore. Lo spirito di rivolta sceglie lo scandalo come strumento privilegiato di espressione e mira alla rottura di ogni schema razionale, dei valori e delle certezze. Importante è Marcel Duchamp; con i suoi Ready-Made abolisce l’esperienza concreta della produzione dell’opera. Il cinema per i dadaisti pare costituire l’unico mezzo a portare avanti il linguaggio delle avanguardie, grazie proprio al suo linguaggio e al suo rapporto con gli spettatori che ne sono investiti. Il film simbolo del Dadaismo è “Entr’acte” (1924), presenta molte gags comico-grottesche, situazioni assurde e sconnesse; opera anarchica e ludica, c’è la volontà di superare le barriere tra l’arte e la vita e di dissolverle nella frenesia del presente (e il cinema è proprio una delle attrazioni del presente).
Importante anche il Surrealismo dove importante è l’automatismo. I surrealisti attingono all’inconscio, all’immaginazione e al sogno e si propongono di dare voce all’Io sepolto e represso in modo che l’uomo, soffocato dalle convenzioni, torni ad essere libero. Arte come strumento di rinnovamento dell’uomo, della società e della politica. L’artista non deve imitare la realtà ma ascoltare la parola interiore. Importante è Luis Bunuel che nei suoi film lavora sul montaggio per creare nessi visivo-simbolici aperti all’interpretazione; un esempio è l’accostamento rasoio/occhio nel suo film celebre “Un chien andalou” (1929). Importante è anche il pittore cubista Fernand Leger; un suo film è “Ballet mecanique” (1924), film privo di trama con una sorta di balletto di oggetti animati e inanimati- tentativo di generare un movimento illusorio capace di testimoniare le potenzialità del cinema.
Germania
Durante la Repubblica di Weimar e fino all’avvento del nazismo la produzione cinematografica tedesca è seconda solo a quella statunitense per dimensioni, innovazioni tecniche e importanza dei film girati. Ci sono tre principali correnti cinematografiche. 1- Espressionismo, caratterizzato da; deformazioni scenografiche, illuminazioni con ombre e forti contrasti, atmosfere inquietanti e allucinatorie. 2 – Nuova oggettività; vuole mostrare attraverso il dramma individuale la condizione umana rassegnata e apatica. 3 – Kammerspielfilm; genere di impianto fortemente psicologizzante.
Importante è Viking Eggeling. Una sua opera è “Diagonal Symphonie”, esperimento grafico in cui le immagini astratte sono concepite come l’equivalente di una composizione musicale. Importanti anche W. Ruttmann e O. Fishinger. Fondamentale è l’apporto di Laszlo Moholy-Nagy, pittore, scultore e fotografo ungherese. Lui vede la fotografia come lo strumento più appropriato insieme al cinema per l’esplorazione del mondo moderno grazie al suo sguardo dinamico. Cerca il superamento della pittura tradizionale con il carattere tecnologico del cinema e l’impiego di giochi di luce.
Russia
Negli anni Venti il cinema sovietico conosce una fase di intenso sviluppo. Cinema visto come strumento di rivoluzione artistica, molto importante ed innovatore nel cinema è il montaggio. Lev Kulesov attribuisce al montaggio il ruolo di principio costruttivo del linguaggio cinematografico. Elaborazione di Kulesov dell’ “effetto”: accosta ad un primo piano del volto di un attore tre immagini (piatto di minestra, donna in una bara, bambina che gioca)- adesso l’immagine dell’attore sembra esprimere rispettivamente fame, dolore, gioia- la sensazione che un’inquadratura trasmette è influenzata dalle inquadrature con cui si accorda; nella mente dello spettatore c’è un processo di costruzione del significato. Importante è anche V. Pudovkin; durante il consolidamento del Socialismo è uno degli esponenti di punta del cinema di regime. Un altro regista è S. Ejzenstejn; studia il montaggio e ipotizza di costruire spettacoli basati su contrasti e disomogeneità che coinvolgano lo spettatore; necessità da parte del cinema di comunicare e colpire lo spettatore, scuotendolo con l’intenzione di sottoporlo a dei veri e propri shock percettivi. Importante è anche D. Vertov; esalta le potenzialità dello sguardo meccanico di cui il cinema è detentore, uso della macchina da presa come un “cine-occhio”, ideale per esplorare il caos dei fenomeni visivi che pervadono la realtà.
Il cinema classico hollywoodiano
A metà degli anni Dieci gli assetti produttivi cambiano radicalmente. Ascesa negli Stati Uniti di una nuova generazione di distributori e produttori, spesso immigrati dall’Europa. Si può parlare di cinema hollywoodiano a partire dagli anni Dieci, quando le strutture produttive cominciano a spostarsi da New York alla West Coast (in particolare nel distretto di Hollywood vicino a Los Angeles, presenza di paesaggi naturali e ampi spazi su cui edificare scenografie). Il pubblico comincia ad abituarsi a spettacoli di durata maggiore e a riconoscere determinati attori e attrici. Il punto di partenza del cinema hollywoodiano è il film “Nascita di una nazione” di David W. Griffith; si parla della guerra civile americana con le vicende di due famiglie amiche, una nordista e una sudista, separate dal conflitto (superamento definitivo del modello primitivo di messa in scena e racconto, c’è maggiore complessità nella narrazione senza sacrificare semplicità ed immediatezza del racconto, lo spettatore riesce ad immergersi nel racconto). Nel 1919 Griffith fonda con Charlie Chaplin, Mary Pickford e Douglas Fairbanks la United Artists Corporation; vogliono innalzare la qualità artistica dei film e il riconoscimento di registi e divi come autori dei film a cui lavorano. Lo scopo è sostenere la libera produzione e distribuzione dei film dei propri associati ma comunque questo modello rimarrà marginale.
Charlie Chaplin
È il volto più noto del cinema muto americano. Nato in Inghilterra, è il simbolo del sogno americano e dell’uomo che venendo dal nulla trova fama e successo; eppure spesso i suoi film sono molto critici nei confronti della società statunitense e della sua storia. Gran parte del cinema di Chaplin è incentrato sul conflitto: conflitto con la società fatta di contrasti che lo emargina e con le figure che ra...
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