Estratto del documento

STS: due definizioni preliminari

  • Lo studio delle relazioni tra scienza, tecnologia e società
  • Lo studio delle pratiche e dei valori riguardanti la scienza e la tecnologia

STS: un campo di studi istituzionalizzato

  • Un campo di studi ufficialmente riconosciuto
  • Un campo di studi diffuso

Sociologia: una definizione

La sociologia è una scienza che si dedica alla comprensione dell’agire sociale. Max Weber, (Economia e Società, 1922).

Scienza: norme, metodi, assunti. Comprensione: conoscenza di tipo interpretativo. Analisi delle motivazioni.

Agire sociale: per «agire» si deve intendere un atteggiamento umano (sia esso un fare o un tralasciare o un subire, di carattere esterno o interno) se e in quanto l’individuo che agisce o gli individui che agiscono congiungono ad esso un senso soggettivo.

Per agire «sociale» si deve però intendere un agire che sia riferito – secondo il suo senso, intenzionato dall’agente o dagli agenti – all’atteggiamento di altri individui, e orientato nel suo corso in base a questo.

Approcci sociologici

Approccio macrosociale

Lo studio dei modelli della società. L’individuo è compreso a partire dalla società e non viceversa.

Approccio microsociale

Lo studio dei rapporti di interazione tra gli individui. Si concentrano sui comportamenti degli individui all’interno di spazi ridotti.

Approccio mesosociale

Intersezione di micro e macrosociologia.

Macrosociali

  • Funzionalismo (Émile Durkheim)
  • Conflittualismo (Karl Marx)
  • Azionismo (Max Weber)
  • Relazionismo (George Simmel)

Microsociali

  • Interazionismo simbolico (Herbert Blumer)
  • Etnometodologia (Harold Garfinkel)
  • Drammaturgia (Erving Goffman)
  • Costruzionismo (Peter Berger, Thomas Luckmann)

Mesosociali

  • Teorie di medio raggio (Robert K. Merton)
  • Analisi dei network

STS: le origini

Perché gli STS? Superare le analisi astratte e normative della scienza: Negli anni Settanta del Novecento la ricerca scientifica era una questione centrale nella società. L’analisi filosofica, storica e sociologica della ricerca scientifica e dello sviluppo tecnico era caratterizzata da prospettive teoriche che, da un lato, le consideravano come se fossero un «mondo a parte» costitutivamente differente da qualsiasi altra attività umana e, dall’altro, si proponevano soprattutto di descrivere il metodo scientifico «corretto» e quindi di sviluppare categorie a priori per distinguere cosa potesse essere considerato un approccio scientifico valido.

Le scoperte scientifiche erano considerate il risultato dell’applicazione del metodo scientifico, che le rendeva oggettive e indipendenti dal contesto entro cui il lavoro della scienza veniva realizzato.

La visione tradizionale della scienza considerava il lavoro scientifico come un’attività che crea e accumula conoscenze oggettive sul mondo sulla base del metodo scientifico, vale a dire una procedura di studio dei fenomeni mediante la successiva realizzazione di fasi ben definite, e consente di scoprire aspetti della realtà che esistono a prescindere dall’attività di ricerca e dai presupposti della scienza.

Oggettività

Caratteristica riconosciuta al metodo scientifico, ovvero alla sua capacità di generare nuove conoscenze indipendenti nella loro validità da chi le produce e dal contesto in cui esse vengono generate. Scienza intesa come indipendente dal contesto della sua attuazione pratica. Ciò che avveniva nei laboratori si poteva comprendere semplicemente ricostruendo la correttezza di utilizzo del metodo scientifico e questo rendeva il lavoro della scienza non interessante per la sociologia (non c’era molto da capire perché non c’erano gli altri fattori: emozioni, comportamenti irrazionali).

Il normale funzionamento della ricerca scientifica dava come risultato conoscenze oggettive e questo bastava.

STS: critica al punto di vista normativo e astratto sulla scienza

Karl Popper: struttura normativa della scienza = descrivere in che modo la “vera” scienza doveva funzionare per essere tale. Quelle VERE erano quelle confutabili attraverso i DATI. Fisica è una scienza vera, perché confutabile empiricamente, la psicoanalisi è una pseudo scienza.

Principio di falsificazione

Una teoria che non può essere confutata da alcun evento concepibile, non è scientifica. L'inconfutabilità di una teoria non è (come spesso si crede) un pregio, bensì un difetto. Ogni controllo genuino di una teoria è un tentativo di falsificarla, o di confutarla. La controllabilità coincide con la falsificabilità; alcune teorie sono controllabili, o esposte alla confutazione, più di altre; esse per così dire, corrono rischi maggiori. Dobbiamo distinguere chiaramente tra verità e certezza. Aspiriamo alla verità, e spesso possiamo raggiungerla, anche se accade raramente, o mai, che possiamo essere del tutto certi di averla raggiunta [...] La certezza non è un obiettivo degno di essere perseguito dalla scienza. La verità lo è. [K. Popper «Congetture e confutazioni. Lo sviluppo della conoscenza scientifica»]

K. Merton – struttura normativa della scienza

L’insieme dei principi astratti (ethos) che guidano il comportamento degli scienziati e che ne caratterizzano dunque l’attività.

Scienza: una particolare istituzione guidata da 4 principi o norme – CUDOS

  • Universalismo (Universalism): la scienza deve ricercare la verità attraverso criteri universali e impersonali.
  • Comunalismo (Communism): i risultati devono essere a vantaggio di tutti.
  • Disinteresse (Disinterestedness): non deve essere guidata dalla ricerca di vantaggi personali.
  • Dubbio Sistematico (Organized skepticism): tutte le scoperte scientifiche devono essere messe alla prova in modo rigoroso della comunità scientifica. [Merton, Robert K. «The sociology of science: Theoretical and empirical investigations». 1973]

Gli scienziati, una volta socializzati alla professione, orientano il loro comportamento seguendo questi principi e ciò spiega perché le conoscenze che essi producono si possano definire scientifiche ed essere così distinte da qualsiasi altra attività umana. Merton proponeva una versione idealizzata e astratta della scienza, senza porre in questione fino a che punto questi principi astratti venissero poi seguiti dagli scienziati. In questo modo, inoltre, l’analisi sociologica della scienza poteva tralasciare altri importanti aspetti, come per esempio in che modo le convinzioni politiche o gli interessi materiali degli scienziati influissero nell’indirizzare i loro sforzi.

Merton: studio sui meccanismi di ricompensa che regolano il lavoro scientifico

Effetto San Matteo: meccanismo di selezione in base al quale gli scienziati di riconosciuta levatura godono di visibilità e ricompense crescenti, mentre gli scienziati meno conosciuti godono di visibilità e ricompense ridotte. «A chi ha sarà dato e sarà nell’abbondanza; e a chi non ha sarà tolto anche quello che ha» (Mt, 13,12; 25,29).

Kuhn: la struttura delle rivoluzioni scientifiche

Contribuì alla costruzione di una prospettiva che guardava alla ricerca scientifica come a un’attività radicata nelle relazioni e nei contesti sociali in cui essa veniva prodotta. La struttura delle rivoluzioni scientifiche (1962): illustrava attraverso l’esame di vari casi presi dalla storia della scienza come lo sviluppo delle conoscenze scientifiche sia caratterizzato da profonde trasformazioni dei paradigmi dominanti condivisi all’interno di determinate comunità scientifiche.

Uno degli aspetti principali proposti dall’analisi di Kuhn è che la maggior parte dell’attività scientifica non corrisponde né al tentativo di rispondere a domande identificate liberamente dagli scienziati, né alla semplice applicazione del metodo scientifico, bensì alla ricerca della migliore soluzione possibile agli interrogativi che nascono all’interno di un determinato paradigma scientifico, il quale influenza e indirizza dunque le soluzioni e le risposte che gli scienziati possono trovare per rispondere a tali problemi.

Visione evolutiva (≠ accumulativa) del progresso scientifico

Secondo Kuhn la scienza non procede attraverso una logica di accumulazione delle conoscenze che vengono prodotte nel corso del tempo, perché quelle prodotte in un dato periodo, caratterizzato da un particolare paradigma dominante di riferimento, non possono essere poste in relazione con quelle generate durante un periodo precedente, caratterizzato da un diverso paradigma scientifico.

L’evoluzione nei vari campi di ricerca scientifica = succedersi di fasi di tranquillità (scienza normale) e fasi più turbolenti (scienza rivoluzionaria) in cui il paradigma di riferimento entra in crisi, per essere sostituito da un altro.

Scienza normale

Soluzione di rompicapi perché, secondo Kuhn, la presenza di un paradigma dominante permette di affrontare problemi condivisi (con modalità di ricerca e criteri di valutazione dati per acquisiti). Anomalie accantonate in attesa di poterle risolvere dopo. Se diventano vistose\problematiche, paradigma dominante progressivamente messo in discussione e si apre una competizione tra possibili alternative, fino a che un nuovo paradigma si impone come riferimento.

Thomas Kuhn: che cos'è un paradigma?

L’intera costellazione di credenze, valori, tecniche e così via, condivisi dai membri di una data comunità. Esso denota un elemento specifico in questa costellazione, il concreto problema risoluzione (puzzle-solutions) che, impiegata come modello o esempio, può prendere il posto di regole esplicite come base per la risoluzione dei restanti problemi della scienza normale.

“Matrice disciplinare”: disciplinare perché si riferisce al patrimonio comune dei professionisti in una data disciplina; matrice perché esso è composto da elementi di varia sorta ordinati, ciascuno dei quali richiede ulteriori specificazioni.

La prevalenza di un paradigma e la sua persistenza non sono dovute, tuttavia, alla sua capacità intrinseca di imporsi come più oggettivo o più efficiente rispetto ai precedenti, bensì dipendono anche da altri fattori: fattori di carattere eminentemente sociale. Kuhn metteva così in rilievo che i risultati della scienza sono anche il prodotto dei modelli culturali e degli assetti sociali che caratterizzano l’attività di determinati ambiti di ricerca normale e che, al mutare della cultura di riferimento di una disciplina, evolvono anche i problemi scientifici affrontati e dunque i tipi di risultati che la scienza può ottenere.

[Le teorie fuori moda non sono in linea di principio prive di valore scientifico per il fatto di essere state abbandonate. Una simile scelta, però, rende difficile guardare allo sviluppo scientifico come ad un processo di accrescimento. La ricerca storica stessa, che mette in luce le difficoltà derivanti dall’isolare singole invenzioni e scoperte, fa nascere profondi dubbi circa il processo cumulativo per cui, si pensava, questi contributi particolari alla scienza si sarebbero aggiunti gli uni agli altri. Negli anni recenti, però, alcuni storici della scienza hanno trovato sempre più difficile adeguarsi ai compiti che il concetto di accumulazione assegna loro. Come cronisti di un processo incrementale, essi scoprono che ulteriori ricerche rendono più difficile, non più facile, rispondere a domande come: quando fu scoperto l’ossigeno? Chi fu il primo a concepire la conservazione dell’energia? Alcuni di loro sospettano in misura sempre maggiore che, semplicemente è sbagliato fare domande di questo genere. Forse la scienza non si sviluppa per accumulazione di singole scoperte e invenzioni.] (Kuhn)

Nuovo approccio allo studio della scienza

Queste idee proposte da Kuhn sono state determinanti per sviluppare un nuovo approccio allo studio della scienza, in cui i fatti scientifici vengono interpretati come prodotti collettivi di specifiche culture e non come il risultato di una brillante idea di singoli ed «eroici» innovatori, guidati da principi universalistici che ottengono risultati in assoluto migliori rispetto ai propri predecessori.

Contributo agli STS

In sintesi, Kuhn fornì agli STS un punto di vista sociologicamente rilevante per studiare il funzionamento della scienza, incentrato sull’idea che le conoscenze scientifiche sono strettamente dipendenti dai contesti sociali e dai riferimenti culturali che contraddistinguono in una determinata epoca storica le comunità scientifiche.

La nuova sociologia della scienza

Negli anni Settanta prese avvio una nuova stagione di studi sulla scienza di matrice prevalentemente sociologica, ma con una forte sensibilità interdisciplinare, che metteva in discussione le impostazioni allora prevalenti. Questa nuova generazione di studiosi sociali della scienza, basati prevalentemente nel Regno Unito, si concentrò in particolare sugli aspetti politici, sociali ed economici che fanno parte integrante del lavoro scientifico e – anche per distinguersi dalla sociologia della scienza di Merton – definirono il proprio approccio con il nome di sociologia della conoscenza scientifica (sociology of scientific knowledge, SSK).

I principali contributi programmatici della SSK

Il programma forte per lo studio della conoscenza scientifica, proposto dalla cosiddetta Scuola di Edimburgo [Bloor 1976] e il programma empirico del relativismo, focalizzato soprattutto sullo studio delle controversie scientifiche, proposto dagli studiosi attivi invece all’università di Bath [Collins 1981; 1983].

Questi due approcci costituiscono il nucleo di una più ampia prospettiva di studio della scienza definita come costruzionismo sociale, caratterizzata dalla convinzione che i risultati della scienza dipendano in modo più o meno diretto da aspetti sociali e culturali, quali la posizione sociale degli scienziati, gli interessi di cui essi sono portatori o le dinamiche interne che caratterizzano le relazioni tra scienziati.

Sociology of scientific knowledge (SSK)

Il programma forte si opponeva a ciò che era ritenuto un programma debole per lo studio sociale della scienza, che consisteva nella spiegazione a posteriori delle teorie scientifiche rivelatesi sbagliate. Il punto di partenza della riflessione della SSK era invece un altro e riguardava le seguenti domande: «come viene trasmessa la conoscenza? Quanto è stabile? Quali processi rientrano nella sua creazione e conservazione? In che modo la conoscenza è organizzata e classificata in diverse discipline o ambiti?».

La SSK puntava così a una differente contestualizzazione sociologica della scienza, ponendo l’attenzione sul fatto che la conoscenza scientifica, come tutte le forme di conoscenza, è il prodotto di processi sociali collettivi, e dunque necessariamente dipendenti dal contesto sociale in cui viene generata.

[Può la sociologia della conoscenza indagare e spiegare il contenuto stesso e la natura della conoscenza scientifica? Molti sociologi pensano che non si possa fare. Essi sostengono che la conoscenza in quanto tale, distinta dalle condizioni della sua produzione, sia oltre la loro comprensione. Essi limitano intenzionalmente il raggio di azione alle loro proprie questioni. Io sostengo che questo è un tradimento della visione della loro disciplina. Tutta la conoscenza, sia essa relativa alle scienze empiriche o anche alla matematica, dovrebbe essere trattata come materia di analisi. Questi limiti esistenti per i sociologi finiscono per consegnare materia di studio a discipline alleate come la psicologia oppure nella dipendenza della ricerca di esperti in altri ambiti. Non ci sono limiti che si basano nel carattere assoluto e trascendente della conoscenza scientifica in se stessa o nella speciale natura della razionalità, validità, verità o oggettività. David Bloor, Knowledge and Social Imagery, 1976]

Principi metodologici

  • Causalità: esigenza di capire quali condizioni sociali, economiche e politiche conducono a produrre determinate idee o conoscenze scientifiche, mettendo in evidenza gli interessi che muovono gli scienziati.
  • Imparzialità: dovrebbero selezionare i casi da analizzare senza tener conto della correttezza o meno delle conoscenze scientifiche prodotte.
  • Simmetria: importanza di applicare gli stessi modelli interpretativi sia per spiegare le conoscenze scientifiche vere, sia quelle rilevatesi sbagliate/errate.
  • Riflessività: importanza di mettere in luce il ruolo degli aspetti sociali anche rispetto ai risultati della stessa SSK, che avrebbe così applicato in modo riflessivo i propri principi metodologici.

Un esempio di SSK

Steven Shapin & Simon Schaffer, Il leviatano e la pompa ad aria. Hobbes, Boyle e la cultura dell'esperimento (Leviathan and the Air-Pump: Hobbes, Boyle, and the Experimental Life, 1985): esaminano la controversia tra due scienziati del Settecento - Boyle e Hobbes - sui metodi sperimentali con la pompa ad aria. La controversia si risolve con la vittoria di Boyle e il declassamento della filosofia naturale e politica incarnata nella visione di Hobbes. Il successo di Boyle è da leggersi nel contesto politico culturale dell'Inghilterra della guerra civile (sostenitori del re VS sostenitori del Parlamento), quando cioè un nuovo modo di concepire la repubblica s'insinuava in ogni spazio della società: la scienza e la democrazia. Shapin e Schaffer hanno studiato un periodo di rivoluzione scientifica e hanno mostrato come i dati scientifici chiave – fatti, interpretazioni e spiegazioni – siano fortemente influenzati dal contesto sociale e dalle interazioni tra scienziati e altri attori sociali.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/05 Storia della scienza e delle tecniche

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher dolce_birba di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Scienza, tecnologia e società e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Napoli Federico II o del prof Sciannamblo Mariacristina.
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