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Restauro - definizione

Il restauro viene considerato da alcuni un’attività da sempre esistita, altri invece lo considerano un’attività tipicamente moderna. Abbiamo quindi diverse concezioni:

  • Il restauro è sempre esistito se lo consideriamo come un insieme di azioni il cui scopo è quello di far durare nel tempo il manufatto;
  • La definizione "moderna" di restauro nasce invece tra il XVII e il XIX secolo e si tratta di interventi per preservare le testimonianze del passato, ovvero quegli oggetti a cui è riconosciuto un valore particolare che può essere artistico, documentario, estetico o storico.

Il restauro "moderno" inizia alla fine del 1700 con la Rivoluzione Francese.

Definizione storica e lessicale

Una prima definizione della parola "restaurare" risale al 1600:

  • Vocabolario dell’Accademia della Crusca - 1612: rifare ad una cosa le parti guaste e quelle che mancano, o per vecchiezza o per altro accidente simile, il che diremmo anche, ma in modo basso rabberciare, rinnovare. Dal latino: rendere vecchio nuovamente.
  • Altri due vocabolari ci danno la stessa definizione, ovvero:
    • Vocabolario Toscano dell’Arte e del Disegno - Filippo Baldinucci - Firenze 1681;
    • Vocabolario etimologico della lingua italiana - 1907.

Legislazione sul restauro

A livello legislativo invece abbiamo:

  • Costituzione della Repubblica Italiana - 27 dicembre 1947:
    • Art.9 - La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della nazione;
    • Art.117, lett. S - Lo Stato ha legislazione esclusiva sulle seguenti materie. Tutela l’ambiente, l’ecosistema e i beni culturali. (Anche le regioni si occupano di promuovere e valorizzare i beni culturali).
  • Decreto Legislativo 42/2004 (Legge Galasso). Codice dei beni culturali e del paesaggio. Sezione 2, Art. 29 - Definizione di conservazione:
    • La conservazione del patrimonio culturale è assicurata mediante una coerente, coordinata e programmata attività di studio, prevenzione, manutenzione e restauro. Per prevenzione si intende il complesso delle attività idonee a limitare le situazioni di rischio connesse al bene culturale nel suo contesto.
    • Per manutenzione si intende il complesso delle attività e degli interventi destinati al controllo delle condizioni del bene culturale e al mantenimento dell’integrità, dell’efficienza funzionale e dell’identità del bene e delle sue parti.
    • Per restauro si intende l’intervento diretto sul bene attraverso un complesso di operazioni finalizzate all’integrità materiale e al recupero del bene medesimo, alla protezione ed alla trasmissione dei suoi valori culturali. Nel caso di beni immobili situati nelle zone dichiarate a rischio sismico, in base alla normativa vigente, il restauro comprende l’intervento di miglioramento strutturale.

Termini legati al restauro

Abbiamo due termini strettamente legati al restauro:

  • Mantenere: tenere in mano, tenere fermo. Conservare nel medesimo stato.
  • Monumento: testimonianza del passato, costituito da manufatti edilizi o da loro resti. Un manufatto assume il ruolo di monumento poiché possiede un valore artistico o storico.

La parola monumento è legata al diritto romano, si tratta infatti di beni extrapatrimoniali ovvero "res" (cose) che non possono essere commerciati in quanto sono beni "unici". Ad esempio, le opere sacre e sante fanno parte delle res extrapatrimoniali.

Coordinate del restauro

Il restauro è costituito da due coordinate:

  • Materia che è a sua volta costituita da due elementi: struttura e aspetto estetico che coesistono nello stesso tempo;
  • Tempo che è diviso in:
    • Tempo unidirezionale/cronologico rappresentato da un vettore;
    • Tempo fenomenologico legato alla fabbrica architettonica in quanto ha un tempo di costruzione. Il tempo fenomenologico è diviso in tre fasi:
      • Cantiere di realizzazione;
      • Tempo che intercorre tra la fine del cantiere e il momento in cui viene consegnata l’opera;
      • Tempo in cui abbiamo rapporti con il manufatto. È in questa fase che si può intervenire con il restauro.

Un manufatto va quindi conservato quando possiede determinati valori artistici e storici. Questi valori non devono essere sempre dei valori positivi ma, un manufatto può anche possedere degli antivalori ovvero dei valori negativi. Un esempio di monumento con antivalori è il campo di concentramento, che pur avendo avuto un ruolo negativo nella storia, presenta sia valori artistici che storici e in quanto tale va conservato.

La durata

L’aspirazione alla durata è sempre stata una prerogativa del passato. L’architettura veniva infatti realizzata per durare nel tempo. La durata degli edifici veniva ottenuta attraverso:

  • Un'accurata scelta dei materiali e la conoscenza delle loro caratteristiche;
  • Tecniche di esecuzione raffinate e accurate;
  • Una continua attività di manutenzione.

Le fonti

Le fonti sono fondamentali in quanto ci consentono di fare un’indagine storica approfondita; ci consentono quindi di conoscere il processo evolutivo della fabbrica. Una fonte principale sono gli occhi, in quanto ci consentono di vedere ciò che conosciamo.

Per quanto riguarda le fonti letterarie, le principali sono:

  • Vitruvio, De Architectura;
  • Plinio il Vecchio, Naturalis Historia;
  • Pausania, Pariegesi della Grecia.

La figura dell’architetto

Nel Medioevo, la figura dell’architetto apparteneva alle arti servili, ovvero le arti manuali. Le arti erano divise in:

  • Arti servili o meccaniche: tutte le azioni che richiedevano l’uso delle mani;
  • Arti liberali divise in due sezioni:
    • Trivium: grammatica, dialettica, retorica;
    • Quadrivium: geometria, aritmetica, astronomia, musica.

Soltanto alcuni si potevano permettere la formazione scolastica, ad esempio i prelati. Nel Medioevo la vera scuola era costituita dalla bottega.

Interventi di restauro in età classica

In età classica, gli interventi di restauro consistevano in operazioni di sostituzione mimetica ovvero delle reintegrazioni intese ad essere dissimulate. Un esempio di sostituzione mimetica è stato realizzato nella Colonna Traiana.

Molto diffusa era anche la tecnica delle copie. Le copie venivano realizzate con lo scopo di riproporre dei modelli perfetti in più luoghi. Le copie venivano realizzate utilizzando dei calchi, non si trattava però di copie identiche all’originale, poiché potevano essere utilizzati anche materiali differenti. Non veniva infatti valutata la somiglianza con l’originale, ma ad essere valutata era la tecnica con la quale l’opera veniva realizzata. In età romana molte copie venivano realizzate sulla base di modelli greci. Un esempio di copia è l’Ercole Farnese.

Un’altra tecnica molto utilizzata è quella del reimpiego di materiali; non esistevano infatti materiali ex novo ma venivano riutilizzati materiali già impiegati in altre opere. Il reimpiego era un modo per utilizzare un materiale prezioso, non come mimesi, ma come vero e proprio materiale da costruzione per una nuova formatività architettonica. Il reimpiego porterà poi alla nascita degli spolia.

Molto comune era anche la tecnica degli spolia, ovvero quei manufatti dell’antichità che, prelevati dalla loro collocazione originaria, sono stati utilizzati nei secoli successivi alla classicità, in conformità alla loro collocazione o meno. Viene definito spoglio l’elemento architettonico antico che viene importato in modo più o meno conforme alla sua funzione.

Gli spolia hanno due significati:

  • Portare un determinato materiale in un altro luogo, fa assumere importanza al manufatto in cui esso viene applicato;
  • Oltre all’importanza del materiale, lo spolio viene utilizzato per una migliore organizzazione.

Gli spolia possono essere considerati come le reliquie di un’antichità, ovvero Roma, che viene portata in un altro luogo. Una reliquia è infatti, una parte di un tutto ma che simbolicamente rappresenta l’intero corpo.

Il modo più radicale per impossessarsi di un monumento dell’antichità è quello di trasformare il tempio antico in una chiesa, così da sfruttare l’architettura muraria. Le fasi del processo sono tre:

  • Stadio della presa di possesso integrale (chiesa posta nel tempio - spolio in situ);
  • Spoglio che viene rimosso o spostato;
  • Restauro medievale come limite estremo del processo.

Esempio di spolio possono essere:

  • Teatro Marcello - Baldassarre Peruzzi ha aggiunto un livello;
  • Chiesa di San Nicola in carcere - ex Tempio in foro Boario;
  • Duomo di Siracusa - ex Tempio di Atena.

Spolio e reimpiego non possono però essere considerati dei restauri veri e propri. Nel medioevo non esisteva infatti la figura del restauratore; i "restauri" venivano realizzati da artisti, questo perché non c’era una concezione di restauro vero e proprio. Non esisteva la distinzione tra la creazione di una nuova opera e il "restauro" di una pervenuta dal passato.

Gli artisti volevano cancellare, attraverso i "restauri", i danni prodotti dal tempo o dagli uomini sul manufatto. L’opera doveva apparire intatta ed essere adeguata all’importanza della sua funzione. Gli edifici del passato venivano adattati a nuovi usi. A volte l’adeguamento comportava importanti manomissioni, con anche la demolizione della fabbrica preesistente, altre volte pur modificando l’originale destinazione d’uso venivano realizzati adattamenti molto semplici.

L’antico viene quindi accostato al nuovo per dar vita ad opere originali. Per realizzare queste opere "nuove" venivano reimpiegati materiali di spoglio, per portare così nelle nuove costruzioni la forza e la gloria dell’antichità.

Per preservare le rovine dell’Antica Roma, in periodo medievale, venivano fatte delle lamentatio, in seguito alle quali venivano emanati degli editti papali. Il primo editto papale fu emanato da Pio II, al quale ne seguirono molti altri fino all’ultimo emanato da Paolo III.

Nel Rinascimento nasce una nuova figura con il compito di preservare i materiali epigrafici. Nel 1519 circa, venne infatti scritta una lettera a Leone X da parte di Raffaello Sanzio e Baldassarre Castiglione riguardante la protezione e conservazione delle vestigia della Roma antica. In questa lettera, Raffaello, descrive il modo di rappresentare l’architettura, ovvero con pianta prospetto e sezione e si lamenta del modo in cui vengono trattate le rovine. Nasce così il primo organismo di tutela del patrimonio che si protrarrà fino all’unità d’Italia nel 1861. Il primo commissario fu proprio Raffaello.

Il restauro effettuato dagli artisti è caratterizzato da interventi effettuati secondo la "maniera del tempo" ovvero utilizzando il proprio gusto e i propri codici linguistici e non quelli pertinenti alle epoche passate che caratterizzavano le opere da restaurare. Questi "restauri" vengono collocati nella fabbrica antica accanto alle parti sopravvissute a cui si legano attraverso proporzioni e ritmi.

Si parla infatti di armonia tra le parti ovvero di concinnitas, che sta ad indicare una particolare attenzione alla forma e all’ordine per armonizzare le varie parti.

Esempi di armonia tra le parti sono:

  • Chiesa di Santa Maria Novella, Firenze. Alberti ha realizzato la parte superiore. Vi è una fusione armonica tra i due stili: il gotico preesistente e il rinascimento fiorentino.
  • Tempio Malatestiano, Rimini. Alberti realizzò l’involucro esterno in modo da lasciare intatto l’edificio preesistente. Egli rielabora il preesistente organismo chiesastico di S. Francesco del XIII secolo; attua una soluzione classicista che si appoggia alle strutture preesistenti inglobandole.
  • Chiesa di San Lorenzo, Firenze. Brunelleschi realizzò dei perfetti rapporti proporzionali.
  • Cappella Pazzi, Firenze. Anche qui Brunelleschi realizzò una perfetta proporzione.
  • Basilica di Vicenza, Vicenza. Palladio. Nel 1549 l’antico palazzo della Ragione viene rivestito con una sequenza di serliane che danno vita ad una logia, la cui parte inferiore presenta l’ordine dorico mentre quella superiore l’ordine ionico.
  • Chiesa di San Giovanni in Laterano, Roma. Borromini.

I tipi di interventi sugli edifici esistenti sono molteplici e variano in base alle circostanze, alle reminiscenze, alle convinzioni e alla sensibilità di committenti e artisti.

In età romana, le fabbriche preesistenti venivano ricostruite quasi o interamente. Questa operazione verrà rinominata come Restauratio est renovata creatio ovvero la volontà di ripristinare l’aspetto e la comprensibilità dell’opera che il tempo o gli uomini hanno alterato; il ripristino variava però in base al soggetto che lo effettuava.

Il riadattamento delle fabbriche era dovuto, il più delle volte, a fatti politici oppure alla nascita di nuovi culti. Questo si verifica soprattutto durante i primi secoli cristiani dove le antiche fabbriche vengono adattate alle esigenze della nuova religione. Nel Medioevo le prime chiese vengono realizzate sulle vecchie basiliche cristiane: le coperture in legno vengono sostituite dalle volte, viene abbandonato l’impianto paleocristiano e introdotto il transetto, inoltre vengono introdotte decorazioni colorate e materiali preziosi. La combinazione tra aspetto decorativo e struttura è visibile soprattutto nell’arte gotica con cui nasce una nuova relazione tra funzione e forma, tra struttura e aspetto.

Vi è una nuova consapevolezza del presente, che considera il passato come un’entità da rispettare o da trasformare. La preesistenza viene così smembrata e poi inglobata in nuovi organismi rispettando sempre la distribuzione delle parti in modo armonico e proporzionale (euritmia).

La conservazione delle opere d’arte nel 1500

Durante il 1400, l’attenzione degli artisti si concentra sui monumenti classici. Brunelleschi e Donatello li studiano e li rilevano durante i soggiorni a Roma per poi effettuare restauri grafici. Nascono alla fine del 1400 le prime collezioni d’arte antica; venivano collezionati singoli pezzi senza far caso al monumento a cui appartenevano. Questa raccolta di pezzi avveniva soprattutto a Roma, dove furono distrutti molti resti del passato. Molte fabbriche in rovina venivano considerate solo fonte di approvvigionamento di materiali nobili, quali colonne e marmi, utili anche all’edificazione di nuovi edifici rinascimentali.

Il restauro delle statue antiche

Le opere d’arte non possono però rimanere frammentarie poiché rischiano di perdere la loro efficacia evocativa e suggestiva ma al contrario devono essere rimesse a nuovo. Il completamento di una statua antica richiedeva l’interpretazione corretta e plausibile delle parti mancanti, l’esecuzione doveva poi avvenire in una maniera che fosse in grado di accompagnarsi a quella antica. I problemi si verificavano quando l’interpretazione delle parti mancanti veniva realizzata in modo creativo. Esempi sono:

  • Statua del fiume Tigri, Musei Vaticani, Roma.
  • Gruppo scultoreo del Laocoonte, Musei Vaticani, Roma. Il Laocoonte è stato scoperto nel 1506, subito acquistata dal papa Giulio II fu collocata nel cortile del Belvedere. Il gruppo scultoreo, quando fu scoperto, presentava padre e figlio privi di braccio destro. Un primo ripristino fu eseguito da Bandinelli ma una seconda integrazione in terracotta venne poi eseguita da Montorsoli. Tra il 1725 e il 1727 Cornacchini sostituì le parti in terracotta con delle parti in marmo. Una copia si trova in Francia poiché fu richiesta da Francesco I.
  • Ganimede. Fanciullo di cui si innamora Giove. È stato riprodotto.
  • Torso del Belvedere. Non è stato completato volutamente. È stato riprodotto.

Il principio della grazia

Tutti i restauri vengono effettuati seguendo il principio della grazia. Se si vuole valorizzare l’originale, evidenziandone i pregi piuttosto che un’integrazione fedele, può essere opportuno assecondarne la grazia cioè il movimento, il ritmo. Al principio della grazia si richiama il Vasari ricordando la sistemazione che il Lorenzetto dette alle anticaglie restaurate per il cortile del cardinale Andrea della Valle. Esempio seguito poi dal Cardinal Cesis, Ferrara, Farnese e poi da tutta Roma.

L’importanza di questo restauro consiste nel modo sistematico con cui si esegue la decorazione di un complesso unitario, ma soprattutto in questa, maggior grazia trovano le statue con il loro completamento. Esempio:

  • Accademia di Francia. I bassorilievi in facciata richiamano l’antico, si trova sopra trinità dei Monti a Roma.

Restauro pittorico nel 1500

Nel restauro pittorico si introduce il problema del rispetto dell’autografia. Esempio:

  • Giudizio universale, Michelangelo, Roma. Vi fu del disagio ad intervenire su quest’opera. La controriforma imponeva di non far vedere nudità, così dopo la morte di Michelangelo, vennero affidati i lavori di ritocco a Daniele da Volterra che era l’artista più vicino a Michelangelo, il cui intervento poteva apparire meno invasivo.

Il Seicento

Durante tutto il 1600 le pubblicazioni e le collezioni archeologiche si moltiplicarono. Alla metà del secolo erano state formate tutte le grandi collezioni private di scultura. Le famiglie importanti non si sentivano all’altezza se non possedessero delle collezioni. Roma continuava ad essere il centro principale degli scavi archeologici ed era diventata un modello da eguagliare. Con lo sviluppo della vendita di opere d’arte come approvvigionamento, gli stati europei fecero a gara per ottenere pezzi di antiquariato ed eguagliare così lo splendore dell’antica Roma.

Alcune opere erano state condotte dalla famiglia Medici a Firenze, altri invece erano stati portati in Francia dai cardinali Richelieu e Mazzarino. Esisteva nel 1600 un permesso di esportazione chiamato Lettera Passus che permetteva il trasferimento di opere d'arte.

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Ingegneria civile e Architettura ICAR/19 Restauro

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher gioggina.94 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Restauro e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi Mediterranea di Reggio Calabria o del prof Quattrocchi Angela.
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