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Settimana 1 lezione 2: Le democratizzazioni della terza onda

La storia che vogliamo raccontare è quella dei processi di democratizzazione, cioè della trasformazione di regimi autoritari in democrazie; processi che hanno interessato recentemente ogni parte del mondo. Questa storia inizia da Lisbona (in diapositiva; capitale europea più occidentale, l’unica ad affacciarsi sull’oceano Atlantico; nella foto torre di Belem).

La rivoluzione dei garofani

La canzone ‘Grândola vila morena’ di José Afonso venne scritta in onore di un’associazione operaia di questa località che l’autore prende ad esempio simbolico della fratellanza sociale dei più umili. Questa canzone è proibita dal regime militare al potere in Portogallo che la associa al comunismo. Viene scelta come segnale di inizio di una ribellione verso il regime, ribellione che verrà ricordata come la ‘rivoluzione dei garofani’.

Sono passati pochi minuti dalla mezzanotte del 25 aprile 1974, la radio cattolica di Lisbona ‘Radio Renascença’ trasmette la canzone ‘Grândola vila morena’. È il segnale convenuto da un gruppo di giovani ufficiali, si tratta di capitani organizzati in un movimento militare clandestino, chiamato ‘Movimento delle forze armate’, che ha deciso di ribellarsi contro il governo del dittatore portoghese Marcello Caetano.

Caetano è l’erede di António de Oliveira Salazar, professore universitario, avvocato ed economista, chiamato dalle forze armate a dirigere il governo militare nel 1932. Nel '26 una nuova dittatura militare aveva messo fine alla repubblica in Portogallo. Caetano, anch'egli professore di diritto, succede a lui nel 1968. Anche se retto da civili, il regime autoritario in Portogallo è di tipo militare e molto conservatore.

La rivolta ha successo immediato, nel pomeriggio del 25/04 Caetano è costretto a lasciare il paese a bordo di un aeroplano. La gente si riversa nelle piazze per celebrare l’avvenimento. Si festeggia la fine di quasi 50 anni di dittatura militare.

(Immagine che rimarrà nella storia: giovani donne che mettono garofani rossi nelle canne dei fucili degli insorti. Da qui il nome)

La rivoluzione è il primo atto di una vicenda politica lunga e complessa, caratterizzata dallo scontro tra forze progressiste e conservatrici tra cui partecipano partiti politici, sindacati, movimenti sociali e gruppi all’interno delle forze armate. Durante questa fase ci saranno scontri e manifestazioni nelle piazze, occupazioni di fabbriche e terreni, scioperi, violenze e attentati, golpe e controgolpe militari. Questi avvenimenti si concluderanno solo il 25 novembre 1975, quando il capo di Stato maggiore delle forze armate, generale António Ramalho Eanes, impone dall’alto un modello politico di tipo democratico liberale.

Il processo di democratizzazione globale

La rivoluzione è un inizio di un processo di democratizzazione di portata globale. Il Portogallo è il primo tra una serie di paesi che si democratizzeranno a partire dal 1974. Solitamente i golpe militari uccidono la democrazia, in questo caso la aiuterà. Nelle intenzioni dei militari golpisti, non c’era l’intenzione di un’ instaurazione di un regime democratico di tipo liberale, ma il loro modello politico era l’Unione Sovietica, un modello di democrazia popolare.

I capitani guardano quindi all’Unione Sovietica mentre Ramalho Eanes, gli ufficiali di alto grado delle forze armate e buona parte della società, vogliono una democrazia di tipo liberale occidentale.

Possiamo quindi capire come la democrazia non sia solo un concetto accademico, ma qualcosa di importante nella vita che si conduce, in termini di regimi politici in cui si vive.

Joseph Schumpeter e la concezione di democrazia

Joseph Schumpeter (un economista austriaco che fugge dal paese per l’arrivo dei nazisti e si rifugia negli Stati Uniti dove insegnerà ad Harvard) nel suo libro del 1942 “Capitalism, Socialism and Democracy” fa coincidere la concezione di democrazia sostanziale con l’esperienza politica dell’Unione Sovietica e dei paesi comunisti; la concezione procedurale di democrazia con l’esperienza delle democrazie liberali occidentali.

Se adottiamo la concezione di democrazia sostanziale diremo quindi che un governo è democratico quando individua e realizza il bene comune (bene comune = l’uguaglianza sociale ed economica di tutti i cittadini). Secondo questa interpretazione, la definizione del bene comune esiste ed emerge in modo quasi naturale, spontaneo nella società. Può essere individuato da chiunque in modo relativamente semplice attraverso l’uso di argomentazioni razionali. Di conseguenza esiste anche la volontà popolare, che coincide con la volontà di tutte le persone ragionevoli. Ad esempio le disuguaglianze e ingiustizie sociali non sono ritenute etiche, producono malcontento e possono generare disordini e violenze, perciò devono essere combattute con ogni mezzo.

J. Schumpeter critica questa concezione del bene comune, secondo lui è diverso per persone diverse perché dipende da valori ultimi non negoziabili, come fattori religiosi o ideologici, ad esempio l’affermazione che ‘la diseguaglianza sociale è sempre dannosa’ può essere contestata, tale diseguaglianza infatti può essere il prodotto della voglia, o meno, di impegnarsi e del talento di ciascuno. Un certo grado di disuguaglianza si può tollerare e può in qualche modo essere positivo se l’eguaglianza assoluta implica l’impossibilità per chi vuole lavorare e avere successo e se impone un livellamento verso il basso che è dannoso per tutti (sia per chi viene bloccato verso il basso, sia per la società che perde innovazione e progresso). Inoltre, anche quando si riconosce un bene comune restano spesso divergenze insuperabili sui mezzi utilizzati per realizzarlo. La salute viene identificata da molti come un bene comune indiscutibile, ma quando pensiamo a strumenti specifici per realizzare questo bene, i dubbi tornano. (Pensare a temi come l’aborto e l’eutanasia: si possono considerare come temi accettabili per migliorare la salute pubblica? Sicuramente ci sono opinioni discordi).

La democrazia procedurale di Schumpeter

Per superare questi problemi Joseph propone una definizione di democrazia di tipo procedurale, ovvero un governo è democratico quando viene scelto seguendo certe procedure, indipendentemente dai contenuti di questa decisione, dal fatto cioè che la decisione cerchi di realizzare il bene comune oppure no. Le procedure democratiche sono: il suffragio universale, elezioni libere, trasparenti e corrette, la partecipazione alle elezioni di più di un partito politico e un’informazione libera e plurale. In questo modo J. Schumpeter cerca di risolvere l’aporia del bene comune: se il bene comune non esiste come possiamo convivere pacificamente in un unico sistema politico che rispetti le idee di tutti? J. Schumpeter, applicando la concezione procedurale della democrazia, ci ricorda che non è necessario che esista un bene comune riconosciuto da tutti per poter creare un governo democratico, è sufficiente ammettere che attraverso elezioni democratiche, siamo in grado di identificare un bene comune per lo meno per un periodo limitato di tempo e una maggioranza di cittadini. In questo senso il bene comune coincide semplicemente con il programma di governo del partito vincitore delle elezioni democratiche. Insomma, il bene comune assoluto non esiste ma può essere relativo a un certo periodo storico in un certo paese. Se a noi questo bene comune non piace possiamo attendere le prossime elezioni democratiche. Nessuno può imporre la sua visione di bene comune sugli altri, per sempre e con la forza (ciò che avviene nei regimi autoritari); in un regime democratico fondato sulla mediazione di interessi può dunque permettere la convivenza pacifica di beni comuni relativi contrastanti e diversi tra loro.

La poliarchia di Robert Dahl

La definizione della democrazia di J. Schumpeter è ancora troppo astratta, in questo senso ci aiuta un politologo statunitense, Robert Dahl con un suo libro del 1971, Polyarchy: Participation and Opposition. Il termine Polyarchy è un sinonimo di democrazia, non potere del popolo, ma potere disperso nella società, tanti centri, poli, di poteri.

La poliarchia (democrazia) è traducibile con:

  • Inclusività (suffragio universale)
  • Contestazione pubblica o contraddittorio (libertà di formulare ed esprimere liberamente le proprie preferenze politiche nella scelta del governo)

La contestazione pubblica implica:

  • Esistenza e il rispetto di alcuni fondamentali diritti civili e politici.
  • Elezioni periodiche, libere, trasparenti e corrette.
  • Una serie addizionale di condizioni tra cui, principalmente, mass media indipendenti dal governo e la separazione dei poteri.

Nei regimi autoritari, invece, sono quelli in cui questi caratteri e dimensioni sono assenti in tutto o in parte. La distinzione tra democrazia e regime autoritario con il passare del tempo è divenuta più difficile. Recentemente sono emersi regimi autoritari che combinano elementi autoritari e tratti democratici, così detti regimi ibridi. Questi regimi sono ibridi sono regimi autoritari con elementi che appaiono nei regimi democratici, non sono quindi una via di mezzo. Stanno scomparendo invece i regimi autoritari tradizionali, cioè quelli senza elezioni e con un partito unico -> Regimi “politicamente chiusi”: la competizione elettorale è completamente assente o ci sono elezioni con un solo partito. Es: Cuba, Corea del Nord, Arabia Saudita, ecc.

Regimi autoritari di tipo elettorale

I regimi autoritari di tipo elettorale sono quelli oggi più comuni nel mondo. Un esempio di tale regime è la Russia di Putin. Elementi distintivi:

  • Vittorie continue del partito al potere (Russia Unita) (vittoria di Putin nel 2000 con maggioranza del 53%, nel 2004 con il 71%, 2008 con il 72%, nel 2012 con il 63% e nel 2018 con il 77%)
  • Elezioni periodiche alle quali partecipano almeno un vero partito di opposizione (non un partito fantoccio) come il Partito comunista o Russia giusta (elemento comune anche ai regimi democratici)
  • Violazione sistematica dei diritti civili e umani (stampa non libera, TV e giornali critici contro il regime vengono chiusi o comprati da imprenditori affini al regime, giornalisti minacciati o uccisi, oppositori costretti all’esilio o imprigionati, politici dell’opposizione minacciati o costretti o convinti a confluire nel partito Russia Unita)

Misurare la democrazia

Definita la democrazia, resta il problema di misurarla empiricamente. Uno strumento che rende semplice valutare la democraticità di un paese sono le banche dati sulla democrazia. Le banche dati sono raccolte di dati empirici relativi alle principali dimensioni della democrazia, una delle più conosciute è quella pubblicata annualmente da Freedom House per tutti i paesi del mondo. (mappa slide 12 punteggi Freedom House dove ad ogni colore corrisponde un punteggio. I paesi in verde sono democratici, quelli in giallo semi democratici e quelli in viola autoritari).

Costruzione delle banche dati

Come si costruiscono le banche dati sulla democrazia? Il concetto fondamentale di democrazia viene innanzitutto suddiviso in concetti più specifici come diritti civili e diritti politici che diventano indicatori empirici veri e propri della democrazia. Sarà democratico secondo questa opera-lizzazione, il paese nel quale questi diritti civili e politici esistono e vengono rispettati. In un secondo momento ci sono dei punteggi assegnati da esperti dei vari paesi sulla base della presenza del rispetto di questi diritti. I punteggi vengono poi introdotti nella fase finale in una scala da 1 a 7, dove 1 è quello più alto e 7 quello più basso. Una scala che quindi deve intendersi in senso ordinale, 1 regime democratico più completo, 7 regime autoritario più assoluto.

I paesi quindi otterranno dagli esperti un punteggio da 1 a 2.5 e saranno dichiarati democratici, da 3 a 5.5 semi democratici, da 5.5 a 7 autoritari.

La diffusione della democrazia

La diffusione della democrazia nel corso della storia recente. Un concetto utile è quello proposto da Samuel P. Huntington di “ondata democratica”. Per ondata di democratizzazione si intende una serie di passaggi da regimi autoritari a regimi democratici, concentrati in un periodo di tempo ben determinato in cui il numero di fenomeni che si producono nella direzione opposta (passaggi da regimi democratici a regimi autoritari) è significativamente inferiore.

Le ondate di democratizzazione nel mondo

  • Prima ondata di democratizzazione (lunga) 1828-1926
  • Prima ondata di riflusso 1922-1942
  • Seconda ondata di democratizzazione (corta) 1943-1962
  • Seconda ondata di riflusso 1958-1975
  • Terza ondata di democratizzazione 1974 - ?

La prima democrazia, secondo questa periodizzazione, nasce nel 1828. Nel 1828 non esistevano tuttavia democrazie secondo le definizioni appena discusse, nelle quali cioè esistessero suffragio universale e un contraddittorio pieno. Molti regimi politici iniziavano ad essere significativamente diversi dai regimi autoritari che li avevano preceduti. Per cogliere la novità di questi regimi, i politologi hanno elaborato una nuova definizione di democrazia, quella di democrazia iniziale che utilizziamo qui per avere un senso dell’evoluzione storica di questa forma di governo. In una democrazia iniziale invece del suffragio universale sarà sufficiente che almeno il 50% della popolazione adulta maschile di razza bianca, goda del suffragio elettorale attivo; invece del contraddittorio pieno sarà sufficiente che un esecutivo goda della fiducia della maggioranza di un parlamento eletto se il sistema è parlamentare o che si svolgano elezioni presidenziali periodiche in un sistema presidenziale.

Se applichiamo questi requisiti di democrazia iniziale, allora il primo paese inizialmente democratico nel mondo sono gli Stati Uniti nel 1828 quando Andrew Jackson del partito democratico viene eletto presidente. Prima di questa data infatti vengono abolite le property qualifications, cioè i requisiti di censo (poteva votare solo chi pagava le tasse) negli stati atlantici. Nei nuovi stati nel Mid West ci fu la concessione del suffragio universale maschile ai bianchi. Ciò ha comportato che oltre il 50% dell’elettorato maschile di razza bianca partecipasse alle elezioni presidenziali nel 1828.

Oltre agli Stati Uniti partecipano nella prima fase di democratizzazione (democrazia iniziale) anche la Francia, la Svizzera, la Gran Bretagna e anche l’Italia che si democratizza poco prima l’inizio della prima guerra mondiale. Alla fine della prima ondata di democratizzazione, 33 paesi si democratizzano.

Prima ondata di riflusso

Alla prima ondata di democratizzazione, segue un’ondata di riflusso tra il 1922 e il 1942. Nell’ondata di riflusso il numero di paesi che transita all’autoritarismo è superiore a quelli che si democratizzano. I paesi protagonisti di quest’ondata di riflusso sono: l’Italia con l’ascesa al potere di Mussolini (1922), i nazisti al potere in Germania (1933), in Giappone i militari conquistano definitivamente il potere (anni ‘30), nel caso del Portogallo precedente (1926), in Grecia con il nuovo regime autoritario (1936), in America Latina (Brasile e Argentina 1930 e Uruguay 1933). Alla fine di questo processo rimangono solamente 11 paesi democratici. Un elemento interessante è che i regimi autoritari di questo periodo si instaurano soprattutto nei paesi che si democratizzano poco prima o poco dopo la prima guerra mondiale e per il quale anche l’unità del paese era una novità.

Seconda ondata di democratizzazione

La seconda ondata di democratizzazione si sviluppa tra il 1943 e il 1962. Alla fine della seconda guerra mondiale gli alleati vittoriosi occupano l’Italia, la Germania e il Giappone, ma anche l’Austria e la Corea. In America Latina il Brasile si ridemocratizza durante la guerra e in Argentina e in Perù successivamente insieme alla Colombia e al Venezuela.

Un processo particolarmente importante in questo periodo è la fine del colonialismo. Con l’indipendenza si creano spesso nuove democrazie ma queste si rivelano formali e fragili. Molte nazioni di nuove indipendenze si trasformano velocemente in regimi autoritari (Nigeria indipendenza 1960, nel 1966 i militari conquistano il potere). Uniche nazioni che conservano la democrazia per più di 10 anni dopo l'indipendenza sono India, Sri Lanka, Filippine e Israele. Complessivamente, i paesi democratici alla fine della seconda ondata di democratizzazione saranno in tutto 52.

Seconda ondata di riflusso

La seconda ondata di riflusso si sviluppa tra il 1958 e il 1975. In America Latina ci sono una serie di colpi di stato militari, in Brasile nel 1964, in Argentina nel 1966 e in Cile e Uruguay nel 1973. Appare in questo frangente il cosiddetto autoritarismo burocratico, i militari cioè non vanno più al potere solo momentaneamente per risolvere i problemi del disordine e violenza politica, ma in modo duraturo per riformare dalle fondamenta tutta la società incluse le sue basi economiche. In Cile, ad esempio, si fa uso dei cosiddetti Chicago Boys, economisti formati presso la University of Chicago che assistono i militari nelle loro riforme economiche che danno un’impronta liberista alla nuova economia. Anche la repressione diventa più dura e sistematica, vengono eliminati come nemici del regime non solo chi combatteva il regime con le armi e i comunisti più radicali, ma anche socialisti e democratici, difensori dei diritti umani, sindacalisti, studenti, preti, ecc.

Oltre all’America Latina ci sono nuovi regimi autoritari in Grecia nel 1967 e in Turchia con una serie di colpi di stato periodici nel 1960, nel 1971 e nel 1980.

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I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher colinity di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Politica comparata e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Grassi Davide.
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