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•• Il “loaded” language è quel linguaggio che lo scrittore può usare più o meno coscientemente per evocare

reazioni favorevoli o sfavorevoli sull’evento. Si usano a questo scopo eupheemism, dysphemism,

doublespeak, connotati meaning… Il lettore può essere guidato verso una conclusione “di parte”,

influenzato dal linguaggio colorito usato per presentare la storia.

4.4.1 - Euphemism and dysphemism

•• Un giornalista che vuole diluire idee spiacevoli usa eufemismi. Al contrario, se un giornalista vuole

peggiorare il giudizio su una cosa, usa dysphemism (esempio: “rebel” termine neutro, “terrorist”

connotazione negativa, “freedom fighter” connotazione positiva). Alcune volte gli eufemismi si

trasformano in termini “politicamente corretti”.

4.4.2 - Doublespeak

•• Il doublespeak è il linguaggio per eufemismi da parte del governo o di forze ufficiali. Per esempio,

in tempi di guerra si uccidono persone deliberatamente e senza distinzione. Con il doublespeak si

dirà che si sta “neutralizing the target”, e che i civili morti sono soltanto un “collateral damage”.

4.4.3 - Hyperbole

•• Con l’iperbole si esagera e si distorcono i fatti.

4.4.4 - Presupposition

•• Si danno per scontate molte cose nella scrittura di un articolo, che si pensa che il lettore sarà in

grado di riempire. Il lettore coglie gli indizi forniti dal giornalista (se dico “We will introduce a better

system” sto presupponendo che l’attuale sistema non sia buono).

4.5 - Figures of speech

4.5.1 - Metonymy

•• Si usa una metonimia quando ci si riferisce a qualcuno o a qualcosa indicandolo con una parte

sola parte di questo qualcuno/qualcosa (la parte per il tutto).

4.5.2 - Metaphor

•• La metafora è una figure of speech e si manifesta quando si usano due termini insieme che però

fanno parte di campi semantici diversi (“He is a pig”).

4.5.3 - Similes

•• Le similitudini sono comparazioni tra due differenti entità (“He eats like a pig”).

5 - Who does what to whom: participants and processes

•• La sintassi è l’organizzazione strutturale di una frase. In base all’organizzazione di una frase si dà più

enfasi ad alcune parti del discorso piuttosto che ad altre.

5.1 - Participants and processes

•• La transitivity è lo studio di “who does what to whom (and how, why, when…)”. Il modo in cui i

partecipanti, i processi e gli eventi sono organizzati in una storia ci dà informazioni importanti sul punto di

vista del giornalista a proposito di quell’evento particolare. Una “clause” contiene processes (azioni, stati,

eventi, “tradotti” nella frase con i verbi), participants (le persone e le cose, concrete e astratte, che sono

coinvolte nei processi come oggetti o come soggetti) e circumstances (le parole che rispondono alle

domande “where?, when?, how far?, who with?… e aggiungono quindi informazioni).

5.3 - Processes

•• I tipi di processo che il giornalismo usa per spiegare un evento sono fondamentali per capire il taglio

interpretativo dell’articolo: material process (process of doing: work, arrest, explode…), relaziona process

(process of being and having: be, have, stand…), mental process (process of sensing and feeling: feel,

think, wish, believe…). Questi sono i principali. Processi minori sono: verbal process (process of saying:

say, tell, report, write…), behavioural process (process of human behaviour: sleep, look, listen…),

existential process (legato al there: there is / there are). I processi possono suddividersi in transactive

processes (il soggetto è affetto dall’azione) e in non-transactive processes (il soggetto non è affetto

dall’azione. La distinzione si comprende soprattutto dal contesto.

5.3.1 - Comparing Material and Relational processes

•• I material processes danno l’impressione del movimento e quindi corrispondono a verbi che si

riferiscono alle azioni. Non tutti i material processes sono transactive; alcuni hanno un solo

partecipante (non-transactive).

•• I relational processes collegano due elementi insieme formando uno “state”. Being e having

danno l’impressione della stabilità e sono statici. Non danno l’impressione del movimento

necessario al material process. Spesso nei relational processes vi è un attribute che indica il ruolo o

la qualità di una persona o di una cosa, di solito accompagnato dal verbo essere.

•• La distinzione tra i due processi è molto importante, perché di solito i material processes danno

idea di attività (chi compie l’azione), mentre i relational processes danno idea di passività (chi

subisce l’azione). Il relational process è utile poi per attribuire delle qualità a qualcuno/qualcosa

(“Clinton was president”).

5.3.2 - Mental processes

•• Le opinioni personali non possono comparire nelle news, ma questi mental processes possono

comparire negli editorials, nelle citazioni o in opinion articles. Usare verbi come “hope”, “believe”…

significa compiere dei mental processes (“It is hoped that the different factions will agree”).

5.3.3 - Why are participants and processes important?

•• Con la transitivity si può riuscire a dare la propria opinione su un fatto semplicemente

giustapponendo processes e participants.

5.4 - Modality

•• Altro aspetto importante della transitivity da prendere in considerazione è la modality, ovvero “quanto è

valida l’informazione in termini di probability o usuality. Si usano modal verbs (come can, may, would,

must…) e modal adverbs (come possibly, probably, likely…). Usando la modality, il giornalista si astiene

dall’assumersi la responsabilità di ciò che dice, oppure si usa la modality per proporre un punto di vista, o

per provocare una reazione. Comunque, non vi è nulla di certo.

6 - Saying and telling

6.1 - Verbal processes

•• Ci sono diversi modi di “dire”, dai più neutri “say”, “tell”, “ask” ai più marcati “shout”, “plead”, “demand”,

“denounce”… In un verbal process deve esserci un partecipante che “dice” (e la comunicazione può anche

essere scritta) e qualcosa da dire. I verbal processes possono essere realizzati come direct speech (come

citazioni), reported speech (una citazione “riformulata”, ma sempre attribuita a qualcuno), oppure come

absorbed speech (una “citazione” ben integrata nel testo, neanche più attribuita all’autore).

6.2 - Verbs of speaking - evaluative speech

•• Usando i verbi del “dire” neutri o marcati, il giornalista può comunque inserire il suo punto di vista.

6.3 - Quoting

•• Una stessa citazione può essere ripresa da più giornali e giornalisti che la riporteranno in maniera

diversa, chi come direct speech chi come reported speech, inserendo il proprio punto di vista. Alcune volte

anche il direct speech può essere leggermente distorto.

6.3.1 - Creating a distance

•• Inserendo citazioni sembra che il giornalista stia raccontando un “fatto” senza interpretazioni e

mediazioni, ma anche la scelta della citazione, estrapolata dal contesto, è frutto di una operazione

di “mediazione”.

6.3.2 - “Scare” or “sneer” quotes

•• Quando si isolano alcune parole citandole si fa una “scare quote” (spaventosa), ovvero una

citazione con cui il giornalista si distanzia da ciò che quella persona citata ha detto (come per dire:

“queste sono parole sue, non mie”). In questo modo si enfatizzano le esatte parole di chi è citato,

soprattutto se sono offensive o inappropriate. Oppure si fa una “sneer quote” (ironica) quando il

giornalista vuole segnalare incredulità, e magari vuole far considerare la possibilità che quelle

parole siano inverosimili.

6.4 - Reported speech

•• Il reported speech è il più usato, sia nella forma attribuita sia nella sua forma assorbita e non attribuita.

6.5 - Attribution

•• Lo speech in una storia ha tre aspetti: quello che è stato detto, come è attribuito a chi lo ha detto, e i

verbi usati per descrivere lo speech act (say, shout…).

6.5.1 - Spokespeople

•• A volte se non si hanno fonti dirette si usa riportare la citazione del portavoce (spokesperson). A

volte i “portavoce” possono anche essere estremamente generici, come “fonti affermano che…”,

oppure “gli esperti dicono…”. In questo caso la fonte resta inverificabile. A volte si usano fonti

“metonimiche”: “L’Egitto ha detto che indagherà sulla morte di Regeni”.

6.5.2 - According to

•• Una forma neutrale e generica per attribuire lo speech è l’according to.

6.5.3 - Who says?

•• A volte non si dice chi ha detto qualcosa (“It is said that…”, “It was announced that…”).

7 - Fronting and confronting

•• La prima parte di una frase in inglese è la parte più importante per la presentazione del messaggio in

sequenza e ci chiarifica anche l’appartenenza ideologica del giornalista.

7.1 - Voice

•• Il giornalista può scegliere verbi nella forma attiva (active voice), passiva (passive voice), o

“mediana” (middle voice, quando il soggetto è l’attore che compie azioni su se stesso - riflessivamente - o

per proprio beneficio.

7.1.1 - Active voice

•• L’active voice focalizza l’attenzione del lettore sull’attore (“Lo tsunami ha ucciso più di 35mila

persone in Sri Lanka”; l’attenzione è sullo tsunami).

7.1.2 - Passive voice

•• La passive voice focalizza l’attenzione del lettore sugli effetti di un’azione, e quindi è usata spesso

nel giornalismo (“Più di 35mila persone sono state uccise dallo tsunami in Sri Lanka”). Si usa la

passive voice quando l’agente è sconosciuto, quando l’agente è troppo ovvio per specificarlo (“Il

sospetto è stato interrogato tutta la notte” - è ovvio che sia stato interrogato dalla polizia), quando

c’è interesse su cosa è successo, piuttosto che su chi abbia compiuto l’azione.

Usando la Passive voice il lettore però può restare senza informazioni sulla causa che ha scatenato

l’evento.

7.1.3 - Middle voice

•• Con la middle voice scompare ogni riferimento all’attore dell’azione (active voice: “Jonny broke

the vase”; passive voice: “The vare was broken by Jonny”, middle voice: “The vase broke”). Se

invece di dire “X persone uccise…” si dice “X persone morte…”, si usa una middle voice. Si usa

quando si devono narrare fatti che sono al di fuori del controllo degli esseri umani. Si usa per

spiegare un fatto senza assegnare colpe. I politici lo usano per eliminare le loro responsabilità

intorno agli eventi.

7.1.4 - Why is voice important?

•• La scelta della voce ha un effetto diretto su come l’evento viene presentato al lettore. Se chi ha

compiuto l’azione è più importante dell’effetto, si usa la voce attiva, se l’effetto è più importante si

usa la voce passiva. La voce mediana elimina ogni riferimento a chi compie l’azione.

7.2 - Theme

•• Con il theme possiamo identificare l’importanza del soggetto in base a come l’informazione è organizzata

in sequenza. L’inglese usa la regola del fronting, quindi l’elemento iniziale è il più importante. Il theme è la

prima parte di una frase, che arriva fin subito prima del verbo (“Our war begins with Al Qaeda…”). Il theme

ci dà idea di come la storia sia presentata, e ci dà indizi sull’interpretazione delle conseguenze. La thematic

analysis ci fa anche scoprire la differenza pragmatica tra active e passive voice.

7.2.1 - Marked theme

•• Quando il theme coincide con il soggetto del verbo abbiamo una forma unmarked, che è

semplicemente informativa. Ma il theme può anche includere un commento (“unfortunately, as

expected…”) o un’altra parte del discorso aggiunta. In questo caso il soggetto è preceduto da

informazioni che il giornalista considera di particolare rilevanza, tanto da piazzarle all’inizio della

frase. Quelle informazioni fanno parte del marked theme.

7.3 - Dummy it

•• Il dummy it è un “anticipatory subject”, uno strumento che serve a creare un soggetto, “it”, a cui seguirà

un attributo al verbo (“It is easy to laugh at…”). In questo modo il giornalista può esprimere la sua opinione.

Il dump it evita il nominare chi è coinvolto nell’azione. In questo modo un mental process può entrare

direttamente nel testo (“It is suspected that…”, e noi capiamo che il giornalista è sospettoso…). È come

una affermazione “lieve”.

8 - Making and breaking

8.1 - Readership

•• Il linguaggio “di parte” del giornalista può radicalizzare le opinioni (anche contrarie) del lettore invece di

promuovere la riflessione. I giornali devono costantemente chiedersi chi sono i propri lettori così da poter

prevedere quello che i lettori vogliono leggere. I giornali parlano di readership in termini di possessione

(“We know that most of our readers will…”).

8.2 - Naming

•• Quando il giornalista deve “introdurre” qualche personaggio o qualche entità, in base all’ideologia del

pubblico aggiungerà delle presentazioni ad hoc (Renzi sarà sbeffeggiato o trattato con negatività nelle

pagine del manifesto).

8.2.1 - Titles

•• Se si usa riportare anche il titolo di una persona, allora sarà in genere per accordarle stima. Si

usano i nomi di persona se il personaggio è conosciuto molto bene (“I genitori di Giulio” invece di “I

genitori di Regeni”).


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della comunicazione
SSD:
A.A.: 2016-2017

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher simone.scacchetti di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Lingua inglese e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Roma Tre - Uniroma3 o del prof Grazzi Enrico.

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