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- Al contrario la Neoavanguardia e il Gruppo 63 cerca un più polemico distacco dal recente

passato rifiutando radicalmente gli indirizzi della letteratura del dopoguerra. Essi costituiscono

l'ultimo vero tentativo in Italia di organizzazione di un ampio gruppo di intellettuali sulla base di

obbiettivi comuni.

- Nel 1956 aveva iniziato le sue pubblicazioni "Il Verri", rivista di letteratura e scienze umane

diretta da Lucio Anceschi.

- La grande apertura e disponibilità del direttore portava questa rivista molto lontana dagli

orizzonti storicisti e neorealistici, allargava il suo interesse alle tecniche artistiche, alla filosofia

contemporanea e alle più varie scienze umane.

- Nell'ambito del Verri nacque il progetto di dar vita ad un'antologia di nuovi poeti che costituì la

prima esplicita manifestazione della neoavanguardia.

- In questa antologi asi liquidava la maggiore parte della recente poesia, definita con l'etichetta di

neo-crepuscolarismo, e si propugnava la riduzione dell'io e un essenziale schizomorfismo.

- Vi fu anche l'iniziativa di dar vita ad un vero e proprio gruppo d'avanguardia, il gruppo 63, che

venne fondato in occasione di un convegno tenutosi a Palermo. Esso era soprattutto un modo di

aggregazione dei più vari intellettuali delle giovani generazioni solidali che sostenevano l'uscita

dall'orizzonte dell'impegno e del neorealismo, l'attenzione alla nuova realtà del mondo

industriale, l'impegno ad agire sul linguaggio e superare le barriere della comunicazione

tradizionali, i linguaggi quotidiani del realismo e dell'ermetismo.

Pier Paolo Pasolini - (Bologna 1922 - Ostia 1975). Durante l'infanzia e l'adolescenza la famiglia

compì diversi spostamenti, ma la città più importante rimase Casarsa. Il fratello morì per mano di

un gruppo di partigiani, aveva un forte legame con la madre ma rapporti difficili con il padre. Si

laureò a Lettera a Bologna. Si trasferisce a Roma dove aderisce alla Pci e dove stringe legami con

personaggi importanti. Durante gli anni Sessanta è molto impegnato nell'attività cinematografica.

Verrà ucciso da un diciassettenne all'idroscalo di Ostia.

Poesie a Casarsa (1942)

La meglio gioventù (1954)

Ragazzi di vita (1955)

- Risultati sorprendenti grazie alla sua immersione nella vita delle borgate della capitale.

- In un mondo sospeso, ai margini della vita cittadina, si svolgono esistenze giovanili, tra piccole

avventure, invenzioni giocose, atti teppistici. È un'umanità che ha perso le proprie radici culturali,

il rapporto con le proprie origini, che ha qualcosa di barbarico e animalesco, ma che mantiene in

sé le tracce di un'antica autenticità popolare.

- È un libro composto da una serie di racconti conclusi che hanno come elemento di raccordo la

figura del Riccetto.

Analisi del brano "Il ferrobedò"

- Primo racconto della raccolta, Ferrobedò (Ferro-Beton) è un'impresa di costruzioni di cui si

descrive il saccheggio, situata nei pressi di Donna Olimpia.

- Ambientato nell'estate del 1944, quando i Tedschi ormai sconfitti si danno alla fuga, creando un

palcoscenico perfetto per le imprese del Riccetto e dei suoi amici. Il racconto viene diviso in tre

parti: Il saccheggio di Ferrobedò e dei Mercati generali, la razzzia di un chiusino e i pezzi di ferro

dell'acquedotto per venderli ad un ricettatore, il bagno e la gita in barca presso "Ciriola".

- All'inizio, Riccetto abbandona la chiesa dove ha appena ricevuto la comunione e la cresima, per

partecipare al saccheggio della fabbrica. Qui, il mondo dei ragazzi di vita appare degradato,

ridotto ai bisogni elementari, dove domina la legge del più forte. Nonostante il mondo alla deriva,

i ragazzi mantengono una loro ingenuità e umanità, confinata da situazioni marginali.

- Pasolini alterna una lingua del narratore e un "discorso libero indiretto" che riproduce la lingua

popolare dei protagonisti.

Passione e ideologia (1960)

Empirismo eretico (1972)

- Saggio diviso in tre sezioni: lingua, letteratura, cinema. Qui spiccano gli interventi sulla

questione linguistica e quelli sul linguaggio del cinema.

Analisi del brano "Nuove questioni linguistiche"

- Fin dalla sua prima pubblicazione originò una clamorosa polemica letteraria con diversi

interventi da parte dei più significativi rappresentanti della cultura italiana del tempo.

- La tesi centrale è che l'italiano è giunto a una omologazione, grazie ad un nuovo elemento: il

linguaggio tecnologico. La classe al potere ha compiuto l'unificazione linguistica dell'Italia,

verificatasi grazie al processo di produzione-consumo, cioè al progresso dell'industrializzazione.

- Nella prima parte, non riportata nel libro, Pasolini considera la storia linguistica dal punto di vista

del rapporto tra lo scrittore e la lingua media, chiamata koinè (lingua parlata vs. lingua scritta). In

Italia in questa situazione di "vuoto culturale" si è inserito il nuovo principio omologatore della

tecnologia che si è sostituito al modello latino; quest'ultimo pero tendeva a differenziare i

linguaggi (politico, burocratico, ecc), mentre il linguaggio tecnologico delle aziende tende a un

processo di uniformazione. Le conseguenze sono un impoverimento complessivo della lingua, la

fine del modello latino, il prevalere del principio della comunicazione.

- Cosa può fare il letterato? Pasolini sostiene la necessita di recuperare l'espressività linguistica.

Per ottenere ciò lo scrittore dovrà essere consapevole del processo in atto e seguire quindi

l'esempio e l'impegno di Gramsci.

- Le reazioni furono diverse. Oggi l'analisi di Pasolini, che al tempo sembrava estremamente

provocatoria, sembra quasi premonitrice soprattutto nel monito ad affrontare con equilibrio e

consapevolezza la crisi della comunicazione.

Edoardo Sanguineti - (Savona 1930 - Genova 2010). È stato professore di letteratura italiana

nelle Università di Torino, Salerno e Genova. Faceva parte del Gruppo 63.

Laborintus (1956)

- Costituisce un singolare poema dai lunghi versi atonali, in cui si svolge un monologo intellettuale

pullulante di oggetti, liquami, dati eruditi, citazioni, esclamazioni appassionate, ironiche o

beffarde.

- La voce di un Io compie un viaggio nella palus putredinis (palude del putredine), si fa strada in

mezzo ad un labirinto della psicologia, della cultura, della storia, tra materiali di tutti i tipi, da cui

emergono figure cariche di significati alchemici e psicologici.

Analisi del brano "Nella Palus Putredinis"

- Il titolo dell'opera, Laborintus, in italiano allude al labirinto di segni e linguaggi che il giovane

artefice vede affollarsi sul suo tavolo, vuole dunque esprimere la fatica, lo stress storico insito

nella ricerca di una parola che si possa pronunciare. La Palus Putredinis è in alchimia il luogo di

fermentazione della materia, che attraverso la putrefazione si trasforma e giunge e generare

nuove sostanze; in termini junghiani è figura dell'anima mundi.

- Qui viene riportata la penultima sezione del libro. Qui la ben strutturata Palus, la lividissima terra

e lividissima mater, è definita come sede di tutte le putrefazione, e insieme di tutte le nascite. Vi

sono 3 personaggi principali, il protagonista Laszo, la protagonista femminile Ellie e l'ambiguo

intermediario Ruben. Laszo, controfigura dell'alchimista, sprofonda negli inferi della situazione

della nekya (incontro con i morti del libro 6 dell'Odissea), la quale non è poi che l'opera di

integrazione della coscienza con l'inconscio.

- La dissoluzione del linguaggio si dà come "la registrazione, per referti onirici o clinici, di un'altra

dissoluzione: quella del soggetto che in tale linguaggio si identifica". Un altro reticolo decisivo

sono le varie citazioni, che sono sia psicoanalitico-alchemici, sia riferimenti letterari.

LA LETTERATURA AL FEMMINILE

- La lenta e progressiva modificazione della condizione femminile costituisce uno degli effetti più

significativi dei processi di trasformazioni che nel Novecento hanno interessato i Paesi

Industriali: lo sviluppo di nuovi servizi pubblici, il mutamento stesso della vita domestica, l'uso di

nuovi mezzi industriali, hanno contribuito all'emancipazione delle donne che ha trovato la sua

più ampia espressione nel femminismo.

- A partire dagli anni Sessanta si è assistito ad un massiccio ingresso delle donne nella maggior

parte dei settori del mondo del lavoro. Ciò ha favorito un più stretto rapporto delle donne con le

varie forme di cultura, ad esempio favorendo la diffusione di una più ampia scolarizzazione

femminile che ha reso più intenso il rapporto delle donne con la letteratura.

- Si diffonde la piena parità di valore tra una letteratura al maschile e quella al femminile.

- Nella scrittura delle donne balza in primo piano l'indagine sui personaggi femminili, l'analisi della

vita familiare, il proposito di individuare le ragioni che portano alla scelta della letteratura e della

vita culturale. L'ambito in cui esse si impegnano di più è quello della narrativa.

Elsa Morante - (Roma 1912 - Roma 1985). Alla fine degli studi liceali si staccò dalla famiglia,

cercando una vita indipendente. Sposò Alberto Moravia, però rimase un nodo irrisolto quello della

maternità, legato ad una serie di inquietudini della sua infanzia. Il suo rapporto particolare con

Moravia alla fine portò alla loro separazione nel 1962, in cui Morate visse una serie di anni pieni di

inquietudini personali, che poi sprofondarono in anni bui durante il terrorismo. Morirà per un infarto

a seguito di un periodo di sconforto personale, non riconoscendosi più nella sua vecchiaia.

Il gioco segreto (1941)

Menzogna e sortilegio (1948)

L'isola di Arturo (1957)

- Ambientato a Procida, la narrazione avviene in prima persona da Arturo, un ragazzo che nel

paesaggio splendente dell'isola, luogo di reclusione, separato dal mondo, vive una difficile

"iniziazione della vita attraverso i suoi misteri".

- Orfano di una madre nativa dell'isola, Arturo ha scarsi contatti con il padre. Un giorno il padre

torna con una nuova moglie, la sedicenne Nunziatina. Dici avere mostrato un'apparente gelosia

per la ragazza, Arturo arriva per frasi a innamorarsene, e quando il padre si allontana di nuovo

dall'isola, finge per amor suo un suicidio, e un giorno osa perfino baciarla. Nunziatina, che nel

frattempo ha avuto un figlioletto, pur essendo leggermente attratta da lui, non può che

respingerlo. Successivamente Arturo scopre le vere ragioni delle assenze del padre, dovute a

avventure amorose omosessuali. Quindi crollato anche il mito paterno, non gli resta che

abbandonare l'isola per arruolarsi come soldato nella seconda guerra mondiale.

Analisi del brano "La valigia" (capitolo 2)

- Il passo narra l'arrivo della giovane Nunziatina a Procida, della sua installazione nella casa dei

Gerace, del primo ambiguo atteggiamento di Arturo nei riguardi dello strano ingenuo universo

femminile.

- Nel modo di pulire la lampadina e nel contenuto della valigia, viene evidenziata la rozza

semplicità e la superstiziosa religiosità della ragazza. Ella porta con sé come beni preziosi una

serie di dozzinali immagini della Madonna. L'insistenza su questa figure cristiane ha un valore

tematico importante, legando la figura di Nunziatina a quella della Maria, facendo di lei stessa

un'immagine ingenua e ambigua.

Analisi del brano "Sere stellate" (capitolo 4)

- Verso la fine dell'estate Arturo passa le sue giornate in barca e raggiunge solo a sera la casa,

dove resta la matrigna Nunziatina, ora incinta.

- Arturo è turbato dall'attesa di un futuro ignoto, che lo poterà fuori dalla sua condizione di

adolescente e sente pesare su di sé una serie di contrasti: luce/buio, spazio aperto del mare/

punto fermo della casa. Questi contrasti, e lo stesso Arturo sentirsi proiettato al di là

dell'adolescenza verso un futuro misterioso, vengono esaltati e insieme superati nella

contemplazione notturna del cielo stellato e del mare che appaiono come abitata da presenza

meravigliose e che con la loro fissità notturna annunciano al ragazzo qualche cosa di grande e

fantastico.

LA LETTERATURA INDUSTRIALE

- Durante il periodo di ripresa economica del nostro Paese si è venuto a creare un nuovo rapporto

in Italia tra l'industria e la letteratura tra gli anni '50 e '60 del Novecento.

- Questo rapporto può essere descritto così: ormai l'industria, che era la principale responsabile di

tale ripresa economica, aveva quasi del tutto estinto quelli che erano i proprietari terrieri/i

contadini che coltivavano la terra. Tutti erano diventati imprenditori di industrie o operai.

- Il problema è che questa “industria” veniva molto divinizzata data la beatitudine che portava,

rendendo l’uomo cieco per ogni altra cosa esistenziale. Inoltre era cominciata da qui l’era del

consumismo.

- Negli autori letterari si manifesta quindi uno spirito anticonformista, consci del disagio che

questa epoca sta portando all’uomo che non vede più niente (neanche i sentimenti altrui) se non

la PRODUZIONE, il DENARO, il CONSUMISMO, lo SFOGGIO. Quindi tali autori si isolano,

spesso rimpiangono i contadini che ormai quasi non esistono più (sono diventati tutti operai),

nelle loro opere vediamo protagonisti che stanno male in questo ambiente, vengono soffocati da

tutte queste circostanze.

- In particolare gli autori che analizziamo sono Volponi, Ottieri e Mastronardi.

Ottieri Ottiero - (Roma, 1924-2002). Dapprima studia letteratura greca e scrive racconti, vincendo

anche alcuni premi letterari. Poi si reca a Milano, capitale industriale dove diventa caporedattore

del giornale “Avanti!”, di idee perlopiù socialiste. Si sposa in seguito con una nipote dell’editore

Bompiani. Tre anni dopo Volponi viene assunto anche lui alla Olivetti. Nel 1955 dirige una nuova

sede della Olivetti, a Pozzuoli.

Donnarumma all'assalto (1959)

- Si tratta di un romanzo autobiografico scritto durante la sua esperienza di lavoro presso lo

Stabilimento Olivetti di Pozzuoli.

- Vengono registrate le osservazioni di uno psicologo selezionatore del personale, assunto presso

un nuovo stabilimento del Mezzogiorno. Il periodo storico è quello degli ultimi anni Cinquanta.

Analisi dei brani provenienti da Donnarumma all'assalto "Scansioni"

- Protagonista del romanzo non è dunque Donnarumma, ma lo stesso Ottieri, il quale durante il

suo incarico si rende conto di una grande contraddizione: nonostante i buoni propositi iniziali, la

nuova fabbrica per via della sua matrice capitalistica si trova comunque in necessità di dover

discriminare tra chi è adatto a lavorare e chi no; il selezionatore si sente quindi a disagio, poiché

tra le sue mani passa la decisione del destino di poche famiglie che si salveranno e di molte

altre che andranno in rovina.

- Il personaggio di Donnarumma, che suggerisce il titolo del romanzo, incarna l'essenza del

lavoratore del Sud, interessato semplicemente a fornire la sua manodopera in cambio di una

paga e che non concepisce le lunghe trafile burocratiche e i test attitudinali, tipici dell'industria

del Nord, che a sua volta eredita dal modello statunitense.

- Donnarumma pretende di lavorare per diritto naturale, per il solo fatto di essere vivo, non perché

abbia particolari attitudini o abilità e, vedendo violato questo suo diritto, si sente attaccato e

reagisce violentemente, minacciando di picchiare lo psicologo e il direttore. Si ha quindi lo

scontro tra la fredda e rigorosa selezione scientifica del personale, dettata dalla base

capitalistica di ogni impresa, e la problematica del garantire a tutti un impiego.

- Nel romanzo, l'episodio di Donnarumma è incorniciato da un suicidio appena compiuto per

disperazione e dal rifiuto della proposta di far intervenire la polizia dopo la minaccia di

Donnarumma - tutti episodi lontani ben distanti dall'ottimismo olivettiano. Riaffiora inoltre,

nell'atteggiamento di Donnarumma, la diffidenza che la civiltà contadina ha da sempre nutrito

verso la parola scritta, ritenendola un inganno ordito dal potere contro gli analfabeti o i meno

colti.

- Infine il dottore/psicologo deciderà di abbandonare il suo lavoro.

Lucio Mastronardi - (Vigevano 1930-1979). A differenza dei precedenti, egli non lavorò mai in

industria, ma fu un maestro elementare. Egli visse sempre nella città natale, non si spostò mai.

Vigevano diventa quindi il microcosmo (=una miniatura) dell’Italia industriale contemporanea

(Milano è la versione macroscopica). I contadini delle campagne della Lomellina si erano

improvvisamente trasformati in industriali, imprenditori e operai.

Il Maestro di Vigevano (1963)

- Fa parte di una trilogia, composta anche da “Il Meridionale di Vigevano” e “Il Calzolaio di

Vigevano”.

- Il protagonista è Antonio Mombelli, maestro elementare di Vigevano. Al posto di essere un

industriale è un povero impiegato statale, che viene invece circondato e soffocato proprio da

quell’ambiente industriale circostante. Subisce l’ignoranza della borghesia, mentre lui si sente

diverso. Non voleva che la moglie lavorasse, per il figlio accarezzava l’idea che si laureasse. Ma

entrambi lo piantano in asso e vanno a lavorare, aprendo una fabbrichetta con il fratello di lei.

Diventerà inoltre amante del più grande industriale della città. Vi è una persona che si suicida, il

maestro Nanini, supplente mai riuscito a diventare di ruolo e preso come zimbello da tutti. Può

essere considerata una previsione, perché Mastronardi stesso si suiciderà, a causa di un

malessere esistenziale.

Analisi dei brani provenienti da Il maestro di Vigevano "Scansioni"

- La prima parte osservata è il primo giorno di scuole per il protagonista, quando gli alcuni

vengono suddivisi per le classi. Molto spesso gli insegnanti cercano di scambiarsi gli alunni per

prendere, per modo di dire, gli alunni "migliori". Proprio per questo cercano di prendere il suo

"figlio di un industriale".

- La parte successiva effettua delle riflessioni sulla moglie del protagonista e di come sia convinto

che ella lo sta tradendo.

- Infine, il protagonista si ritrova su un treno, pensando alla delazione della polizia tributaria da

parte di un ex collega di scuola, e alle irregolarità della azienda.

- Alla fine egli riesce a risollevare il proprio animo, tornando a insegnare, dopo la morte della

moglie che finalmente gli confessa che Rino non è il loro figlio.

Paolo Volponi - (Urbino 1924 - 1994) . Si laurea in legge, quando aveva circa trent’anni incontra

Adriano Olivetti, proprietario industriale della celebre fabbrica di macchine da scrivere. Inizia a

lavorare per quest’industria, a Ivrea, per poi diventare direttore dei servizi sociali all’interno di

quell’azienda stessa. Divenne anche presidente di un ufficio della Fiat che si occupava di pratiche

sociali, ma fu costretto a lasciare il posto per la sua adesione al Partito Comunista.

Memoriale (1962)

- Il tema principale del testo è l'alienazione del lavoratore, con particolare riferimento all'Italia nel

boom economico del secondo dopoguerra.

- È legata all'esperienza di Volponi come dirigente dei Servizi Sociali dell'Olivetti di Ivrea.

- Il protagonista è Albino Saluggia, è un reduce della seconda guerra mondiale, e viene assunto

come operato in una grande fabbrica del Nord. Albino è un uomo solitario e nevrotico, un

narratore inattendibile (anche per la narrazioni che sussegue solo in parte in maniera

cronologica): egli immagine che i medici della fabbrica abbiano ordito una congiura contro di lui,

falsificando i referti per allontanarlo dal lavoro e poi licenziarlo.

Analisi del brano "Primi contatti con la Fabbrica"

- Nel brano il protagonista ci descrive la futura fabbrica dove andrà a lavorare, considerandola

precisa, ordinata, pulita, rigorosa sempre e comunque.

- Decide di aspettare le 12 per vedere l'uscita degli operai e magari parlare con qualcuno di loro,

e segue un gruppetto al ristorante per ascoltare i loro discorsi.

- Si capisce che sta raccontando la storia al passato, infatti vediamo come parla di un altro lavoro

a cui sta partecipando adesso che gli pesa molto, anche a causa delle sue condizioni mediche.

- Il tema della trasformazione della realtà e la denuncia della condizione opprimente del lavoro

trovano espressione nella Fabbrica, luogo emblematico apparentemente moderno e

comprensivo, che li imprigiona in un sistema di produzione alienato, trasformando l'individuo in

appendice delle macchine.

Nell’analisi dei tre autori albergano queste contraddizioni:

- Terra/Industria: campagna e città. Il contrasto sociale che c’è tra gli imprenditori e i coltivatori

della terra. La terra diventa ignorata e rigettata dalla nuova Italia in preda al boom economico.

- Natura/Artificio: la natura era quella della campagna, gli artifici (=la produzione) dell’uomo lo

hanno portato a una maggiore ricchezza economica, ma non di spirito.

- Tradizione/Militanza: con la “militanza” viene denunciata la politica innovatrice del partito

comunista, in contrasto con la Destra che è tanto legata alla tradizione;

- Coscienza/Incoscienza: l’uomo moderno è incosciente, abbagliato. Non sa che con tutto questo

consumismo sta facendo del male a sé stesso e alla società, ma il letterato ne è invece

cosciente.

- Sanità/Malattia: l’uomo moderno tuttavia, poiché in preda al benessere, viene presentato come

un uomo sano, che sta bene; è il letterato a vivere male la situazione, a trovarsi a disagio.

LE VICENDE DI UN INTELLETTUALE DEL DOPOGUERRA

- I. Calvino ha attraversato le esperienze essenziali della storia intellettuale del dopoguerra; ha

avuto modo di seguire i nodi delle trasformazioni della cultura italiana e internazionale; ha

percorso un lungo cammino, dal neorealismo alla più sofisticata sperimentazione.

Italo Calvino - (Santiago de Las Vegas, Cuba 1923 - Siena 1985). Nel 1925 la famiglia si

trasferisce a San Remo, città natale del padre. Partecipò attivamente alla Resistenza. Sposa

l'argentina Esther Judith Singer (detta Chichita) Nel 1985 prepara i testi delle conferenze che

dovrà tenere negli Stati Uniti alla Harvard University, ma colpito da un'emmoraagia cerebrale

muore.

Il sentiero dei nidi di ragno (1947)

- Con numerosi brevi racconti scritti nell'immediato dopoguerra Calvino offrì l'immagine più fresca

e vitale del Neorealismo .

- Si rivela nella sua prima opera una capacità di rappresentazione nitida e immediata, che tocca

la realtà, in primo luogo quella della Liguria durante gli anni della guerra e della Resistenza, i

ricordi dell'adolescenza e le vicende della lotta partigiana.

- Calvino usa una lingua schietta, sembra che la vita sia lì per essere conosciuta attraverso il

racconto.

Analisi del brano "Quello che scriviamo da giovani" (prefazione 1964)

- Fu scritta in un momento di crisi e di rinnovamento della scena letteraria italiana, ormai lontana

dalla stagione del Neorealismo.

- Di fronte agli esprimenti linguistici e strutturali delle neoavanguardie e dopo essersi allontanato

sensibilmente dalle sue prima prove narrative, Calvino intende operare un recupero che è in

primo luogo un deciso taglio dei ponti col passato e una vera e propria storicizzazione

dell'esperienza neorealista

- Riconoscendo i limiti di tante narrazioni sulla Resistenza (compreso il proprio romanzo) indica

come risultato più alto della letteratura di generazione della Resistenza Una questione privata di

Beppe Fenoglio. Calvino stesso dirà che Il sentiero dei nidi di ragno è un libro che ha scritto in

un'epoca forse unico e irripetibile della sua vita.

- Lo sente come un libro nato anonimamente dal clima generale d’un epoca, da una tensione

morale.

- La rinata libertà di parlare (dopo le censure della dittatura fascita) fu per la gente smania di

raccontare: nei treni ognuno raccontava agli sconosciuti le sue vicissitudini, ogni donna nelle

code ai negozi. Chi cominciò a scrivere si trovò a trattare la medesima materia: alle storie che

avevamo vissuto di persona si aggiungevano quelle che arrivavano già come racconti. La carica

esplosiva che di libertà che animava il giovane scrittore non era tanto nella sua volontà di

documentare o informare, quanto quella di esprimere. Esprimere sé stessi, il sapore aspro della

vita, tante cose che credevano di sapere o di essere.

- Il neorealismo non fu una scuola, ma un insieme di voci, una molteplice scoperta delle diverse

Italie e delle Italie fino ad allora più inedite per la letteratura.

- Oggi che scrivere è una professione regolare, che il romanzo è un prodotto con il suo mercato,

una sua domanda e offerta, con le sue campagne di lancio, i suoi successi e tran-tran, ora che

tutti i romanzi sono di un buon livello medio, è difficile richiamare alla mente lo spirito con cui

tentavano di cominciare una narrativa che aveva da costruirsi con le proprie man.

- Il libro che la loro generazione voleva fare, adesso c’è, grazie a Fenoglio possiamo dire che una

stagione è compiuta, la stagione che va da I sentieri dei nidi di ragno a Una questione privata; è

un libro di paesaggi, un libro di figure rapide e tutte vive, di parole precise e vere. Ed è al libro di

Fenoglio che Calvino voleva fare questa prefazione, non al suo.

Fiabe italiane (1956)

Racconti (1958)

I nostri antenati (1960)

La giornata di uno scrutatore (1963)

Le cosmicomiche (1965)

Ti con zero (1967)

Le città invisibili (1972)


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