Storia e testi della letteratura italiana - dal 1945 al 1968
Nel tempo del neorealismo
Neorealismo: usato alla fine degli anni Venti per indicare recenti tendenze artistiche, ma a utilizzarlo in modo nuovo fu nel 1942 il montatore cinematografico Mario Serandrei. Chi lo usava in maniera positiva sottolineava la novità del fenomeno e il collegamento con la grande tradizione ottocentesca, chi lo usava in maniera negativa sottolineava il carattere occasionale, troppo legato alla cronaca immediata.
Il neorealismo si sviluppa nel dopoguerra con varie radici nella cultura degli anni precedenti e trova una matrice essenziale nell'interesse manifestato negli anni Trenta da alcuni giovani autori per la letteratura americana.
Il momento più autentico è quello della Resistenza e del dopoguerra, quando si diffonde un nuovo modo di rappresentazione della realtà popolare e si afferma il cinema neorealistico.
In questo tipo di letteratura è la voce del popolo che agisce come protagonista, che racconta se stesso e i fatti tragici cui si trova a partecipare. Le vicende della guerra e della lotta partigiana spingono a cercare un rapporto più diretto con la realtà: questa rappresentazione della realtà può raggiungere momenti di bruciante violenza, denunciando intollerabili situazioni di oppressione. Tuttavia domina una fiducia nelle risorse dello spirito popolare e nei valori collettivi: si tende a suggerire un modello di umanità positiva.
- Elio Vittorini - (Siracusa 1908 - Milano 1966).
- Trascorse l'infanzia in Sicilia. Provò grande fascino per il treno e il viaggio, i quali saranno temi presenti con insistenza in tutta la sua opera. Sposò Rosa Maria Quasimodo. Si trasferì in Venezia Giulia e successivamente a Firenze. Riuscì a esprimere la sua posizione di fascista "di sinistra", seguì con drammatica partecipazione gli eventi della guerra civile in Spagna, schierandosi dai repubblicani. Venne espulso dal partito fascista, e durante la guerra incarcerato. Alla fine della guerra guarda con interesse la nuova realtà industriale e tecnologica.
- Piccola Borghesia (1931)
- Il garofano rosso (1933-1936)
- Conversazione in Sicilia (1941)
Iniziata dopo la più acuta rottura con il fascismo e un periodo di abbandono della narrativa. L'opera fu sentita come rivelazione di una nuova forma di narrazione lirica, appoggiata su suggestioni e sfumature segrete, su rapporti di tipo analogico tra figure e situazioni, su uno sfondo mitico e sacrale. Veniva come a sintetizzare ermetismo e realismo. Egli cercava di uscire dal grigio orizzonte dell'Italia borghese e fascista, ritrovando le radici profonde e segrete dell'anima popolare, come collocandosi all'interno di essa. Vi è un ritorno all'origine contadina la quale riconduce ai valori autentici e severi della vita popolare. Il romanzo propone una serie di situazioni liriche e di figure esemplari, personificazioni morali più che individui concreti.
Analisi del brano "Gli astratti furori"
Si tratta dell'inizio dell'opera. È un inizio di eccezionale intensità, che lasciò un'impressione fortissima nel clima oscuro di un paese sottoposto al fascismo e pronto a precipitare nel vortice della guerra.
Astratti furori - Astratti vale, soprattutto, introversi e mentali, e dunque incapace di tradursi nel vivo dell'azione, di considerare la vita che scorre nel soggetto altro che un sordo sogno, proprio mentre fuori sta infuriando la guerra. L'io del narratore coincide con quello dell'autore: il malessere è quello dell'inverno del 1936 e le notizie dei massacri sono quelli della Guerra Civile Spagnola. Rispetto al cupo orizzonte che si delinea e all'assenza di speranza che grava sulla città sembra quasi cancellato il ricordo della Sicilia e del suo mondo luminoso e solare. La prosa si svolge con un ritmo avvolgente, quasi di tipo epico-mitico, come mostrano le numerose ripetizioni. Il ritmo rende il senso di oppressione e di immobilità, intrecciato con un inquieto bisogno di movimento.
- Cesare Pavese - (Santo Stefano Belbo 1908 - Torino 1950).
- Proviene da una famiglia piccolo-borghese che successivamente si trasferì a Torino. Fu per lui essenziale l'insegnamento di Augusto Monti durante il liceo, si laureò in lettere e tradusse opere importanti come Joyce. Considerò la sua vita sempre infelice e tormentata, dominata da un senso di vuoto; ebbe sempre problemi a crearsi rapporti amorosi. Il suicidio, dovuto ad una dose errata di sonnifero, fu considerato un'ultima costruzione di sé in un gesto definitivo e assoluto.
- Lavorare Stanca (1936)
- Paesi tuoi (1941)
- Il carcere (1938-1939)
- La casa in collina (1948)
Prima delle quattro ultime opere di Pavese in cui egli raggiunge un singolare equilibrio tra sofferta problematica esistenziale, fascinazione del mito e richiamo della realtà storica. Con forti risvolti autobiografici, esso si svolge in prima persona attraverso il racconto di Corrado, professore di Torino, con una casa in collina dove si rifugia. Incontra Cate, donna che ha amato nel passato, e segue le sue vicende e dei suoi amici partigiani, fino al loro arresto da parte dei Tedeschi. Il romanzo trae alla luce le contraddizioni del protagonista intellettuale, il suo "isolamento", il suo nascondersi alle responsabilità collettive che la guerra impone tanto crudamente.
Analisi del brano "La guerra e i morti" (capitolo 23)
Il capitolo conclusivo descrive l'esito della fuga del protagonista attraverso gli eventi bellici e contiene allo stesso tempo una valutazione in termini esistenziali dell'esperienza vissuta. Corrado, dopo che i suoi amici sono stati arrestati, decide di fuggire: prima in un collegio di preti e poi decide di tornare a casa nelle Langhe. In questo ambiente la guerra appare lontana, ma nonostante ciò il protagonista si ritrova a riflettere sul significato della vita e sull'esperienza passata. Il romanzo contiene diversi elementi autobiografici. Oltre a delineare i contorni del protagonista, interessa anche la natura stessa dell'autore, incapace di vivere fino in fondo o pienamente tutte le esperienze sentimentali, professionali, etc., costretto di vivere ai margini dell'esistenza.
- Parte 1: dimensione narrativa della campagna e le tradizioni a cui sono legate gli abitanti.
- Parte 2: il protagonista guarda al suo passato come qualcosa di estraneo, bruciato prima di essere stato vissuto. Tutta la sua vita si configura come una lunga illusione, una ricerca senza esito.
L'autore usa una prosa misurata e controllata, depurata da ogni nota aggiunta, e preferisce la struttura paratattica. Utilizza la prima persona ma il discorso è sempre essenziale.
La luna e i falò (1950)
Ultimo romanzo dei quattro ultimi romanzi di Pavese. In esso torna in primo piano il tema della guerra partigiana. La narrazione è in prima persona, si tratta del protagonista Anguilla, tornato dopo essere emigrato in America a visitare le colline delle Langhe dove è nato. Egli cerca di riaffiorare la memoria della sua infanzia, dominata dall'immagine festiva dei falò, ma cercando tracce di persone conosciute quand'era bambino, viene a sapere dei più recenti falò di morte, della distruzione e della crudeltà che hanno dominato sulle colline durante la guerra partigiana.
Analisi del brano "Il ritorno al paese" (capitolo 1)
Il ricordo del passato si intreccia con il presente, si confronta con la violenza della guerra. La declinazione amara del ritorno è evidente: viene rievocata l'infanzia del protagonista, un trovatello adottato da una famiglia di poveri contadini solo per il misero contributo del comune. L'impulso a tornare si scontra con la natura non conoscibile del paese-microcosmo, con l'ambiguità di un luogo retto da regole fisse e immutabili. Tornare è necessario per mettere fine ai fantasmi dell'infanzia ma costituisce anche la condanna della fine delle illusioni. Il capitolo infatti finisce con la dichiarazione del suo amico Nuto che dice che per riuscire a vivere nel paese non bisogna mai uscirne. Il capitolo si conclude spiega come il mondo dell'infanzia, visto dall'adulto, è finito per sempre: di esso si può avere solo una conoscenza parziale, per conviverci bisogna accettarlo così com'è, con le sue contraddizioni, i suoi limiti, la sua sofferenza.
Da Moravia a Sciascia: una grande nebulosa narrativa - realismo critico
Periodo della narrativa del dopoguerra, gli autori svolgono la loro attività negli anni della ricostruzione e dello sviluppo dell'Italia neocapitalistica. È più difficile fornire definizioni per i narratori presenti in questo capitolo. Si può dire che proseguono e sviluppano una tradizione narrativa creatasi già negli anni Trenta che tende a rappresentare in maniera critica la realtà in varie forme, senza rompere i tradizionali equilibri linguistici e strutturali del racconto e del romanzo.
- Alberto Moravia - (Roma 1907 - Roma 1990).
- Nacque da agiata famiglia borghese, ebbe un'infanzia e un'adolescenza assai difficile, per una forma di tubercolosi ossea. Dopo il suo primo romanzo (Gli indifferenti) continuò a pubblicare racconti e romanzi inserendosi al contesto letterario. Sposò Elsa Morante, ebbe un'attività giornalistica, poetica e di racconti, ma il fascismo lo vedeva di sospetto quindi si parlava poco di lui. Dopo un viaggio in India con Elsa e Pasolini, si separa da Morante e si lega alla giovane Dacia Maraini.
- Gli Indifferenti (1929)
Si tratta di un romanzo nato da un innato impulso a narrare e dalla scoperta di una realtà assolutamente vuota, fatta di gesti privi di ogni valore e personaggi che agiscono solo in base a un cupo egoismo, però indifferenti ai valori e alle forze necessarie al manifestarsi di una vera tragedia. La vita della famiglia Ardengo è legata alla relazione tra Mariagrazia, vedova, e Leo Marumeci, volgare arrivista che ricava da questo legame vantaggi economici, danneggiando i figli della donna Carla e Michele. Leo circuisce la giovane Carla fino a sedurla; Michele, maltrattato da Leo, non sopporta la situazione e aspira a ribellarsi, ma ogni suo tentativo è vano, fino alla scena in cui tenta di uccidere Leo con una pistola che ha dimenticato di caricare. Leo sposerà Carla, Mariagrazia e Michele si adatteranno, anzi il giovane diventerà indifferente a mente di Lisa, ex-amante di Leo. Il narratore parte da una volontà di diretta rappresentazione del mondo borghese, ma lo sospende in un orizzonte meccanico e grottesco.
Analisi del brano "Entrò Carla" (capitolo 1)
L'attacco è tra i più celebri del Novecento, inizia in Medias Res. Moravia presenta i personaggi in una luce livida, fredda, analitica, che squadra l'ambientazione borghese. Si tratta di una narrativa di superfici, che crudelmente abolisce ogni sospetto di vita interiore. Nel clima del romanzo è ancora più vicino il riferimento espressivo al teatro d'avanguardia di quegli anni.
- Giorgio Bassani - (Bologna 1916 - Roma 2000).
- La sua famiglia apparteneva alla borghesia israelitica di Ferrara, dove Bassani trascorre infanzia e giovinezza. Fu un attivo antifascista e partecipò alla Resistenza.
- Giardino dei Finzi Contini (1962)
Il personaggio autobiografico segue la vicenda di una ricca famiglia ebraica trascinata nel vortice della persecuzione razziale. Per sempre indecifrabile resta il segreto che accompagna la bellissima Micòl, in questo personaggio femminile si addensa un inafferrabile promessa di felicità, un groviglio di esimer mie di misteri, e insieme una specie di negazione della vita, un non volersi piegare alla sua banalità quotidiana.
Analisi del brano "La memoria torna a Ferrara" (prologo)
Il brano fa sorgere la decisione di narrare le vicende della famiglia ebraica Finzi-Contini durante una gita domenicale insieme ad un gruppo di amici durante la visita alla necropoli etrusca di Cerveteri. Prima di raggiungere la Necropoli incrociano la passeggiata domenicale di ragazzi e ragazze del vicino paese, la bellezze di quei ragazzi si incrocia a considerazioni sulla distanza dei morti antichi sepolti in quelle tombe. Quando il narratore fantastica sulla civiltà etrusca, ricorda un altro cimitero, quello ebraico di Ferrara, e in particolare una tomba, quella dei Finzi-Contini dove in seguito alla persecuzione razziale, nessun membro ha potuto essere sepolto. La memoria da cui sorge il romanzo è memoria di un mondo finito e distrutto, vittima inconsapevole delle crudeltà della storia, nel suo svolgimento il romanzo sembrerà interrogare i segreti e il fascino di quella famiglia ebraica, rimasta separata dalla sua comunità.
- Primo Levi - (Torino 1919 - Torino 1987).
- Nato da una famiglia ebrea piemontese, si laureò in chimica. Successivamente a causa della morte del padre e delle persecuzioni razziali visse un periodo molto difficile, e dopo essere unito ad un gruppo di partigiani, fu catturato e portato ad un campo di concentramento nel lager di Monowitz, facente parte di quelli di Auschwitz. Nel 1945 venne liberato e durante il suo reinserimento scrisse il libro di memorie Se questo è un uomo.
- Se questo è un uomo (1947)
- Storie Naturali (1967)
È una raccolta di 15 racconti. Sono storie di carattere scientifico e fantascientifico, spesso di argomento umoristico, e non solo.
Analisi del brano tratto dai I Mnemagoghi "Scansione"
Il racconto affronta uno dei temi più cari a Levi, quello della memoria. I due protagonisti, Dott. Montesanto e Dott. Morandi, si incontrano per parlare della memoria e come essa non deve morire. Montesanto è deciso a tenere stretto a sé ogni momento della sua vita passata, impaurito dall'idea che i ricordi possono svanire, e quindi escogita un metodo personale di conservazione. Collega i ricordi agli odori, e quindi la memoria viene isolata all'interno di boccette di vetro i quali racchiudono odori diversi. Il Dott. Montesanto mostra al Dott. Morandi, esitante e attento, i suoi
-
Riassunto esame Letteratura Italiana Contemporanea, Prof.ssa Zangrandi, libro consigliato Storia e testi della lett…
-
Riassunto esame Letteratura italiana contemporanea, prof. Zangrandi, libro consigliato Storia e testi della lettera…
-
Riassunto esame Letteratura italiana contemporanea, prof. Zangrandi, libro consigliato "Storia e testi della letter…
-
Riassunto esame Lingua e Letteratura Italiana, prof. Zangrandi, libro consigliato Storia della letteratura italiana…