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Sguardo e narrazione

Sguardo e narrazione, due funzioni cruciali nella scrittura, complementari, che cercano di armonizzare soggettività e oggettività. Uno sguardo non solo al mondo esterno, ma rivolto all’interno di sé -> Dinamicità, per mezzo della scrittura, del proprio pensiero in un contesto culturale e politico statico (emarginazione donna).

Lo sguardo è creatore di immagini, unificatore di pensiero e parola, attraverso opposizione io/altro, passato/presente, caduta/redenzione. Sguardo: momento di presa di coscienza e di autodeterminazione. L’anima accoglie ciò che lo spirito osserva. La scrittura è un’imposizione del privato sul pubblico che permette di partecipare al discorso pubblico.

La scrittura femminile

La scrittura femminile si pone come alterità, invita a prendere coscienza dell’Altro che non può essere ignorata, dell’unione di pubblico e privato che stentano a convivere. Per questa sua dinamicità sorprendente è stata molto spesso considerata una forma di isteria: la scrittrice accetta e rifiuta l’organizzazione della sessualità, accetta sé stessa e rifiuta la femminilità.

Si intuisce più un senso di disagio (distress) che una scrittura come realizzazione. Ogni donna deve distruggere per poter creare. Le scrittrici vogliono superare la negazione della dignità e dell’ingegno attraverso la scrittura, e richiedono la partecipazione attiva alla vita pubblica. Le donne erano “confinate” in una società patriarcale dominata dall’uomo.

Scrittura come atto politico

Scrivere è un atto politico: partecipazione a un dibattito esterno e pubblico fondamentale > Mettere al centro la questione femminile per porla sotto il sigillo della atemporalità. La scrittura femminile ha un carattere confessionale in cui sono espressi un credo ideologico e la rivelazione di sé. Se scrivere è una sorta di follia, l’atto coraggioso delle scrittrici è espressione del coraggio di mettere a nudo la propria interiorità e il proprio intelletto.

Richiesta di accreditamento intellettuale

Richiesta di accreditamento intellettuale attraverso trasgressioni per pubblicare le opere e parlare di politica. La donna scrittrice corre il rischio di essere scambiata per un’isterica, è vittima del pregiudizio che la vuole invisibile e overexposed.

C’era bisogno di un cambiamento, andavano ribaltate le realtà consolidate del 18o secolo come quelle teorizzate da Adam Smith. La scrittura femminile quindi tenta di modificare l’icona sociale della donna, per educare la libertà morale e sociale e conquistare la propria autonomia.

Il testo femminile

Il testo femminile ha tentato di sopravvivere a secoli di negazioni e censure, ha cercato di far condividere posizioni socio-politiche di una tematica che non era più da confinare all’ambito domestico. La donna scrittrice ha voluto offrire la sua espressione denunciando sopruso e alienazione.

Hays, Wollstonecraft, Gaskell

Hays, Wollstonecraft, Gaskell hanno avuto il ruolo principale, uno sguardo creatore che ha fatto della loro parola un momento decisivo di presa di coscienza che ha posto la donna in due ruoli fondamentali, diventare allo stesso tempo self e other. C’è un tentativo di far coincidere sguardo e realtà. Austen cerca di dare spessore alle sue eroine nelle emozioni e nelle passioni che provano, ma non riesce a cogliere che l’armonia sociale non fa distinzioni di gender, che la voce può essere autorevole anche se espressa da una donna, mantiene un canone tradizionale. Mostra un ordine sociale difficile da ribaltare e vi si adegua.

Elinor e Marianne

Con Elinor e Marianne lascia trasparire delle differenze tra le donne. La sintesi è affidata al lettore che deve comprendere il rapporto tra reason e sensibility. Austen non prende posizione. Lo sguardo non è unidirezionale ma bidirezionale. Lo sguardo è un momento di controllo e di incontro: in Maria la madhouse è un elemento topologico per mostrare uno sguardo costrittivo da cui non si può fuggire, un’ispezione continua di chi non è libera.

Victim of Prejudice

In Victim of Prejudice lo sguardo trasforma l’euforia del passato in un presente drammatico, sguardo come momento di verità e rivelazione. Lo sguardo in funzione della narrazione diventa uno strumento di analisi, di riflessione e profondità. Lo sguardo di Mary Raymond è innocente, diventa consapevole del mondo malvagio lontano dal romantic landscape. Non subisce la corruzione dell’anima e difende i propri ideali. Lo sguardo di Ruth Hilton la costringerà a confrontarsi con un mondo attento alle appearance e alla conduct, che trasforma tutto ciò su cui poggia. È sempre uno sguardo diretto.

Sguardo coercitivo

  • Wollstonecraft > sguardo coercitivo della madhouse
  • Hays > costretta a mutare il suo sguardo delle cose, resiste alla tentazione di cambiare quello della sua interiorità;
  • Austen > fuga nel mondo privato e circoscritto delle sue eroine.
  • Gaskell > sguardo sul destino della sua eroina

Vindication of the Rights of Woman

Le sue opere affrontano il contrasto con un impianto sociale fondato su posizioni dogmatiche a lungo difese. Quasi sempre la prospettiva è femminista, ma va interpretata al di fuori del suo sesso. Maria or the wrongs of woman, pubblicato postumo da William Godwin nel 1798. Vindication of the Rights of Woman (1792): opera per cui è maggiormente ricordata; spesso fu criticata per fanatismo, instabile e capricciosa, ma l’elemento di maggior disturbo è il fatto che sex e passion hanno lo stesso ruolo nella degradazione e corruzione della donna. VRW ha suscitato critiche e giudizi diversi.

Critica il matrimonio

Critica il matrimonio (ovvero il matrimonial despotism of heart and conduct), anche se frequenta due uomini e poi si sposa con Godwin. Accettando passivamente il codice matrimoniale la donna gli fa prendere pieno vigore e diventa vincolo. L’errore di Maria è stato quello di accettare il regolamento, il codice non scritto del matrimonio, non il matrimonio, che può essere quindi riformato. Critica il “matrimonial despotism”. Nessuno dei due contraenti deve risultare parte debole ma entrambi sono pari degni. Maria è meno punitiva sulla sessualità della donna rispetto a VRW, sopravvive solo l’elemento materno.

Analisi socio-antropologica

L’autrice volge il suo sguardo anche all’interiorità e alle passioni, non solo a una società che escludeva le donne. Un sistema di pregiudizi ampiamente seguito che dà la colpa al mondo femminile, che aveva la sua origine nella prima donna portatrice di sessualità, Eva. Wollstonecraft fa un’analisi socio-antropologica della donna, che è provvista di ragione, vuole risvegliare l’animo nella società e scardinare le certezze sociali avviando un confronto tra monologismo maschile e i valori di cui la donna si voleva fare portavoce.

La difesa è l’asse portante della riflessione, in quanto affermazione di eguaglianza, potenzialità simili tra maschile e femminile. Va dalla facilità della teoria alla difficoltà della concretezza. A differenza di Memoirs of Emma Courtney, che doveva essere considerato come un warning, più che come un esempio. Parla della “woman of sensibility” che possiede quickness of sensation, quickness of perception, delicacy. Indignata verso il disconoscimento del puro instinct attribuito alla donna.

Consapevolezza delle proprie capacità

La donna deve acquisire la consapevolezza delle proprie capacità intellettive, migliorare l’ignoranza spesso confusa con innocenza. L’uomo ambisce a professioni e carriera non al matrimonio, per la donna è l’opposto. Deve sposare per forza un uomo benestante per avere qualche piacere, “una prostituzione legale”. Una convenzione sociale che impedisce alla donna di essere veramente sé stessa. “Was not the world a vast prison, and the women born slaves?”. Wollstonecraft vuole la legittimazione della propria parola.

Maria

Maria non è l’unica protagonista, ma sono presenti anche Jemima e Henry Darnford con le loro storie-confessioni. Nel primo volume Maria è nella madhouse, tra il primo e il secondo passa dalla credulity alla piena coscienza degli eventi, da incoscienza a assoluta consapevolezza, “le si aprono gli occhi”.

Attraverso le esperienze vissute e poi narrate tenta di recuperare una dimensione e una fisionomia, sottoposta agli attacchi di un ordine sociale privo di libertà. La confessione di ognuno non è la storia di una colpa ma il tentativo di ricostruire un’identità che sembra aver perso consistenza. Richiedono un audience che possa ascoltarle. I tre soggetti vengono trattati singolarmente uno dopo l’altro e non confrontati nei singoli aspetti. La confessione di Maria è l’ultima e la più importante. La storia di Henry funge da intermezzo tra la reticenza di Jemima e la parola di Maria.

Intensificazione

L’autrice ricorre all’intensificazione, insistendo su un’idea, un’azione, un’immagine. In questo modo presenta risvolti differenti che attraversano le esperienze degli altri personaggi: il concetto viene consolidato a ogni reiterazione per indurre il lettore alla riflessione.

La madhouse

I personaggi si presentano in primo piano, come su una scena, e si offrono alla vista e all’ascolto del lettore: prima si compone la scena e poi i personaggi prendono la parola. La madhouse rappresenta il confinamento dei suoi abitanti, in questo caso di Maria. La relazione tra spazio esterno al soggetto e spazio interiore acuisce l’aspetto drammatico della situazione. L’intensificazione si ha anche attraverso scelte lessicali come “horror, atrocity, victim” che caratterizzano uno stato d’animo che si rispecchia nel luogo di detenzione. Ma la madhouse non riesce a sopire la ragione di Maria, anzi ridesta la coscienza. La sua unica possibilità di sopravvivenza è legata alla riflessione, e alla forza la sua libertà. La madhouse non è solo un luogo ma assieme ai personaggi e alle parole è il perno intorno al quale la società ha costruito la sua verità.

In medias res

L’incipit è in medias res; la funzione della madhouse è quella di piegare l’anima di chi subisce la coercizione della madhouse: il luogo in cui chi perde la ragione viene condotto. La madhouse è lo spazio in cui il soggetto viene rinchiuso e controllato, costantemente guardato e osservato. Si viene guardati per guarire, il soggettivo (una minaccia, lo straniero che ragiona) si deve conformare all’etica della società, come a dire che il pensiero è libero ma solo se si conforma a norme condivise. Il significato della madhouse è chiamare folia ciò che turba e contenerla in uno spazio delimitato facilmente controllabile.

Società e normativa

In una società in cui la norma è più forte della soggettività, la figura del guardiano è sempre presente. Ma non è il guardiano Jemima, ma George Venables che chiede alla società di correggere un comportamento che è uscito dagli schermi che la società stessa si è data.

Jemima

È la carceriera che sorveglia, ma è anche la carcerata, lo specchio di Maria. Si capisce attraverso il suo corpo, nella sua pesantezza e nella prudenza dei suoi gesti, manifestazioni di una misantropia in cui risulta evidente l’autodifesa: proteggere sé stessa dalla malvagità di un mondo che non le ha mai riconosciuto la dignità di individuo. Necessità di sfuggire ad uno sguardo esterno. Jemima sorvegliando sorveglia sé stessa, un monito per ricordare che quella è la punizione per la trasgressione che necessita di controllo e correzione.

Jemima e simbolismo

Jemima “Hunted, beast of prey, outcast of society” rimandano al codice animale. Come un morbo Jemima deve essere isolata e annientata per non infettare gli altri. Rinuncia a comprendere il mondo per mettere a tacere l’eco di un dolore lontano, che la rende impotente, si adegua. La frattura con la società l’ha resa un’estranea.

Simbolo di chi ha sbagliato

Jemima è il simbolo di chi ha sbagliato, di chi è stata abbandonata dalla società, tormentata dal passato e priva di un’origine chiara. Maria invece si affida alla scrittura. Solo con reciproco confronto e disperazione Jemima accoglie la parola dell’altra e si narra ripercorrendo le proprie misfortunes se ne libererà ma trasforma il linguaggio da incentrato su sé stesso a rivolto all’altro.

Dialogo interiore

Il linguaggio si trasforma e trasforma chi decide di narrarsi, il dialogo interiore diventa parola a viva voce. Jemima si apre e narra la propria storia che inizia con la violenza del padre sulla madre, con un’aria di predestinazione di Jemima. Quando i personaggi si raccontano recuperano una dimensione della propria esistenza. Il rapporto reciproco innesca una nuova percezione e conoscenza del limite che li aveva tenuti distanti dalla propria verità interiore, lo scambio dialogico diviene il momento cruciale per riflettere e trovare un punto di equilibrio tra sé e il mondo.

Confronto e salvezza

Attraverso il dialogo Maria e Jemima non sono più oggetti di informazione ma soggetti di comunicazione. La parola loro diventa udibile. Soltanto confrontandosi con Jemima e unendosi alla sua disperazione, Maria comprende la possibilità della salvezza (cioè riunirsi con la figlia da lei allontanata il cui destino le è ignoto). Maria appartiene alla categoria degli anormali per i quali il confinamento è necessario. L’unica possibilità di Maria è la scrittura, la parola: linguaggio come unica via di uscita e di salvezza.

Teatralizzazione della vita

Wollstonecraft costruisce un romanzo con una funzione didascalica: lo spazio è pesante e claustrofobico, Maria ha pensieri ricorrenti e angoscianti, Jemima compie gesti essenziali, freddi e sospettosi. Soltanto la parola e l’integrità del pensiero riescono a creare uno squarcio per dare libertà alla ragione di manifestarsi. La narrazione è aperta verso l’altro, che a sua volta poi agisce dopo un’iniziale immobilità. Jemima è anche quindi l’immagine di un lettore simbolico e ideale disposto ad ascoltare e comprendere.

Rivelazione e libertà

Per Maria poter rivelare la propria interiorità è l’unica possibilità per uscire dal proprio confinamento, dovendo superare diffidenza e sospetto di Jemima. La funzione del linguaggio è persuadere, Maria deve coinvolgere la guardiana nella sua storia “Do you really think me mad?”. Il dolore riporta l’angoscia della protagonista ma riconsegna anche la sua vita alla ragione analitica e alla speranza. Maria è l’emblema di un disequilibrio tra ragione ed emozione che va sanandosi progressivamente. Fuga da uno stato di prostrazione per recuperare sé stessa per recuperare il ruolo di madre impeditole ed essere libera. La storia diventa un momento di condivisione e persuasione e il mezzo per raggiungere la definitiva libertà fisica e morale.

L'errore

Quelli del titolo non sono gli errori oggettivi che un individuo compie, ma l’incapacità di sapere bene interpretare ciò che induce all’errore, le cause che l’hanno determinato. Non è la natura delle donne in quanto tale che determina l’errore, ma il percorso distorto che l'individuo intraprende e su cui fonda saldi comandamenti. Il disequilibrio sociale nasce da una non corretta interpretazione di sé come individuo prevalente o soccombente. La difesa dei diritti delle donne nasce dalla necessità di un’equa riconsiderazione delle parti per rimettere a dimora ogni tassello del mosaico sociale.

Sbalzi sociali

Jemima è vittima della solitudine, dell’abbandono, della sua assenza di senso nel corpo sociale; Maria è vittima della credulity, di una sorta di cecità dettata dall’eccessiva fiducia nella passione e in quel simbolico patriarcale che si esprime nel matrimonio. Ma nella madhouse racconta la propria storia nelle lettere che decide di scrivere per la figlia da lei allontanata dopo 4 mesi dalla nascita. Racconta del despotismo del fratello e del suo desiderio di trovare di trovare nel matrimonio con George Venables una fuga e una strada verso la felicità. Ma venne punita con la leggerezza con cui si punisce un essere privo di significatività. Aver creduto che la propria libertà risiedesse nel matrimonio è stato il suo errore, l’inizio della sua schiavitù: the wrongs of a woman.

Indifferenza e inazione

Nessuno ha salvato Jemima o Maria dalla distruzione, ma c’è stata solo indifferenza e inattività. La donna è abbandonata al suo destino senza possibilità di salvezza, persa e presa in un mondo in cui i conflitti sembrano inesistenti. La storia di Jemima è una vera e propria emigrazione in un altrove rassicurante, al riparo da individui che investigano la sua vita investendola con sguardi malevoli e carichi di pregiudizi. Lei preda non individuo, cerca in sé la distinzione che separa il vivere dal sopravvivere.

Risveglio e fiducia

A Maria spetta il compito di risvegliare Jemima dal sonno in cui la coscienza sembra averla fatta sprofondare, a ridare significato al mondo che l’ha posta ai margini, a fidarsi e ad affidarsi all’altro senza timore. Questo è possibile perché Jemima si è voluta offrire una possibilità, ha voluto lasciare aperto uno spiraglio.

Prigione simbolica

La prigione di Maria è anche simbolica, destinata a chi trasgredisce un contesto simbolico culturale intoccabile. È una prigione che tenta di annullare le facoltà del discernimento. Alla sua parola e ai suoi gesti viene negata l’esistenza. Maria è espressione di un disordine morale e in virtù di esso il suo gesto ribelle non produrrà seguaci, lasciando l’ordine immutato. La madhouse è il luogo che toglie la speranza e annienta ogni risorsa rigeneratrice. Nonostante questo Maria è animata dalla sua capacità di distogliere lo sguardo dal proprio dolore e guardare al di là e riuscire a percepire tutta la fragilità umana in un mondo di rovine e devastazione.

Pensiero e visione

Pensiero e visione si intrecciano: non sono gli oggetti o le azioni a determinare il percorso, ma è il pensiero che li guida.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-LIN/10 Letteratura inglese

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher manuzzo24 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura inglese 2 e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi Gabriele D'Annunzio di Chieti e Pescara o del prof Partenza Paola.
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