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Esame di filosofia del diritto - Le idee politiche nell'età moderna sino a Kant

Il problema dello stato costituzionale moderno

Il problema principale dello stato costituzionale moderno è il limite del potere statale. Lo stato assoluto è l'incarnazione della sovranità, intesa come potere che non riconosce alcun superiore. Lo stato assoluto nasce dalla dissoluzione della società mondiale, dove il diritto proveniva da più fonti di produzione ed era organizzato in diversi ordinamenti giuridici, quindi non esisteva un potere unico. Il potere statale è assoluto in quanto è ora l'unico capace di produrre il diritto, cioè norme che vincolino il popolo. La migliore espressione di stato assoluto si trova nelle opere di Hobbes.

Machiavellismo e stato assoluto

Il machiavellismo (termine usato in senso spregiativo) è la teorizzazione più audace dello stato assoluto, infatti il potere statale è sciolto sia da vincoli giuridici che morali. Il machiavellismo è un'interpretazione del Principe di Machiavelli, che ha scoperto la politica come categoria a sé stante. Machiavelli ci ha insegnato a giudicare le azioni del principe in base al vantaggio che producono allo stato e non per il loro valore morale. Il machiavellismo si concentra nella ragion di stato, perciò può agire in modo diverso da come dovrebbe fare l'individuo nelle stesse circostanze (l'individuo ha degli obblighi che lo stato non ha).

Lo stato moderno liberale e democratico

Lo stato moderno liberale e democratico è nato dalla reazione contro il potere assoluto. Con "costituzionalismo" intendiamo le correnti che lottano contro l'abuso del potere statale e vogliono limitarlo. Ci sono tre teorie che pongono dei rimedi differenti all'abuso del potere statale:

  • Giusnaturalismo; il limite al potere dello stato è dato dal fatto che esiste il diritto naturale, che lo stato deve riconoscere e non può violarlo, ed è proprio di tutti i cittadini. Lo stato che si modella sul riconoscimento dei diritti naturali è lo stato liberale.
  • Teoria della separazione dei poteri; per limitare il potere occorre spezzarlo, cioè che le varie funzioni siano attribuite a organi distinti, in modo che si controllino a vicenda. Nello stato costituzionale i tre poteri sono indipendenti e si controllano reciprocamente.
  • Democrazia o sovranità popolare; il potere non va frenato, ma va distribuito tra tutti i cittadini, poiché il popolo non ne abuserà a danno di sé stesso.

Queste tre dottrine saranno presenti in Kant.

Dottrina moderna dello stato liberale

La dottrina moderna dello stato liberale è connessa alle teorie contrattualistiche, che fondano il potere statale sull'accordo dei membri di una comunità e prendono in considerazione la giustificazione, il fondamento, la legittimità del potere. Ciò che conta è che il potere non deve abusare della propria forza e che i diritti dei cittadini debbano essere garantiti. Le teorie sul fondamento del potere statale si dividono in tre gruppi:

  • Fondamento teologico del potere; il potere deriva da Dio e il potere che il sovrano esercita sugli uomini è una manifestazione del potere che Dio ha sul mondo. Questo è proclamato dai sostenitori della monarchia assoluta e dallo stato democratico. Nell'affermare che il potere deriva da Dio non è sottinteso che esso debba appartenere a un principe piuttosto che al popolo.
  • Fondamento storico del potere; il potere deriva dalla tradizione, infatti determinati eventi storici hanno concentrato in una persona, una classe o un popolo la forza di governare altri uomini.
  • Fondamento volontaristico del potere; il potere deriva da un accordo. Nessuno può esercitare il potere sui suoi simili se questi non abbiano acconsentito. Il fondamento del potere deriva dal libero accordo degli uomini, che hanno deciso di creare lo stato. Hobbes affermava che gli individui, per uscire dallo stato di guerra di lotta di tutti contro tutti, rinunciano volontariamente ai loro diritti a favore del sovrano, che deve ristabilire l'ordine e a cui devono obbedire.

Obbligazione politica e teorie politiche

L'obbligazione politica indica i doveri che il cittadino ha nei confronti dei comandi del sovrano. Le teorie assolutistiche proclamano l'obbedienza, quelle dei limiti del potere la resistenza. In base alla soluzione che si dà all'obbligazione politica si distinguono cinque gruppi di teorie politiche:

  • Teorie che affermano che il comando del sovrano è giusto; si tratta delle teorie sostenute da Hobbes che ritiene che la distinzione tra giusto e ingiusto è possibile solo nello stato civile e non in quello di natura. È giusto ciò che il sovrano comanda e ingiusto ciò che proibisce ma il suddito deve obbedirgli.
  • Teorie che affermano che il comando del sovrano può essere ingiusto, ma bisogna obbedirgli; questa è la teoria di S. Tommaso che dice che il suddito non deve giudicare le azioni del sovrano, ma obbedire. Che il sovrano sbagli è un male ma sarebbe peggio se il suddito si ribellasse, perché si sfocerebbe nell'anarchia.
  • Teorie che ammettono che il comando del sovrano può essere ingiusto, che si può disobbedirgli, ma si deve accettare la punizione per la disubbidienza compiuta; è la "teoria della disubbidienza passiva", sostenuta dai difensori della monarchia assoluta. Ogni norma si divide tra precetto e sanzione. Se il suddito resiste al precetto, deve ubbidire alla sanzione.
  • Teorie che affermano che il comando del sovrano può essere ingiusto, che in caso di ingiustizia si ha il diritto di resistergli e che il diritto di resistenza è un diritto naturale; il potere dello stato è limitato dai diritti naturali, perciò se lo stato vincola i diritti naturali, compie un'azione ingiusta e l'individuo ha il diritto naturale di disobbedire al comando ingiusto.
  • Teorie che affermano che il comando del sovrano può essere ingiusto, che in caso di ingiustizia si ha il diritto di resistergli e che il diritto di resistenza è un diritto positivo; essa vige nello stato di diritto dove gli organi dello stato sono sottoposti al diritto. Per Rousseau il sovrano non può sbagliare, perciò lo stato sarà tanto più perfetto quanto più la sua volontà coinciderà con la volontà generale. Il cittadino non può resistere alla volontà generale perché è come se resistesse a sé stesso.

Il pensiero politico di Kant

Per capire il pensiero politico di Kant ci soffermiamo sui tre momenti più interessanti della lotta per lo stato moderno:

  • Guerre religiose, soprattutto in Francia, e le teorie del tirannicidio;
  • Guerra civile e rivoluzione pacifica in Inghilterra, liberalismo repubblicano, democratismo dei livellatori e teoria dello stato liberale di John Locke;
  • Rivoluzione francese con Montesquieu e Rousseau.

I monarcomachi e la resistenza al tiranno

I monarcomachi sono scrittori politici calvinisti che nel periodo delle guerre religiose affermano il diritto di resistenza contro il tiranno. Teodoro di Beza (discepolo di Calvino) afferma che l'obbedienza al principe è limitata dal fatto che egli non emani nulla contro le leggi divine e umane. Il principe viola i limiti del suo potere nei casi di usurpazione del potere ed esercizio ingiusto di un potere legittimo. Brutus sostiene che il potere nasce dal consenso, in particolare tra: un patto tra popolo, re e Dio e un patto tra re e popolo. Nel caso in cui il sovrano imponga al popolo di violare la legge divina questi può resistergli perché Dio è superiore al sovrano, ma il diritto di resistenza deve essere esercitato da tutto il popolo, non dal singolo individuo.

Quando il re diventa tiranno, il popolo può resistere attraverso i magistrati e può intervenire personalmente solo in caso di usurpazione. Althusius sostiene che l'uomo è un animale sociale che vive in associazioni. Egli è il fondatore della dottrina del doppio contratto, secondo cui per istituire lo stato occorrono due contratti:

  • Uno con cui gli individui decidono di uscire dallo stato di natura e si accordano per una convivenza pacifica;
  • I membri della società mirano ad ottenere la garanzia della vita, attribuendo il potere al sovrano, che può esercitarlo coattivamente. Il potere è del popolo, che lo delega ai governanti.

Il diritto di resistenza può essere esercitato da tutto il popolo, mentre al singolo spetta solo la legittima difesa.

La separazione dei poteri in Inghilterra

L'Inghilterra è stata il primo paese in cui si è attuata la separazione dei poteri e sono state poste le basi dello stato costituzionale moderno. La monarchia inglese non era mai stata assoluta, perciò l'opposizione all'assolutismo degli Stuart fu forte e portò all'affermazione della libertà religiosa e di pensiero. Il diritto del cittadino di resistere all'abuso di potere era un diritto positivo, cioè garantito dall'ordinamento. Perciò il terreno era favorevole alle nuove teorie liberali: liberalismo moderato, democrazia radicale impersonata dai livellatori e sintesi dello stato liberale moderno compiuta da Locke.

I personaggi più importanti di questa corrente sono Milton, Harrington, Sidney:

  • Milton: difende la libertà di stampa, pilastro dello stato liberale.
  • Harrington: sostiene che le forme di governo rispecchiano la struttura economica della società, perciò nella monarchia assoluta il re ha il potere e il possesso di tutto il territorio dello stato, nella monarchia feudale il potere è dei feudatari, nella repubblica la proprietà viene divisa e il potere si estende.
  • Sidney: condanna la tirannia e difende la libertà naturale dell'uomo. Sostiene che il governo migliore sia quello limitato dalla legge e il suo ideale è il governo misto.

Questi scrittori sono contrari allo stato assoluto e si possono definire teorici dello stato liberale ma mai possono dirsi democratici perché considerano la proprietà il fondamento del potere politico.

La teoria democratica e i livellatori

Caratteristica della teoria democratica è l'eguaglianza politica, cioè la partecipazione al potere politico di tutti i cittadini, indipendentemente dal possesso di beni. Coerente a tale pensiero è la corrente dei livellatori, i quali sostenevano che i diritti politici avrebbero dovuto essere estesi a tutti i cittadini. Nel "patto del popolo" si sostiene che il consenso popolare è il fondamento del diritto. In esso è sostenuta l'importanza dell'introduzione del suffragio universale.

Locke e la teoria giusnaturalista

Locke è un giusnaturalista, ma sostiene che lo stato di natura è insufficiente. Gli uomini non sempre si comportano razionalmente e non essendoci alcun potere superiore lo stato di natura si trasforma in uno stato di guerra. Il motivo per cui gli uomini costituiscono lo stato civile è il desiderio di sottoporsi all'autorità per veder garantiti i diritti naturali fondamentali, cioè la vita e la proprietà. Lo stato civile deve fondarsi sul consenso, ciò implica che i poteri dello stato siano limitati e che vengano rispettati i diritti naturali. Conseguenza dell'abuso del potere è il diritto di resistenza, sostenuto da Locke, perché chi commette ingiustizia non è il ribelle ma è l'oppressore. Locke è il ponte dallo stato liberale inglese a quello continentale. Egli ha esposto le linee dello stato liberale aprendo il nuovo periodo che, attraverso Montesquieu, arriverà alla costituzione degli stati americani e alla rivoluzione francese.

La separazione dei poteri secondo Montesquieu

Dall'opera di Montesquieu ci interessa la sua teoria della separazione dei poteri. Secondo lui le tre forme di governo sono:

  • Repubblica; si regge sul principio della virtù
  • Monarchia; si regge sul principio dell'onore
  • Dispotismo; si regge sul principio del timore

In base al fatto che il potere lasci un margine di libertà ai cittadini o li opprima, si distinguono governi tirannici da governi moderati. I governi moderati garantiscono la libertà intesa come libertà negativa, cioè una sfera in cui non intervengono le leggi e a cui i cittadini non rinunciano volentieri.

Il compromesso tra libertà e sicurezza secondo i giusnaturalisti

Per i giusnaturalisti esisteva un'alternativa tra:

  • Stato naturale: in cui vigeva la libertà, ma anche guerra di tutti contro tutti;
  • Stato civile: in cui vigevano pace e sicurezza, ma implicava un'obbedienza fino ad oppressione.

Hobbes aveva optato per lo stato assoluto, ma giusnaturalisti cercavano un compromesso che permettesse di conciliare la libertà dello stato di natura con la sicurezza di quello civile. Rousseau (giusnaturalista) riprende la teoria di Hobbes.

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Scienze giuridiche IUS/20 Filosofia del diritto

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher carla2609 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filosofia del diritto e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Teramo o del prof Bordoni Sadun.
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