Prima lezione di filologia
Introduzione alla filologia
Filologia è un grecismo colto in epoca rinascimentale che acquisisce nelle lingue moderne una gamma di significati diversi. Per esempio, nell'Inghilterra del 700 il termine indica ciò che in Italia si chiama glottologia o/e soprattutto linguistica storica, per quanto riguarda la fonetica e la morfologia. Per gli studi italiani, infatti, l'analisi linguistica è solo un mezzo per lo studio dei testi, mentre è il concetto di ricostruzione ad essere messo in primo piano (certamente funzionale per i testi classici, meno per quelli moderni).
Collegato al concetto di interpretazione è l'ecdotica, ossia la ricostruzione del testo quale l'ha voluto l'ultima intenzione del suo autore: l'interpretazione corretta è quindi quella che l'autore dava al suo testo. Rimane il problema che la maggior parte dei testi risale a individui scomparsi o comunque il cui parere non è attingibile. Le interpretazioni di opere intere o di singoli passi sono quindi molteplici e diverse. Ricorda che un classico è proprio un testo passibile di sempre nuove interpretazioni.
Filologia testuale
Filologia testuale è la tecnica o metodologia della ricostruzione del testo quanto più vicino possibile all'originale, insomma l'ecdotica. È una prassi di ricerca, non lo scopo della filologia. La ricostruzione del testo nella sua forma più adeguata possibile è certamente la fase preliminare del lavoro filologico, ma non ne è il compimento. L'interpretazione è il fine reale della filologia. La fase ecdotica è preliminare all'interpretazione.
Il problema che scaturisce direttamente è quello del livello di affidabilità del testo che viene letto (spesso degrada con il numero di edizioni e di ristampe). Per esempio, la punteggiatura delle edizioni moderne del Canzoniere di Petrarca è quella che gli editori hanno imposto al testo secondo criteri propri, sicuramente non corrispondente a quella del manoscritto, in quanto nel Medioevo l'uso di essa era estremamente sommario o comunque non uguale a quello attuale.
Della Divina Commedia abbiamo solo codici posteriori di almeno un decennio dalla morte di Dante e non possediamo nessun manoscritto. Come possiamo ritenere che questi testi siano affidabili e rispettino la volontà ultima dell'autore? La stessa domanda è da porsi anche nel caso delle opere greche o latine, il cui iato cronologico fra la loro creazione e la data dei loro testimoni più antichi è dell'ordine di alcune centinaia di anni.
La distanza cronologica fra originale e testimoni è un problema, in quanto ogni copia comporta errori, sia errori veri e propri, in genere involontari, sia le innovazioni volute, come la modifica delle forme linguistiche allo scopo di attualizzarle. Per esempio, i celebri poemi omerici giunti fino a noi non sono altro che il frutto di una risistemazione di epoca ellenistica: è quindi scorretto che si lavori su questi testi come se avessimo davanti un'edizione garantita dal controllo dell'autore.
Il testo, quindi, nella sua costituzione, è sempre problematico, anche se in gradi e modi talvolta diversi. Per un'interpretazione che voglia essere quanto più adeguata possibile è indispensabile sapere quali siano le modalità attraverso cui un testo, qualsiasi testo, ci è stato trasmesso.
La storia della tradizione
L'operazione preliminare di ogni lavoro filologico deve essere l'accertamento della storia della tradizione del testo che studiamo, vale a dire la storia di ciò che è accaduto al testo dal momento che l'autore ha iniziato a concepirlo fino a quello in cui è pervenuto fino a noi. Soprattutto in filologia classica, la storia della tradizione di un testo è l'esame di tutti i testimoni a partire dall'originale perduto fino ai più recenti.
In filologia moderna è il travaglio documentato che ha portato dalla prima idea del testo alla sua redazione, cioè quello che si chiama critica genetica. Inoltre, è da ricordare che non sempre è esistito un originale ed a volte ne è esistito più di uno. Solo l'accertamento, nei limiti del possibile, della storia della tradizione ci fornisce le informazioni indispensabili per la ricostruzione e la valutazione del testo che stiamo studiando.
Essa permette anche di affrontare e di risolvere questioni relative alla genesi dei testi per le quali non abbiamo informazioni dirette. La storia della tradizione mette in luce anche un altro aspetto, ovvero quell'insieme di informazioni sulla diffusione e sulla fortuna di un testo e quindi sulla cultura dell'area di diffusione. Si possono così individuare, per esempio, presso chi, quando e come le idee di Copernico trovarono ascolto, fossero esse accettate o respinte.
Constatazioni analoghe si possono fare con i manoscritti. La proporzione tra le copie a suo tempo realizzate e quelle giunte fino a noi è un dato significativo, così come sapere in quali aree esse furono realizzate e a quali persone furono vendute. Diventa così possibile ricostruire la storia del singolo libro, a volte senza lacune, da quando fu prodotto ad oggi. Ciò è importante dal punto di vista del codice, ma la somma di queste informazioni disegna anche un capitolo della storia culturale del tempo e del paese.
La filologia riguarda solo i testi letterari?
La filologia ha origine dallo studio dei testi classici, latini e greci, e della Bibbia; in ambedue i casi si tratta di testi letterari. La specificazione che la filologia riguarderebbe i testi letterari ha avuto come conseguenza, per quanto infondata possa sembrare, la diffusione della formula opposta: che i testi non letterari non abbiano bisogno di cure filologiche.
Questo principio veniva però violato nel caso di testi non letterari di particolare importanza storica, soprattutto perché arcaici, come la cosiddetta fibula praenestina del VII sec a.C o le famose testimonianze campane del X secolo ("Sao ko kelle terre per kelle fini.."). Ne discende che la maggior parte dei testi non letterari è lasciata a studiosi digiuni di preparazione filologica: si fanno edizioni non a caso dette "diplomatiche" per i documenti d'archivio, mentre nel caso di cronache e diari l'imprimatur è dato dall'editore, più attento al significato del testo che alle minuzie formali.
La conclusione non è che una sola: che qualsiasi testo scritto deve essere trattato con i metodi e gli strumenti della filologia, ovviamente volta a volta adattati al tipo di testo e le modalità della sua trasmissione. Non c'è dubbio che Petrarca richiede altra cura che un contratto commerciale del Trecento, ma appunto la cura deve essere diversa ma non inesistente, non può essere riservata al poeta e negata al notaio o mercante.
La filologia si applica solo a testi scritti?
Anche in questo caso tali definizioni sono senza dubbio condizionate dall'origine della filologia come filologia classica. Ma questa limitazione è infondata. Si include nell'esame filologico quei testi orali con caratteristiche letterarie, vale a dire testi che appartengono alla poesia e alla narrativa popolare che vengono trasmessi oralmente.
Per quanto lo studio di questi tipi di testi sia iniziato fin dagli anni del romanticismo, sono stati spesso vittima di inadeguati trattamenti filologici. (Ricorda il caso della baronessa di Carini p 30). La filologia dei testi orali ha bisogno di strumenti non sempre uguali a quelli dei testi scritti.
La filologia genetica
Uno degli aspetti più interessanti della filologia moderna è la cosiddetta critica genetica, cioè la possibilità di studiare quella fase della storia della tradizione che sta a monte del testo definitivo, mentre tradizionalmente l'oggetto del nostro studio riguarda soltanto quello che è
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