LA GLOBALIZZAZIONE ECONOMICA E FINANZIARIA E I SUOI EFFETTI SUL
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SISTEMA ECONOMICO SOCIALE
Significati della globalizzazione
1) Facilità degli scambi di merci e servizi e dei movimenti dei fattori produttivi: ciò è dovuto
alla forte diminuzione dei costi di trasporto aereo e per quanto riguarda la vendita di servizi
allo sviluppo dell’informatica e la comunicazione elettronica.
2) Globalizzazione dei mercati finanziari.
3) Globalizzazione con la rivoluzione informatica (internet, comunicazione elettronica).
La globalizzazione dei mercati riguarda la facilità dei movimenti di capitali, grazie ai processi di
finanziarizzazione dell’economia mondiale e ai moderni sistemi informatici e della comunicazione
controllare, e all’innovazione
elettronica, che rende questi movimenti più rapidi e difficili da
finanziaria che ha creato nuovi strumenti (fondi, derivati, opzioni,…). Tutti contribuiscono
all’espansione incontrollata dei mercati.
Secondo il premio Nobel Tobin non è saggio, prudente e opportuno lasciare una completa libertà, e
bisogna cercare di rallentare l’attività delle multinazionali e questo può essere fatto con la
tassazione dei profitti derivati dai movimenti speculativi di capitali, al fine di scoraggiarle, e
introdurre controlli diretti su tali movimenti attraverso strumenti informatici.
Tutto ciò per evitare destabilizzazioni dei mercati finanziari e sventare probabili azioni terroristiche
sulla borsa.
Globalizzazione e politica economica
La dimensione di tale fenomeno non è maggiore di quelle del XIX secolo. Quasi sempre la
globalizzazione viene paragonata al liberismo economico, ma la globalizzazione, dando luogo alla
creazione di un mercato mondiale unificato, pone dei vincoli molto stretti alle politiche economiche
dei Paesi o addirittura li inibisce completamente, ma ciò può essere smentito, dicendo che i Paesi
non hanno modificato le loro politiche commerciali. Un passo importante è stato la globalizzazione
degli scambi di merci soprattutto tra Paesi industrializzati come l’UE, anche se è ancora tanto
presente il protezionismo in diversi settori e ciò rappresenta qualcosa di diverso da un processo di
unificazione.
Anni 90: evoluzione dell’economia americana e mondiale
Dopo la Guerra Fredda gli Stati Uniti sono l’unica superpotenza e la loro maggiore preoccupazione
e l’instabilità di aree strategicamente importanti. La loro intromissione fa crescere il terrorismo
come strumento di lotta di piccoli stati con gli Stati Uniti e alti Paesi Occidentali, che hanno come
obiettivo il controllo del petrolio e altre materie prime.
Anche nel campo militare gli Stati Uniti sono imbattibili e la Nato cerca di espandersi per realizzare
un controllo politico e militare dei Paesi aderenti e scovare il nemico che col tempo è diventato
difficile da individuare. È una superpotenza anche dal punto di vista economico con quasi la piena
occupazione delle persone e la possibilità di attirare grandi cervelli presso di sé ed aumentare la new
(telefonini, poste elettroniche,…).
economy dell’arretratezza e dei problemi dei Paesi
Incolpare gli Stati Uniti e i Paesi industrializzati in via di
sviluppo è semplicistico oltre che falso. Ci sono molti Paesi come Iran e Iraq o India e Pakistan in
conflitto tra di loro che causano loro i loro mali.
Inoltre il progresso degli anni 90 in comunicazione elettronica e nelle diverse forme, ha
avvantaggiato i Paesi industrializzati perché in essi si sono creati questi prodotti e inoltre perché i
Paesi in via di sviluppo hanno bisogno di case, strade, reti idriche, fognature e non di telefoni o
posta elettronica. EURO E DOLLARO nel contesto della globalizzazione
La globalizzazione degli anni 90, è stata usata come argomento per affermare la necessità, per i
Paesi Europei e per l’Italia in particolare di ridimensionare lo Stato sociale (pensioni, prestazioni
sanitarie) di privatizzare le imprese pubbliche, di rendere più flessibile il lavoro. Queste politiche
accrescono la competitività dell’economia e sono utili in un mondo globalizzato in cui il
protezionismo non è possibile. Stati Uniti, la competitività dell’economia americana e il ruolo
Disavanzo commerciale degli
dei mercati finanziari
Negli Stati Uniti lo Stato sociale è molto limitato ma non per questo il sistema economico è il più
competitivo, con una bilancia commerciale negli ultimi 30 anni sempre in disavanzo.
Nonostante la globalizzazione e il WTO il protezionismo resta elevato ma non riguarda i movimenti
di capitali. Il disavanzo finanziato dall’afflusso di capitali dall’estero sia sotto forma di titoli del
tesoro da acquistare da parte dei non residenti, sia di acquisto azioni di imprese americane. Ciò
avviene per interessi più elevati e per i dividendi elevati.
Il funzionamento attuale dei mercati finanziari americani favorisce la distribuzione di dividendi
elevati e questo insieme all’innovatività e l’espansione della new economy ha determinato questi
afflussi soprattutto nel 2000. Mentre dal 2001 ad oggi tali acquisti per i residenti, in titoli del tesoro
americano sono stati nulli.
Uno dei primi strumenti per combattere il disavanzo fu il protezionismo con i dazi e limitazioni
volontarie delle esportazioni da parte di altri Paesi, poi è stata usata la politica monetaria: interessi
aumentano, più capitali esteri per finanziare il disavanzo (crowding in), infine, la svalutazione del
di cambio: il dollaro si è svalutato del 30% sull’euro, ma nonostante il disavanzo è aumentato.
tasso
Ma questa situazione non dovrebbe dare sfiducia al dollaro? Dal momento che gli Stati Uniti
possono mettere in atto qualsiasi strumento della politica economica, mentre i Paesi europei non
sono in grado di farlo, per questo il dollaro continua ad esercitare il suo ruolo di valuta
internazionale.
Si potrebbe anche cercare di aumentare le esportazioni, ma si è visto che gli Stati Uniti preferiscono
vendere all’interno del Paese invece che esportare. In questa situazione neanche una forte
svalutazione del tasso di cambio del dollaro è in grado di rendere tali prodotti competitivi.
Se esaminiamo il meccanismo di sviluppo dell’economia americana gli ingredienti essenziali sono:
l’enorme spesa pubblica nella ricerca militare, che ha consentito il traboccamento del settore civile
dei prodotti della comunicazione elettronica; il boom dei mercati finanziari, che ha fatto aumentare
l’effetto ricchezza un forte aumento dei consumi,
il valore delle azioni. Ciò ha consentito mediante
finanziato largamente mediante indebitamento. Il basso tasso di risparmio, l’enorme deficit della
sono stati compensati dall’afflusso di capitali esteri attratti dal boom della
bilancia commerciale,
borsa e dei titoli della new economy in particolare, e dai tassi di interesse più elevati da quelli
europei, però potrebbe avvenire in qualsiasi momento la crisi del dollaro e dovrebbe determinare
una fuga di capitali dal dollaro all’euro.
sull’euro potrebbe determinare una forte rivalutazione che la BCE potrebbe
Una grande pressione
contrastare solo immettendo moneta nel sistema economico internazionale. Ma ciò potrebbe esporre
l’area euro a rischi inflazionistici o deflazionistici a causa degli afflussi o deflussi di capitali. Perché
l’euro affianchi il dollaro bisogna che la BCE e i governi accettano che l’area euro abbi un deficit
consistente della bilancia dei pagamenti, però ciò contrasta con i principi dell’UME.
Gli Stati Uniti utilizzano tutti gli strumenti di politica economica in tutte le direzioni, invece, i Paesi
dell’area euro non usano tali strumenti affidandosi a regole automatiche come quelle di Maastricht e
al ruolo di gestore di politiche monetarie della BCE in funzione solo della stabilità dei prezzi. Tutto
ciò fa capire la potenza del dollaro. Bisognerebbe che l’UME utilizzi tali strumenti anche per
conseguire lo sviluppo, l’occupazione, una distribuzione equilibrata del reddito.
sull’economia degli
CRESCITA ECONOMICA E DISAVANZO ESTERO: alcune riflessioni
Stati Uniti
L’evoluzione delle principali grandezze macroeconomiche e del disavanzo commerciale degli
Stati Uniti dagli anni Settanta ad oggi
degli Stati Uniti
L’economia è un vero e proprio enigma.
Se consideriamo l’evoluzione dell’economia americana dagli inizi degli anni Settanta del secolo
scorso ad oggi, rileviamo che le principali grandezze macroeconomiche (il pil, la produttività del
lavoro, gli investimenti, l’inflazione) hanno avuto evoluzioni diverse. Una grandezza però ha
lo sviluppo dell’economia americana in tutti questi anni: il disavanzo della
caratterizzato sempre
bilancia commerciale. È vero che il disavanzo commerciale in alcuni anni è stato più basso e in altri
più alto, però non si è mai trasformato in pareggio (l’unica eccezione è l’anno 1991).
Dal 1999 al 2004, mentre il tasso di crescita del pil e della produttività del lavoro mostrano un
andamento variabile, il disavanzo della bilancia delle partite correnti in percentuale del pil cresce
costantemente tranne la lieve diminuzione nel 2001, che è un anno di recessione.
È interessante considerare l’evoluzione del deficit pubblico americano in percentuale del pil, con
riferimento alla teoria del twin deficit (disavanzi gemelli o doppio disavanzo), secondo cui il
disavanzo pubblico sarebbe la causa principale del disavanzo corrente della bilancia dei pagamenti.
Anche la teoria del doppio disavanzo appare poco convincente.
Gli Stati Uniti vivono al di sopra dei propri mezzi e continuano ad indebitarsi con il resto del mondo
a ritmi sempre più elevati.
Gli Stati Uniti spendono molto più di quanto producono. Ciò significa che vi è un eccesso di
importazioni sulle esportazioni.
Nel 1987 il deficit raggiunse un picco del 3,4% come quota del pil e, dopo una forte svalutazione
del dollaro, che stimolò le esportazioni e compresse le importazioni, si ridusse quasi a 0. Ma subito
dopo, dal 1988, il deficit ha preso ad aumentare. La forte svalutazione del dollaro, che si è verificata
a patire dal 2002, non ha corretto per nulla il disavanzo corrente, che ha continuato ad aumentare
costantemente anno per anno.
I disavanzi commerciali sono sempre uguali alla differenza tra il risparmio nazionale e gli
investimenti. I deficit sono la conseguenza di un aumento eccessivo degli investimenti o di una
diminuzione del risparmio. Il Governo, quando aumenta in maniera eccessiva la spesa pubblica e/o
diminuisce le imposte, genera un disavanzo fiscale, cioè un disavanzo pubblico, che stimola i
consumi e/o gli investimenti a seconda delle specifiche misure di politica fiscale adottate: stimola in
ogni caso la domanda interna, e ciò fa crescere il deficit commerciale.
Le svalutazioni del dollaro, che si sono verificate nel tempo, non sono mai riuscite ad eliminare il
deficit commerciale e negli anni sono risultate uno strumento sempre meno efficace nel ridurlo.
L’esperienza opposta della crescita trainata dalle esportazioni
In altre situazioni storiche vi sono state le esperi
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