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La microeconomia

La microeconomia si occupa di studiare il comportamento dei singoli individui, ovvero quali sono gli obiettivi che vuole raggiungere un individuo, quali sono i vincoli ai quali un individuo deve rispondere, e il comportamento delle singole imprese.

Obiettivi del consumatore

È opportuno individuare prima il comportamento del consumatore, ipotizzando che esista un consumatore rappresentativo e che quindi i consumatori si comportino tutti quanti nello stesso modo. Diremo che il consumatore ha un obiettivo, ovvero quello di consumare i beni in modo da ottenere la massima soddisfazione possibile, di massimizzare l'utilità che ricava dal consumo dei beni. In questo suo tentativo di massimizzare il benessere dal consumo dei beni, il consumatore deve tener conto del reddito che ha a disposizione, quindi dovrà scegliere la combinazione ottima di beni di consumo ai quali può accedere tenendo conto del reddito che ha a disposizione.

Obiettivi delle imprese

Le imprese, invece, hanno due obiettivi:

  • Massimizzare la produzione, produrre la quantità maggiore di output/prodotto, tenendo conto però che per produrre un certo numero di produzione devono impiegare dei fattori produttivi; capitale e lavoro hanno un costo, quindi l’impresa deve capire quale sia la combinazione migliore tra fattori produttivi che ha a disposizione, tale da consentire ad avere il più alto livello di produzione;
  • Minimizzazione del costo di produzione, l’impresa si chiede quale sia la migliore combinazione dei fattori capitale e lavoro, che consente di ottenere quel prodotto al minor costo possibile.

Parliamo quindi di problemi di ottimo: l'ottimizzazione del consumatore, quindi ottimizzare l'utilità dal consumo di beni, l'ottimizzazione dell'impresa, che riguarda la massimizzazione dell'output o la minimizzazione del costo di produzione necessario da conseguire un certo dato livello di produzione. Il massimo e il minimo delle funzioni le troviamo tramite il grafico, bisogna calcolare la derivata prima della funzione ed eguagliarla a zero, così da avere un punto di massima e un punto di minima.

Lo studio dei mercati

Una volta studiati i consumatori e le imprese, potremo studiare i mercati. Vedremo il mercato dei beni, dove incontreremo la domanda di beni (fatta dai consumatori) e l’offerta di beni (fatta dalle imprese). Parleremo anche del mercato del lavoro, poiché il fattore lavoro è un fattore di produzione molto importante, qui si incontra la domanda di lavoro (fatta dall’impresa) e l’offerta di lavoro (fatta dai lavoratori che offrono il loro tempo).

Parleremo delle forme di organizzazione dei mercati, la forma più semplice che studieremo è il mercato di concorrenza perfetta. Ne troveremo altre tra cui una forma organizzativa radicalmente opposta a quest’ultima ovvero il mercato di monopolio e poi delle forme organizzative intermedie tra la concorrenza perfetta e il monopolio, ovvero le forme di mercato imperfette come ad esempio l’oligopolio.

Macroeconomia e approcci economici

Ci sono poi altre discipline economiche come la macroeconomia, che invece studia il comportamento non più dei singoli, ma di aggregazioni di singoli come paesi o nazioni. Studia in particolare la variazione di alcune variabili, es. variazione PIL o da cosa dipenda la disoccupazione o variazione del tasso di cambio.

Un’altra differenza che si deve fare parlando di economia è sapere se si adotta un approccio normativo oppure un approccio positivo. Con l’approccio normativo, l’interesse è nel capire cosa deve o dovrebbe fare un individuo; con l’approccio positivo l’interesse è chiedersi quali sono le conseguenze di politica economica o alcuni assetti istituzionali, che possono avere alcune scelte.

Esempio: In ambito di area marina protetta, c’è un approccio normativo al problema dell’area marina protetta in base al quale si propende all’adozione di un’area marina protetta perché si tutela l’ambiente, si tutela la popolazione ittica di una zona. L’approccio positivo sarebbe invece chiedersi se adottassi un’area marina protetta come potrebbe cambiare l’economia dove io istituisco l’area marina protetta; ne possono per esempio risentire il turismo nautico ma può sviluppare forme di turismo diverse, es. turismo subacqueo.

Concetto di scarsità

In microeconomia si studiano le decisioni assunte dai singoli consumatori e dalle singole imprese in situazioni di scarsità, ovvero l’esistenza di risorse scarse. Una persona è ricca se dispone in abbondanza di mezzi per soddisfare i suoi bisogni, le risorse però sono scarse. Scarsità è una parola chiave della scienza economica, una risorsa è scarsa quando è desiderata, ma non è disponibile in quantità sufficiente rispetto al fabbisogno. Se una risorsa è scarsa allora ha un senso appropriarsene, poiché parliamo di un bene economico. Chi non dispone tale bene è disposto a pagare per averlo e a sua volta chi lo possiede e non intende utilizzarlo è disposto a cederlo contro un pagamento detto prezzo. Può essere comprato e venduto tutto ciò che è scarso. Se una risorsa è scarsa può avere senso produrla. La produzione consiste nel combinare materiali e forze per ottenere altri beni economici.

Esempio: Il denaro, il tempo, la salute.

Approccio costi-benefici

Quando l’economia studia come gli individui assumono decisioni in casi di scarsità, acquisiscono un’analisi dei costi e dei benefici, cioè per ogni attività economica che devono effettuare cercano di comparare il beneficio, che possono ricavare da una determinata attività, con il costo da sopportare per svolgere quella determinata attività. Per ogni attività vanno confrontati i benefici con i costi.

B(x), beneficio dell’attività

C(x), costo dell’attività

Se B(x) > C(x), allora si sceglie x; Se B(x) < C(x), allora x non viene scelta.

B(x) è il prezzo massimo che noi saremo disposti a pagare per fare una certa attività.

C(x) è il valore di tutte le risorse, di tutte le altre attività a cui noi dovremmo rinunciare se decidessimo di compiere una certa attività.

Quattro errori comuni

Quando facciamo questa analisi in genere incorriamo in alcuni errori:

  • Ignorare i costi opportunità, ovvero quei costi impliciti non evidenti, che però dobbiamo sopportare se effettuiamo alcune scelte. Es. se uno va al mare implicitamente rinuncia a lavorare e rinunciando a lavorare rinuncia allo stipendio che potrebbe percepire, in questo caso i costi espliciti sarebbero inferiori al beneficio, ma bisogna considerare comunque i costi opportunità non espliciti.
  • Considerare i costi non recuperabili (sunk cost), ovvero costi che dobbiamo sostenere sia se dobbiamo svolgere una certa attività sia se non si svolge, vanno ignorati. Es. andare a mare con la macchina, perché è l’unico mezzo di trasporto a disposizione, e si considerano i costi legati al trasporto, costi diretti espliciti quali il costo della benzina, o il pedaggio, i costi irrecuperabili ancora possono essere es. costi del bollo della macchina, dell’assicurazione, tutti questi costi non vanno considerati.
  • Misurare i costi e i benefici in termini percentuali piuttosto che assoluti, il confronto tra percentuali non è un modo efficace di valutare il processo decisionale. Es. la radiosveglia in termini percentuali avrei un risparmio in percentuali maggiori rispetto ad un televisore, ma è sbagliato considerare le percentuali, quindi il valore relativo, dei benefici e dei costi, devono essere valori assoluti.
  • Non comprendere la distinzione medio/marginale, es. devo capire qual è il beneficio di consumare un’ora in più al mare o un trancio di pizza in più considerando il costo marginale. Il costo marginale è il costo associato al consumo di una unità addizionale di un bene o di una determinata attività. Il beneficio marginale è quello che viene associato al consumo di una attività addizionale di un bene, quindi quello che pago in più consumando in più. Il costo medio è il rapporto costo complessivo dell’attività e il costo delle attività effettuate. Il beneficio medio è il rapporto beneficio complessivo di una attività e il numero delle unità effettuate. Per decidere se stare un’ora in più a mare devo confrontare il beneficio marginale con il costo marginale. Quindi l’errore è confrontare i valori medi piuttosto che i valori marginali.

La regola del calcolo costo – benefici ci dice di incrementare il livello di un’attività x finché il suo Beneficio Marginale > Costo Marginale. Spesso le persone non applicano correttamente questa regola di analisi poiché considerano il confronto tra Beneficio Medio e Costo Medio, invece che quello tra Beneficio Marginale e Costo Marginale. Il beneficio marginale misura l’incremento nel beneficio totale al seguito dell’utilizzo di una unità in più. Es. il beneficio totale di mettere a mare 1 barca è 300, con 2 il beneficio totale è 480, quindi il beneficio marginale tra le due è 180, con 3 barche il beneficio totale è 600, quindi il beneficio marginale è 120.

Il beneficio marginale va confrontato con il costo marginale che è di 100. Il beneficio marginale è decrescente, se aumento il numero di barche, il beneficio totale aumenta ma diminuiscono gli incrementi nel beneficio marginale, mentre il costo marginale è costante, è sempre lo stesso se io aumento di una unità. Rappresentato in grafico, il costo marginale è parallelo all’asse delle x, beneficio marginale ha un’inclinazione negativa, è una curva decrescente.

La mano invisibile

Secondo Adam Smith, una mano invisibile guiderebbe tutti gli individui i quali, nel perseguire i loro interessi individuali, consentono anche il contemporaneo raggiungimento dell’interesse collettivo, quale l’equilibrio di mercato. Nel mondo da lui descritto, i soggetti entrano in relazione economica solo attraverso lo scambio di beni. Per lui il sistema semplice e ovvio della libertà naturale porta ad un risultato sorprendente e desiderabile: l’interagire di soggetti egoisti, motivati dall’interesse personale, risulta guidato da una mano invisibile, e provoca l’effetto di rendere massima la ricchezza della società nel complesso.

Così facendo realizzano un fine che non rientra nelle loro intenzioni: portare l'intero sistema economico al cosiddetto equilibrio economico generale, dato dalla prevalenza di una concorrenza perfetta, aumentando il benessere generale. <>, secondo Smith l’efficacia della sua teoria è realizzabile solo con l’assenza di interventi esterni, quali lo Stato. Alcuni economisti si oppongono a questa teoria, riconoscendo nel mercato un meccanismo autosufficiente e ottimale, dubitando dell’esistenza di una mano invisibile e della sua efficacia. Tra questi troviamo John Maynard Keynes, che sostiene che una simile situazione di concorrenza perfetta può crearsi solo con un'effettiva "perfetta conoscenza" di tutti i parametri, l’assenza di questa creerebbe forti squilibri di mercato, risolvibili solo grazie ad interventi esterni.

Relazioni tra variabili

L’analisi economica richiede spesso di capire in che modo le variabili economiche si relazionino tra di loro. La descrizione del mercato è data dalle relazioni delle variabili quali la domanda e l’offerta di un bene, che può essere esplicitata attraverso un grafico, attraverso tabelle oppure attraverso funzioni algebriche (equazione di una retta). La relazione tra la domanda e l’offerta è inversa, se il prezzo diminuisce aumenta la quantità domandata e venduta e viceversa.

Esempio: Nella tabella possiamo vedere che ogni coppia di prezzo e quantità corrisponde ad una lettera, ogni lettera rappresentata nel grafico ci dà una retta unificando i punti da cui sono formate.

Questa retta ci dice che se il prezzo per litro delle vernici è 0, la massima quantità venduta è 8, mentre se il prezzo per litro delle vernici fosse 16 allora non si venderebbe per niente vernici, la quantità sarebbe pari a 0. Quindi questa retta rappresenta tutte le coppie di prezzo e quantità venduta di vernici e ci mostra la sua inclinazione negativa, che se il prezzo aumenta allora si riduce la quantità venduta, mentre se il prezzo diminuisce la quantità venduta aumenta. Questa retta ha intercette, che hanno un significato particolare, l’intercetta sull’asse orizzontale ci dice qual è la quantità massima del bene che si può vendere se il prezzo è uguale a zero, mentre l’intercetta sull’asse verticale dove rappresentiamo il prezzo, misura la quantità venduta quando il prezzo è massimo (quando il prezzo è massimo 16 la quantità venduta è 0).

Questa relazione può avere anche espressione algebrica, la cosiddetta equazione di domanda può essere in:

  • Forma implicita, in cui la quantità è funzione del prezzo Q=f(P)
  • Forma esplicita, in cui la quantità domandata è espressa in funzione del prezzo Q = a – b*P

La quantità domandata è data da una costante (intercetta sull’asse delle ascisse, a) e da una variabile (prezzo, moltiplicato per b, l’inverso del coefficiente angolare). L’intercetta sull’asse orizzontale ci indica il livello di consumo che si avrebbe nel caso in cui il prezzo fosse zero. Nel nostro esempio Q=8-0.5*P. Se l’intercetta P=8 allora Q = 8 - 0.5*8 = 4. Quindi se P=8, Q=4. Per convezione però, la variabile che rappresentiamo sull’asse verticale si deve trovare a sinistra, mentre la variabile che rappresentiamo sull’asse orizzontale si deve trovare a destra del segno di uguale.

Quindi abbiamo bisogno dell’equazione di domanda inversa, in cui il prezzo è espresso in funzione della quantità domandata: P = c – d*Q. Il prezzo è dato da una costante (intercetta sull’asse delle ordinate, c) e da una variabile (quantità).

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/01 Economia politica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ludo.x di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Microeconomia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Napoli - Parthenope o del prof Marselli Riccardo.
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