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Riassunto esame Diritto penale 2, prof Longobardo, libro consigliato Introduzione alla parte speciale del diritto penale, Pulitan Appunti scolastici Premium

Riassunto completo, basato su uno studio autonomo del testo consigliato dal docente. Approfondimento di parte speciale Introduzione alla parte speciale del diritto penale, Pulitan, dell'università degli Studi del Sannio - Unisannio, facoltà di Giurisprudenza, Corso di laurea magistrale in giurisprudenza.

Esame di Diritto penale docente Prof. C. Longobardo

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Diritto penale 2 - Parte speciale

è stato eliminato il vilipendio della religione cattolica). Inoltre, quanto alla tutela della libertà di

religione e di culto, possiamo dire che anche la libertà religiosa è una libertà laica.

Incidono indirettamente sulla religione le questioni eticamente sensibili (bioetica): sono soprattutto

questi problemi a chiamare in caso l’apertura pluralistica della società e degli ordinamenti liberali.

I discorso sulla bioetica interessando diverse concezioni etiche che dialogo e si confrontano fra di

loro; il diritto penale deve porre rimedio solo ad eventuali problemi di disciplina, che arrivano a

soluzioni irragionevoli, ma non andare a dirimere le controversie.

5.Multiculturalismo e diritto penale

Oltre la diversità di religione, altro problema è quello del multiculturalismo.

In società aperte e globalizzate, dove convivono uomini di diverse cultura, sono inevitabili problemi

di convivenza e possibili conflitti. Anche in questo la soluzione deriva dal principio di laicità.

L’attenzione dei penalisti è volta soprattutto ai problemi di trattamento di persone appartenenti a

culture diverse, che hanno commesso fatti costituenti reato secondo il nostro diritto, ma dalla loro

cultura valutati diversamente (es. mutilazioni genitali femminili).

Sarebbe sicuramente contraddittorio negare uguale dignità e bisogno di tutela agli appartenenti a

culture diverse. E da qui il principio generale: si deve rispettare la dignità di tutti a prescindere dalla

cultura di ognuno, ma non si possono legittimare comportamenti che in nome di una cultura

contrastino con i diritti fondamentali dell’uomo.

6.Tutela penale di sentimenti?

Ci si chiede se una tutela di sentimenti possa trovare legittimazione nei principi di un diritto penale

dei beni giuridici.

Sicuramente non ci dobbiamo riferire ai meri sentimenti, anche se ci sono ambiti che hanno

autonoma rilevanza perché hanno a che fare con l’egual rispetto di tutti gli uomini.

Come sappiamo essere titolari di diritti è condizione necessaria, ma non sufficiente dell’essere

rispettati come persona.

Partendo da questo presupposto, il diritto non può dare positivo riconoscimento, ma al massimo

può vietare atti positivi di disconoscimento, cioè atti di lesione del rispetto dovuto a tutti gli uomini

in quanto tali. In questa ottica si pone la tutela dell’onore, del pudore, ecc.

Ecco perché, come oggetto legittimo di tutela, non dobbiamo pensare ai meri sentimenti, ma la

dignità di tutti gli uomini.

7.Sicurezza securitaria e sicurezza dei diritti

Si può parlare di diritto alla sicurezza?

Innanzitutto, la sicurezza assumere rilievo, in un certo senso strumentale, per la protezione di

alcuni beni, soprattutto i diritti fondamentali.

L’art 3 della Dichiarazione dei diritti dell’uomo prevede che ogni individuo ha diritto alla vita, alla

libertà e alla sicurezza della propria persona (in questo caso: sicurezza della vita e dell’integrità

fisica, sicurezza delle libertà).

Libertà e sicurezza pongono problemi diversi.

I diritti fondamentali sono diritti di libertà dalla coercizione statuale, quindi libertà negativa, che

viene garantita dai principi dello Stato di diritto; al contrario, la sicurezza è intesa come sicurezza

da aggressioni illecite, ed ha bisogno di interventi attivi che promuovano la sicurezza nei fatti.

Il problema della sicurezza dei diritti fondamentali si pone su una duplice esigenza:

Diritto penale 2 - Parte speciale

- da un lato, il compito di tutela attraverso l’intervento dell’autorità;

- dall’altro, pretese di libertà.

In tale contesto, il problema della sicurezza dei diritti si pone nella duplice dimensione: non solo

come problema di sicurezza attraverso il diritto penale (sicurezza securitaria), ma anche come

come sicurezza nei confronti di questo stesso strumenti, che può mettere in pericolo i beni giuridici

(sicurezza liberale).

Il diritto penale, infatti, è sicuramente uno strumento che permettere a tutte le persone di

rispondere le une delle altre della propria condotta (attuazione del principio di responsabilità), ma

allo stesso tempo non sono mancati interventi completamente contrari ai diritti fondamentali

dell’uomo (pena di morte, trattamenti inumani) e, quindi, la costituzione si pone l’obiettivo di

garantire tutte quelle condizioni minime che il diritto penale deve rispettare.

La sicurezza si può considerare un bene giuridico, autonomo oggetto di tutela penale? La

sicurezza indica un bisogno di tutela anticipata di interessi finali, tramite interventi che devono

prevenire l’insorgere di situazioni di pericolo. L’interesse finale che chiede sicurezza può essere un

bene giuridico di qualsiasi tipo; mentre, il pericolo di fronte al quale si pone un problema di

sicurezza può derivare dalle fonti più diverse.

L’idea di sicurezza come anticipazione di tutela è quella della sicurezza securitaria, quindi giustifica

l’espiazione del campo d’intervento del diritto penale; l’idea liberale della sicurezza dei diritti,

invece, va a limitare dell’intervento penale, tutelando quelle libertà individuali che hanno bisogno di

protezione dal diritto penale stesso.

L’affermazione delle garanzie liberali è frutto di una lenta e faticosa conquista (basti penare ai

totalitarismi), e il diritto penale, secondo l’idea originaria, si è posto proprio come custode dei diritti

dell’uomo oramai conquistati.

Tale strumento ha spesso travalicato i limiti, abusando della sua posizione e arrivando a risultati

aberranti che hanno addirittura violati i principi fondamentali dell’uomo sanciti dalla Costituzione.

Quindi, sono i limiti del penale, e non i suoi contenuti, a darci la sicurezza del nostro status di

uomini liberi.

In ogni caso, le democrazie liberale rimangono gli uni tipi di ordinamento che danno garanzia

formale ai diritti, alle libertà e alla dignità delle persone.

Diritto penale 2 - Parte speciale

Capitolo 3

Classificazione dei reati

Per classificare i delitti viene in rilievo, innanzitutto, il bene giuridico come categoria, cioè come

punto di riferimento di un insieme di norme penali.

I beni giuridici si classificano in diversi livelli di specificano e a ciò corrispondono le diverse

partizioni del codice (es. il titolo dei delitti contro la persona è suddiviso in diversi capi che fanno

riferimento ai vari diritti della persona, coma la vita, la libertà, l’onore, ecc.).

Non solo, ma esistono diverse partizioni, infatti la suddivisione in capi viene fatta secondo diversi

criteri: in relazione alle modalità di condotta, all’oggetto materiale o al soggetto attivo.

Gli interessi, che sono l’oggetto delle singole norme penali, non si desumono da tale partizione, ma

dal contenuto obiettivo della fattispecie.

Il Pulitanò fa l’esempio dei reati plurioffensivi, a tutela di una pluralità di interessi: il sistema penale,

infatti, è posto a tutela di vari interessi collegati fra loro, caratterizzata da eventi che sono offensivi

per più interessi e da modalità di condotta idonei ad offendere una pluralità di interessi (come la

minaccia alla persona e la violenza).

Da ciò l’esigenza di realizzare fattispecie di reato caratterizzate da una plurima direzione lesiva.

1.Interessi strumentali

Si parla di interessi strumentali facendo riferimento a:

- ordine pubblico, potrebbe costituire pericolo per gli interessi che potrebbero essere offesi

dall’attività criminosa dell’associazione o dal reati commesso sotto istigazione;

- fede pubblica, potrebbe costituire pericolo per gli interessi che potrebbero essere pregiudicati

dall’atto falso (delitti di falso);

- incolumità pubblica, potrebbe costituire pericolo per la sicurezza dei consociati;

- sicurezza, che fa riferimento a quegli interessi che devono essere tutelati in modo anticipato, per

prevenire situazioni di pericolo.

Ricostituire la parte speciale come sistema vuol dire cercare nessi logici e funzionali fra le norme

del sistema (es. interessi strumentali e interessi finali; fattispecie plurioffensive, che riguardano più

interessi che devono essere tutelati).

2.La pubblicizzazione degli oggetti di tutela

Si parla di pubblicizzazione degli oggetti di tutele per intendere la preferenza per le etichette che

esprimono la dimensione pubblicistica.

Questo deriva soprattutto dalla sistemazione del codice Rocco, espressione di un’ideologia

statalista (tipica del fascismo), perché mette al primo posto i reati contro lo Stato (e, in generale,

tutto ciò che è pubblico) e solo dopo i reati contro la persona.

Logica che, come sappiamo, collide con l’attuale impianto Costituzionale, che vuole la tutela della

persona prima di qualunque cosa.

Non dobbiamo farci ingannare dalla sistemazione, infatti secondo alcuni autori questa è

assolutamente irrilevante, ma ciò che conta è individuare gli oggetti di tutela in base all’effettiva

direzione offensiva dei fatti tipizzata dalla norma.

3.La questione delle oggettività giuridiche specifiche

Diritto penale 2 - Parte speciale

La classificazione dei reati è stata fatta in relazione all’interesse leso, infatti si parla di oggetto

specifico, diversa da reato a reato, per indicare la funzione della singola norma incriminatrice nel

sistema penale.

Se accogliamo la concezione critica di bene giuridico, ossia un bene che preesiste alla

formulazione della norma, sembra assurdo affermare che ad ogni fattispecie legale corrisponda un

bene diverso.

Secondo Pulitanò ciò che cambia non è l’oggetto di tutela (che rimane sempre il bene giuridico),

ma le modalità di tutela (a seconda delle diverse modalità di offesa o delle diverse soglie

d’intervento).

4.L’interesse dello Stato come oggetto generico di qualsiasi reato?

Parte della dottrina definisce come oggetto giuridico generale di ogni reato l’ordine giuridico statale

o, come oggetto sostanziale generico, l’interesse dello Stato ad assicurare le condizioni per una

migliore convivenza.

Il singolo soggetto offeso è solamente l’esponente concreto di tutti gli individui che possono e

potranno subire le stesse aggressioni.

In realtà, parlare di interesse dello Stato come oggetto giuridico generale, quindi considerare a

priori che dietro ogni fattispecie di reato corrisponda un interesse pubblico, è espressione delle

ideologie stataliste.

Questa concezione è fonte di molti dubbi e, per Pulitanò, è assolutamente inutile.

Diritto penale 2 - Parte speciale

Capitolo 4

Tecniche di tipizzazione nella parte speciale

Quando il legislatore costruisce la fattispecie, deve tenere rispettare una serie di regole.

La modalità di tipizzazione di un fatto è importantissima e la teoria generale del reato ci dà una

serie di indicazioni sulle tecniche di tipizzazione del fatto.

Un fatto di reato può essere tipizzato a seconda di vari livelli.

Reato di evento: reato con evento in senso naturalistico; quando viene posto in essere comporta

una modificazione nel mondo della realtà esterna (es. omicidio).

Reato di mera condotta: reato senza evento in senso naturalistico. Il fatto si configura come

violazione del precetto senza aversi una modificazione nel mondo della realtà esterna.

Secondo altra parte della dottrina, tutti i reati sono reati d’evento; tale dottrina, però, distingue:

- Reati con evento in senso naturalistico;

- Reati con evento in senso giuridico: reati di mera condotta. Anche in questi c'è un evento, ma

un evento giuridico (cioè lesione dell’interesse protetto dalla norma).

Reato di azione: si caratterizzando per un facere, una condotta positiva.

Reato di omissione: si caratterizzano per un non facere, una condotta negativa.

Reato comune: può essere posto in essere da chiunque (es. appropriazione indebita)

Reato proprio: posto in essere da un soggetto qualificato (es. peculato)

Delitti di mania propria, cioè fatti che astrattamente possono essere posti in essere da chiunque,

ma concretamente possono essere commessi solo da un soggetto che rivesta una determinata

qualifica (es. falsa testimonianza).

Reato di danno: effettiva lesione del bene giuridico (es. omicidio)

Reati di pericolo: mera messa in pericolo del bene

1.Elementi descrittivi e normativi

Le tecniche che il legislatore ha a disposizione per descrivere un fatto sono diverse, come:

- Tecnica di normazione descrittiva

- Tecnica di normazione sintetica

Nel redigere la fattispecie, il legislatore può utilizzare elementi descrittivi, quando fa riferimento a

dati di fatto esistenti nella realtà, che preesistono alla formulazione della norma (es. nell’omicidio:

"la morte di un uomo"), o elementi normativi, quando si riferisce a dei dati la cui qualificazione

dipende da un'altra norma penale o extrapenale (es. atti osceni in luogo pubblico, buon costume).

2.Il principio di offensività: i reati di danno e di pericolo

Principio di offensività: c’è il reato se c'è offesa; offesa nel senso di: effettiva lesione del bene

giuridico tutelato o messa in pericolo.

Accanto a quello di frammentarietà, il principio di offensività costruisce il fondamento della parte

speciale.

Non esiste una norma che lo positivizza, ma la dottrina si è sforzata di individuare un referente

normativo: secondo alcuni è art 27 comma 1 e 3 Cost., ma anche nell’art 25 comma 2; ma,

secondo altri nell’art 13. Diritto penale 2 - Parte speciale

A livello di codice, invece, il referente normativo è l’art 49 comma 2, ossia il reato impossibile

(impossibile perché non vi é offesa).

Concezione realistica del reato: se siamo di fronte un fatto inoffensivo vuol dire che siamo di

fronte un fatto non tipico. E, addirittura, l’inoffensività viene considerata come una causa di

esclusione del fatto tipico (come caso fortuito, forza maggiore e costringimento fisico).

Concezione non realistica: non è così, perché anche di fronte un fatto inoffensivo si può arrivare

alla punibilità del soggetto, perché questa pare della dottrina sono concepite anche le norme mera

disobbedienza.

Dal principio di offensività distinguiamo i reati di danno e i reati di pericolo.

Reato di pericolo: il legislatore interviene in forma anticipata. Questo perché ci sono dei beni

giuridici di rilevanza primaria che hanno bisogno di essere tutelati anche solo se vengono messi in

pericolo (es. strage).

Anche nel diritto tentato vi é un'anticipazione della tutela penale (es. a tutela del patrimonio si va

a punire il soggetto anche quando tenta il furto), ma non si tratta di reato di pericolo: mentre i reati

di pericolo sono reati consumati, cioè fattispecie già costruite dalla parte speciale (già positivizzati

in base alla mera messa in pericolo del bene), il reato tentato non é reato consumato, che deriva

dall’unificazione della norma di parte speciale con l’art 56 c.p.

I reati di pericolo si distinguono in 4 categorie:

- di pericolo concreto (es. strage): quando il pericolo è visto come l'evento che scaturisce dalla

condotta del soggetto. È concreto perché il pericolo è la conseguenza degli atti posti in essere

dal soggetto, quindi il giudice di volta in volta è tenuto ad accertare il pericolo (attraverso la

prognosi postuma).

- di pericolo astratto (es. incendio): la messa in pericolo del bene già è presunta dal legislatore.

Si tratta di una presunzione legale, quindi non c'è bisogno di accertamento del pericolo da

parte del giudice.

- di pericolo presunto: anche in questo caso vi é una presunzione legale di pericolo (es.

detenzione di materiale esplosivo), con la differenza che non è ammessa la prova contraria,

come nei reati di pericolo astratto.

- di pericolo astratto-concreto

Problema di legittimità dell’anticipazione della tutela penale: è vero che abbiamo dei beni

giuridici che meritano una tal protezione da intervenire con lo strumento penale in via anticipata,

ma soprattutto la categoria dei reati di pericolo presunto pone diversi problemi di legittimazione

costituzionale.

Secondo parte della dottrina, gli unici reati che devono essere mantenuti, in questo senso, sono

quelli di pericolo concreto, perché vi é un accertamento concreto da parte del giudice e, seppur vi

é una anticipazione della tutela penale, quest'anticipazione é giustificata perché comunque si va a

verificare se effettivamente il pericolo si é realizzato.

Nei reati di pericolo astratto e presunto, invece, non vi é questo accertamento, quindi la dottrina

propende per una loro eliminazione, dato che questi comporterebbero un'ulteriore anticipazione

della tutela penale (alla luce del principio di extrema ratio e di sussidiarietà andremmo a

privilegiare altri strumenti, ugualmente efficaci, al posto dello strumento penale).

Infatti, laddove anticipiamo eccessivamente la tutela penale si rischia di punire fatti inoffensivi.

Diritto penale 2 - Parte speciale

Parte della dottrina, per salvare la categoria di reati di pericolo astratto, ha creato reati di pericolo

astratto-concreto, dove, anche se non andiamo ad accertare il pericolo inteso quale

conseguenza della condotta, occorre andare ad accertare la pericolosità della condotta.

Quindi, il problema di legittimità costituzionale si pone soprattutto per i reati di pericolo presunto

(anche perché, secondo alcuni, si tratta di reati di mera disobbedienza e, poiché il nostro diritto

penale è una diritto penale del fatto, non possiamo andare punire un soggetto che non commette

concretamente un fatto).

3.l mezzi, il tempo e il luogo del fatto

Apparentemente sono degli elementi neutri, ma in realtà possono assumere un'importanza

fondamentale.

Sicuramente ci sono mezzi che possono caratterizzare la gravità del reato (es. armi).

Per il requisito temporale, distinguiamo reati istantanei, abituali e permanenti.

- Reato istantaneo: la produzione dell’evento é istantaneo rispetto al fattore condotta (es.

omicidio).

- Reato abituale: si concretizzano attraverso una reiterazione della condotta (es. maltrattamenti

in famiglia). Distinguiamo: quelli propri, dove la singola condotta del soggetto di per sé potrebbe

già assumere rilevanza penale (es. incesto); quello improprio, quando le singole condotte non

assumono rilevanza penale di per sé, ma solo nel loro insieme (es. sfruttamento della

prostituzione).

- Reato permanente: l'offesa al bene giuridico tutelato perdura nel tempo e il perdurare nel

tempo dell’offesa dipende dalla volontà de soggetto agente (es. sequestro di persona). Il reato

permanente si consuma non quando viene posta in essere la condotta, ma quando finisce la

permanenza.

Dalla consumazione del reato derivano molte conseguenze, come il termine di prescrizione.

Per quanto riguarda il luogo (art 6), assume rilevanza il luogo dove viene commesso il fatto,

soprattutto quando il luogo è determinante laddove l’offesa dipende dalla percezione del fatto da

parte di terzi (reati avvenuti pubblicamente: che avviene col mezzo della stampa; in un luogo

pubblico o aperto al pubblico e in presenza di più persone; in una riunione che, per il luogo dove

avviene, per il numero degli intervenuti o per lo scopo, ha il carattere di essere riunione non

privata).

Avverbi usati dal legislatore: chi ha “abusivamente, illecitamente, illegittimamente”… Secondo

parte della dottrina, quando il legislatore usa tale struttura, si parla di antigiuridicità speciale.

4.Interessi tutelati e controinteressi

Problemi rilevanti si hanno nel delimitare la sfera d’intervento del diritto penale rispetto ad

alcune garanzie costituzionali, come il diritto di manifestazione del pensiero. Spesso, infatti, la

Corte costituzionale ha ribadito la necessità di controllare le fattispecie incriminatrici che limitano

tali libertà e, normalmente, l’unico limite è la contrarietà al buon costume (anche se ne sono stati

aggiunti altri).

In alcuni casi, la Corte ha limitato l’area dell’intervento penale, come nella sentenza sull’apologia di

reato, che originariamente era il momento in cui il dichiarante effettuava un giudizio favorevole che

implicasse l’approvazione dell’episodio e l’adesione spirituale del dichiarante. La Corte, però, ha

dichiarato che da reato con pericolo presunto, la fattispecie deve diventare reato con pericolo

Diritto penale 2 - Parte speciale

concreto, aggiungendo al fatto tipo il carattere per cui le modalità dell’apologia di reato devono

anche integrare un comportamento concretamente idoneo a provocare la commissione di delitti.

Questo significa che nel momento in cui il controinteresse rispetto al bene giuridico tutelato dalla

norma penale è un diritto di libertà, l’intervento penale incontra dei limiti più forti.

Diritto penale 2 - Parte speciale

Capitolo 5

Raccordi fra parte speciale e parte generale

1.Forme di manifestazione del reato

Il dialogo fra parte generale e parte speciale è fondamentale soprattutto per la costruzione di

alcune fattispecie.

Esistono una serie di manifestazioni del reato dove la parte generale è fondamentale, come il

delitto tentato, il concorso di persone e tutta la disciplina dei reati omissivi impropri.

È fondamentale il riferimento alla parte generale perché siamo di fronti a norme che estendono la

punibilità:

- abbiamo il delitto tentato dal raccordo dell’art 56 cp con la singola norma di parte speciale;

- abbiamo concorso dal raccordo fra l’art 110 cp e la singola norma di parte speciale;

- stesso dicasi per i reati omissivi impropri, che sono dati dall’unione dell’art 40 con la singola

norma di parte speciale.

2.Il tentativo

Il tentativo vale solo si configura solo per i delitti, non per le contravvenzioni (delitto tentato).

Non vale per le contravvenzione perché quasi tutte le contravvenzioni sono costituite come

fattispecie di pericolo dove già vi è un’anticipazione dell’intervento penale e di conseguenza non vi

è la possibilità di poter “tentare” una contravvenzione.

L’art 56 (norma di parte generale) va a punire il comportamento di colui che pone in essere atti

idonei indirizzati in modo non equivoco a commettere un delitto; indirizzati perché poi il delitto non

si compie, o perché l’azione non si compie o perché l’evento non si verifica (tentativo inidoneo e

tentativo idoneo).

Al comma 2 è previsto che chi pone in essere il delitto tentato sarà soggetto ad una pena

diminuita.

Il comma 3 e 4, invece, ci va a positivizzare la resistenza volontaria (comma 3) e il pentimento

operoso (comma 4):

- Desistenza volontaria: il soggetto non ha ancora posto in essere l’azione e decide

volontariamente di desistere. Tale soggetto non verrà punito, a meno che gli atti posti in essere

fino a quel momento non rappresentino reato.

- Pentimento operoso: il soggetto ha posto in essere l’azione e poi agisce per impedire la

produzione dell’evento lesivo. Tale soggetto soggiacerà alla pena, ma diminuita a quanto già

previsto dal delitto tentato.

Il 56 ci detta una serie di regole di parte generale, ma ha senso parlare di delitto tentato solo

laddove questa norma si va a raccordare con la singola norma di parte speciale.

Una cosa è parlare di delitto tentato, altro è parlare di delitti di attentato: il delitto tentato è una

forma di anticipazione dell’intervento penale, cosi come anche il delitto di attentato (infatti viene

chiamato reato a consumazione anticipata); la distinzione è che mentre i primi non sono delitti

consumati, ma si tenta di porre in essere il fatto; i secondi sono sono dei reati consumati.

Il tentativo è diverso anche dai reati di pericolo: anche qui abbiamo un’anticipazione, abbiamo la

messa in pericolo del bene e non l’effettiva lesione; ma, anche in questo caso, si tratta di reati

consumati a differenza del tentativo.

3.Il concorso di persone nel reato Diritto penale 2 - Parte speciale

Il 110 è una norma estensiva della tipicità, cioè rende tipici dei comportamenti che altrimenti non

potrebbero essere puniti.

Se all’art 575 è sancito che “chiunque cagiona la morte di un uomo è punito con la reclusione non

inferiore a 21 anni”, questa norma di parte speciale è costruita in base alla figura dell’autore

individuale, infatti non è prevista un'altra norma che dice che “se più persone cagionano la morte di

un uomo sono punite”.

Quindi, anche il concorso di persone nel reato deriva dall’unione del 110 (norma di parte generale)

con la singola norma di parte speciale.

Si parla di concorso eventuale: unione fra il 110 e la singola norma di parte speciale.

Invece, si parla di concorso necessario: quando è la norma di parte speciale a richiedere la

partecipazione di più soggetti per il compimento del fatto (es. rissa o reati d’associazione).

Con l’art 110, Rocco adotta un modello unitario di tipizzazione del fatto e non un modello

differenziato, cioè ha scelto di non distinguere la punibilità dei singoli soggetti che concorrono, ma

quando più soggetti concorrono nel reato tutti rispondono per il reato (non c’è distinzione fra chi

pone in essere il fatto e chi fornisce un aiuto).

La dimostrazione di un raccordo fra parte speciale e parte generale per quanto riguarda il concorso

è data soprattutto da quella parte della dottrina che abbraccia la teoria della fattispecie

plurisoggettiva eventuale.

Esistono una serie di teorie sul concorso, che cercano di dare una giustificazione del perché si

estende la punibilità a più soggetti laddove la parte speciale del nostro codice prevede la figura

dell’autore individuale: soprattutto dalla teoria della fattispecie plurisoggettiva eventuale deriva

la dimostrazione della necessarietà di questo raccordo parte generale-parte speciale.

Infatti, secondo tale teoria, il concorso di persone nel reato darà vita ad una fattispecie di reato

plurisoggettiva, perché posta in essere da più soggetti, ed eventuale, perché quella singola

norma di parte speciale in quel caso concreto verra violata da più soggetti che concorrono fra loro.

4.Il reato omissivo improprio

Non impedire un evento che si ha l’obbligo giuridico di impedire equivale a cogionarlo, cioè

si realizza un fatto di reato attraverso un non facere.

L’omissione comporterà la commissione di un fatto: ecco perché si parla di reati commissioni

mediante omissione.

A differenza di quelli propri, che sono tipizzati dalla parte speciale, i reati omissivi impropri

derivano dall’unificazione della singola norma di parte speciale con l’art 40, comma 2.

I reati omissivi impropri, infatti, non sono tipizzati ed è fondamentale il raccordo parte generale-

parte speciale, altrimenti non potrebbero esistere.

Quando ci troviamo di fronte a queste ipotesi dobbiamo rapportarci alla posizione di garanzia.

La posizione di garanzia è un vincolo di tutela fra un soggetto e un bene giuridico, stante

l’impossibilità del titolare di provvedere autonomamente.

5.La colpa

La colpa è un criterio d’imputazione soggettivo del fatto al suo autore.

Rappresenta uno dei 2 elementi psicologici e rappresenta la forma meno grave di colpevolezza

(DOLO criterio normale di imputazione; COLPA solo se previsto).

Contravvenzioni —> DOLO E COLPA; Delitto —> sempre DOLOSO, COLPOSO solo quando

previsto.


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fran_93

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Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher fran_93 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto penale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Sannio - Unisannio o del prof Longobardo Carlo.

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