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Premessa

Sono qui contenuti i riassunti per l'esame di Storia dell'arte antica, basati su appunti personali e studio autonomo dei testi consigliati dal docente Antonio Musiari:

  • Giorgio Bejor, Marina Castoldi e Claudia Lambrugo, Arte greca. Dal decimo al primo secolo a.C., Milano, Mondadori, 2013 (€ 36.00). 490 pagine;
  • Mario Torelli, L'arte degli Etruschi, Roma-Bari, Laterza, 2008 (€ 11.00). 288 pagine;
  • Paul Zanker, Arte romana, Roma-Bari, Laterza, 2012 (€ 14.00). 204 pagine.

Qui troverete quindi quel che concerne l'aspetto teorico della storia dell'arte antica, comprese alcune citazioni di opere nonché i maggiori artisti delle varie epoche. Le immagini contenute in questo documento non vengono fornite dall'insegnante nelle slide; tutte le altre, le potrete trovare lì. Nella speranza che troverete questi riassunti esaurienti, vi auguro un buono studio. Lucrezia Cusato

Arte greca

Periodizzazione

  • Protogeometrico 1050 - 900
  • Geometrico 900 - 700
    • Antico 900 - 850
    • Medio 850 - 760/750
    • Tardo 760/750 - 900
  • Fase orientalizzante 750 - 610 | FORMAZIONE (1100 - 650)
    • Protocorinzio 720 - 630
      • Antico 720 - 690
      • Medio 690 - 650
      • Tardo 650 - 630
    • Protoattico 710 - 600
      • Antico 710 - 680
      • Medio 680 - 630
      • Tardo 630 - 600
  • Arcaico 650 - 480
    • Fase transizionale 630 - 620
    • Corinzio 620 - 550
      • Antico 620 - 590
      • Medio 590 - 570 | MATURAZIONE (650 - 330)
      • Tardo 570 - 550
  • Severo 480 - 450
  • Classico 450 - 400
  • Secondo classicismo 400 - 323
  • Ellenistico 323 - 31 | DIFFUSIONE (323 - 31)

Storia

XII - VII secolo a.C., Medioevo ellenico o periodo di formazione

L'età micenea

La città di Micene si sviluppa tra il XVI e il XVIII secolo a.C.: in questa fase viene elaborata la scrittura lineare B, nonché numerosi manufatti artistici. Tra il XVIII e il XII secolo a.C., in circostanze tutt'oggi misteriose, la città viene irrimediabilmente distrutta. Con la scomparsa di Micene anche il suo repertorio artistico - tra cui numerosi affreschi - va perduto per sempre. Si possono avanzare più ipotesi sulla causa della distruzione della civiltà micenea, ma nessuna di esse è ad oggi confutabile. Tuttavia, quelli che seguono sembrano essere i moventi più probabili:

  • Disastri naturali (terremoti, incendi...);
  • Ribellioni sociali;
  • La guerra di Troia. Nonostante la vittoria degli achei/micenei, questi potrebbero essere risultati troppo provati dai devastanti scontri, e i tentativi di ripresa potrebbero non essere stati sufficienti al rinnovo politico e culturale della città;
  • L'invasione dorica successiva alla guerra di Troia. Quest'ultima ipotesi è però poco plausibile, poiché gli invasori dorici non vennero descritti come distruttori, bensì come conquistatori.

La colonizzazione ionica

Se l'invasione dorica può risultare poco credibile come causa della distruzione di Micene, possiamo invece considerarne altri aspetti per cui ha avuto delle importanti ripercussioni: i Greci, per scappare dagli invasori, si spostarono principalmente sulla costa anatolica occidentale (gli Eoli a Lesbo e sulla antistante costa, gli Ioni a sud di Smirne e, ancora più a sud, i Dori). A sostegno di questa tesi, vi sono numerosi testi egiziani in cui si può leggere chiaramente la preoccupazione derivata dagli spostamenti anomali di certi "popoli del mare" che disturbavano la costa mediterranea orientale. Questo fenomeno viene comunemente definito "colonizzazione ionica", nonostante fra loro vi fossero anche eoli e dori. Altra causa di questo spostamento fu la ricerca di risorse primarie: diversamente dall'età micenea, con l'invasione si occuparono aree più vicine ai territori coltivabili.

Caratteristiche principali di questa fase furono:

  • La crisi con l'Oriente. Di importazione orientale erano i metalli necessari a fabbricare il bronzo: con l'interruzione degli scambi commerciali, si passò all'elaborazione del ferro;
  • Cambiamenti nei riti funerari. Si passa dall'inumazione alla cremazione, comportando così una maggiore produzione di urne e ceramiche funerarie;
  • L'introduzione della polis. La polis era una struttura di città-stato che si basava su una gestione oplitico-contadina: essa veniva guidata da un gruppo di aristoi che dovevano la loro posizione ai possedimenti terrieri, e dunque alla loro possibilità economica di avere cavalli e armature. Nelle polis, le attività economiche di alto rango erano l'agricoltura e l'allevamento;
  • Mobilità sui mari. Vi fu una massiccia migrazione verso l'Italia meridionale (soprattutto in Sicilia), nell'Egeo settentrionale, nel Mar Nero, in Egitto e in Cirenaica.

Fase orientalizzante

Dopo la precedente crisi, il mondo ellenico riallacciò i rapporti con il vicino Oriente. Ciò era parzialmente dovuto al fatto che molte famiglie orientali stavano fuggendo della pressione assira verso l'Occidente, portando con sé nuovi termini, nuove mode e rinnovando la cultura greca. Le città ioniche ed eoliche, geograficamente più vicine all'Oriente, adottarono con più facilità lo stile di vita orientale. Questo fu motivo di scherno da parte del resto della comunità greca, che li additava come eccessivamente effemminati: era infatti di tradizione orientale l'uso di unguenti e profumi, nonché il fatto di prestare particolare attenzione alla ricchezza del chitone.

In questa fase vi fu inoltre la crisi dell'aristocrazia terriera, nata dallo squilibrio tra risorse e bisogni. Le risposte che vennero date al problema nacquero dall'interno delle sue stesse strutture: dall'aristocrazia emersero le figure dei legislatori - con cui le leggi vennero messe per iscritto, aumentando l'alfabetizzazione -. Alternativa alla figura del legislatore fu quella del tiranno: con questi, solitamente, venne data una maggiore forza propulsiva al benessere della città, generalmente mediante opere pubbliche e traffici commerciali. Altra evidente ripercussione della crisi aristocratica fu l'incremento della colonizzazione, che avvenne al fine di ovviare alla mancanza di risorse in madrepatria.

VII - IV secolo a.C., periodo di maturazione

Età arcaica

Ad Atene emerse in questa fase Solone, figura di spicco che mediò le tensioni sociali tra ricchi e poveri, proprietari e contadini. Tuttavia, la pace da lui ristabilita si rivelò ben presto effimera; al suo posto, entrò a far parte della scena pubblica Pisistrato. Egli tentò per ben tre volte di imporsi come tiranno, finché nel 534 a.C. riuscì ad insediarsi. Nonostante il suo governo fosse a tutti gli effetti una tirannide, egli esercitò il potere esecutivo con moderazione: Atene divenne così la polis principale della Ciclade. Alla sua morte, gli subentrò il figlio Ippia, anch'egli fautore di una tirannide. La sua caduta dipese però da eventi che riguardavano la vita privata di suo fratello, Ipparco. Egli si invaghì del giovane Armodio, ricevendone però un secco rifiuto; questo era dovuto al fatto che Armodio avesse già come erastès Aristogene. Il tentativo di sostituirsi a un erastes era infatti illegale, ma vi furono comunque diverse vessazioni perpetrate da Ipparco a proposito del loro legame: la più grave di queste fu forse l'esclusione della sorella di Armodio dalle feste Panatee, con l'accusa di non essere vergine come richiesto e quindi infangandone il nome. Dopo quest'ultima provocazione, Armodio e Aristogene decisero di assassinare Ipparco, e i due "tirannicidi" vennero immediatamente trucidati. Successivamente, questi vennero considerati dal popolo come dei liberatori, divenendo simboli di libertà e giustizia. A causa di questi eventi, Ippia viene allontanato da Atene. A lui succedette Clistene, fautore di un grande rinnovamento democratico.

Nel frattempo nacque la Lega Peloponnesiaca, formata da Sparta e dai suoi alleati. Sulla costa ionica, invece, si infranse la grandezza delle città greco-orientali, che caddero in mano ai Persiani: nel 499 a.C. Mileto insorse, perdendo poi in uno scontro navale. Seguirono quindi le due guerre persiane, che furono entrambe vinte da Atene.

Periodo severo

Atene risultò vincitrice dalle battaglie di Salamina e di Platea, ed insieme alle colonie ioniche fondò la Lega Delio-attica con una chiara funzione antipersiana. Inoltre, estese la sua egemonia su tutta la Grecia centrale.

Periodo classico

Ad Atene, a dominare la scena politica è adesso Pericle: incorruttibile, operò per rafforzarne le difese e impreziosendola con numerosi monumenti. In questa fase viene solitamente collocato l'apice della grandezza artistica ateniese. La sua decadenza avvenne poco tempo dopo, in seguito alla guerra del Peloponneso; Atene aveva infatti iniziato una politica estera piuttosto aggressiva, che culminò in uno scontro a fianco dei suoi alleati contro la Lega del Peloponneso. Con vicende alterne, gli ultimi anni del secolo videro il suo lento declino e l'emergere di Sparta - finanziata dai Persiani - come vincitrice e nuova guida del mondo ellenico. Ad Atene si instaurò così un brutale regime di trenta tiranni, e anche con il ritorno della democrazia non ripristinò mai lo splendore che aveva caratterizzato il "secolo di Pericle".

Periodo del secondo classicismo

Per nove anni, un'alleanza fatta da Atene, Tebe, Argo e Corinto si oppose a Sparta. Vi furono numerosissimi scontri seguiti da brevi paci, che culminarono nella vittoria della Macedonia capitana da Filippo II: essa segnò il definitivo tramonto delle polis indipendenti. Nel IV secolo a.C., la Macedonia si impose con grande forza come guida, nonostante fosse stata per lungo tempo considerata mezzo-barbara. Mentre i possedimenti si espandevano verso nord, Filippo II morì lasciando il posto a suo figlio, Alessandro Magno. Grande condottiero, fu istruito da Aristotele e divenne ben presto fonte di ispirazione per numerosi artisti fino al sopraggiungere della sua morte, avvenuta nel 323 a.C.

III secolo a.C., periodo della diffusione

Questo fu il periodo dei diadochi, ovvero di coloro che vollero succedere ad Alessandro Magno; non avendo questi lasciato alcun erede, essi si susseguirono in base a diversi trattati. Con la battaglia di Curupedio, terminò questo periodo e si inaugurò quello degli epigoni, cioè i discendenti dei diadochi. Quest'ultimo durò essenzialmente fino alla conquista da parte di Roma della Macedonia. Quando anche Pergamo e Rodi rientrarono nella sua orbita, Roma era ormai invincibile: con la battaglia di Azio in Egitto, si sancì quindi il definitivo crollo del mondo ellenico.

Ceramica

Periodo protogeometrico

Nei primi secoli dell'età del Ferro Atene era culturalmente incontrastata, pur essendo già presente a Corinto una produzione che esportava in Magna Grecia e in Sicilia. Tuttavia, la ceramica corinzia mancava della vivacità narrativa dei vasi attici; infatti, dopo il collasso miceneo, fu Atene la prima a riprendersi culturalmente e artisticamente. Intorno alla metà del XI secolo a.C. comparirono vasi più proporzionati e meglio rifiniti. Le caratteristiche formali della decorazione protogeometrica possono essere così riassunte:

  • Linee ondulate (di derivazione micenea), bande larghe e linee sottili, con un andamento principalmente orizzontale;
  • Motivi decorativi a forma di triangoli, losanghe, scacchiere, semicerchi e cerchi concentrici (dipinti con un pennello a compasso).

Periodo geometrico

Antico. La ripresa dei contatti con il vicino Oriente fece sì che comparissero nuovi materiali, come ad esempio l'oro e l'avorio. La decorazione si disponeva ancora per fasce orizzontali (che miravano a sottolineare la morfologia del vaso) e persistevano le superfici campite di nero. Scomparve inoltre il pennello a compasso.

Medio. La decorazione geometrica si estese all'intero vaso, e comparvero inoltre raffigurazioni di uomini e animali resi a silhouette. I vasi con funzione di segnacolo sulla tomba assunsero dimensioni monumentali, e a comporre i corredi funebri si aggiunsero decorazioni con cavallini fittili, al fine di sottolineare la matrice oplitico-contadina del defunto.

Tardo. La decorazione geometrica occupò qui tutto il vaso e si moltiplicarono le scene figurate: accanto ad episodi funebri comparvero scene narrative tratte dall'Iliade e dall'Odissea. L'uomo iniziò ad essere raffigurato nudo, con spalle ampie, vita stretta, cosce poderose e solitamente munito di armi; le donne, invece, erano vestite con lunghe tuniche. Figura chiave di questo periodo fu sicuramente il Pittore del Dipylon, che prese il nome dal luogo in cui furono rinvenute le sue due principali creazioni: un'anfora ed un cratere. Dipylon, infatti, in greco significa "doppia porta", e ad Atene indicava l'ingresso principale al quartiere dei vasai.

Età orientalizzante

Questo fu il periodo in cui si definirono le differenze di produzione delle varie regioni. Corinto, fin dall'età geometrica, aveva tratto vantaggio dalla sua posizione strategica; i traffici che percorrevano il Mediterraneo da est a ovest e viceversa, infatti, la vedevano come tappa obbligata. Grazie a queste influenze, comparvero in ambito decorativo numerose scene figurate di matrice orientale, tra cui:

  • Sirene, grifoni, centauri, chimere, sfingi e Gorgoni;
  • Scontri che simboleggiavano la battaglia tra grecità e Oriente: Zeus contro i giganti, Achille contro Pentesilea, Bellerofonte contro la chimera, Perseo contro la Gorgone, Teseo contro il Minotauro, Odisseo contro Polifemo...

Intorno al 720 a.C., mentre ad Atene si ripetevano stancamente motivi tardo geometrici, Corinto si lasciò invadere da un sapore orientale completamente nuovo. I vasi erano soprattutto di piccole dimensioni, le ceramiche impiegate erano molto sottili e si utilizzava un'argilla fine, che in cottura diventava gialla, verdina o color camoscio. Dal punto di vista decorativo, vennero impiegate vernici rossastre, brune e nere; gli ornati geometrici si integrarono a raffigurazioni animali e a narrazioni mitologiche. Le forme vascolari più impiegate furono infine di stampo orientale, quindi principalmente contenitori per unguenti e profumi (detti aryballoi).

Periodo protocorinzio

Antico. Gli animali più rappresentati in questa fase furono uccelli, pesci, cani e leoni. Non vi era ancora un vero e proprio racconto narrativo; le rappresentazioni figurate avevano finalità principalmente decorative. Accanto ad esse, venivano impiegati dei riempitivi costituiti da rosette, trecce e spirali.

Medio. Si iniziò a fare riferimento a episodi del mito e ad antichi racconti. Venne inoltre introdotta la tecnica a figure nere: con essa, le figure vennero delineate attraverso una silhouette nera, mentre i dettagli erano incisi con la tecnica del graffito.

Tardo. Vennero utilizzate delle forme vascolari più grandi, tra cui l'olpe. In questa fase si dissolse la vivacità del protocorinzio medio.

Periodo protoattico

Spostiamo ora la nostra attenzione sulla produzione attica. In questi anni, ad Atene avvenne la lenta sostituzione del patrimonio geometrico con le nuove soluzioni orientalizzanti.

Antico e medio. La ceramica attica in questa fase ebbe scarsa diffusione commerciale; questo fenomeno ci testimonia la crisi profonda di Atene, che nasceva soprattutto dalla migrazione di parte dell'élite verso le campagne.

Tardo. Con il passaggio alle figure nere, vi fu un significativo incremento mercantile.

Periodo arcaico

In questa fase si consolidò il prestigio delle classi artigianali: scultori, pittori e ceramisti iniziarono a firmarsi. Nel VI secolo a.C. vi fu inoltre un forte progresso delle ricerche pittoriche, che mise in concorrenza i vasi corinzi (di tradizione più antica e consolidata) con quelli attici (la cui produzione si era rinnovata con il periodo protoattico).

Fase transizionale

Nella fase transizionale, i ritmi di produzione corinzi crebbero visibilmente; questo era dovuto, in parte, al programma di incentivazione commerciale del tiranno Cipselo e di suo figlio, Periandro. I vasi crebbero in dimensione, le forme vascolari si rinnovarono (venne introdotto l'alabastron), ma il livello artistico risultò essere complessivamente inferiore. Questo fu dovuto alla necessità di una maggiore produzione, e alla conseguente riduzione dei tempi impiegati nella decorazione dei vasi. L'evoluzione temporale portò quindi ad una sorta di involuzione artistica, in cui avvenne una progressiva diminuzione dell'accuratezza pittorica.

Periodo corinzio

Antico. Perduravano ancora le decorazioni di ispirazione orientale, ma erano meno frequenti le scene di lotta e gli episodi mitici.

Medio. Venivano prodotti essenzialmente unguentari di proporzioni monumentali, la cui decorazione occupava tutto il vaso.

Tardo. La produzione divenne faticosa e inefficace; vi furono degli ultimi tentativi di svecchiamento da parte di alcuni ceramografi, ma era evidente che la tradizione corinzia si doveva limitare ad una diffusione locale per cedere il posto ad Atene (dove Solone, infatti, incentivò l'immigrazione degli artigiani, favorendo la trasmissione di tecniche nuove).

Verso il periodo severo...

Nel VI secolo a.C. ad Atene, grazie alla tirannide dei pisistratidi, ceramisti e ceramografi godettero di ottima reputazione, e si moltiplicarono quindi le firme dei vari artisti. Entro la prima metà del secolo, la tecnica a figure nere venne completamente acquisita; i ceramografi che meglio rappresentarono il gusto dell'epoca furono:

  • Exekias - egli sperimentò sia una vernice color corallo che la tecnica a figure bianche su vernice nera.
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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ANT/07 Archeologia classica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Wakiwa di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dell'arte antica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Accademia di Belle Arti di Torino - Accademia Albertina o del prof Musiari Antonio.
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