Le origini della scrittura runica
La parola ‘runa’ suggerisce non solo una forma di scrittura, ma un intero mondo di mistero e magia: strani simboli incisi in antichi utensili e armi che adesso si trovano in musei sparpagliati dalla Jugoslavia alle isole Orcadi, dalla Groenlandia alla Grecia. La parola stessa significa ‘mistero’ e ‘segreto’. Runa è anche il termine associato alle ordinanze segrete che venivano prese in conclave dai capi e dai saggi consiglieri. La comunicazione tra le persone era una funzione secondaria della scrittura runica; era più comune l’uso delle rune per invocare potenze superiori affinché influenzassero la vita e la fortuna degli uomini.
Secondo le fonti, la scrittura runica ha avuto le sue origini nelle immagini pre-runiche e simboli pittorici situati nelle rocce e pietre delle antiche isole Teutoniche, strettamente connesse con le credenze religiose e i rituali praticati dalle antiche tribù pagane germaniche. Il simbolismo associato a questi disegni primitivi ha influenzato i caratteri dell’alfabeto ed è in questo senso che l’alfabeto runico era in primis uno strumento di magia e religione dei riti pagani germanici.
L'alfabeto runico
L’alfabeto runico è chiamato ‘futhark’, nome derivato dalle prime sei rune nella loro sequenza tradizionale. Ogni lettera rappresenta un suono differente. Esistono tre teorie riguardanti l’origine del futhark:
- Wimmer sosteneva che le rune derivassero dall’alfabeto latino per quanto riguarda i caratteri maiuscoli. Secondo questa teoria, la derivazione del futhark non fu evoluzionale, bensì la creazione di un uomo, come Wulfila creò l’alfabeto gotico nel 4 secolo.
- Un’altra teoria che vede l’origine delle rune nell’alfabeto latino è quella di S. Agrell. A differenza di Wimmer, Agrell si rivolse alla scrittura corsiva latina delle iscrizioni pompeiane. Non ci sono obiezioni cronologiche alla datazione di Agrell, ma si affida troppo alle forme di lettera romane rare ed eccezionali ed è irregolare la sua ricerca di ‘originale’.
- Lo studioso scandinavo Friesen è il principale esponente di una visione che pone l’origine del futhark tra i Goti e deriva principalmente da lettere greche, sia maiuscole che corsive, mentre alcune rune siano modellate su lettere latine.
Più recentemente, nel 1944, Askeberg raggiunge un compromesso tra le opinioni, concordando con Friesen nel ritenere che furono i Goti i primi a scrivere le rune. Un punto importante sottolineato di nuovo da Askeberg è che il futhark deve essere considerato come una creazione individuale piuttosto che il risultato di uno sviluppo evolutivo.
Origini e influenze
Due punti emergono quindi dalla discussione precedente:
- L’origine del futhark deve adattarsi alle datazioni delle prime iscrizioni runiche conosciute in Scandinavia.
- Alcuni paralleli runici latini sono troppo sorprendenti per essere ignorati. L’influenza latina è visibile soprattutto nelle rune F e B. Probabilmente il creatore del futhark apparteneva a una tribù che aveva familiarità con i simboli pre-runici già in uso per sortilegi e aveva incontrato simili pratiche tra alcuni alpini che usavano le loro stesse lettere.
Il futhark comune
La nostra conoscenza della sequenza tradizionale delle forme e dei simboli del futhark comune, che consisteva in 24 rune, si basa su cinque iscrizioni in cui il futhark è espresso totalmente o in parte. La prima di queste e l’unica a mostrare l’intera sequenza di 24 rune è la pietra gotica di Kylver degli inizi del 5 secolo.
In seguito, arrivano due bratteati svedesi della metà del 6 secolo la cui runa finale non è visibile; un’altra da Grumpan, parzialmente danneggiata con tante rune parzialmente o totalmente illeggibili. In quarto luogo, esistono le prime venti rune del futhark su una fibula d’argento trovata in Burgundia alla fine del 6 secolo; ed infine, 19 rune sono conservate su una parte di un pilastro di pietra trovato a Breza, probabilmente appartenente alla prima metà del sesto secolo.
Sui due bratteati menzionati, il futhark è diviso con l’aiuto di punti in tre serie di otto rune, che dopo la tradizione islandese, sono generalmente note come ‘attir’. È probabile che l’attir separato fosse accreditato ad una certa potenza magica e che i numeri 3 ed 8 giocassero una parte nell’uso magico delle rune.
Iscrizioni runiche
Le iscrizioni runiche presentano variazioni nella forma, che può essere notata dalla tradizionale spigolosità, l’assenza di curve e dai tratti orizzontali dovuti, senza dubbio, al loro iniziale impiego sul legno poiché sugli altri materiali impiegati per le iscrizioni runiche è probabile che venissero applicate modifiche formali, come l’uso di curve e tratti orizzontali.
A parte il legno, metallo e pietra furono i materiali maggiormente utilizzati per la scrittura runica. Il metallo in particolare era connesso con armi, ornamenti, utensili e monete. Le iscrizioni sulla pietra sono relativamente poche, le rune erano spesso incise su pietra, come lapidi o, in maniera più artistica, sui monumenti di pietra. Le iscrizioni possono essere lette da destra verso sinistra o viceversa; alcune volte le iscrizioni formate da due o più righe devono essere lette dal basso verso l’alto.
Un altro punto che richiede menzione è l’uso di legature, chiamato ‘bind-runes’, che consiste in un’opera salvaspazio con la contrazione di due (raramente tre) rune in un unico simbolo. I suoni doppi, specialmente le consonanti, non sono generalmente indicati. Questa regola si applica anche quando una parola finisce e la parola successiva inizia con lo stesso suono.
I nomi delle rune
La nostra parola ‘alfabeto’ deriva dalle prime due lettere dell’alfabeto greco, alpha e beta. Nelle lingue semitiche i nomi delle lettere sono pieni di significato, e come nelle lettere semitiche le rune posseggono nomi che formano parte del lessico di ogni giorno. Ad esempio:
- La u probabilmente aveva il nome germanico ‘uruz’, conservato nell’antico poema runico inglese, ma sostituito da omonimi più familiari che significano ‘scorie’ e ‘pioggerella’ negli antichi poemi runici norvegesi e islandesi.
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