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Riassunto esame di filologia germania, prof. Sipione, libro consigliato Runes. An introduction, Elliott

Riassunto per l’esame di filologia germanica, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente: “Runes. An introduction”di R.W. Elliott. Appunti per esame di filologia germanica, prof.ssa Concetta Sipione. gli appunti contengono i seguenti argomenti:
-origini della scrittura runica(1),futhark comune(2), nomi delle rune(5), l'uso... Vedi di più

Esame di Filologia germanica docente Prof. C. Sipione

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Il futhark comune (cap. II)

La nostra conoscenza della sequenza tradizionale delle forme e dei simboli del futhark

comune, che consisteva in 24 rune, si basa su cinque iscrizioni in cui il futhark è

espresso totalmente o in parte. La prima di queste e l’unica a mostrare l’intera

sequenza di 24 rune, è la pietra gotica di Kylver degli inizi del 5 secolo.

In seguito, arrivano due bratteati svedesi della metà del 6 secolo la quale runa finale

non è visibile; un’altra da Grumpan, parzialmente danneggiato che tante rune sono

parzialmente o totalmente illeggibili. In quarto luogo, esistono le prime venti rune del

futhark su una fibula d’argento trovata in Burgundia alla fine del 6 secolo; ed infine, 19

rune sono conservate su una parte di un pilastro di pietra trovato a Breza e

probabilmente appartenente alla prima metà del sesto secolo.

Sui due bratteati menzionati, il futhark è diviso con l’aiuto di punti in tre serie di otto

rune, che dopo la tradizione islandese, sono generalmente note come ‘attir’. È

probabile che l’attir separato fosse accreditato ad una certa potenza magica e che i

numeri 3 ed 8 giocassero una parte nell’uso magico delle rune.

Le iscrizioni runiche presentano variazioni nella forma, che può essere notata dalla

tradizionale spigolosità, l’assenza di curve e dai tratti orizzontali dovuti, senza dubbio,

al loro iniziale impiego sul legno poiché sugli altri materiali impiegati per le iscrizioni

runiche è probabile che venissero applicate modifiche formali, come l’uso di curve e

tratti orizzontali.

A parte il legno, metallo e pietra furono i materiali maggiormente utilizzati per la

scrittura runica. Il metallo in particolare era connesso con armi, ornamenti, utensili e

monete.

Le iscrizioni sulla pietra sono relativamente poche, le rune erano spesso incise su

pietra, come lapidi o, in maniera più artistica, sui monumenti di pietra. Le iscrizioni

possono essere lette da destra verso sinistra o viceversa; alcune volte le iscrizioni

formate da due o più righe devono essere lette dal basso verso l’alto.

Un altro punto che richiede menzione è l’uso di legature, chiamato ‘bind-runes’, che

consiste in un’opera salvaspazio con la contrazione di due (raramente tre) rune in un

unico simbolo. I suoni doppi, specialmente le consonanti, non sono generalmente

indicati. Questa regola si applica anche quando una parola finisce e la parola

successiva inizia con lo stesso suono.

I nomi delle rune (cap. V)

La nostra parola ‘alfabeto’ deriva dalle prime due lettere dell’alfabeto greco, alpha e

beta. Nelle lingue semitiche i nomi delle lettere sono pieni di significato, e come nelle

lettere semitiche le rune posseggono nomi che formano parte del lessico di ogni

giorno. Ad esempio:

- La u probabilmente aveva il nome germanico ‘uruz’, conservato nell’antico

poema runico inglese, ma sostituito da omonimi più familiari che significano ‘scorie’ e

‘pioggerella’ negli antichi poemi runici norvegesi e islandesi.

Una sostituzione suggerita forse da motivazioni cristiane ha avuto luogo nel caso di

purisaz ‘gigante, demone’, conservato nelle poesie scandinave, ma sostituito da un

più innocuo ‘thorn’ in inglese antico. Poiché i significati di alcuni dei più vecchi nomi

delle rune pensavano di entrare in conflitto con gli scopi e l’insegnamento della chiesa

tali cambiamenti potevano verificarsi; tuttavia ciò non invalida l’idea che esistesse un

comune ceppo germaniche di nomi delle rune e che rappresentassero una

considerabile antichità e che fossero familiari ovunque venissero conosciute e usate le

rune.

Un’analisi attenta dei nomi e dei significati delle rune suggerisce che il mondo

germanico di dei e giganti, di uomini e forze naturali e di beni preziosi si rispecchiava

nella denominazione delle rune stesse. Ecco perché ogni semplice classificazione

secondo il significato letterale dei nomi delle rune è insufficiente e fuorviante. Ad

esempio:

- ‘berkana’, letteralmente ‘ramoscello di betulla’, è indubitabilmente connesso ai culti

della fertilità e simboleggia il risveglio della natura e la nascita di una nuova vita.

- ‘jera’ letteralmente ‘anno’ sta ad indicare non solo l’intero anno, ma specialmente la

vendemmia, la stagione più vitale dell’anno in qualsiasi comunità.

I restanti nomi delle rune sono meno problematici, anche se in alcuni casi il loro pieno

significato può essere difficile da riprendere. A grandi linee si possono classificare in

base alle loro principali associazioni con il mondo degli dei e dei giganti, con i vari

aspetti della natura e con la vita e le attività degli uomini.

Il mondo degli dei

- Purisaz ‘gigante, demone’ (torturatori di donne) sostituito in antico inglese da

porn ‘spina’.

- Ansuz ‘dio’

- Teiwaz ‘il dio Tyr’, nome invocato spesso come aiuto alla vittoria in battaglia.

- Inguz ‘il dio Ing’, l’eroe degli Ingaine, nome che si trova in Beowulf.

Il mondo della natura

- Uruz ‘ forza virile, bue’

- Hagalaz ‘grandine’, associato nei poemi runici alle dannose forze naturali

- Eihwaz ‘tasso’; il tasso era strettamente collegato alla magia delle rune, quattro

dei reperti runici frisoni esistenti sono fatti di legno di tasso che non era solamente

duro e duraturo, ma è anche accreditato con specifici poteri avversativi.

- Sowulo ‘sole’; oltre ai riferimenti di Cesare, vi sono prove dell’adorazione del

sole tra i popoli germanici, in particolare nel cerchio ricorrente e nei motivi a forma di

svastica sulla roccia.

- Berkana ‘ramoscello di betulla’ è chiaramente associato ai culti della fertilità,

come già visto.

- Laguz ‘acqua’ rappresenta l’acqua come fonte di fertilità, o può essere associata

con i regni idrici della cosmologia germanica antica, dimora di demoni e mostri come

Grendel in Beowulf.

- Dagaz ‘giorno’ simboleggia la luce, prosperità e la fecondità; la sua connessione

con Sowulo e il culto del sole è ovvia.

Il mondo degli uomini

- Fehu ‘bestiame’, il primo nome del futhark, rappresenta l’aspetto vitale della

comunità agricola.

- Raida ‘equitazione, viaggio’ è forse da associare alla convinzione che l’anima

dopo la morte doveva fare un lungo viaggio. Così interpretata la runa potrebbe essere

giunta a funzionare come un incantesimo di viaggio, sia per i vivi che per i morti.

- Kaunaz ‘ ulcera’ o kenaz ‘ torcia’: qui le fonti differiscono. Le forme scandinave

indicano il primo; il poema antico inglese e Cynewulf usano il secondo. Una proposta

avanzata è che il nome originale era kano ‘piccola barca’ associato al culto della dea

Nerthus. La ‘torcia’ potrebbe essere un simbolo del fuoco che simboleggia la sicurezza

e il conforto della sala illuminata dalla torcia; Schneider associa questo nome alla

cremazione.

- Gebo ‘regalo’ potrebbe aver denotato doni o sacrifici offerti agli dei, o forse

regali ricevuti dagli dei.

- Wunjo ‘gioia’ è un concetto concreto per l’uomo o la donna germanica; concreta

possessione dell’assenza di sofferenza, difficoltà e dolore.

- Nauthiz ‘necessità, costrizione’

- Jera ‘anno’

- Algiz ‘difesa, protezione’

- Mannaz ‘uomo’ può riferirsi letteralmente alla razza degli uomini o

simboleggiare il leggendario progenitore della razza umana

- Othila o Othala ‘ possesso ereditato o proprietà’, l’ultima delle 24 rune.

La sequenza delle 24 rune era determinata dal prototipo del nord italico, sebbene le

modifiche debbano aver avuto luogo. L’ordine è quindi predeterminato; sebbene

l’ordine dei nomi delle rune fosse fortuito, la scelta dei nomi non lo era e sebbene il

significato ultimo possa sfuggirci, i punti di maggioranza riguardano gli aspetti della

vita dei germani e di vari culti e credenze religiose.

Alcuni studiosi hanno provato a connettere i nomi con le forme di certe rune, ma è

difficile credere che questa connessione esista, eccetto per una possibile connessione

accidentale.

L’uso delle rune (cap. VI)

La prima caratteristica delle rune è l’importanza che hanno giocato nei rituali

germanici e nella magia. Il significato magico che si attacca al futhark non deriva da

fonte del nord italico delle lettere runiche. Due flussi si incontrano nel comune futhark

germanico:

1. I segni stessi con le loro forme uniche e i valori fonetici indicano un’affinità con

l’alfabeto degli alpini

2. Il contenuto più profondo e i nomi significativi delle rune indicano i secoli velati

della preistoria germanica non registrata.

Durante questi secoli i popoli germanici non possedevano alcuno scritto; si servivano

tuttavia di simboli pittorici con vari disegni graffiati nella roccia, noti con il nome di

hallristningar ‘scultura nella roccia’. Questa ricca varietà di materiali riconduceva alle

primitive credenze religiose, fertilità e altri culti; suggerisce anche un graduale

sviluppo verso il mero ornamentismo dei più tardi disegni su ceramiche germaniche,

oggetti domestici e armi. Il risultato di tutto ciò è stato un graduale amalgamento dei

due flussi distinti: la scrittura alfabetica da un lato e il contenuto simbolico dall’altro.

La fusione è stata semplice poiché entrambi i sistemi condividevano un terreno

comune: non solo la somiglianza formale di certi segni, ma l’uso di segni individuali

per la trasmissione di lotti e divinazione.

La parola runa stessa pone il futhark nel cuore stesso del culto religioso germanico,

‘raunen’ connota ‘sussurri, segreti e mistero’, associato al potere magico della

tradizione runica. La credenza magica delle rune sopravvisse alla diffusione del

cristianesimo nel tardo medioevo. La persistenza delle superstizioni e delle usanze

popolari coinvolge anche la medicina; il raggiungimento della magia all’utilizzo

secolare delle rune è dovuto all’impiego frequente nelle iscrizioni tombali. Si possono

distinguere diverse categorie:

- Iscrizioni progettate per scongiurare le forze del male o per confinare il defunto

alla sua tomba; tali iscrizioni erano fatte su pietre collocate all’interno della tomba,

che designa la loro funzione magica. La pietra di Noleby e quella di Eggjum

appartengono a questa categoria. La pietra di Eggjum contiene la più lunga iscrizione

conosciuta in futhark e pone una luce interessante sulle pratiche di sepoltura

germaniche. Queste iscrizioni raramente registrano il nome del defunto; di più grande

significato era il nome del maestro la cui arte era usata in modo vitale.

- Iscrizioni su massi grezzi di 3-8 metri generalmente collocati vicino alla tomba.

Le rune solitamente contenevano riferimenti allo scrittore e ciò era ritenuto

sufficientemente efficace per controllare il defunto o per difenderlo da intrusi ostili.

Una di queste pietre che si trova ancora nel sito originario è quella di Einang.

- Dalle iscrizioni di natura magica alle altre che combinavano questa funzione con

quella commemorativa includendo il nome della persona morta non vi fu un grande

passo. In queste iscrizioni memoriali s noterà che il futhark perde la sua principale

caratteristica originale per diventare un testo puramente comunicativo. Tra queste

iscrizioni ci sono note quelle sulle pietre di Mojbro, Tune e Istaby.

- Un ultimo gruppo di pietre memoriali germaniche sono le numerose pietre del

periodo vichingo, spesso erette in memoria degli uomini uccisi lontani da casa.

Alcune tombe runiche recuperate dai cimiteri anglosassoni, spesso mostrano il nome

della persona deceduta accompagnata da una croce. In alcuni casi si aggiunge anche

una richiesta di preghiera che conclude con la parallela iscrizione romana e runica


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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l’esame di filologia germanica, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente: “Runes. An introduction”di R.W. Elliott. Appunti per esame di filologia germanica, prof.ssa Concetta Sipione. gli appunti contengono i seguenti argomenti:
-origini della scrittura runica(1),futhark comune(2), nomi delle rune(5), l'uso delle rune(6)
-iscrizioni sul corno di gahellus, futhark dik Kylver, iscrizione sulla parete rocciosa di Valsfjord, bratteati, fibula di nordendorf, fibula di pforzen, divaellotto di kowel, giavellotto di ovre stabu, puntale di thorberg, collare di pietroasa, rune della colonna di breza, pettine di vimose.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in lingue e culture europee e extraeuropee (CATANIA e RAGUSA)
SSD:
Università: Catania - Unict
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Julie1402 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filologia germanica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Catania - Unict o del prof Sipione Concetta.

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