British culture
The people
Le isole britanniche hanno da sempre attratto invasori e stranieri, dunque il tessuto sociale inglese è composto da persone di svariate origini e sono divise in ciò che alla fine divenne l’Inghilterra, Scozia, Galles e Irlanda. Le diverse origini sono frutto di immigrazioni e insediamenti lungo il tempo. Poi nell’800 l’immigrazione si è intensificata ed è la lingua che mette insieme la maggior parte delle persone sotto i suoi vari dialetti, una commistione di germanico, latino e altre lingue del mondo. Le discendenze sono molto importanti in Inghilterra oggigiorno. Alcuni studi dicono che un britannico su quattro (gallesi, scozzesi e inglesi) dicono di avere discendenze Irlandesi. I genetisti dicono che la maggior parte degli irlandesi hanno geni inglesi nel loro DNA e che la maggioranza della popolazione delle isole, condividono un gene paleolitico. Poi ci sono le etnie esterne che possono essersi unite con i locali, aver mantenuto la propria etnia e essersi naturalizzati. La società attuale è dunque multietnica e culturale.
Early settlement to AD 1066
Non c’è una configurazione tipo dei primi insediamenti delle isole inglesi e ci sono stati lunghi periodi in cui tali isole rimasero inabitate. Gli storici e gli archeologi rivedono le tradizionali teorie sulla crescita dei paesi dal momento che vengono a galla nuove prove. I primi ritrovamenti di ossa trovati in Inghilterra hanno 500.000 anni (uomo di Boxgrove). Mentre resti di animali uccisi e strumenti utensili indicano la presenza ominide in Inghilterra dell’est già 700.000 anni fa. La prima popolazione era probabilmente della vecchia età della pietra, nomadi europei che usavano utensili in pietra rudimentale. Giunsero lì quando l’Inghilterra era ancora attaccata all’Europa. Di questo periodo sono anche l’homo sapiens di Neanderthal. Finché nel neolitico attorno al 400 a.C. i nuovi arrivati avevano capacità più avanzate nella lavorazione della pietra e nell’agricoltura, cosi si formarono i primi insediamenti agricoli e l’allevamento degli animali: la popolazione aumentò. Alcuni poi vennero dal mare da centro Europa e si stabilirono in Inghilterra dell’est, altri invece dalla penisola iberica e popolarono la Scozia dell’est, l’Irlanda, il Galles e l’isola di Man. I loro discendenti vivono oggi nella zona ovest. Nel neolitico furono eretti monumenti di legno, terra e pietra (Stonehenge e Avebury). I nuovi arrivati introdussero la cultura dell’età del bronzo. Dal 600 a.C. arrivarono anche le tribù celtiche dell’Europa dell’ovest che portarono l’età del ferro. Essi non costituivano un gruppo unificato, ma erano più tribù spesso in lotta tra loro e parlanti lingue differenti. Diverse civiltà celte dominarono le isole, finché furono sopraffatti dalle tribù belgiche (anch’esse di origine celtica) nel 200 a.C. Attorno al 50 a.C. le tribù belgiche subirono attacchi dai romani, che occuparono le isole dal 43 al 409 (tranne Scozia e Irlanda). Il termine britagna deriva probabilmente dal greco o dal latino che venne dato dai romani all’Inghilterra e al Galles, anche se potrebbe derivare dal Celtico. È probabile che i romani non si siano integrati col resto della popolazione e che la loro influenza sia stata scarsa. Tuttavia le pratiche cristiane si diffusero nelle isole insieme alle istituzioni politiche e giuridiche e ai metodi agricoli e di produzione. Nel 409, dopo il ritiro romani, arrivarono i galli come gli angli (da qui forse “England”); i Sassoni e i Jutes dall’Europa nord-occidentali. Il paese è diviso in 7 regni Anglo-Sassoni in guerra con larghe zone celtiche in Galles, Scozia e Irlanda. La regione fu poi attaccata dai Vichinghi nell’8° e 9° secolo dopo Cristo finché non fu debellata nei secoli successivi. La loro presenza, dopo le incursioni navali, influenzò le istituzioni, l’agricoltura e addirittura la lingua. Il primo ciclo storico inglese si concluse quando gli Anglo-Sassoni furono vinti dai Franco-Normanni nella battaglia di Hastings nel 1066 e l’Inghilterra fu soggetta alle loro leggi. La conquista normanna fu uno spartiacque nella storia inglese e segnò l’ultima invasione straniera eseguita con successo. Influenzò la civiltà anglosassone e la loro lingua (rimase il francese la lingua della nobiltà per 300 anni) e furono costruite le basi della nuova società. Con l’introduzione del feudalesimo, le civiltà celtiche invece continuarono il loro corso separatamente in Galles, Scozia e Irlanda, spesso divise in clan e tribù in guerre. Le regole anglosassoni in Irlanda e Galles furono imposte solo blandamente mentre non attecchirono in Scozia. Infatti l’ultima fu abitata dai Pitti e successivamente dagli Scots d’Irlanda che colonizzarono la Scozia, e le diedero il nome attuale. Dal 1066 nuove popolazioni immigrarono nelle isole da sud, ovest, est e nord. Ma gli insediamenti furono spesso ostacolati dal clima e dalla geografia soprattutto a ovest e nord. Molti quindi si concentrarono al sud dell’Inghilterra. Nonostante alcune mescolanze etniche, le identità inglesi, irlandesi, gallesi e scozzesi si mantennero e anche quelle delle varie identità presunte. E questo comportò poi l’incremento delle immigrazioni interne ed esterne, che ha prodotto la diversità etnica e nazionale dell’attuale Bretagna.
Growth and immigration up to the twentieth century
Le 4 identità nazionali si svilupparono in modo più chiaro nel XII secolo, sebbene conflitti tribali e reali (piuttosto che l’unità nazionale) continuarono. Furono fatti dei tentativi militari e politici nei secoli successivi per unire Galles, Scozia e Irlanda sotto la corona inglese. I monarchi tentarono di conquistare e allearsi con le identità per proteggersi dalle minacce interne, dalle isole e dall’Europa continentale e anche per estendere i propri domini e potere. L’unificazione e la colonizzazione delle isole, portarono lentamente alla creazione dello stato d’Inghilterra, non senza spargimenti di sangue o lotte tra le nazioni e all’interno. L’Irlanda fu invasa da Enrico II nel 1169. Parte della nazione era occupata dai nobili anglo-normanni e dunque l’autorità reale fu poco esercitata. Le successive e più intense colonizzazioni dell’Irlanda dagli inglesi e scozzesi, divenne fonte di conflitto tra i paesi, ma portò anche agli insediamenti irlandesi in Scozia, Londra e nei porti occidentali come Liverpool. L’Irlanda divenne parte del Regno Unito nel 1801, ma dopo violenze e agitazioni interne fu divisa nel 1921 nello Stato libero d’Irlanda (che poi divenne la Repubblica d’Irlanda) e Irlanda del Nord che rimane parte del Regno Unito. Il Galles, dopo il controllo romano, rimase un paese celtico. Sebbene influenzato dagli anglo-normanni e dall’Inghilterra plantageneto-angioina tra il 1282-85, Edoardo I sottomise il Galles all’Inghilterra e costruì castelli e impose le sue guarnigioni. A parte un periodo di libertà tra il 1402-7, il Galles fu integrato amministrativamente e giuridicamente all’Inghilterra con gli Atti dell’Unione tra il 1536 e il 1542. Gli inglesi cercarono anche di conquistare la Scozia, ma furono respinti nella Battaglia di Bannockburn del 1314. La Scozia rimase indipendente fino all’unione politica dei due paesi nel 1707, quando fu creata la Gran Bretagna (Inghilterra-Scozia-Galles). Tuttavia Inghilterra e Scozia avevano condiviso lo stesso monarca sin dal 1603, quando James VI di Scozia divenne James I d’Inghilterra (l’unione dinastica delle due corone). Inghilterra, Galles e Scozia erano nel frattempo diventate in maggioranza protestanti come conseguenza della riforma protestante e la rottura di Enrico VIII con il papato di Roma. L’Irlanda invece rimase cattolica e cercò di prendere le distanze dall’Inghilterra. (UK: unione tra l’Irlanda del Nord e la Gran Bretagna). La Britagna dunque non è un paese singolo ed omogeneo, ma un’unione recente e potenzialmente instabile di 4 vecchie nazioni. La Gran Bretagna è solo leggermente più anziana degli USA (1707), mentre il Regno Unito è più giovane (1801). Gli inglesi trattavano i celti, loro vicini, come coloni più che come loro eguali e l’inglesità divenne più preponderante nella definizione di britannicità per il ruolo dominante che l’Inghilterra ha avuto nella formazione della Gran Bretagna. Nonostante le tensioni e l’astio tra i 4 paesi ci fu una migrazione interna: molti scozzesi, gallesi e irlandesi del nord migrarono in Inghilterra, mentre pochi inglesi migrarono fuori. L’immigrazione verso le isole britanniche continuò anch’essa sia per il commercio che per le persecuzioni politiche e religiose. Gli immigrati hanno avuto un grande impatto sulla società e a sviluppare e influenzare vicendevolmente le istituzioni e i settori lavorativi. I cambiamenti nella coltivazione e le rivoluzioni industriali, hanno condizionato la crescita della Bretagna e la mescolanza delle sue genti. La Bretagna si espanse economicamente e commercialmente dal settimo secolo e con la conquista dei normanni, i prestasoldi ebrei entrarono in Inghilterra seguiti poi dai banchieri lombardi del Nord Italia. Queste competenze commerciali crearono grande benessere tra la popolazione che fu influenzata anche dalla lega anseatica tedesca, che mise le sue stazioni commerciali a Londra e nella costa est dell’Inghilterra. Nel 1300, con l’arrivo degli olandesi e dei fiamminghi, tessitori che per la fine del 1400 avevano trasformato l’Inghilterra in una importante nazione per l’allevamento di pecore, produzione di stoffe e conseguente esportazione. Alcuni immigrati si adattarono, mentre altri mantennero le proprie identità. In ogni caso le competenze estere erano sempre bene accette, anche se gli stranieri non avevano diritti civili e i primi immigrati, i mercati europei dell’hansa e gli ebrei potevano essere facilmente allontanati. Dal periodo dei sassoni fino al 1800, la Bretagna aveva un’economia basata sull’agricoltura e l’80% delle persone vivevano nei villaggi e nelle zone rurali nel sud e ad est. Quando l’ago si spostò verso un’economia di produzione di tessuti e di allevamento, le concentrazioni si addensarono verso i porti che esportavano la lana, a Bristol nella costa ovest e nelle coste dell’Anglia dell’est, oppure nelle città produttrici. Altri nuovi arrivati d’oltremare aumentarono la densità della popolazione e l’economia: ebrei (1655 crearono la prima comunità fissa in Inghilterra), zingari e neri che erano associati al commercio di schiavi. Tra il 500 e il 600 il paese divenne la meta di un gran numero di rifugiati come gli Ugonotti francesi e i protestanti danesi per cause di guerra, persecuzioni politiche e religiose ma anche per bisogni di impiego. Questo portò all’inurbamento e a nuovi sistemi d’agricoltura di massa. Dal 700 l’immigrazione subì una battuta d’arresto che continuò lentamente per due secoli: con le nuove tecnologie e trasporti, molte persone potevano spostarsi agilmente soprattutto in America del Nord e nelle colonie inglesi. Sempre di questo periodo (700-800), come si diceva, sono le più grandi rivoluzioni industriali. Queste diedero il via all’industrializzazione e alla produzione. Venne sfruttata la potenza del vapore generata dalla combustione di carbone, e le industrie puntarono alla produzione di beni di massa. Nei campi di carbone, e presso tali industrie, la popolazione crebbe rapidamente. Nel tardo 700 così ci si spostò dalle zone rurali alle città. Nell’800 molti agricoltori divennero forza lavoro per le industrie, e in questo periodo la rivoluzione industriale raggiunse il suo picco. In questo periodo non era richiesta forza lavoro estera, perché c’erano sufficienti lavoratori e commercianti qualificati fra gli inglesi, e con l’avvento del Regno Unito, le nazioni dell’Unione fornivano già di loro forza lavoro non qualificata. Queste migrazioni interne accesero i conflitti etnici che divennero a volte violenti a Liverpool, ma aiutarono anche l’integrazione. L’industrializzazione e l’espansione del mercato attrassero immigrati qualificati in materia economica e d’affari, che si stabilirono a Londra e nelle istituzioni finanziarie e nei commerci d’importazione ed espansione. Per la fine dell’800 la Bretagna divenne una delle più ricche nazioni del mondo e leader industriale indiscussa.
Immigration from 1900
Sebbene storicamente gli immigrati abbiano avuto libero accesso in Inghilterra, essi godevano di pochi diritti e potevano essere allontanati. Presto poi furono applicate delle leggi restrittive. All’inizio del 900 ebrei e polacchi scapparono dalle persecuzioni dell’Europa dell’est e si stabilirono a est di Londra. Si diffusero presto sentimenti xenofobi alimentati dal nazionalismo e dalla mania di spionistica, portata dalla prima guerra. L’Alien Act del 1905, progettato per limitare le entrate straniere, si dimostrò poco efficiente. Successivamente con la recessione degli anni 30 e la Seconda Guerra Mondiale, i rifugiati dei regimi nazisti europei e di quelli sovietici entrarono insieme ai migranti lavoratori. Dopo la guerra i rifugiati polacchi, ucraini e lettoni scelsero di rimanere in Inghilterra. Più tardi nel 900 arrivarono i rifugiati delle altre nazionalità oppresse dalla Guerra Fredda e dal medio-oriente (Vietnam, Iran, Ungheria, Europa dell’est ecc.). I lavoratori dell’EU occidentale, cinesi e provenienti dai paesi del Commonwealth poi formarono delle comunità stabili che tutt’oggi formano i grandi gruppi etnici compresenti in Inghilterra. Alcuni di questi subirono discriminazioni, alcuni più di altri e soprattutto gli immigrati non bianchi del Commonwealth furono al centro del dibattito sull’immigrazione dal dopoguerra (II) in poi. Dai tardi anni 40, infatti, i membri non bianchi del Commonwealth immigrarono in massa dall’India, dal Pakistan e dalle indie occidentali (isole dei Caraibi) spesso sotto invito del governo che richiedeva manodopera a basso prezzo. Gli indiani occidentali lavoravano nei trasporti pubblici, ristorazione, nel sistema sanitario nazionale e nell’ambito manovale a Londra, Birmingham e altre città. Indiani e pakistani andarono a lavorare nelle industrie tessili e del ferro. Dagli anni 70 i non bianchi crearono comunità in molte città, negli ultimi anni tale fermento di ghettizzazione è alimentato e ha sollevato la preoccupazione della popolazione bianca per l’isolamento da parte di questi gruppi, anche dalle istituzioni. Alcuni indiani e cinesi si sono fatti strada in campo economico e professionale, mentre bangladesi, pachistani e indiani dell’ovest hanno avuto a che fare con paghe base. Svantaggi nell’istruzione, disoccupazione, isolamento, abitazioni fatiscenti e discriminazione (anche da parte di altri gruppi etnici). L’Inghilterra possiede un razzismo istituzionale profondo, basato sull’eredità dell’impero e anche una certa superiorità razziale che ha ostacolato l’integrazione. I giovani non-bianchi nati in Inghilterra sono amareggiati per la loro relativa mancanza d’istruzione, impiego e possibilità nella scala sociale. Una corrente opposta (soprattutto dopo le violenze a Londra nel 2005) asserisce che le comunità etniche dovrebbero risolvere i loro problemi interni e integrarsi con la maggioranza e le sue istituzioni. Gli immigrati del Commonwealth che migravano in Inghilterra negli anni 60, furono etichettati come stranieri e il governo seguì una politica a due punte sull’immigrazione. Consisteva negli Immigration acts (che restringevano il numero d’immigrati) e nel Race Relations Acts, che proteggeva i diritti degli immigrati già stabiliti in Inghilterra. Quest’ultimo (1976) bandì le discriminazioni contro gli individui su base di razza, etnia e origini nazionali etc... Venne istituita la commissione per l’equità razziale (CRE) nello stesso anno che aveva il compito di far rispettare il Race Relations Acts. Fu rimpiazzato nel 2007 dall’Equity and Human Right Commission, il cui ruolo era di far finire le discriminazioni e gli abusi sugli individui per handicap, età, razza, generi, religione, credenze e orientamento sessuale. Nonostante le buone intenzioni, entrambe le istituzioni furono criticate per i loro insuccessi e la mancanza di obiettivi chiari. Le critiche sono state mosse anche contro le leggi: secondo alcuni non si può legiferare in modo soddisfacente contro la discriminazione, mentre altri vorrebbero più rigore nel controllo degli immigrati e dei rifugiati. Alcune preoccupazioni dei bianchi sono sfociate in qualcosa di più allarmante: la nascita di partiti nazionalisti come il Fronte Nazionale, il partito nazionale britannico (BNP) e Combat 18 (movimento neonazista britannico). I non bianchi si sentirono i capri espiatori di qualsiasi questione o problema e alcuni cominciarono a dissociarsi dalle istituzioni come la polizia, il sistema giuridico e le strutture politiche. Sin dagli anni 40 il governo non aiutò spesso l’integrazione e l’immigrazione e le etnie rimangono problematiche. Molti non bianchi e i loro figli nati in Inghilterra si sono adattati alla società mantenendo le loro identità etniche e culturali. Tuttavia la ghettizzazione è un problema di molte aree. Lo scoppio di tensioni razziali, violenze ed abusi avvengono anche verso la polizia, e nei tribunali vengono mosse accuse di ignorare o sottovalutare i crimini contro i gruppi etnici all’interno del presunto clima di correttezza politica. La popolazione non bianca era inizialmente composta da uomini non coniugati. La struttura cambiò quando le persone a carico si unirono agli immigrati stabilitisi precedentemente e i figli non bianchi si adattarono alle organizzazioni e alla cultura della società britannica.
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