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Il primato della cultura e la necessità del suo orientamento ecologico

Le attività pratiche dell'uomo, quindi anche l'agricoltura, sono guidate dall'attività intellettuale che preordina, imposta e detta norme di esecuzione in rapporto a determinate esigenze culturali, che regolano anche il modo di organizzazione sociale sotto ogni forma. Il processo di formazione culturale infatti risulta influenzato, anche se non palesemente, dal grado di conoscenza acquisito sulla realtà naturale.

Nella società odierna purtroppo l'habitus di vita cittadino ha sempre di più allontanato l'uomo dall'ambiente naturale, cosicché è andata diminuendo la percezione del legame profondo che coinvolge legami fisici (acqua, aria) e biotici (microrganismi, piante, animali e uomo) nel piano generale della vita planetaria. Approfondire il grado di conoscenza sull'organizzazione della natura, di cui l'uomo è parte, è oggi un compito prioritario per riequilibrare lo sviluppo culturale e dare maggiore consapevolezza e coerenza all'attività umana.

Ogni sforzo dovrebbe essere dedicato a riorientare la cultura nella direzione di un umanesimo ecologico. Si avverte la necessità di promuovere azioni al fine di accelerare il passaggio dall'attuale fase di sensibilizzazione a quella di cultura ecologica della società umana. La cultura ecologica è un atteggiamento di vita che si fonda sul paradigma ecologico, ossia sull'interpretazione sistemica della realtà, ovvero della convivenza dell'uomo con l'ambiente in cui si è evoluto e in cui si moltiplica come specie.

Ecosviluppo o sviluppo sostenibile, è una strategia di sopravvivenza a lungo termine per l'umanità e la biosfera, in sintonia con il quadro delle leggi naturali che governano la terra. Individua come principale motore, anche dei sistemi organizzati dall'uomo, l'energia solare e altre forme di energia rinnovabile cioè tende al più completo riciclo della materia. La cultura ecologica si contrappone alla cultura riduzionistica che ha plasmato la società, questa ha prodotto un'opera di dissociazione nell'uomo e tra l'uomo e l'ambiente, ha annullato la capacità umana di percepire e trattare la realtà, a ogni livello di organizzazione, come un sistema unitario dinamico, di cui l'umanità è allo stesso tempo un prodotto e un agente di evoluzione.

Ha alienato l'uomo dal suo ambiente di vita, individuandolo come unico soggetto dello sviluppo e ponendo la sua azione nella biosfera come la sola meritevole di apprezzamento economico. Ha indotto a giustificare e sostenere l'esistenza di due culture, quella umanistica e quella scientifica, in generale non comunicanti, imponendo un'evoluzione culturale tendente alla condizione di conoscenza unificata della realtà, la quale è l'unica che può contribuire a chiarire il significato della vita e del destino dell'universo.

Le basi concettuali dell'ecologia

Il contributo dell'ecologia per l'interpretazione dell'esistente: l'ecologia è una scienza che ha fondamenti filosofici e che pertanto offre buone garanzie per fornire una rappresentazione della realtà (o epistemologia) che si avvicina alla natura propria della realtà (o ontologia). L'ecologia avvicina alla verità. L'ecologia può conferire unicità a tutte le scienze, dalla fisica alla chimica, all'astronomia e alla biologia. Infatti, viene concepita come la scienza che si occupa di tutto quanto succede sulla crosta terrestre.

Il degrado della situazione ambientale ormai esteso a livello planetario (aumento della CO2 atmosferica, erosione della fascia di ozono, piogge acide, perdita di biodiversità) obbliga a riconsiderare il ruolo del genere umano sulla terra. Occupandosi direttamente della struttura e del funzionamento degli ecosistemi e della biosfera, l'ecologia può fornire indicazioni utili per la costituzione di un quadro teorico di riferimento generale, indispensabile per una migliore pianificazione e gestione delle attività umane, al fine di rendere più armonico il rapporto tra l'uomo e il suo ambiente di vita.

Il contributo dell'ecologia per l'accumulo della conoscenza: L'ecologia si pone come disciplina dove la sua principale caratteristica è quella di ricercare i nessi che collegano fra di loro tutti i componenti della natura, tentando di ricostruire un quadro d'insieme che renda conto della straordinaria complessità della realtà e nel contempo, renda più facile capire il senso dell'esistenza umana e il ruolo da svolgere. La disciplina ecologia si è praticamente andata formando con la costituzione di Società Scientifiche di Ecologia e con lavori pubblicati in riviste specializzate internazionali.

Ecosistemica

Lo scopo è quello di studiare e comprendere la realtà nel suo complesso, la novità metodologica consiste nell'assumere il concetto di ecosistema come modello di rappresentazione. L'ecosistema è un'unità riconoscibile e circoscrivibile in natura. Le dimensioni di un ecosistema possono variare tra quelle di un microcosmo (ad esempio un ambiente rizosferico) e quelle dell'intera biosfera. Nella figura sono esemplificati i componenti strutturali e funzionali (produttori, consumatori, decompositori e fattori fisici) che cooperano per la realizzazione del fenomeno vita a ciascun livello di organizzazione ecosistemica (micro e macrocosmo).

Questi raggruppamenti sono di tipo funzionale e si riferiscono cioè alle funzioni svolte dagli organismi nel loro ambiente, pertanto la loro individuazione privilegia un'interpretazione della realtà che si fonda sulla conoscenza dei processi delle interazioni che legano gli organismi tra di loro e con il loro ambiente fisico. La vita viene proposta in questa maniera come fenomeno interattivo, che non si può realizzare se non attraverso l'interdipendenza dei componenti che formano il sistema. La radiazione solare funge da motore del sistema, viene intercettata dai produttori che la trasformano in biomassa vegetale (energia di tipo chimico), organicando le sostanze minerali, viene così attivato il primo livello trofico della catena di pascolo, che prevede il successivo consumo e la trasformazione della biomassa vegetale in biomassa animale da parte prima degli erbivori e poi dei carnivori.

Le spoglie dei produttori e dei consumatori costituiscono fonte energetica e nutritiva per i decompositori (funghi, batteri) che attraverso la catena di detrito, provvedono a ricondurre la materia dallo stato organico a quello minerale. L'energia solare trasferendosi lungo le catene alimentari di pascolo e detrito produce diversità biologica e rende il sistema autosostenibile. Il processo ecosistemico è creativo, in quanto consente l'organizzazione della materia in sistemi complessi e capaci di evolversi.

In definitiva l'ecosistema è un'unità autopoietica, che in virtù del continuo flusso di energia solare che lo sostiene è capace di autorganizzarsi, autocontrollarsi, automantenersi ed autoevolversi. Il ruolo dell'uomo nell'ecosistema si estende ben oltre quello fisiologico di onnivoro lungo le catene alimentari. Per procurarsi cibo e quanto altro la creatività umana si prefigge, l'uomo ha realizzato una serie di complesse attività sociali, quali l'agricoltura, l'industria, lo sviluppo urbano, il commercio, il turismo, che richiedono energia per il loro compimento. Per tali attività di consumo energetico, il ruolo dell'umanità si colloca pertanto anche nella categoria funzionale dei decompositori.

Funzioni ambientali

La rappresentazione della realtà attraverso il modello ecosistemico permette di mettere a fuoco il concetto fondamentale di funzioni ambientali, che sono definite come le capacità dei processi e componenti naturali di fornire beni e servizi che soddisfano le necessità umane. Le funzioni ambientali vengono distinte in funzioni di regolazione, supporto, produzione e informazione. Le funzioni di regolazione riguardano la capacità di mantenere l'abitabilità dell'ambiente per la vita in generale tramite i processi ecologici che rinnovano aria, acqua e suolo caratterizzando climi e biomi del pianeta.

Le funzioni di supporto forniscono spazio e substrati adatti per le attività umane di insediamento urbano, coltivazione e ricreazione. Le attività di produzione riguardano il rifornimento di cibo e di materie prime per usi e trasformazioni successive. Le funzioni di informazione riguardano lo sviluppo ed il mantenimento della salute mentale, fornendo opportunità per lo sviluppo cognitivo, la riflessione, l'esperienza estetica e l'arricchimento spirituale. Le funzioni di informazione possono essere distinte solo a causa delle capacità cognitive umane.

Interdisciplinarità e transdisciplinarità

L'ecologia fa da ponte tra le discipline, l'interazione disciplinare è un percorso poco seguito nel mondo accademico, tuttavia la necessità di affrontare i problemi nella loro complessità sia teorica che pratica, richiede oggi una maggiore attitudine a perseguire strade di integrazione disciplinare. Integrazione non significa sovrapposizione, ma apertura ad un nuovo quadro epistemologico basato sul dialogo che mette in evidenza prima il problema di conoscere per poi preparare la strada ad un agire corretto.

In questa prospettiva si sta sviluppando l'ecologia come transdisciplina, capace di inquadrare il suo oggetto di studio, cioè la realtà, attraverso uno strumento epistemologico come il concetto di ecosistema, capace di collegare molti campi disciplinari tra loro e tale da ispirare un orientamento pratico delle attività umane orientato verso la sostenibilità ossia la capacità di durare nel tempo. La transdisciplinarità è caratterizzata dall'uso di un metodo di indagine sistemico, che riguarda lo studio della realtà come processo includente il suo comportamento complessivo come le relazioni tra tutti i componenti.

Implicazioni di carattere scientifico, filosofico ed etico sono collegate tra di loro in un grande quadro sistemico che tratta unitariamente scienze umane e scienze naturali.

I connotati della realtà attraverso la visione ecologica

Olismo

L'olismo viene definito come la tendenza sintetica dell'universo a costituire interi, che si estende dal livello inorganico fino al più alto livello di creazione spirituale. L'olismo è pertanto inteso come il principio metafisico dell'origine e dell'evoluzione dell'universo, che pertanto risulta costituito da una serie di interi (wholes) in continua estensione, stratificazione e gerarchicamente organizzati.

Organizzazione gerarchica

Isolare un ecosistema conduce a scoprire che la realtà è organizzata secondo sistemi di crescente complessità, superiori ed inferiori a quello considerato, e necessariamente interconnessi. Attraverso il concetto dei livelli di organizzazione si può rappresentare l'espansione gerarchica del cosmo dalla micro alla macro scala spazio-temporale, dove vengono segnalati i livelli di organizzazione gerarchica più significativi dal punto di vista dell'espressione della vita.

Interazione ed integrità ecologica

L'interazione dei componenti e delle funzioni ambientali nell'unità ecosistemica realizza ciò che si denomina integrità ecologica. Per integrità ecologica si intende la integrazione strutturale e funzionale dei componenti di un ecosistema che ne determina il mantenimento. Il processo di coevoluzione e di adattamento tra fattori fisici e biotici è il meccanismo che conduce in ciascun sito ambientale ad una situazione tipica di ecosistema che viene definito bioma, o ecosistema tipo di una località geografica. Il bioma è la forma di ecosistema sostenibile che perdura se non intervengono disturbi di tipo catastrofico.

Per il mantenimento di un ecosistema durevole o bioma è più importante la integrazione strutturale e funzionale delle specie presenti che il loro numero. La biodiversità che interessa di più ai fini della sostenibilità è quindi legata all'integrità ecologica degli ecosistemi. La integrità ecologica rappresenta una proprietà dell'auto organizzazione degli ecosistemi e si riferisce allo stato di completezza e autonomia che richiede un minimo supporto di risorse esterne.

L'ottimizzazione dell'integrità ecologica degli ecosistemi riguarda le funzioni che fanno un miglior uso delle risorse naturali: energia solare, acqua ed elementi nutritivi. Attraverso una crescente diversità ed eterogeneità che facilita la sinergia delle specie per uso complementare delle risorse native piuttosto che una competizione interspecifica.

Omeostasi

Un ecosistema è caratterizzato da un alto grado di interazione tra le sue parti e dimostra capacità di autoregolazione (omeostasi), tendendo a mantenere un rapporto costante di componenti in un flusso continuo di energia e materia. L'omeostasi è quindi la capacità di un ecosistema a mantenersi in una situazione di equilibrio dinamico, in un contesto variabile di disturbi e di stimoli. La capacità omeostatica di un ecosistema appare tanto più pronunciata quanto più la struttura del sistema è complessa, ossia quanto maggiore è la ricchezza biologica.

La regolazione si fonda sui cosiddetti meccanismi feedback o di retroazione positiva o negativa, che operano come effetti favorenti o inibenti sulle cause che li producono, e come tali partecipano attivamente al controllo del funzionamento del sistema. A frenare l'azione amplificatrice dei feedback positivi intervengono condizioni limitanti, fisiche e biotiche (tra le quali i feedback negativi) che tendono a stabilizzare il sistema.

L'uomo come forza geologica

La scoperta e l'uso intensivo di fonti di energia concentrata hanno reso possibile l'organizzazione delle attività umane su base altrettanto concentrata ed intensiva, caratterizzata cioè da insediamenti urbani, agricoli ed industriali ad elevati input e output, per unità di superficie impegnata che sostituiscono gli originari biomi naturali (praterie e foreste). Nel complesso l'attività metabolica di questi insediamenti dà luogo ad un elevato flusso di prodotti catabolici (respirazione) non integralmente riciclabili attraverso l'attività biotica a prevalente attitudine anabolica (produzione) del pianeta.

In sintesi, la fotosintesi non regge il passo della respirazione, poiché il tasso di consumo dei combustibili fossili è superiore alla velocità di smaltimento (capacità omeostatica) dei prodotti di combustione, essi tendono ad accumularsi nei comparti ambientali, dando luogo a fenomeni di inquinamento. Le manifestazioni di inquinamento possono essere interpretate ricorrendo al concetto di entropia (grado di disordine), applicato al caso di sistemi materiali. L'entropia può essere intesa come una misura dell'uniformità di distribuzione degli elementi chimici sulla superficie terrestre.

Possiamo infatti distinguere tra processi entropici, che si avvalgono di materiali concentrati per diffonderli successivamente nei comparti ambientali, e processi anti-entropici, che assumono invece elementi diffusi e li concentrano. Il processo fotosintetico è infatti un tipico processo antientropico, poiché assume elementi chimici in forma dispersa dall'atmosfera e li concentra nella biomassa vegetale, dove pure sotto forma di legami chimici si rinviene immagazzinata una quota parte dell'energia solare che attiva il processo. Tutti i processi di combustione sono di carattere entropico, quindi si può dire che i fenomeni di inquinamento sono di carattere entropico al contrario di quelli antientropici.

Capire il fenomeno, ossia risolvere una questione epistemologica che riguarda la conoscenza è la prima tappa da compiere per poter invertire la rotta e sperare in un futuro di sviluppo sostenibile per l'uomo e l'intera biosfera.

Ecologia e agricoltura

I motivi alla base della rivalutazione del rapporto agricoltura-ambiente: La compromissione della qualità ambientale è imputabile all'agricoltura dei paesi industrializzati, che si fonda sul largo impiego di energia ausiliaria derivata da fonti fossili, sotto forma di macchine, combustibili, sostanze chimiche di sintesi per la nutrizione e difesa delle colture e degli allevamenti animali. L'input a livello di bilancio energetico nazionale è tale da superare il valore dell'output è quindi è normale che spesso viene posta la domanda se questo sia possibile.

Agricoltura maestra di ecologia: una sostanziale modificazione degli ecosistemi originari (foreste e praterie) da parte dell'uomo ha avuto inizio con l'affermarsi dell'agricoltura. L'interferenza per convertire gli ecosistemi in agroecosistemi è stata pesante fin dall'inizio, ma necessaria per l'affermazione della specie umana.

Con l'avvento dell'agricoltura, gli ecosistemi originari sono stati ricondotti dalla fase climax a quella giovanile ed ivi mantenuti dall'evento ricorrente e catastrofico della lavorazione, con l'aratro l'uomo ha messo a disposizione delle colture la potenziale fertilità dei suoli abbassandone il livello. Ha imparato tuttavia a ricostituirla attraverso l'apporto del letame (agricoltura mista) e con una opportuna sequenza colturale (rotazione), nel cui ambito le leguminose foraggere poliennali giocano un ruolo chiave.

Dove è stato applicato questo tipo di agricoltura ha retto la sfida dei secoli, superando quello stesso limite (mancanza di autoconservazione). L'uomo ha operato selettivamente sulla base biologica costituita dai componenti originari degli ecosistemi per trarne beneficio, modificando i genotipi attraverso il processo di domesticazione di specie vegetali e animali, ha praticamente arricchito di nuove combinazioni il mosaico della diversità genetica.

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Scienze agrarie e veterinarie AGR/02 Agronomia e coltivazioni erbacee

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher riccardo.rizzo.5851 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Agroecologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi Mediterranea di Reggio Calabria o del prof Monti Michele.
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