ECONOMIA E GESTIONE DELLE IMPRESE
MANAGEMENT STRATEGICO
Studieremo il c.d. Management strategico, cioè la gestione, in chiave strategica, di un’azienda. Il manager
strategico consta di due fasi distinte: la fase di pianificazione strategica è quel primo step del man strategico
con cui l’impresa scrive la strategia; la fase successiva è l’implementazione, la quale consiste nella
realizzazione della strategia.
Strategie. Innanzitutto, cos’è una strategia? È un piano di azione orientato al raggiungimento di un
determinato obiettivo (ci dice cosa voglio raggiungere e come voglio farlo) attraverso determinate risorse.
Perciò fare pianificazione vuol dire scrivere una strategia che contenga questi tre elementi. Le risorse non sono
solo i soldi, ma anche capacità. Il concetto di risorse sono quindi le risorse finanziarie, ma anche qualsiasi altro
tipo di mezzo che può essere usato dall’impresa per realizzare la strategia.
Livelli di strategia. Altro concetto fondamentale è quello di livello di strategia, parlare di livelli di strategie
vuol dire che ci sono strategie di ordine superiore e strat di ordine inferiore (c’è una gerarchia tra le strategie).
L’organigramma è lo strumento cuore per rappresentare l’impresa, esso ci dice chi fa cosa (attività che
Presidente Barilla Corporate
Fig. 1 Mulino
Pasta
Cons di amm Business
bianco Funzionale
Produzioni
Acquisti Produzioni Vendite
Direttore
generale Fig. 2
Vice dir gen
l’impresa realizza e chi ne è responsabile). Da esso riesco a capire l’approccio gerarchico: le caselle più in alto
comandano le caselle più in basso. Ci sono 3 livelli di strategia all’interno di una qualsiasi azienda. Un primo
liv è il livello corporate, che è il liv di competenza del vertice aziendale: una qualsiasi decisione presa a liv
corporate ha ricadute sull’intera azienda. Il secondo livello è in corrispondenza delle divisioni: una div è un
pezzo di azienda che si occupa della gestione di uno specifico business (livello business) (business uguale
divisioni). Successivamente ci saranno le funzioni (livello funzionale). Quindi 3 liv di strategie gerarchici: liv
corporate, liv business, liv funzionale.
Livelli organizzativi. DOMANDA DI ESAME: Livelli di strategia diversi da livelli organizzativi! Noi ci
occupiamo di liv di strat nel nostro corso. Un liv organizzativo si verifica in azienda ogni qual volta si registra
una ripartizione di compiti e di responsabilità. I livelli organizzativi in questo organigramma sono due, il
corporate non è diviso con nessuno. La prima ripartizione di compiti l’abbiamo tra Pasta e Mulino Bianco. I
livelli organizzativi non si contano con le caselle: c’è gerarchia ma ogni persona è responsabile dell’intera
azienda (no divisione di compiti). Perciò di norma al primo livello organizzativo troviamo il secondo livello
di strategia. Se io avessi fatto un organigramma come la figura 1.
Vediamo ora cosa si decide ai vari livelli, partendo dal corporate. 1
LIVELLO CORPORATE
Matrice benefits-price: misson e vision. La prima decisione all’interno del livello corporate è la scelta del
settore, o dei settori (cosa fare). Entrare in un settore vuol dire da subito cercare di capire chi sono i concorrenti,
per collocarsi in modo differenziato rispetto a loro. Quindi un’impresa che entra in un settore deve anche
definire (seconda scelta a liv corporate) qual è la sua mission e qual è la sua vision. Prima si definisce una
Mission: la mission sintetizza cosa fa un’impresa, ci dice cosa fa e per cosa l’impresa è nata. Spesso il modo
più semplice per scrivere la mission è guardare alla combinazione prodotto – mercato che l’impresa gestisce,
ovvero guardare cosa l’impresa fa (prodotto) e a chi lo vende (mercato). La Vision è qualcosa di più prospettico
(ad es. visionario è Jobs che chiede ai suoi dipendenti l’input di creare un cellulare senza tasti): è la
trasposizione della mission nel futuro, ovvero dove l’impresa vuole andare, cosa l’impresa vuole diventare. Il
passaggio dalla prima alla seconda viene chiamato filosofia aziendale (modo di gestire l’impresa per passare
dalla mission alla view. Nel definire una mission spesso lo si fa confrontandosi con i concorrenti con cui si
andrà a competere; uno strumento molto utile per la scrittura della mission è la Matrice benifts – price. È una
matrice 3x3 (3 alternative di benefits e 3 di prezzo). Un’impresa che entra in un settore e vuole da subito
differenziarsi rispetto ai concorrenti si deve chiedere se nel momento in cui entra nel settore vuole offrire più
benefici di quanti sono offerti dalle imprese già esistenti, gli stessi benefici o meno benefici.
Conseguentemente io posso decidere di applicare un prezzo uguale, minore o maggiore. Scrivere una mission
vuol dire capire in quale delle possibili combinazioni benefici-prezzo io mi voglio andare a collocare. A sinistra
metto i benefits e sotto i prezzi. Ad es. Ryanair è un’impresa entrata nel mercato con la logica meno benefits
e prezzi minori. La value proposition di Ryanair (che poi può diventare la sua mission) è quella per cui io offro
less benefits per less price. Lidl è un’impresa ibrida (no discount e no mercato, logica discount applicata ai
prodotti di marca): same benefits, less price. Es. Vanna Marchi: approccio di breve termine, business
speculativo. Quindi la logica con cui si applica questa matrice è esattamente questa: scrivo la value proposition
(probezza di valore che io do al mercato) come combinazione dei benefici che garantisco al cliente e del prezzo
che a lui richiedo. Dopo di che questa combinazione la vado a trasportare in termini di missione (ad es. per
Ryanair ho voli a prezzi bassi). Less price Same More
Price Price
More benfits
Same benefits Lidl
Less benefits Ryanair Vanna Marchi
Molto spesso la mission è il primo elemento di comunicazione rispetto al mercato. La mission può essere
scritta in modo molto basic come combinazione di prodotto e mercato (scrivere una mission vuol dire adottare
da subito logiche di marketing / comunicazione): io Ryanair vendo voli a basso prezzo in Europa. Questa
mission però non comunica, fare una mission vuol dire cercare di scrivere in modo accattivante per il mercato:
non vendo voli, ma esperienze di vita. La mission la posso scrivere sempre o con una logica terra – terra oppure
con una logica più comunicativa e più accattivante. La Disney ha la divisione parchi, io posso scrivere “creo
parchi di divertimento per famiglie nel mondo” oppure come l’hanno scritta loro: “creiamo sogni”. È la stessa
cosa, dipende se l’azienda vuole fare di questa mission un uso esterno o interno, nel primo caso spesso noi
abbiamo già definito il primo messaggio comunicazionale.
Interdipendenze: sinergie. All’interno delle strategie corporate la terza attività è l’interdipendenza:
un’interdipendenza identifica qualcosa in comune tra due o più business della stessa impresa, ovvero è quello
che lega due o più business della stessa impresa. È importante riconoscerle innanzitutto perché io le posso
trasformare in sinergie. DOMANDA DI ESAME: Differenza tra interdipendenze e sinergie.
2
L’interdipendenza è il mero legame che esiste tra due business (il semplice fatto che ci sia qualcosa in comune
è un’interdipendenza), quando l’impresa riconosce l’interdipendenza e la sfrutta la sta trasformando in
sinergia: in altri termini, la sin è lo sfruttamento di un’interdipendenza. Ciò può voler dire due cose: o
risparmiare sui costi o incrementare i ricavi. Es. Barilla: interdipendenza può essere la materia prima, la quale
si traduce nel fatto che il direttore acquisti del settore pasta compra la stessa farina, magari dallo stesso
fornitore, del direttore acquisti del settore biscotti da forno. Trasformo questa interdipendenza in sinergia
quando, ad es., licenzio uno dei due direttori acquisti e fare un processo di centralizzazione della funzione.
Centralizzare una funzione vuol dire toglierla dalle divisioni e portarli su. Graficamente può essere
rappresentata con una linea che fa angolo o retto oppure senza angolo retto. C’è però una differenza
fondamentale: con l’angolo vuol dire che il soggetto ha la responsabilità di questa funzione. Senza angolo
invece quel soggetto non ha la responsabilità, ma ha un ruolo da consigliere (firmerà il vertice gli ordini di
acquisto). Quando la funzione è una funzione core per l’impresa si preferirà il secondo metodo, quando la
funzione non è core si preferirà il primo. Questo quindi è un processo di sinergizzazione dell’interdipendenza.
Questo processo di sinergizzazione, letto come diminuzione dei costi, ha due driver di risparmio: sui salari e
sul prezzo sulle quantità. Finora abbiamo visto i lati positivi della centralizzazione, il lato negativo è che si
rallenta il processo di gestione: la funzione acquisto dentro la divisione compra nei tempi e quantitativi che
fanno comodo alla propria divisione, ora bisogna armonizzare le richieste di farina delle due divisioni, ciò di
norma si traduce in un aumento del magazzino. Più un’azienda è centralizzata, più è considerata rigida. Al
contrario, più è divisionalizzata, più è considerata flessibile. Gli esempi che abbiamo fatto sono es. di sinergia
da costo. In una sinergia da ricavo io individuo un’interdipendenza che se opportunamente sfruttata aumenta i
ricavi per l’impresa. Se io unisco le squadre di venditori che vanno a vendere pasta e biscotti ho una sinergia
di costo, ma anche di ricavi: posso fare le vendite congiunte, cioè unire il prodotto che vende poco a quello
che vende di più per venderli meglio (es. dell’azienda cinematografica che fa due film di cui uno forte e uno
debole: ho sinergia da ricavo se il prodotto forte trascina le vendite del prodotto debole).
Interdipendenze: decisioni. La gestione delle interdipendenze quindi serve innanzitutto a trasformarle in
sinergie, ma ha anche il ruolo di non prendere decisioni riferite al singolo business. Es: un’azienda opera nel
turismo con tre divisioni: hotellery, restuarant, tour operator. DOMANDA DI ESAME: analizza questa
situazione. La prima divisione va molto bene, la seconda divisione è sostanzialmente in pareggio, la terza
chiude in negativo. Se io le analizzo separatamente chiudo il business tour operator, ma questo tipo di decisione
è potenzialmente sbagliata: bisogna qui analizzare le interdipendenze tra le varie divisioni. Il tour operator
quando crea i pacchetti ci mette anche i miei alberghi e i miei ristoranti: studiare l’interdipendenza vuol dire
anche studiare qual è l’effetto che una decisione presa su un business ha su gli altri. Se lo chiudo recupero la
perdita, ma mi devo chiedere a fronte della chiusura di questa divisione cosa succede alle altre div. Studiare le
interdipendenze non solo vuol dire sfruttare le sinergie, ma anche capire l’effetto di una decisione presa su un
business ha sugli altri bus dell’azienda (lo può fare solo il vertice, unico che ha una visione di tutto quello che
succede all’interno dell’azienda).
Strategie di crescita: crescita geografica. Quarta decisione a livello corporate sono le strategie di crescita,
ovvero le strat di sviluppo dell’azienda. Il tema è capire in cosa consistono. Come fa un’azienda a crescere a
livello corporate? Una prima direttrice di crescita è la crescita geografica. La crescita geografica può essere
intesa come aumento del numero di mercati serviti da una impresa. Questa tecnicamente è una strategia di
internazionalizzazione (aumento il numero di mercati serviti dall’impresa). Quando un’impresa vuole fare
strategia di internazionalizzazione ha due ordini di decisioni da prendere: 1) Forma e modalità di
internazionalizzazione: la forma di internazionalizzazione indica quale attività l’impresa vuole fare all’estero,
una prima forma è l’internazionalizzazione produttiva (vado all’estero perché lì costa di meno produrre,
strategia di delocalizzazione), seconda forma è quella degli approvvigionamento (vado all’estero a comprare
le materie prime perché costano di meno o non esistono in Italia), terza forma di internazionalizzazione è quella
commerciale (vado all’estero a vendere i prodotti). Queste sono le tre forme principali (ce ne sono anche
altre): riguardano le attività, ovvero cosa faccio all’estero. Le Modalità: attengono a come un’impresa va
all’estero, ossia attraverso quale strategia un’impresa entra in un dato mercato. Le tre principali attengono alle
esportazioni (produco in Italia, vendo all’estero), agli accordi (stipulo una partnership con un soggetto estero,
il quale ad es. produce all’estero per mio nome e per mio conto, cioè gli trasferisco le mie competenze
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produttive), alle ide (investimento diretto estero, ossia l’impresa va all’estero e crea una sua sussidiaria, che a
seconda della forma di internazionalizzazione che voglio realizzare sarà una suss produttiva, commerciale,
ecc…). 2) Un secondo ordine di decisioni è quello che mette a confronto adattamento versus standardizzazione.
Standardizzazione vuol dire fare sempre lo stesso prodotto, adattare significa creare un nuovo prodotto che si
adatta meglio al mercato estero. Con la standardizzazione minimizzo i costi, standardizzazione è sinonimo di
efficienza (raggiungimento dell’obiettivo al minor costo possibile); al contrario l’adattamento è sinonimo di
efficacia (guardo solo il raggiungimento dell’obiettivo: soddisfare i clienti esteri), ovviamente genera nuovi
costi. Quindi il trade-off tra standardizzazione e adattamento posso leggerlo anche in termini di trade-off tra
efficienza versus efficacia. Chiaramente si parla di adattamenti significativi, quando un’impresa deve adattare
un prodotto ci sono alcuni adattamenti c.d. igienici (cioè di base), che io devo necessariamente fare altrimenti
il prodotto non vende sul mercato estero. Ad es. i detersivi: vendono di più bianchi in Italia, azzurri in Francia.
Altro es. è la cannella in America. Poi ci possono essere degli adattamenti più sostanziali (ad es. vendo
automobili in Italia: devo per forza mettere il volante a destra, se non sono un prodotto cult come la Bentley).
Strategie di crescita: crescita settoriale. Seconda strada della crescita è la crescita settoriale: l’impresa
aumenta il numero dei settori in cui opera. Il mercato è diverso dal settore nel management, esso è sinonimo
di domanda: fare l’analisi di mercato vuol dire studiare i clienti (una roba di marketing). Il settore, di
conseguenza, è l’offerta, che è fatta dalle imprese. Quindi mercato uguale insieme di consumatori, settore
uguale insieme delle imprese che producono beni omogenei. DOMANDA DI ESAME: Differenza tra settore
e mercato. Incrementare il numero di settori vuol dire realizzare una specifica strategia di crescita: la strategia
di diversificazione, cioè quella strat corporate con la quale l’impresa entra in altri settori. Abbiamo una
diversificazione correlata o conglomerata. Diversificazione correlata: il business di origine dell’impresa e il
nuovo settore hanno qualcosa in comune (da macchine a moto, c’è in comune la tecnologia, ma può essere
anche materie prime o target). Diversificazione conglomerata: non hanno nulla in comune, nessun elemento
unisce vecchio e nuovo settore (da macchine a penne). Dall’esterno rispetto all’azienda è difficilissimo capire
se una diversificazione è conglomerata o correlata. Esempio Virgin: si è partito Virgin publishing (riviste
musicali), poi Virgin music (etichetta discografica), Virgin radio, Virgin air, Virgin Cola e così via. Questa è
una diversificazione fortemente correlata perché è basata fortemente sul target. Essendo un’impresa che si
rivolge alle persone tra i 15 e i 35 anni hanno cominciato a diversificare basandosi sulla loro conoscenza dei
gusti dei clienti (se so i suoi gusti musicali, magari riesco a capire dove vuole andare in vacanza, come si vuole
vestire) usando sempre lo stesso marchio. Sulla base delle competenze di analisi dei gusti di una determinata
categoria di clienti hanno cominciato a diversificare creando nuovi prodotti. Per di più hanno usato sempre lo
stesso marchio. In Inghilterra tutti questi marchi continuano ad esistere. DOMANDA DI ESAME: Perché ha
funzionato di più in Inghilterra che in Italia? Per via del livello culturale del consumatore, in Inghilterra la
conoscenza del consumatore medio inglese di musica è molto più elevata della nostra. In Inghilterra il
consumatore è più attento: si dice che se Virgin per cinquant’anni ha scovato ottimi artisti vuol dire che il suo
lavoro lo sa fare, allora come le riconosco la capacità di talent scout, le riconosco anche la capacità di lanciare
nuovi prodotti: la Virgin Cola la compro perché è prodotta da un marchio che io ritengo valido. In Italia la
Virgin ha avuto successo laddove ha lanciato nuovi modelli di business (palestra, prima a lanciare su base
nazionale una palestra improntata al wellness (sauna, ecc…)).
Strategie di crescita: crescita dimensionale. Terza direttrice di crescita è la crescita dimensionale. La crescita
dimensionale è una crescita corporate associata all’incremento del numero o della dimensione delle attività
che un’impresa svolge, questa si chiama strategia di integrazione. Di integrazione esistono due tipi:
un’integrazione verticale (crescita numero attività) e un’integrazione orizzontale (crescita dimensione attività).
Prima dobbiamo introdurre il concetto di filiera economico pro
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