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Economia degli ecosistemi agrari

Ripasso e letture integrative

2020/21

Professore: Alessandro Corsi

Autore: Sebastiano Comotto

Agricoltura, ambiente e sviluppo delle tecniche

Come nei millenni l’evoluzione delle tecniche ha modificato il carattere dell’agricoltura e i rapporti sociali ed economici. L’agricoltura è oggi un settore produttivo parte del settore economico, ha subito un’evoluzione per giungere al livello e alla complessità del giorno d’oggi.

L’agricoltura odierna produce beni per il mercato utilizzando fattori produttivi tra cui:

  • Beni intermedi
  • Beni capitali
  • Lavoro
  • Beni immobili
  • Capitali monetari

I beni prodotti sono oggi distinti in beni di consumo e beni di produzione. Con il tempo sono cambiati i destinatari della produzione: a oggi il destinatario della produzione (consumatore) non coincide con il produttore, non vi è più agricoltura di sussistenza. Non sempre, però, l’agricoltura ha prodotto per il mercato e ancora oggi in molte zone del mondo non lo è ancora. Gli agricoltori per la maggior parte della storia hanno prodotto per l’autoconsumo finalizzato alla sopravvivenza, solo un’eventuale eccedenza sulle necessità era disponibile per nutrire altre figure sociali o per il mercato.

Per capire il rapporto tra agricoltura ed ecologia bisogna compiere un’analisi della catena trofica (o piramide alimentare): è l’insieme dei rapporti tra gli organismi di un ecosistema, ogni ecosistema ha la sua catena alimentare, spesso descritta come piramide che va dai superpredatori agli invertebrati per poi estendersi ai semplici produttori vegetali (piante e funghi).

Catene alimentari

Ci possono essere diverse catene alimentari:

  • Colture vegetali: sono direttamente consumabili dall’uomo (semi, frutta, foglie e radici) e dagli animali erbivori
  • Prodotti animali: latte e carne

Gli animali hanno un doppio impatto sulla gestione della terra e dei consumi umani: da una parte sono consumatori di terra e cibo mentre dall’altra producono cibo (e grazie alle tecniche più avanzate, energia). Sono sistemi che presentano una produttività di energia disponibile a scopo alimentare a ettaro via via decrescente. L’allevamento può però sfruttare le risorse vegetali non assimilabili dall’uomo, in terreni poco adatti alle colture utilizzabili dall’uomo.

Le colture vegetali si basano sull’asporto di sostanze nutritive dal suolo, principalmente:

  • Azoto (N)
  • Fosforo (P)
  • Potassio (K)

La loro trasformazione attraverso la fotosintesi clorofilliana sfrutta l’energia solare. L’agricoltura è la modificazione del territorio per necessità umane, modificazioni del territorio per favorire l’agricoltura: non potendo influire sul clima si possono attuare:

  • Sistemi irrigui per supplire alla carenza di acqua o sistemi di scolo per l’obiettivo opposto
  • Serre per proteggere la temperatura
  • Fertilizzazione del suolo
  • Domesticazione e selezione di animali e piante

In assenza di controlli delle nascite e politiche a riguardo, la società era tendenzialmente guidata da un approccio malthusiano: quando la crescita della popolazione eccedeva le risorse alimentari, allora aumentava la mortalità, questa portava a un minor numero di popolazione quindi a una maggior possibilità di risorse, ridimensionandola al livello delle risorse alimentari.

La nascita dell’homo sapiens è datata intorno ai 200,000 anni fa, con migrazioni dall'Africa all’Europa tra i 100,000 e i 65,000 anni fa. Per decine di migliaia di anni gli uomini sono stati cacciatori-raccoglitori, fino alla nascita dell’agricoltura, si può dunque dedurre che per la maggior parte della sua storia gli uomini siano stati cacciatori e raccoglitori.

Caccia-raccolta

La caccia-raccolta è una tecnica molto produttiva, impiega un’alta quantità di terra e necessita di poco capitale (attrezzi) e poco lavoro ma molto capitale umano. Necessita inoltre di una conoscenza approfondita dell’ecosistema circostante. È strettamente dipendente dallo sfruttamento delle risorse vegetali spontanee e dalla selvaggina.

Il nomadismo sfrutta le risorse di un’area spostandosi da un’area all’altra, tornando eventualmente indietro quando le risorse si sono ricostituite. La caccia-raccolta si è evoluta con il processo tecnico, passando da bastoni a lancia fino ad arrivare all’arco e frecce, questo tipo di progresso tecnico ha comportato una maggior facilità di sfruttamento della selvaggina, una riduzione dell’area necessaria e un rapidissimo esaurimento delle risorse naturali.

Con il nomadismo vi era un disincentivo all’accumulazione, non c’erano merci da acquistare, non vi era dunque sovrapproduzione, prodotti e beni erano principalmente autoprodotti senza considerare (o considerando in minima parte) scambio e commercio (es. per pellicce). Non erano inoltre presenti mezzi o strumenti per la conservazione degli alimenti.

L’attenzione alle risorse naturali, assieme al nomadismo, agivano come controlli della natalità in quanto le donne potessero portare solo un figlio in braccio durante gli spostamenti, le nascite erano dunque normalmente distanziate ogni 4 anni, mantenendo un numero costante nella popolazione.

La caccia-raccolta è stato l’unico sistema fino alla nascita dell’agricoltura (12,000 anni fa). La nascita dell’agricoltura e dell’allevamento hanno rappresentato un cambiamento tecnico enorme, si parla infatti di rivoluzione agricola del neolitico. Questo fenomeno si evolve autonomamente in diverse parti del mondo, partendo dal Medio-Oriente con la Mezzaluna Fertile, per poi comparire in Cina, Stati Uniti, Africa equatoriale e Amazzonia.

La domesticazione delle specie vegetali

La nascita dell’agricoltura e dell’allevamento sono determinate dal declino delle risorse naturali (specie animali selvatici) per fattori climatici come mutazioni delle temperature e per eccessiva caccia, che ha portato all’estinzione dei grandi mammiferi in Nordamerica o delle gazzelle in Medio-Oriente.

Aumentano inoltre le specie domesticabili rispetto a quelle selvatiche, come per esempio la presenza di cereali in Medio-Oriente. I progressi tecnici nelle tecniche di raccolta hanno portato ai primi metodi volti allo stoccaggio e alla conservazione del cibo, fondamentali sono state le invenzioni di falci, cesti, mortai e silos sotterranei.

La domesticazione di specie vegetali selvatiche, in natura (non antropizzata), non è stata dettata dalla conoscenza scientifica ma dalla pratica, utilizzo e gestione dei semi prima mossi solo dagli escrementi animali. È presente anche una selezione dei prodotti, in quanto gli uomini tendessero a mangiare e ad appropriarsi principalmente dei frutti più grandi di dimensione, quindi spargendo maggiormente i semi dei frutti “alterati” facendo nascere piante con frutti sempre più grossi rispetto all’origine.

La domesticazione più difficile è avvenuta con i semi non commestibili (es. semi velenosi o amari), l’uomo utilizza questi ultimi prendendo solo i semi che hanno subito mutazioni genetiche casuali, trasformandosi dunque in varianti commestibili ed edibili che in natura sarebbero state eliminate come melanzane, mandorle, patate e cavoli.

La domesticazione è divisa in fasi principali:

  • Medio-Oriente (10,000 anni fa) con la selezione di orzo, grano e piselli
  • 6000 anni fa, con le piante da frutto: olive, fichi, datteri, che necessitano di più tempo per la produzione ma sono relativamente facili da riprodurre.
  • Piante che richiedono l’innesto: mele, pere, prugne, ciliegie.

La domesticazione delle specie animali

Sono un numero piuttosto esiguo, gli uccelli sono stati i primi ad essere domesticati: galline in Cina, anatre e oche nell’Eurasia, faraona in Africa e tacchino in America. Il lupo tra i primi, poi trasformatosi in cane, i più importanti rimangono però i mammiferi di taglia medio-grande.

Sono solo 5 le specie principali e comprendono pecora, capra, bue, maiale e cavallo, mentre vi sono 9 specie minori: dromedario, cammello, lama, asino, renna, bufalo, yak, banteng, mithan. Tutte originarie dell’Eurasia (escluso il lama).

Rispetto alla caccia-raccolta, l’agricoltura è una tecnica che impiega per unità di prodotto una minore quantità di terra e una maggiore strumentistica, così come un maggior lavoro, fisico o di capitale umano.

Le conseguenze della nascita dell’agricoltura e dell’allevamento hanno portato alla:

  • Crescita della popolazione e della densità
  • Sedentarizzazione
  • Creazione di un surplus alimentare
  • Nascita di differenziazioni di classi sociali
  • Nascita delle città (legata al processo di differenziazione sociale e maggior possibilità di commercio)

La sedentarizzazione è una conseguenza dell’agricoltura, prima basata sul debbio (che richiedeva moltissima terra) che consisteva nel disboscare un terreno col fuoco, coltivarlo per un certo numero di anni ed esaurita la fertilità, veniva abbandonato passando a bruciare un nuovo terreno. Richiede una larga disponibilità del fattore terra (anche se minore di quello di caccia-raccolta).

Il sistema del maggese

Il sistema successivo è il maggese, che era costituito dal lasciare il terreno a riposo perché potesse ricostituire la propria fertilità. Richiede meno terra ma maggior lavoro (supportando un livello sempre maggiore di sedentarizzazione).

L’invenzione dell’agricoltura comportò un’enorme crescita della produttività della terra, sostituendo le specie meno edibili con specie che fornivano maggior energia edibile (es. cereali), questo cibo era anche più facilmente conservabile. Questo consentì l’accumulazione e anche la creazione di un surplus alimentare rispetto alle necessità di sopravvivenza dei produttori, gettando le basi per una società composta da ruoli e classi sociali differenti caratterizzate da sistemi sempre più complessi.

La nascita dell’agricoltura non per forza ha generato un progresso nelle condizioni di vita delle persone, ha sicuramente permesso la sopravvivenza di un numero molto maggiore di persone ma ci sono molti dubbi che le condizioni di vita siano migliorate: si tratta infatti di un giudizio infondato quello secondo cui vi sia un perenne miglioramento dal periodo classico al Medioevo. L’agricoltura è stata una necessità più che una scelta, stile di vita nomade portava a diete più variegate ma era sotto molti aspetti insostenibile.

Agricoltura e allevamento

Sono concorrenti, nella storia ci sono stati molti casi in cui queste due dimensioni si sono trovate contrapposte, creando rivalità tra agricoltori e pastori. Vedi il caso biblico di Caino e Abele o della “Guerra del Filo Spinato” dell’America ottocentesca in cui i cowboy si contendevano i territori con gli allevatori. In generale l’allevamento veniva praticato su terreni non coltivabili azzerando così la rivalità.

Oltre a offrire cibo, il bestiame può fornire due funzioni: forza di trazione e fertilizzante. Il bestiame andava però nutrito andando così a sottrarre risorse alla comunità, è stata l’unica fonte di trazione fino all’invenzione del motore e ha avuto il ruolo di fertilizzante principale fino alla fine dell’800.

Il bestiame da carne in compenso può utilizzare vegetali non assimilabili dall’uomo e convertirli in proteine assimilabili, quindi le terre non sfruttabili a fini agricoli sono disponibili per il pascolo. Nelle culture mediorientali la proibizione del maiale è collegata all’essere onnivoro dell’animale e quindi rivale dell’uomo nel consumo delle risorse, vi è dunque una valenza pratica dietro a questa decisione.

Il bestiame crea concime e incide sulla superficie sfruttata.

Problemi fondamentali dell'agricoltura

I problemi fondamentali che l’agricoltore doveva risolvere erano quindi il ripristino della fertilità del suolo e quello della gestione del bestiame, il controllo delle malerbe (non desiderate) che competevano con l’agricoltura, gli insetti nocivi (che mangiavano i prodotti) e la gestione dell’irrigazione. Gli insetticidi giunsero soltanto negli ultimi secoli.

La produzione agricola è quindi fortemente vincolata, determinava quanto si poteva produrre e mangiare, solo con l’evoluzione delle tecniche si ha avuta la svolta in quanto abbia portato miglioramenti e cambiamenti anche a livello sociale. Lo sviluppo delle tecniche aprirà le porte alla Rivoluzione Industriale.

La caduta dell’Impero Romano ha riportato l’Europa a un sistema di sussistenza non monetario, a partire da quel periodo nasce il sistema curtense a cui si succedono cicli di espansione e contrazione economico-demografica, nascono i servi della gleba e l’autoconsumo. I tassi di natalità e mortalità altissimi legati a malnutrizione (sottonutriti e quindi più soggetti a mortalità) e condizioni sanitarie scarse (nessuna medicina). Natalità dipendeva dall’età del matrimonio, più era precoce, più si avevano figli.

In relativa prosperità la popolazione aumentava domandando maggior produzione agricola, che necessitava di una superficie maggiore quindi disboscamento, bonifiche e superfici scoscese, le nuove terre erano spesso meno fertili e quindi con rese più basse; l’espansione della superficie fa fatica a tenere il passo della popolazione che crea scompenso e dunque carestie e sotto nutrizione cronica favorendo epidemie e facendo crescere la mortalità, portando a una caduta della popolazione.

La Valle d’Aosta non fu colpita dalla peste del 1300 ed ebbe una crescita demografica altissima in quel periodo, fu però duramente colpita dalla peste del 1600 che portò a una drastica diminuzione della popolazione.

Nel momento in cui la popolazione diminuisce il ciclo si inverte: minore domanda, abbandono dei terreni marginali, maggiori rese, miglior salute e aumento della popolazione. I cicli hanno una crescita lenta, legata al progresso delle tecniche che portano a un aumento dell’attività.

L’agricoltura arrivava dal Medio-Oriente, caratterizzata da suoli leggeri e climi aridi, basata principalmente sul maggese biennale e sull’uso dell’aratro a chiodo che scalfiva la terra, non la rivoltava, rompeva i capillari impedendo la dispersione dell’umidità. Queste tecniche erano però poco adatte ai suoli del Nord Italia e del Centro Europa, caratterizzati da suoli argillosi.

Innovazioni agricole

Si passa dunque dall’aratro a chiodo, trainato a mano, all’aratro pesante che può lavorare su più suoli, rovesciando le zolle (miglior drenaggio) utilizzando animali per trainarlo come buoi o cavalli. Due innovazioni fondamentali per gli animali da soma furono l’invenzione del ferro per cavalli che gli permetteva di non cadere e di attraversare ogni tipo di suolo e l’invenzione del collare a spalla, in alternativa alle cinghie in quanto queste ultime strozzassero l’animale.

L’aratro e il cavallo permettono la rotazione triennale: 1 anno cereale invernale, 1 anno cereale primaverile, 1 anno maggese, portando a un aumento delle rese e a un maggior equilibrio nei calendari. La rotazione triennale permette maggior velocità di lavorazione, si poteva però attuare solo in zone non troppo calde (sud Italia) o non troppo fredde (Scandinavia), in cui vigeva sempre la rotazione biennale.

Il paesaggio agrario era diviso in epoca romana in campi compatti e di forma tendenzialmente quadrata, con muri divisori fra le diverse proprietà e cintati rispetto all’incolto. Con l’evoluzione dell’aratro pesante però vi è la necessità di adottare campi più lunghi che non richiedevano un’aratura incrociata. Cintare i campi lunghi è più costoso a parità di superficie ed era più difficile cintarli, si opta quindi per campi non cintati tra di loro ma cintati tutti insieme. Era necessaria coordinazione, i campi e le loro coltivazioni venivano decise dalla comunità.

Il sistema prevedeva tre campi: un’area dedicata alla coltura invernale, una a quella primaverile e la terza al maggese (non adatta a tutti i terreni, Centro e Sud Italia, così come la Scandinavia rimasero alla rotazione biennale).

La rivoluzione agricola

Dal XVII secolo ci fu una crescita demografica esponenziale legata alla rivoluzione industriale, il cui presupposto era però la rivoluzione agricola. La percentuale di popolazione non agricola dipendeva strettamente dalla produzione, il 90% della popolazione erano agricoltori, con la rivoluzione industriale si passò al 75%/80%.

I due presupposti per la rivoluzione industriale furono la disponibilità di manodopera e la disponibilità di cibo. La rivoluzione ebbe inizio nelle Fiandre ma iniziò la propria espansione in Inghilterra. Vi furono elementi cardine a questa Rivoluzione:

  1. Eliminazione del maggese e introduzione alla rotazione continua:
    • Specie con diverse sostanze chimiche nel suolo
    • Introduzione di foraggere leguminose
    • Maggiore concimazione
  2. Introduzione di nuove specie o estensione di vecchie
    • Patata
    • Mais
    • Rapa
  3. Miglioramenti degli attrezzi agricoli
    • Aratro
    • Metallo
    • Sementi
    • Cavallo

La Rivoluzione Agricola è dunque il presupposto della Rivoluzione Industriale, permettendo la creazione di forza-lavoro e una maggior produttività del lavoro agricolo, fornisce beni alimentari a sufficienza per la manodopera industriale e crea un mercato per la produzione industriale, metallurgico, tessile e chimico-meccanico. Cambia la commercializzazione che accompagna la Rivoluzione Agricola, comportando una serie di trasformazioni che comportano una serie di processi che modificano il funzionamento stesso del settore agricolo:

  1. Commercializzazione e monetarizzazione (non più sussistenza)
  2. Specializzazione all’interno dell’agricoltura
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Scienze biologiche BIO/07 Ecologia

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher sebacom8 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia degli Ecosistemi Agrari e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Corsi Alessandro.
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