L'Italia fino al 1600 e il declino successivo
Fino al 1600 l'Italia era stata all'avanguardia rispetto all'Europa per ragioni:
- Politiche che favorivano l'emancipazione delle città dal feudalesimo
- Di localizzazione geografica
- E riguardanti i miglioramenti apportati all'agricoltura
Dal 1600: inizio della decadenza
Dal 1600 inizia invece la sua decadenza per:
- Nuove scoperte geografiche
- Ostinazione delle corporazioni a mantenere metodi di produzione e stipendi inadeguati
- Frequenti invasioni
- Scarsa elasticità dell'agricoltura
- Polarizzazione della ricchezza, inoltre investita nell'arte piuttosto che in maniera produttiva
L'Italia mantiene un legame con l'Europa
Tuttavia riesce a restare agganciata all'Europa per:
- Coltura del gelso e allevamento del baco da seta
- Bagaglio culturale
- Agricoltura sgravata dai pesi feudali
Specificità degli stati italiani
Tutto ciò è dovuto alla specificità degli stati italiani:
- Stati Sardi: Sardegna arretrata; Piemonte e Liguria in piena ascesa della borghesia (depolarizza la ricchezza)
- Stato Pontificio: legato alla mezzadria e a metodi clientelari
- Regno delle Due Sicilie: che non riesce a liberarsi del feudalesimo e della eccessiva polarizzazione della ricchezza
- Lombardia: che beneficia del catasto austriaco nell'agricoltura già molto produttiva
- Veneto: in cui manca un ceto mercantile che si leghi all'agricoltura
- Toscana: in cui il cauto riformismo austriaco e il suo liberismo danneggia l'industria
Situazione all'unificazione
All'unificazione l'Italia verteva in pessime condizioni riguardo il controllo delle acque, così da rendere necessari alcuni provvedimenti legislativi in materia:
- Legge Beccarini 1882: distinzione tra bonifiche di 1 e 2 categoria che garantiva alle prime il sostegno pubblico
- Legge sulla Basilicata 1904: ricostruzione idroforestale completata da opere pubbliche (seguita da leggi su tutto il Mezzogiorno)
- Legge Luzzatti 1919: ampliamento demanio forestale
- Legge Nitti Sacchi 1911: sistemazioni idrico-forestali dei bacini montani a carico pubblico
Italia agricola: diverse regioni
Inoltre, all'unificazione c'erano più "Italie agricole":
- Pianura Padana: barbabietola, cereali, riso, canapa, formaggi; con PLV molto elevata
- Colline settentrionali: colture specializzate (olio, vino) e allevamento baco da seta 40% PLV
- Colline centro meridionali: cereali, agrumi, vite, olio, tabacco
- Montagna: inospitale ma con il 20% PLV
Di conseguenza si può dire che:
- Non avviene in questi anni una rivoluzione nella produzione agricola (aveva già una conformazione)
- La tesi di Romeo (la destra storica diede un impulso all'agricoltura permettendole di accumulare capitali) è falsa perché non provata
- La crisi dell'agricoltura del 1870 giunse con 10 anni di ritardo comportando diminuzione della coltura di canapa e riso in favore di quella di foraggi per il bestiame, diffusione di coltivazioni vinicolo-olearie (risparmiate dalla crisi) e diffusione di imprenditori agricoli che introducevano nuove tecniche (che presero piede solo quando i dazi protezionistici rialzarono i prezzi)
Intanto si diffondevano cattedre ambulanti e i primi consorzi agricoli.
Prospettiva istituzionale
Dal punto di vista istituzionale notiamo:
- Privatizzazione: (legge 1861-2: divisione demani comunali e prov. specifici; legge 1862: alienazione demanio statale; legge 1867 evasiva dell'asse ecclesiastico)
- Credito agrario: 1887 incentivi a casse di risparmio
Catasti ereditati dall'Italia
I catasti che l'Italia aveva ereditato erano di 2 tipi:
- Geometrico particellare: misurazione periti, mappe dettagliate e misurazione della redditività su prezzi riguardo periodi di tempo prefissati
- Descrittivo: denunzie dei possidenti, verifiche di una commissione basate su criteri generali ma non oggettivi
Sviluppo industriale italiano
Nell'arco del primo 50ennio unitario l'industria italiana conobbe un periodo di grande sviluppo: nacque il triangolo industriale (Liguria, Lombardia e Piemonte) che produceva il 55% del valore aggiunto nazionale, mentre il sud restava indietro per mancanza di iniziative autoctone e scarso interesse del capitale di investimento. L'impresa intratteneva un legame forte con l'agricoltura mediante la forza lavoro (che proveniva da famiglie contadine) ed era essenzialmente un mix di piccola impresa lavoro a domicilio e artigianato.
Analisi settoriale
- Tessile: ponte tra agricoltura e industria. La seta manteneva una buona quota di mercato grazie alla supremazia qualitativa garantitagli dalle maestranze; il cotone era disorganizzato nell'organizzazione del lavoro, in più dominato da industrie famigliari che disperdevano facilmente il capitale; la lana era la più attiva nella richiesta di provvedimenti e infatti ottenne i dazi doganali richiesti.
- Elettrica: rivoluzionò le fonti di approvvigionamento: Giovanni Colombo, fondatore di Edison, allestì a Milano la prima centrale illuminando galleria, scala e strade vicine. Tuttavia il settore resta condizionato dai ritardi dell'industria elettromeccanica e di costruzione di una rete di distribuzione nazionale di tale risorsa.
- Gas: la società anonima per l'illuminazione della città di Torino nasce per l'illuminazione ma diviene famosa per il gas da fornello e il riscaldamento.
- Metallurgia: sostenne i settori meccanici di grandi dimensioni.
- Meccanica: fu incoraggiata dallo sviluppo di quella elettrica e dalla nascita dei nuovi mezzi di trasporto.
- Elettromeccanica: produsse un livello apprezzabile di turbine ma scarso materiale elettrico (continua innovazione e delicatezza materiali).
- Chimica: limitata alla produzione di perfosfati e prodotti tradizionali.
Punto di vista ideologico
Dal punto di vista ideologico, ci furono più ideologie dell'industrializzazione:
- Populismo solidaristico (Veneto): di matrice cattolica che manteneva le aziende di piccole dimensioni, ma impegnava gli imprenditori a garantire servizi ai dipendenti (mutuo soccorso, case convitto).
- Ideale tecnocratico (Milano e Torino): basato sulla tradizione ingegneristica, vide grandi ingegneri porsi al capo delle fabbriche creando una cultura del lavoro.
- Prestigio nazional-economico: (Liguria); spinto da ideali nazionalistici e legato al tentato imperialismo italiano permeò molti settori.
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