Che cos'è l'arte, Lev Tolstoj
Capitolo 1
L'arte è concepita in tal modo discorde a tal punto che è difficile dire cosa si intende per arte. L'arte assorbe le energie e le fatiche di milioni e milioni di persone e Tolstoj sostiene che non esista altra attività umana, ad eccezione della guerra, che assorba così tante energie. Le domande che sorgono spontanee sono: “Per chi si fa tutto questo? A chi può piacere?”. “Dicono che lo si fa per l'arte, e che l'arte è una questione molto importante. Ma è poi certo che questa sia arte, e che l'arte sia una questione tanto importante da meritare sacrifici siffatti?”. Cosicché l'arte non soltanto non è qualcosa di chiaro e di rigorosamente determinato, ma è concepita in tal modo discorde a tal punto che è difficile dire cosa si intende per arte, e in ispecie per arte buona e utile, tale insomma da giustificare che in suo nome si compiano tutti quei sacrifici che vengono offerti.
Capitolo 2
Tutto ciò che è arte è un bene? È necessario che ogni artista scrupoloso conosca la risposta a questo interrogativo, in modo da acquisire la sicurezza che la sua attività ha un senso. “Qual è il contrassegno dell'opera d'arte?”. Vèron in "l'Esthétique" fornisce questa risposta: "non vi è scienza che sia stata più dell'estetica in balia delle fantasticherie dei metafisici. Dopo Platone esino alle dottrine ufficiali dei nostri giorni si è fatto dell'arte non so che amalgama di fantasie quintessenziate e di misteri trascendentali che trovano la loro espressione suprema nella concezione assoluta del bello, prototipo immutabile e divino delle cose reali".
- Elenco di 53 autori che hanno disquisito sul significato di arte: I giudizi sulla bellezza e sull'arte sin qui riferiti sono ben lontani dall'esaurire tutto quanto è stato scritto sull'argomento.
- Inoltre, ogni giorno appaiono nuovi scrittori d'estetica, e nelle loro opinioni si riscontra la stessa vaghezza incantata e bizzarra e la solita contraddittorietà nel definire il bello.
- Alcuni seguono per forza d'inerzia l'estetica mistica di Baungarten e Hegel, apportandovi qualche variante; altri trasferiscono la questione nel campo soggettivo e ricercano i fondamenti del bello nell'azione del gusto; altri ancora, gli estetici di più recente formazione, ricercano il principio della bellezza nelle leggi fisiologiche; altri infine considerano già il problema come affatto indipendente dall'idea di bellezza.
- Così Sully sopprime completamente l'idea di bellezza perché l'arte è il prodotto di un oggetto permanente o transitorio, idoneo a procurare un godimento attivo e una piacevole impressione a un certo numero di spettatori e di ascoltatori, indipendentemente dai vantaggi che ne ricevono.
Capitolo 3
Non c'è una definizione oggettiva dell'arte, perché la bellezza non esiste di per sé e perché la bellezza non crea godimento. Invece di definire l'arte vera e di giudicare poi se un'opera è o non è artistica, si preferisce riconoscere come artistiche un certo numero di opere che, per una ragione o per l’altra, piacciono alle persone di un certo ambiente.
Che cosa risulta da tutte queste definizioni della bellezza enunciata nei trattati di estetica? Essi si fondano sulla presunzione che il bello sia nell'utilità. Tutte le definizioni estetiche della bellezza si riducono a due concezioni principali: la prima che la bellezza esiste di per sé stessa, ed è una manifestazione della perfezione assoluta, l'idea dello spirito della volontà di Dio; la seconda che la bellezza è un certo genere di piacere da noi conseguito e che non ha per scopo un vantaggio personale. Così sussistono due definizioni della bellezza: una è oggettiva e identifica il bello con la perfezione massima; l'altra è semplice e comprensibile e identifica il bello con ciò che piace. Ma la definizione oggettiva non è altro che quella soggettiva espressa in maniera diversa. In conclusione, non c'è una definizione oggettiva dell'arte e dunque tutti i tentativi di determinare che cos'è il gusto (godimento) non possono condurre ad alcunché.
Invece l'estetica consiste innanzitutto nel riconoscere che un certo genere di opere sono buone in quanto piacciono a noi, e quindi nel formulare una teoria dell'arte congegnata in modo che vi rientrino tutte le opere che piacciono a determinate cerchie di persone. Tutte le dottrine estetiche esistenti sono congegnate su questo piano. Invece di definire l'arte vera e di giudicare poi se un'opera è o non è artistica, si preferisce riconoscere come artistiche un certo numero di opere che, per una ragione o per l’altra, piacciono alle persone di un certo ambiente, e poi si escogita una definizione dell'arte che ad essa si adatti.
Per comprendere il senso e la portata di una qualsiasi attività umana, è necessario anzitutto considerarla in se stessa, in dipendenza dalle sue cause e dei suoi effetti, e non soltanto in rapporto al piacere che ne possiamo ricavare. Così la bellezza, ovvero ciò che a noi piace, non può affatto servire come base per una definizione dell'arte, né tantomeno la serie di oggetti che ci procurano soddisfazione può venire assunta come modello di ciò che deve essere l'arte. Gli uomini comprenderanno il significato dell'arte solo quando cesseranno di credere che il fine di questa attività sia la bellezza, cioè il godimento. Al contrario, il godimento ne rende impossibile la definizione in quanto trasferisce la questione in un campo assolutamente estraneo: nel campo delle discussioni metafisiche, psicologiche, filosofiche e persino storiche sul perché l'arte esista.
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