Le origini dello stato moderno
Definire uno stato
Oggi, quasi la totalità della popolazione vive nell'unità politica (regime o polity) dello Stato, la più importante del mondo moderno anche se non l'unica esistente; sicuramente è uscita vincitrice tra queste ed è probabilmente il modello più efficace. Esistono oggi 196 stati riconosciuti, di cui 193 sono membri dell'ONU.
È importante conoscere che cosa è lo Stato moderno, da dove origina e il modo in cui il concetto è trattato dalla scienza politica: nel dibattito contemporaneo, lo Stato è minacciato tanto dal basso che dall'alto. Le entità locali rivendicano sempre più potere, mentre la dimensione sovranazionale richiede che l'istituzione stato perda gradualmente la sua importanza, nei processi di globalizzazione ed europeizzazione. L'Europa è il continente dove lo stato moderno è nato, già attorno al XV secolo e in forte correlazione con il concetto di Nazione; tutti gli altri si sono sviluppati in seguito, durante diverse 'ondate di democratizzazione', in particolare nel corso del XX secolo dal dopoguerra in poi.
Tre definizioni di Stato
"Lo stato è una comunità di persone in cui l’apparato amministrativo rivendica con successo il monopolio dell’uso legittimo della forza fisica all’interno di un determinato territorio". (Max Weber)
"Uno stato è un’organizzazione con un vantaggio comparato nella violenza, che si estende su un’area geografica i cui confini sono determinati dal suo potere di tassare i residenti". (Douglas North)
"Gli Stati sono organizzazioni relativamente centralizzate e differenziate, i cui funzionari rivendicano, con maggiore o minore successo, il controllo sui principali strumenti della violenza all’interno di una popolazione che abita un ampio territorio unitario". (Charles Tilly)
Due elementi accomunano queste definizioni e permettono di dare una definizione minima di Stato: uno Stato è un'entità politica che usa la coercizione e la minaccia dell'uso della forza per governare in un determinato territorio.
Caratteristiche di uno stato
1a. La presenza di un dato territorio
Gli stati sono unità politiche territorialmente definite da confini spaziali identificabili (anche se non sempre in maniera definita). I processi di globalizzazione, europeizzazione e nazionalismo minacciano l'esistenza stessa degli stati come minacce di deterritorializzazione o come perdita effettiva del territorio (si veda la Catalogna per la Spagna, il Tibet e Taiwan per la Cina, la Scozia per il Regno Unito).
1b. La presenza di una popolazione che lo abita
Essa non deve essere necessariamente una nazione, ovvero non devono condividere una qualche identità comune (linguistica, culturale, etnica, religiosa), anche perché esistono nazioni senza stato (si vedano baschi e curdi) o stati che raggruppano diverse nazioni (si veda il Belgio o la Spagna), anche se alcuni stati coincidono con la loro nazione (si veda la Germania); non è richiesta omogeneità etnica né comunità nazionale (si vedano gli Stati Uniti). Certo non esistono stati senza popolazione, perché la popolazione è una caratteristica principale dello stato.
Uso della forza
L'uso della forza e la minaccia dell'uso della forza per governare (oggi l'aggettivo 'legittimo' viene omesso): a differenza di altre organizzazioni sociali, lo Stato è "un’impresa che produce violenza." (Lane). Tutti i cittadini sono consapevoli che il mancato adeguamento alle leggi dello stato conduce ad una punizione, pecuniaria o della libertà individuale che sia, che vale come minaccia al fine di organizzare la vita pubblica (tutti i cittadini, altrimenti, assumerebbero un comportamento differente). L'uso della forza è monopolizzato (anche se mai completamente) se non esistono altre organizzazioni oltre allo stato a concorrerne. La coercizione può essere giustificata in vari modi, può essere utilizzata per scopi diversi e con effetti diversi, ma tutti gli Stati la usano o riescono a imporla.
Gli stati falliti
La minaccia dell'uso della forza è tanto fondamentale che quando uno stato non riesce a monopolizzarlo legittimamente all'interno di un territorio viene descritto come fallito. Uno stato fallito è un’entità di tipo statuale che non è in grado di utilizzare la coercizione e di controllare con successo gli abitanti di un determinato territorio. Il monopolio dell'uso della forza è infatti un elemento fondamentale non tanto per formare, ma per governare uno stato (se così non fosse, altre entità quali la criminalità organizzata competerebbero con lo stato per averlo).
Esempi di stati falliti
Somalia
Un primo esempio di stato fallito è la Somalia, esempio che il manuale fa: "Nel 1993 ho svolto un’attività di soccorso in Somalia. Non c’era nessun esercito, nessuna burocrazia statale, nessuna forza di polizia, nessuna magistratura e nessuno stato a fornire l’energia elettrica, l’acqua, la manutenzione delle strade, delle scuole o dei servizi sanitari. Il mio passaporto era pieno di timbri d’uscita e d’ingresso dal Wilson Airport di Nairobi [Kenya], il punto di partenza per la Somalia, ma non vi era alcuna prova che io fossi mai stato in Somalia, perché non c’era alcun controllo all’immigrazione che potesse timbrare il mio passaporto. Scendevo dall’aereo e, semplicemente, superavo i cancelli dell’aeroporto per andare in città. (...) In Somalia durante questo periodo (...) i pozzi d’acqua erano sorvegliati da bande armate, il gasolio era il bene più prezioso e i “technicals” – gli onnipresenti veicoli pick-up con pesanti mitragliatrici montate sui vani posteriori – girovagavano per le strade in cerca di guai." (Nest 2002, VI).
Siria
Un secondo esempio di stato fallito è la Siria: il crollo dello stato siriano affonda le sue radici nella primavera araba del 2011. Il presidente della Siria Bashar al-Assad è salito al potere nel 2000 (con un governo autoritario e coercitivo), dopo la morte di suo padre, Hafez al-Assad, che in precedenza aveva governato la Siria per trent'anni. Nel marzo 2011, le proteste dal basso sono scoppiate in risposta all'arresto e alla tortura di alcuni adolescenti che, ispirati da eventi che si svolgono in Tunisia ed Egitto, avevano dipinto su un muro slogan anti-regime. Entro luglio, centinaia di migliaia di siriani erano in strada a protestare, rendendo la situazione incontrollabile. Violenti scontri tra i manifestanti e le forze del regime si sono presto trasformati in una guerra civile tra i gruppi ribelli e il governo siriano. Il conflitto ha un elemento settario, con la comunità allawita della minoranza siriana e altri gruppi sciiti dalla parte del governo che combattono contro la comunità sunnita in maggioranza dalla parte dei ribelli (quindi anche un conflitto etnico e religioso). Il conflitto ha assunto una seconda dimensione a livello internazionale quando lo Stato islamico (ISIS) ha cercato di espandere la sua influenza oltre l'Iraq in Siria. Il governo siriano ha ricevuto sostegno dalla Russia, dall'Iran, dall'Iraq e dal gruppo libanese Hezbollah, mentre i ribelli hanno ricevuto sostegno dagli Stati Uniti, dalla Turchia, dall'Arabia Saudita e da diverse altre nazioni, preoccupate dalla minaccia dell'ISIS. Il crollo dello Stato siriano è stato devastante per tutti i siriani: dall'inizio delle violenze, 250.000 siriani sono stati uccisi e quasi tredici milioni hanno bisogno di assistenza umanitaria; oltre alle morti che ha causato, la guerra civile siriana ha anche lasciato circa undici milioni di sfollati che si sono riversati in Europa. Nonostante i recenti sviluppi nel conflitto, l'istituzione di uno stato siriano funzionante sembra ancora molto lontano: il governo rimane formalmente al potere e non c'è una vittoria netta di nessuna delle due parti. Tuttora la fonte attuale di sfollati è dovuta agli attacchi governativi nella regione, mirata a liberare la regione a gruppi di ribelli che continuano a lottare contro il governo.
Il Fragile State Index
Il Fragile State Index (2019) è un indicatore che permette di misurare il livello di fallimento di uno stato attraverso l'assegnazione di un punteggio che varia da 0 a 120: il minimo indica che uno stato è stabile e perfettamente in grado di mantenere il controllo della popolazione all'interno dei propri confini; il massimo indica che uno stato è completamente fallito. Tale stima è ottenuta dalla somma di 12 sottoindicatori sociali, economici e politici di vulnerabilità dello stato, i cui punteggi sono assegnati da esperti. Esistono infine quattro categorie che permettono di classificare gli stati: allarme (alert); avvertimento (warning); stabile (stable); sostenibile (sustainable).
Le fasi di formazione dello stato moderno
Questa mappa presenta le fasi di formazione dello stato moderno secondo la prospettiva di Poggi (sociologo) e Bartolini (politologo): le fasi sono divise allo stesso modo, ma consolidate in modo diverso. Nel primo caso c'è una generale razionalizzazione del dominio con espansione e consolidamento dello stesso e delle classi sociali che lo compongono; nel secondo caso si osserva anche il ruolo che lo stato ha assunto e le possibili strade che ha intrapreso il suo assetto governativo (incluso il concetto di nazione, fondamentale per gli stati europei). Si osservi, comunque, come queste dinamiche non corrispondono temporalmente per tutti gli stati, che si sono sviluppati in fasi temporali distinte.
Il politologo Ferrera (2005) ha rappresentato graficamente tali fasi di sviluppo sostenendo che la costruzione dello Stato si può interpretare come un processo di sovrapposizione di confini che si muove a due dimensioni: un innalzamento dei costi di exit (con l'acquisto del diritto di cittadinanza ma anche limitazioni agli spostamenti) in cambio di maggiori opportunità di voice (con il consolidamento delle istituzioni e della politica interna).
L'origine dello stato – Prospettiva contrattualista
L'origine dello Stato come forma di organizzazione politica è stata concettualizzata secondo due prospettive: la prospettiva contrattualista, che sostiene che lo stato nasce da un contratto implicito e informale tra cittadini e un potere superiore, dove questi cedono le proprie libertà in cambio di protezione; e la prospettiva predatoria, secondo cui lo stato nasce dall'interazione tra gli stati stessi e in particolare dalle loro elite che hanno cercato di espandere il loro potere con le guerre nel tentativo di consolidare le proprie unità territoriali derubando i cittadini delle risorse.
La prospettiva contrattualista riflette il pensiero politico di Hobbes (XVII sec.), Locke (XVII sec.) e Rousseau (XVIII sec.), i quali scrivono in periodi in cui lo stato moderno in quanto tale si è già formato e si chiedono come sarebbe la società senza uno Stato e come si comporterebbero i singoli individui se non si dovessero preoccupare di essere puniti dallo stato, giustificando quindi la presenza dello stesso. Lo stato, secondo il contrattualismo, nascerebbe con la sottoscrizione di un contratto implicito con un'entità superiore a cui si delegano determinate libertà in cambio di protezione. Questa entità superiore può punirli se trasgrediscono le regole. Lo stato di natura è un termine usato per descrivere la situazione controfattuale in cui non c'è alcuna organizzazione statuale: Hobbes descrive lo stato di natura come una "guerra di tutti contro tutti" in cui la vita è ''solitaria, povera, violenta, brutale e breve''. Tale nozione è comunque fortemente condizionata dal periodo in cui ha scritto, gli anni della guerra civile d'Inghilterra in cui la monarchia è stata poi ripristinata con ampi poteri al parlamento (Hobbes infatti pensa allo stato come monarchia assoluta; Locke e Rousseau hanno idee diverse, sebbene anch'essi contrattualisti).
Le persone nello stato di natura sono di fronte a un dilemma: infatti, dato un certo grado di eguaglianza nello stato di natura, ogni cittadino potrebbe guadagnare attaccando il suo vicino in un momento di vulnerabilità; il problema è che i cittadini sanno che essi stessi potrebbero essere spesso vulnerabili. Chiaramente, tutti starebbero meglio se ci si potesse tutti impegnare a non approfittarsi l’uno dell’altro; ma se un atto di violenza o di furto dovesse accadere, sarebbe meglio essere l'aggressore piuttosto che la vittima. Allora, senza un potere ''comune che tenga tutti in soggezione" la gente sceglierà di rubare e uccidere (homo homini lupus): questo è quello che afferma Hobbes quando descrive lo stato di natura.
Di fatto, lo stato di natura pur essendo un concetto astratto è onnipresente nella realtà, anche se esiste lo stato: per quanto vi siano tante organizzazioni sovranazionali, i teorici internazionalisti (soprattutto di stampo realista) partono della loro descrizione dello scenario internazionale utilizzando tale definizione (non esistono infatti entità sovranazionali del tutto capaci di gestire il rapporto tra gli stati stessi); anche l'immagine di stato fallito è concettualmente vicina all'idea di stato di natura.
Il dilemma dello stato di natura
Il dilemma qui presentato si traduce in potenziali strategie che un individuo deve adottare per interagire nello stato di natura; quindi, in definitiva, un gioco (il cosiddetto dilemma del prigioniero). Immaginiamo che ci siano due individui “hobbesiani” (A e B) nello stato di natura che devono decidere se rubare gli uni agli altri (o comunque se approfittare in qualche modo degli altri oppure no, laddove possibile...). Hobbes: ''senza un potere comune che tenga tutti in soggezione la gente sceglierà di rubare e uccidere''. I due individui hobbesiani decidono se rubare o trasgredire, oppure vivere pacificamente cercando un accordo; la condizione migliore per entrambi è attaccare senza essere vittima. Ma la decisione dei due giocatori è simultanea, cosa che si traduce graficamente in una matrice e non più in un albero di gioco (come era il caso delle decisioni dinamiche); il che significa anche che i giocatori devono prendere delle decisioni senza sapere cosa fa l'altro.
Secondo la razionalità individuale, i giocatori confrontano tutte le possibili azioni e le mettono in ordine di preferenza transitivo:
- Ordinamento di preferenze per il giocatore 1: (Rubare; Non rubare) > (Non rubare; non rubare) > (Rubare; Rubare); (Non rubare; Rubare)
- Ordinamento di preferenze per il giocatore 2: (Non rubare; Rubare) > (Non rubare; non rubare) > (Rubare; Rubare); (Rubare; Non rubare)
Si osservi come le preferenze siano esattamente speculari per entrambi i giocatori. Si ricavano da queste preferenze i payoff, assegnando a ogni azione un numero ordinale in ordine decrescente rispetto alla preferibilità dell'esito. Successivamente, si rappresentano i payoff in una matrice.
Il gioco si risolve utilizzando l'equilibrio di Nash: il dilemma dello stato di natura è infatti un gioco completo e statico (non affronteremo i giochi a informazione limitata, né statici né dinamici). L'equilibrio di Nash si basa sugli stessi principi dell'equilibrio di Nash nei sottogiochi ma si rileva in maniera diversa; esso è l'insieme di strategie (una per ogni giocatore) in modo tale che nessun giocatore abbia un incentivo di cambiare unilateralmente strategia.
Il dilemma del prigioniero
Il dilemma del prigioniero cerca di delineare una situazione in cui due criminali sono sospettati di una rapina: I=(criminale1, criminale2); essi vengono interrogati simultaneamente in due stanze diverse non comunicanti: per tutti e due i criminali confessare quando l'altro non confessa è l'azione migliore; ma il dilemma rispetto all'azione più conveniente si pone in entrambi. Questo gioco si caratterizza per essere a informazione completa ma imperfetta ovvero simultanea (quindi i due giocatori non possono conoscere l'azione dell'altro). Tale gioco ha la stessa struttura dello stato di natura. Poiché i giocatori hanno solo un'azione, questa corrisponderà con la loro strategia: A1≡S1=(confessare, omertà); A2≡S2=(confessare, omertà).
Rispetto ai payoff: se entrambi i criminali confessano (ovvero entrambi tradiscono il compagno) la giustizia applicherà uno sconto per la collaborazione con una pena di 3 anni; se solo uno dei due confessa, il compagno sarà condannato alla pena intera (5 anni) mentre colui che ha confessato sarà scagionato; infine, se entrambi non tradiscono il patto di omertà (stanno zitti) la giustizia potrà condannarli solo per reati minori (1 anno). Assegniamo a tali esiti un payoff e trascriviamolo nella matrice.
Tale gioco potrebbe essere rappresentabile come un albero di gioco, ma si usa la linea tratteggiata per indicare che l'induzione a ritroso non può essere utilizzata per risolvere il gioco: infatti, i giocatori non sanno in quale ramo del gioco si trova l'altro giocatore perché lo svolgimento è simultaneo; l'induzione a ritroso è utilizzabile solo nei giochi dinamici a informazione completa e perfetta (non simultanei). Per risolvere un gioco di questo tipo si possono utilizzare due diversi strumenti: la iterazione delle strategie dominate e l'equilibrio di Nash; quest'ultimo non è tuttavia applicabile in tutti i giochi.
Una strategia è dominata per un giocatore quando un'altra gli offre di più indipendentemente dalle scelte degli altri giocatori. Considerati gli assunti di conoscenza comune e razionalità individuale, nessun giocatore razionale sceglierà mai una strategia dominata: ciò consente, in certi casi, di semplificare il gioco.
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