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Teoria e metodo dei mass media

Introduzione

Sono qui contenuti i riassunti per l'esame di Teoria e Metodo dei Mass Media, basati su appunti personali e studio autonomo dei testi indicati dal docente Andrea Balzola.

Bibliografia obbligatoria:

  • Dispense digitali a cura del docente, che ci verranno fornite tramite e-mail;
  • L'arte fuori di sé. Un manifesto per l'età post-tecnologica, A. Balzola e P. Rosa, Feltrinelli 2011.

Bibliografia consigliata:

  • Massa e potere, Elias Canetti

Quest'anno il tema monografico è "L'immaginazione del futuro tra arte e media". Per accedere all’esame, è necessario realizzare un’esercitazione su questo tema, le cui istruzioni sono state fornite dal docente attraverso le dispense inviateci per mail. Il voto si baserà sul seguente calcolo:

  • 15 punti per lo storytelling
  • 15 punti per il test scritto (5 per ogni domanda aperta)

La comunicazione

Cominciamo con una semplice premessa: quando parliamo, dobbiamo sapere cosa stiamo dicendo. Partiamo dunque dall'etimologia dei termini del titolo del corso.

"Mass media", in italiano, si traduce con "mezzi di comunicazione di massa".

  • Comunicazione = azione in comune (dal latino comunitas, "mettere in comune", "condividere").
  • Massa = (dal latino "pasta per fare il pane"). La traduzione può suonare bizzarra, ma i punti in comune con l'impasto sono molteplici. Entrambi sono infatti:
    • Informio omogeneio
    • Composti da tanti elementi
    • Malleabili

Comunicazione e linguaggio

Claude Shannon e Warren Weaver, in ambito matematico, hanno elaborato nel 1949 una teoria della comunicazione basata sugli esperimenti di trasmissione elettrica di informazioni. Lo schema prevede: fonte → codifica → canale → decodifica → destinazione.

Il linguista Roman Jakobson ha individuato sei elementi fondamentali per far sì che avvenga uno scambio comunicativo:

  1. Mittente = colui che invia;
  2. Destinatario = colui che riceve;
  3. Messaggio = l'oggetto dell'invio;
  4. Contesto = l'insieme delle circostanze in cui è inserito l’evento comunicativo;
  5. Codice = comune a mittente e destinatario;
  6. Canale = connessione fisica e psicologica fra mittente e destinatario, che consente loro di stabilire e mantenere la comunicazione.

Ogni mezzo di comunicazione ha una sua funzionalità specifica, che tende a privilegiare uno o più di questi elementi. Ai sei fattori della comunicazione verbale corrispondono infatti sei funzioni del linguaggio:

Elemento della comunicazione Funzione Esempio
Mittente Emotiva Autobiografia/autoritratto
Destinatario Persuasiva Pubblicità/propaganda
Messaggio Poetica/estetica Espressioni artistiche
Contesto Referenziale Giornalismo
Codice Metalinguistica Teoria della comunicazione
Canale Di contatto o fática Assistenza tecnica

Modelli di comunicazione

Dopo i modelli di Jakobson sono stati ideate delle integrazioni.

  • Modello interattivo

    Sottolinea il processo di trasformazione del messaggio nel passaggio da mittente a destinatario;

  • Modello dialogico

    Ruolo fondamentale del contesto e del destinatario, che determinano o condizionano il carattere della comunicazione (familiare, commerciale, professionale, sentimentale…);

  • Modello di autocomunicazione

    Comunicazione fra sé e sé (ad es. un diario);

  • Pragmatica della comunicazione

    Elaborato da Paul Watzlawick, che considera qualunque comportamento – incluso il silenzio – con un valore comunicativo. Più nello specifico, la pragmatica si occupa di come il contesto influisca sull'interpretazione dei significati.

  • Modello cibernetico

    Importanza del feedback mittente-ambiente-destinatario, in un sistema circolare: i dati in uscita rientrano nel sistema modificati dall’ambiente comunicativo.

Tipologie di comunicazione

  • Comunicazione competitiva

    Lo scopo è quello di dimostrare la propria maggiore capacità di persuasione, misurandosi con l’avversario (idea gerarchica delle relazioni).

  • Comunicazione promozionale e propagandistica

    La finalità è l’enfatizzazione delle qualità del prodotto che si vuole vendere, o del candidato che si vuole al governo.

  • Comunicazione conflittuale

    Qui entra fortemente in gioco l’aspetto emozionale. Lo scopo non è più di misurarsi con l’altro, ma bensì annientarlo o convertirlo. Chi usa questo tipo di comunicazione tende a frequentare esclusivamente persone della stessa opinione, e non è in grado di relazionarsi con il “diverso”.

  • Comunicazione educativa

    Vi sono importanti differenze etimologiche tra questi termini, che cambiano radicalmente il tipo di comunicazione in atto:

    • Indottrinare = “insegnamento persuasivo”
    • Insegnare = “imprimere segni nella mente”
    • Istruire = “costruire”
    • Educare = dal latino educere, “condurre estraendo le potenzialità già inscritte naturalmente nel soggetto”

    Infatti, le teorie pedagogiche più recenti tendono a privilegiare il termine “educare”, che sottolinea maggiormente l’aspetto dell’ascolto da parte del docente. L’educatore deve essere umile, non deve credere di essere in possesso di un maggior numero di strumenti rispetto all’allievo. Il suo ruolo deve quindi potenziare le singole personalità degli studenti, senza necessariamente imporre un’informazione uniformata.

  • Comunicazione non violenta

    Ideata da Marshall Rosenberg, si fonda sull’ascolto dei nostri bisogni e degli altri, riuscendo poi a metterli in relazione. Il processo e i componenti della comunicazione non violenta sono:

    1. Osservazione degli altri senza pregiudizi;
    2. Sentimenti che mi produce l’osservazione degli altri;
    3. Bisogni personali;
    4. Richieste specifiche che ci danno benessere;
    5. Reciprocità da parte degli altri rispetto a quanto detto.

    Nel nostro stile di vita pratichiamo fin da piccoli molte forme di comunicazione violenta: feriamo gli altri, li giudichiamo, li paragoniamo (auto-inducendo sentimenti di competizione, invidia, emulazione)… Quando qualcuno ci comunica qualcosa in modo negativo, tendiamo ad investire le nostre energie nell’autodifesa o nel contrattacco, precludendoci l’opportunità di comprendere i bisogni che stanno dietro a quel tipo di comunicazione. Spesso nella nostra società rivelare i propri bisogni fa paura, perché è giudicato un segno di debolezza. Lo sviluppo di una responsabilità emotiva ha tre stadi:

    1. Schiavitù emotiva: ci crediamo responsabili dei sentimenti altrui;
    2. Scontrosità: rifiutiamo di ammettere che ci importa di quello che gli altri sentono;
    3. Liberazione emotiva: accettiamo la responsabilità dei nostri sentimenti ma non di quelli altrui, essendo consapevoli che non possiamo soddisfare i nostri bisogni a spese degli altri.
  • Comunicazione informativa

    Il processo di immagazzinamento delle informazioni subisce una serie di filtri (teoria della distorsione involontaria della notizia), pur essendo nella natura della notizia la sua assoluta neutralità e trasparenza. Il processo è infatti il seguente:

    1. Gli inviati o, più comunemente, le agenzie giornalistiche intervengono sul posto e raccolgono le testimonianze;
    2. I dati vengono inviati alle agenzie di stampa internazionali (come l’ANSA) che le inseriscono sul mercato;
    3. Le testate giornalistiche attingono alle notizie, che vengono nuovamente filtrate dalle redazioni.
    4. Le notizie vengono poi selezionate in base a:
      • Importanza della notizia, basata su:
        • Livello gerarchico dei soggetti coinvolti
        • Impatto sulla nazione
        • Quantità di persone coinvolte
        • Rilevanza in funzione degli sviluppi futuri
      • Interesse del pubblico, ovvero:
        • Gente comune in situazioni straordinarie o viceversa
        • Rovesciamenti di ruoli
        • Storie commoventi
        • Storie di eroismo / fuori dal comune
        • Scandalo

    Come se non bastasse, spesso le notizie non vengono trasmesse poiché non dispongono di alcuni requisiti (disponibilità di materiale, brevità, novità, ideologia favorevole all’editore del giornale…). I giornali inoltre puntano sempre alla concorrenza con le altre testate (emulandola o attraverso la competizione), e sono piuttosto resistenti ad eventuali innovazioni nel trattamento della notizia.

Paraverbale, verbale e non verbale

La teoria dei cinque minuti dimostra quanto sia potente l'impatto iniziale di una nuova relazione. Se i primi cinque minuti lasciano un'impressione favorevole, le relazioni future saranno orientate positivamente nel 50% dei casi; l'impressione è sfavorevole, saranno improntate negativamente nel 90% dei casi.

È quindi molto importante conoscere e saper gestire la nostra maniera di relazionarci agli altri, che avviene nei seguenti modi:

  1. Comunicazione paraverbale
    • Ritmo, volume e tono del linguaggio;
    • Accento e qualità della voce;
    • Pause e silenzi;
    • Condizioni ambientali;
    • Contesto sociale.
  2. Comunicazione verbale

    Essa si struttura attraverso le regole grammaticali, sintattiche e semantiche. Rispetto alla comunicazione non verbale è perlopiù intenzionale, convenzionale, idonea a veicolare concetti e tendenzialmente meno ambigua.

  3. Comunicazione non verbale

    Essendo in gran parte inconsapevole, fornisce informazioni sul soggetto che la esprime. A differenza di quella verbale, ha grande efficacia nelle relazioni.

    • Postura;
    • Gesti;
      • Emblematici (come il segnale “ok”)
      • Illustratori (a commentare il linguaggio verbale)
      • Regolatori (a sincronizzare gli interventi)
      • Indicatori (di stati d’animo)
      • Adattatori (a regolare la propria posizione rispetto agli altri)
      • Motori (ripetuti ritmicamente)
    • Mimica (intenzionale o no);
    • Prossemica (gestione dello spazio e delle distanze);
    • Aptica (contatto fisico).

È inoltre bene ricordare che è sempre meglio sintetizzare i concetti, poiché su 100 che abbiamo intenzione di dire:

  • Ne diremo solo 70;
  • L'ascoltatore ne sentirà solo 50;
  • Capendone solo 20;
  • Ricordandone solo 10.

Comunicazione pre-linguaggio

Il silenzio

Il silenzio è complementare al suono; in musica, ogni brano esiste per la compresenza di pause e note. Analogamente, vuoto e pieno sono due forme necessarie l'una all'altra, in arte come nella vita quotidiana. Tuttavia, il silenzio ha una funzione comunicativa che la parola non ha.

L’ascolto è un’attività apparentemente passiva; se è vero che si tratta principalmente di ricevere informazioni e input, questi vanno poi elaborati. L’attenzione è una pratica attiva: siamo ricettivi, e dunque non subiamo passivamente quello che accade.

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Scienze politiche e sociali SPS/08 Sociologia dei processi culturali e comunicativi

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Wakiwa di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Teoria e metodo dei mass media e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Accademia di Belle Arti di Torino - Accademia Albertina o del prof Balzola Andrea.
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