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Storia dell’arte

fiamminga

L P . S P

EZIONI DELLA ROF SSA ILVIA IRETTA

LUCREZIA CUSATO

UNITO

Laurea Magistrale in Storia dell’Arte

S OMMARIO

Scritti critici 17

Vita (1390 ca. – 1441) 17

I 1

NTRODUZIONE Produzione 18

Panorama storico 1 Polittico dell’adorazione dell’Agnello

Fiandre 1 Mistico (1432) 18

Francia 1 Le Ore Torino – Milano di Jean de Berry

Il fenomeno delle dispersioni 2 20

Devotio moderna 3 Ritratti 22

Dipinti devozionali 24

I I 3

L GOTICO NTERNAZIONALE

Praga 4 F C 27

LÉMALLE AMPIN

L’Italia 5 Biografia 27

Gentile da Fabriano 5 Un artista sfuggente 27

Vita (1375 – 1444/45) 27

La Francia 6 Gruppo del Trittico della Deposizione

I Fratelli Limbourg 6 (arcaizzante) 28

Barthélémy d’Eyck 8 Opere 29

Maestro del Maresciallo di Boucicaut 8

Jean de Liège 8 R W 31

OGIER VAN DER EYDEN

André Beauneveu 9

Jean de Cambrai 10 P 35

ITTURA E SCULTURA

Digione 11 Il rapporto con l’Italia 37

Certosa di Champmol 11

Jean Malouel 15 Genova e Napoli 37

Firenze 38

Chieri 38

J V E 17

AN AN YCK

Biografia 17 1

I NTRODUZIONE

L’arte fiamminga viene prodotta da quegli artisti delle Fiandre che, tra il 1350 e il 1460, danno

una svolta alla tecnica a olio in tutta Europa, accompagnata da una nuova visione del

mondo. Enrico Castelnuovo individua infatti due poli innovatori in questo momento storico:

1. uno a nord nelle Fiandre, concentrato sulla corretta raffigurazione della luce e dei colori;

2. uno a sud in Italia, con l’avvento del Rinascimento, che si focalizza sulla prospettiva.

In un primo momento a prevalere è la visione fiamminga, non quella rinascimentale. Queste

due zone avevano intessuto dei rapporti economici molto stretti, che favoriscono gli scambi

artistici. Va inoltre detto che vi sono zone dell’Italia (come il regno di Napoli e il Ducato di Sa-

voia) molto più legate al nord che al sud rinascimentale.

Panorama storico

Fiandre

Sono un territorio circoscritto, ma molti artisti “fiamminghi” vengono anche da territori limi-

trofi, come il Brabante, la Picardia e l’Olanda. Si è comunque scelto di mantenere questa

denominazione imprecisa per via dell’importanza storica assunta da questa zona.

Francia

La realtà francese è estremamente frammentata nel 1400: al governo centrale coesistono mol-

tissime corti, i cui signori sono spesso anche committenti di artisti fiamminghi.

Alla morte di Giovanni II (1364), Carlo V diventa re di Francia. Nel 1380 dovrebbe succedergli

Carlo VI, che però ha solo 12 anni; Luigi d’Angiò muore troppo presto, per cui si costituisce il

cosiddetto “regno degli zii”, retto da Filippo l’Ardito e Jean De Berry.

Filippo l’Ardito assume un ruolo centrale (nel 1363 Giovanni II gli aveva concesso anche il

Ducato di Borgogna; in questo momento la zona più importante è il sud, con capitale Digione) e

diventa mentore di Carlo VI, trovandogli in moglie Isabella di Baviera-Ingolstadt. Quando

Carlo VI ha l’età per governare, viene colto da una crisi di demenza che sfocerà in malattia

mentale. Il potere rimane quindi a Filippo l’Ardito che sposa Margherita di Fiandra, figlia del

conte Louis De Mâle dal quale eredita nel 1384 le Fiandre.

Alla morte di Filippo l’Ardito (1404) la situazione precipita. Il successore Giovanni Senza

Paura si scontra con Luigi d’Orléans, che mal sopporta l’ingerenza borgognona a Parigi. In-

serisce quindi degli uomini in posizioni chiave dell’amministrazione e riprende la guerra con

l’Inghilterra con la quale le Fiandre commerciano, per contrastare gli interessi borgognoni.

Nel 1407 Giovanni fa assassinare il duca d’Orléans, facendolo passare come un tirannicidio

ma attirandosi molti nemici, e causando una guerra civile tra borgognesi e armagnacchi.

Il governo succede al figlio di Luigi d’Orléans, Carlo, e al suo patrigno Bernard, Conte di Arma-

gnac. Procede lo scontro per il controllo di Parigi: nel 1411 le due parti chiedono aiuto all’In-

ghilterra, quindi Enrico V di Lancaster rivendica la corona di Francia sconfiggendo i francesi

nel 1415 ad Azincourt. Parigi ha un grande potere attrattivo nei primi due decenni del ‘400,

ma dopo la morte di Carlo VI e l’espansione inglese il suo ruolo sarà ridimensionato.

Giovanni Senza Paura riconquista il potere a Parigi nel 1418 con un massacro, dove muore il

Conte di Armagnac: i duchi di Armagnac fanno re il delfino di Francia Carlo VII di Baviera.

1

Di fronte al pericolo inglese, inoltre, Giovanni Senza Paura e Carlo VII si riavvicinano e,

negoziando separatamente, nel 1419 firmano un trattato di pace. Tuttavia, nello stesso anno,

Giovanni viene assassinato dai cavalieri del delfino che vendicano il duca d’Orléans.

Nuovo duca di Borgogna è Filippo Il Buono, che si allea con l’Inghilterra e dal 1430 diventa

ausiliare e garante della dominazione inglese in Francia. Nel 1435, con il trattato di Arras, si

riconcilia (non troppo sinceramente) con Carlo VII.

Sotto Filippo Il Buono il regno si espande notevolmente, grazie alle eredità famigliari, e anche

con Giovanni Senza Paura si collegano i territori del nord e del sud con una sorta di corridoio.

La corte si sposta a nord e, insieme ad essa, i centri artistici più importanti.

Le tensioni perdurano finché Carlo il Temerario decide di assumere l’Alsazia, la Grelbia e la

Lorena, ma viene sconfitto nel 1477 da una coalizione animata dai confederati svizzeri. Questa

data decreta la fine del Ducato di Borgogna. Qui Maria, figlia di Carlo il Temerario, sposa

Massimiliano d’Asburgo, che dividerà i domini del ducato di Borgogna con Luigi XI di Francia:

la Borgogna andrà ai francesi, mentre le Fiandre e i Paesi Bassi agli Asburgo.

Giovanni II

Il Buono

Re di Francia

Luigi Filippo Jean de

Carlo V d'Angiò l'Ardito Berry

Re di Francia Duca d'Angiò Duca di Berry

Duca di Borgogna

Luigi Giovanni

Carlo VI d'Orléans Senza Paura

Re di Francia Duca d'Orléans Duca di Borgogna

Filippo Il

Carlo VII Buono

Re di Francia Duca di Borgogna

Carlo Il

Temerario

Duca di Borgogna

Il fenomeno delle dispersioni

Il patrimonio artistico del nord Europa è molto più disgregato di quello italiano, dove in molti

casi è ancora possibile osservare le opere nel loro luogo d’origine. Dal 1520 alla metà del XVII

secolo infatti, numerosi riformatori protestanti incoraggiarono la distruzione delle opere re-

ligiose perché la venerazione delle immagini era considerata un’eresia pagana (iconoclastia).

Furono moltissime le opere distrutte, date alle fiamme, danneggiate o spostate, depauperando

un patrimonio oggi complesso da ricostruire e studiare. Con la Rivoluzione francese, inoltre,

vi fu un’iconoclastia non religiosa, che investì i simboli del potere. Il fenomeno interessa:

• nella prima metà del ‘500 l’area del brabantico, quella tedesca, l’Alsazia, la Svizzera;

• nella seconda metà del ‘500 la Francia e i Paesi Bassi.

2

Alcuni manufatti sono più soggetti a dispersione: l’oreficeria per la sua preziosità, le vetrate

per la fragilità, la scultura lignea che può diventare legna da ardere, etc. Sono sopravvissute

soprattutto opere dipinte più che scolpite, anche per il gusto collezionistico settecentesco;

ciò ha però creato l’erronea convinzione che esse costituissero la maggior parte della produzione.

Il risultato di questa espoliazione è evidenziato nel dipinto di Emmanuel De Witte Interno di

chiesa, che presenta un ambiente pressoché vuoto. Le poche raffigurazioni antecedenti al feno-

meno mostrano tuttavia una grande ricchezza artistica e d’arredo delle chiese: la bottega di

Rogier Van Der Wayden dipinge L’esumazione di San Uberto dove sull’altare vi è una cassa

reliquiaria di alta oreficeria e una raffigurazione di San Pietro in una struttura con ante.

Vi è inoltre un’assenza di scritti teorici sulla produzione fiamminga (anche se questo non

significa che gli artisti fiamminghi fossero illetterati): bisognerà attendere fino al 1604 e il

Schilder-Boeck (“Libro della pittura”) di Karel van Mander, corrispettivo del Vasari.

Apparizione della Vergine ai Domenicani di Utrecht, Pittore di Utrecht

Come si vede dall’opera, all’epoca nelle chiese vi erano moltissimi altari (qui addossati alle

colonne), ognuno dotato di una pala dipinta o scolpita. Spesso erano ad ante richiudibili e veni-

vano aperti solo nei giorni di festa. In alto, inoltre, vi è un crocefisso ligneo.

Retablo intagliato dei Villa di Chieri

San Domenico, di patronato dei Villa, presenta un retablo con sviluppo architettonico sopra-

stante. Fortunatamente, le botteghe fiamminghe producevano molto per l’estero: questo ha

consentito di salvare alcuni manufatti dall’iconoclastia nordica. Nonostante questo, oggi soprav-

vivono soltanto 350 retabli intagliati, anche se come si è visto dovevano essercene molti per

ogni chiesa. Di questi, solo il 25% sono ancora nella regione di produzione originaria.

Devotio moderna

Nonostante l’iconoclastia, per molti (soprattutto francescani), l’immagine era un veicolo per

l’immedesimazione con la scena sacra. Molte opere venivano quindi prodotte anche per la

devozione privata: tra queste vi erano gli altaroli domestici, riservati tuttavia ad una com-

mittenza ricca (nobili, uomini di chiesa…).

Contraltare dell’iconoclastia fu la Devotio moderna, fenomeno nato nei Paesi Bassi con il predi-

catore Geert Groote. Egli insisteva sulla necessità di seguire l’esempio di Cristo: le immagini

erano quindi una sorta di visione che si materializzava davanti al fedele. Vi erano persino

delle istruzioni dettagliate su come pregare (nello specifico, «gettandosi davanti all’effige finché

non si fosse stati in grado di sentire il sangue del Cristo cadere»). Forse, questa forte religio-

sità, incanalò la necessità dell’arte verso produzioni sempre più realistiche.

I I

L GOTICO NTERNAZIONALE

Il termine indica il periodo compreso tra il 1380 e il 1430 circa, successivamente spazzato dai

poli innovatori delle Fiandre e del Rinascimento. In determinate aree, tuttavia, ebbe vita più

lunga (Piemonte, Lombardia), protraendosi fino alla metà del ‘400.

Il termine “internazionale” è dovuto all’apparente mancanza di confini dello stile artistico.

Negli ultimi anni, si è iniziato a chiedersi se non sia bene utilizzare una terminologia meno

generica, che rifletta maggiormente le peculiarità delle varie aree geografiche.

È un’arte di sfarzo e decorativismo, che riflette l’ambiente cortese in cui nasce. Vi sono però

anche raffigurazioni più grottesche, caricaturali e violente, specialmente quando si delineano

i ceti bassi della popolazione. Non vi è interesse per il realismo (testimoniato dall’assenza

3

di prospettiva), ad eccezione di quello utilizzato nella raffigurazione botanica, pur sempre sti-

lizzata, che trova massima espressione nei codici miniati Tacuina sanitatis. Questi sono testi

“scientifici” illustrati e trasportabili, che descrivono proprietà mediche delle erbe, prodotti in

Lombardia alla fine del XIV secolo. A circolare, inoltre, vi erano modelli da copiare raccolti

prima in libri, poi in taccuini più piccoli e portatili (esigenza sentita da Cennino Cennini).

Il cavallino d’oro, Orafo parigino

A cavallo tra i secoli (prima delle tensioni politiche), le corti dialogavano e facevano circolare

oggetti, spesso sotto forma di doni: all’inizio dell’anno, in particolare, ciò era usanza tra le corti

francesi. Particolare importanza in questa occasione era data ai manufatti di oreficeria: nel Ca-

vallino d’oro si può osservare la tecnica parigina del Ronde-Bosse, con la quale si smaltava

l’oro per rendere i prodotti più sgargianti. Qui la vernice è bianca, impreziosita da diverse pietre.

Si tratta di un regalo che Isabella di Baviera-Ingolstadt fa a suo marito (che a sua volta lo

diede al fratello): un’opera ricchissima di 62 cm, raffigurante uno scudiero a cavallo e che diede

origine a un modello figurativo, la cui preziosità ne ha fatti sopravvivere solo 5 ad oggi. In

alto vi è una Madonna con bambino in trono e angeli, piuttosto realistica.

Reliquiario di Montalto

Viene citato nel 1439 nell’inventario post mortem del Duca di Tirolo Federico IV. Nel 1457

arriverà al futuro papa Paolo II, mentre nel 1586 sarà offerto da papa Sisto V alla cattedrale di

Montalto. Le sue caratteristiche tecniche sono molto simili a quelle del Cavallino d’oro.

Praga

Si tratta di una delle corti più importanti del gotico internazionale. Dal 1310, i Lussem-

burgo ottengono il trono di Boemia. Re Carlo IV di Lussemburgo fu educato alla corte di Francia

e decide di plasmare Praga come una capitale di respiro europeo: fonda la prima Università

dell’Impero, crea un nuovo quartiere sulla riva destra della Moldava, avvia la costruzione della

Cattedrale di San Vito e costruisce un ponte che collega le due rive della città. Il figlio Vence-

slao, tuttavia, non fu all’altezza di questo progresso culturale: perse la corona nel 1400 e con i

tumulti del movimento hussita Praga verrà relegata a una posizione secondaria.

1

A cavallo tra ‘300 e ‘400 qui si diffonde la raffigurazione delle Belle Madonne: eleganti Vergini

con panneggi sovrabbondanti dalle ricadute fluide. In Boemia vi è una predominanza del vir-

tuosismo in sfavore del naturalismo, mentre in Francia accade il contrario. Asserita a que-

sto fenomeno è la Bella Pietà, raccontata con grande eleganza nonostante il tema drammatico.

Cappella della Santa Croce del Castello di Karlštejn

Custode dei gioielli della corona, del tesoro imperiale e delle reliquie del sovrano, fu concepita

come una sorta di reliquiario prezioso. Sulle volte dorate erano incastonati dei vetri, mentre

i muri erano ricoperti da pannelli dipinti con figure di angeli e santi a mezzo busto su fondo

dorato. Le vetrate hanno un ruolo importantissimo in area nordica (equivalente ai nostri affre-

schi), ma purtroppo per la loro fragilità oggi sono raramente visibili.

Messale di Hazmburk, Maestro anonimo (1403 – 1415), 1409

Creato per l’arcivescovo di Praga, racchiude al suo interno un’affollata scena di Crocifis-

sione (di influsso francese), con un forte contrasto cromatico da dimensione fiabesca. I panneggi

non seguono l’anatomia dei personaggi, ma esaltano la componente decorativa dell’opera.

Membri di un movimento cristiano riformatore, predecessore della Riforma protestante.

1 4

L’Italia

Questo gusto si diffonde anche in Italia, soprattutto a Milano. I rapporti con la Francia sono

molto stretti: Gian Galeazzo Visconti sposò Isabella di Valois (figlia di Giovanni Il Buono) e la

loro figlia, Valentina, sposerà Luigi di Valois (o D’Orléans), fratello del Re di Francia. Gian

Galeazzo Visconti ottiene il titolo ducale nel 1395 e nel 1402 gli succede il figlio Filippo Maria,

che resterà in carica fino al 1447. È un committente importante di codici miniati e avvia inoltre

il cantiere del Duomo di Milano nel 1306. Qui lavorano artisti provenienti da moltissime nazioni:

fino al ‘400 sono soprattutto scultori tedeschi, ma anche il fiammingo Jacques Coene.

Tra gli artisti girovaghi che favoriscono la vicinanza con la Francia vi è Jean d’Arbois (ita-

lianizzato con Giovanni degli Arbosi), nome che deriva da un territorio limitrofo alla Borgogna.

Dopo aver lavorato per Filippo l’Ardito a Digione si reca a Pavia e muore nel 1399.

Offiziolo Visconti, codice miniato di Giovannino de’ Grassi e bottega

Commissionato da Gian Galeazzo Visconti e realizzato da De Grassi, ingegnere della fabbrica

del duomo di Milano per il quale disegna le decorazioni architettoniche e scultoree. Anche in

questo codice è evidente l’attenzione per la natura, caratterizzata dal suo tratto puntinato.

Nel 1398 gli succede Michelino Da Besozzo, che sentendo da vicino la morte di Gian Galeazzo

illustra una corte celeste nel suo elogio funebre nel clima di sfarzosità delle corti francesi.

San Giovanni Battista, Lorenzo Ghiberti, Chiesa di Orsanmichele, 1413 – 1416

Fu la prima statua in bronzo gettata a Firenze di queste dimensioni. È una delle realizzazioni

più alte del gotico europeo, evidente nell’eleganza del panneggio e nella decorazione dei capelli,

ma evidenzia le innovazioni del Rinascimento.

Ciclo dei mesi, Maestro Venceslao, Torre Aquila del Castello del Buon Consiglio di Trento

È un manifesto del gotico internazionale, insieme al ciclo del castello della Manta di Saluzzo.

Fu commissionato da Giorgio di Lichtenstein, colto esponente austro-moravo e prevosto di

Santo Stefano a Vienna dal 1381 al 1390, prima di spostarsi a Trento. Si è arrivati al nome del

Maestro Venceslao perché risulta affittuario di una casa dei canonici, su richiesta di Giorgio.

La sua formazione in area boema si fonde a quella lombarda, specialmente sui Tacuina.

• Gennaio. I cortigiani giocano tirandosi delle palle di neve.

• Aprile. Le classi povere non sono rese in modo grottesco, bensì associate al lavoro nei campi.

• Maggio. I personaggi della corte si muovono nell’ambiente naturale, reso senza prospettiva.

L’unica preoccupazione è di rendere eleganti le vesti e definire i dettagli botanici.

Gentile da Fabriano

Madonna col Bambino tra i Santi Francesco e Chiara

È stata ipotizzata una formazione pavese per il panneggio spigoloso, simile a Giovannino de

Grassi. Essendo di piccole dimensioni, forse era per uso privato. Il fondo è ad oro granito,

tecnica degli orafi transalpini che preve

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/02 Storia dell'arte moderna

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Wakiwa di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dell'arte fiamminga e olandese e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Piretta Silvia.
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