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UK CINEMA ASSOCIATION
BRITISH CINEMA HISTORY: http://www.britishcinemagreats.com
STEPHEN FOLLOWS. FILM DATA AND EDUCATION: https://stephenfollows.com/average-film-
budget/
1.3 Dati
Numero di spettacoli: La rilevazione fa riferimento ad un singolo spettacolo (1 rilevazione: 1
spettacolo).
co-produzioni: Accordi di coproduzione cinematografica con altri Stati sulla base dei quali le
imprese cinematografiche locali possono partecipare con imprese estere alla produzione di film.
Le coproduzioni sono regolate dall'art. 6 del decreto legislativo 28/2004.
Investimenti: si riferiscono al totale degli investimenti nazionali sia privati che pubblici.
Budget medio: rappresenta il budget medio destinato alle produzioni cinematografiche 100%
nazionali di tutte le categorie di film.
Spesa al botteghino: espone le somme che gli spettatori corrispondono per poter accedere al
luogo di spettacolo (spesa per l’acquisto di biglietti ed abbonamenti).
Presenze: l’indicatore sintetizza l’affluenza degli spettatori in manifestazioni. Per l’assenza di una
certificazione oggettiva e puntuale degli spettatori, il dato sulle Presenze è un’informazione che
mira a rilevare l’ordine di grandezza dei partecipanti e non può assicurare, quindi, la stessa
accuratezza nella rilevazione garantita dal rilascio di titoli.
Costo medio del biglietto: indica la variazione del prezzo medio di un biglietto (equivalente ad
un’entrata) per uno spettacolo cinematografico.
Totale impianti: il numero totale di strutture cinematografiche attive (monosala e multisala)
presenti nel territorio nazionale
Totale schermi: il numero di schermi cinematografici attivi nel territorio nazionale.
Campione d’incassi: il film che, durante l’anno, ha ottenuto i migliori risultati in termini di spesa
al botteghino.
Frequenza media per persona: indica il numero medio di volte cui un individuo di età maggiore
a sei anni si è recato al cinema in un anno.
Spesa del pubblico: considera la spesa al botteghino più altre voci di spesa possono concorrere
a definire l’importo della spesa complessiva del pubblico: i costi della prevendita dei biglietti, le
prenotazioni di tavoli, il servizio guardaroba, le consumazioni al bar, ecc.
CAPITOLO 2
2.1 Contesto
L’Italia, fin dall'antichità, viene considerata come uno tra i più fiorenti centri culturali d'Europa e viene
riconosciuta e scelta a livello mondiale come meta ideale per immergersi appieno nell’arte e nella storia.
Sede della Chiesa cattolica, punto d'incontro di molte civiltà mediterranee, culla di numerosi movimenti
artistici, l'Italia si configura come lo Stato che possiede la più alta presenza di siti patrimonio dell'Umanità
dell'UNESCO: sono 51 su un totale di 1052 (luglio 2016), ovvero il 5% del totale mondiale.
Tra i tesori d’Italia, però, spesso vi è la tendenza a porre in secondo piano un altro elemento trainante
della cultura italiana, che ha goduto di celebrità e riconoscenza in passato e sembra oggi attraversare un
periodo di crisi, in cui compaiono isolati esempi degni di nota e successo: il cinema.
Il cinema è un’arte, la settima, ma è anche un’impresa: fatta di alti e bassi, di debiti, produzioni,
investimenti; di attori poco attori, di registi visionari, e di qualche creativo doc, che, pur non volendo,
deve scendere a compromessi.
Considerando la prospettiva storica dal punto di vista degli incassi, il cinema italiano ha subito
storicamente un’egemonia prima francese e, poi, statunitense, mentre sul piano del successo dei suoi
generi, ha conosciuto un'epoca florida negli anni '10 e, sul piano artistico, molti dei suoi film sono stati
internazionalmente acclamati nei trent’anni che vanno dal secondo dopoguerra fino alla metà degli anni
Settanta.
In generale, le fasi storiche del cinema italiano possono essere così schematizzate:
I primi anni ’20: la capitale del cinema italiano era Torino, dove tuttora ha sede il Museo Nazionale
del Cinema. Durante gli anni ’10 del Novecento, il capoluogo piemontese ospitava la produzione
di film appartenenti al genere storico-mitologico, affermati a livello mondiale per la complessità
della messinscena.
Fascismo: la dittatura diede inizio alla produzione di molti film di propaganda o di revisione
storica, ma nonostante ciò il genere che ebbe maggior successo fu quello della commedia
sentimentale. Se si considera il punto di vista artistico non fu un periodo florido, ma il regime
fascista, al fine di consacrare il cinema come strumento di propaganda, rafforzò gli investimenti
e fu l’autore della costruzione di Cinecittà.
Il neorealismo: la fine della seconda guerra mondiale e gli entusiasmi suscitati dalla Liberazione
e dalla Resistenza facilitarono lo sviluppo di un movimento cinematografico innovativo per temi
e stile, ovvero il neorealismo. Le scarse risorse economiche non impedirono la nascita di una serie
di film che ottennero un forte successo internazionale.
Il cinema d’autore: negli anni Cinquanta, dopo il tramonto del neorealismo, in un clima di
restaurazione politica, mentre al botteghino trionfavano i generi della commedia e del
melodramma, emersero una serie di registi che rivendicavano una identità di "autori”. Il loro
cinema affrontava spesso tematiche esistenziali, anche se inserite in un contesto sociale sempre
attentamente riprodotto. Questi autori (tra cui emergono i nomi di Fellini, Visconti e Pasolini)
portarono avanti un discorso personale e riconoscibile che avrà un lungo corso, attraversando
anche gli anni Sessanta e Settanta.
La commedia all’italiana: tra la fine degli anni '50 e la metà degli anni '70 la commedia all'italiana
riscosse un grande successo popolare, non solo in Italia. Era un genere che cercava di fondere la
commedia classica con la critica sociale e in questo modo offriva un'analisi spesso spietata dei
limiti e dei problemi del boom economico in Italia. L'ambientazione era realistica, i dialoghi si
fondavano largamente sull'italiano dialettizzato della regione in cui il film era ambientato e i
personaggi erano dei tipi molto ben riconoscibili. Erano i tempi di attori del calibro di Sordi,
Gassman, Mastroianni e di registi come Monicelli e Risi.
I generi italiani negli anni ’60-’70: furono gli anni in cui ebbero un enorme successo, anche
internazionale, alcuni generi commerciali che traevano larga ispirazione dagli analoghi generi
USA (l'horror, il thrilling, il poliziottesco, e soprattutto gli spaghetti western) ma di cui si
accentuavano le caratteristiche in termini di violenza, estrema tipizzazione dei personaggi e
mascolinità dei protagonisti. Appare significativo che molti degli autori di questi film celassero la
propria identità adottando pseudonimi anglofoni. Tra i registi più famosi emergono Dario
Argento per l’horror e Sergio Leone per gli spaghetti Western.
La crisi degli anni ’80-’90: agli albori degli anni ’80 si avvertono i primi sintomi di una crisi che
esploderà nella seconda metà degli anni ottanta e che si protrarrà, con alti e bassi, fino all’inizio
degli anni novanta. Per dare un’idea delle proporzioni di questa crisi industriale, basti pensare
che nel 1985 vengono prodotti soltanto 80 film (il minimo dal dopoguerra) e il numero totale di
spettatori dai 525 milioni del 1970 scende inesorabilmente a 123 milioni. Si tratta di un processo
fisiologico, che investe nello stesso periodo altri Paesi dalla grande tradizione cinematografica
come il Giappone, la Gran Bretagna e la Francia. La crisi colpisce soprattutto il cinema italiano di
genere, il quale, in virtù dell’affermazione della televisione commerciale, viene privato della
stragrande maggioranza del suo pubblico. Cosicché, i film di genere realizzati negli anni ottanta
non fanno altro che copiare pedissequamente i blockbuster d’oltreoceano, con il risultato di
produrre semplici film di serie B, i quali finiscono direttamente nel circuito dell’home video. Di
conseguenza le sale cinematografiche italiane si trovano ad essere monopolizzate dalle più
abbienti pellicole hollywoodiane, che da qui in poi prenderanno il sopravvento. In questi anni
viene a tramontare la commedia all’italiana, in virtù del progressivo esaurirsi della vena creativa
dei propri maestri o dei suoi massimi mentori. Nonostante il contesto critico, nel 1992 e nel 1999
l’Italia si aggiudica l’Oscar come miglior film straniero rispettivamente per “Mediterraneo” di
Gabriele Salvatores e “La vita è bella” di Roberto Benigni.
Riflettendo su quello che è oggi il cinema italiano, quello che accade oggi sugli schermi è sicuramente lo
specchio di ciò che accade nelle vite degli italiani: storie e temi molto simili fra di loro, quasi monotoni
se non fosse per alcune deboli sfumature. In tale mare magnum di omologazione appaiono felici
eccezioni, non solo da un punto di vista qualitativo ma anche per ciò che concerne gli incassi, anche se
spesso queste due peculiarità non coincidono. Basti pensare al caso “La grande bellezza”, 14esimo Oscar
al miglior film straniero per l’Italia ( la nazione straniera con maggior numero di vincite per questo titolo)
1
che al box office italiano ha ottenuto circa 6 milioni di euro a fronte dei 9 milioni di investimento.
Diversamente “Sole a catinelle”, realizzato con un budget di 8 milioni di euro, ha realizzato un incasso di
23 milioni solo nella prima settimana di uscita e arrivando complessivamente a fine programmazione a
quota 51,795 milioni, classificandosi così come il film italiano di maggior successo commerciale di sempre
e il terzo miglior incasso di sempre. Può essere così delineato lo scenario del cinema italiano odierno,
che sembra aver dimenticato la fase di splendore di un tempo.
Osservato, dunque, l’andamento del settore in Italia, si è verificata la necessità di procedere con un
confronto al fine di capire come vadano realmente interpretati i risultati italiani qualora inseriti in un
1 http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/07/16/si-fa-presto-a-dire-campione-dincassi/657395/
contesto più ampio. Sulla base di tale considerazione, è stata scelta l’ipotesi di analizzare parallelamente
un altro stato europeo che nel corso della storia ha saputo dare un grande contributo al cinema non solo
europeo ma mondiale, ossia il Regno Unito.
La produzione cinematografica britannica ha attraversato una serie di boom e recessioni. Nonostante
molti fattori possano essere impiegati per determinare il successo dell'industria, il numero di film inglesi
prodotti per anno rende un'idea del suo sviluppo: l'industria cinematografica ha sperimentato
un'espansione nel momento della nascita nel 1910 ma, durante gli anni ve