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La riduzione della razionalità a strumento della società materiale è necessaria conseguenza di una

politica basata sulla convinzione che il progresso della società e il movimento che lo sostiene, siano

promossi e alimentati dall’attività economica, finalizzata alla produzione dei beni materiali

mediante i quali soddisfare i bisogni degli associati.

La crescita improvvisa e la diffusione dei bisogni artificiali, tende ad orientare l’attività degli

individui e delle masse verso la soddisfazione dei corrispondenti desideri. Per ritrovare i mezzi

necessari al loro soddisfacimento, le energie intellettuali sono concentrate sulla facoltà di

astrazione, che acquista una decisa prevalenza sulla facoltà di pensiero, e finisce poi per sostituirsi

del tutto ad essa. Si aggiunga che, quando la razionalità si identifica con la capacità di astrazione,

gli individui assumono di solito i mezzi come fini e perseguono l’astratto come se fosse il concreto,

nel senso cioè che ricercano non già i beni reali ma quelli <<ideali>> o astratti. Questa pretesa

condanna gli individui e le masse a cercare l’appagamento senza poterlo mai conseguire, dato che

esso si ottiene solamente con i beni reali. Nell’individuo si determina una scontentezza che cresce

su se stessa e che alimenta un sentimento di ira che finisce col dominare il suo carattere.

Si genera nella società uno stato di tensione che rende più acuti i conflitti fra le classi sociali e

all’interno delle stesse fra le diverse categorie in cui si suddividono, anche perché l’accelerazione

del processo di sviluppo economico industriale tende a concentrare la ricchezza nelle classi più

abbienti, e sospinge nel contempo verso il degrado civile e sociale diverse categorie lavoratrici.

La critica Rosminiana dell’economicismo, caratterizza il suo pensiero politico, in particolare il suo

liberalismo, che non afferma la centralità dell’utile e dell’economico, ma si riferisce al primato della

persona.

La critica dell’economicismo da parte di Rosmini non significa una condanna o il rifiuto del sistema

di produzione industriale, che rappresenta, invece, uno strumento di progresso per la società. Si

tratta di considerarlo per quello che effettivamente è: uno strumento, senza farne la soluzione di tutti

i problemi della società: in questo caso, la somma dei mali è di gran lunga maggiore dei beni che

apporta. Il sistema economico non ha in sé un principio di autoregolamentazione: Rosmini non

accoglie la tesi che la dinamica del sistema economico pervenga autonomamente all’equilibrio.

La questione fondamentale, per quanto riguarda l’organizzazione politica dello Stato, si riferisce

all’individuazione dei principi, delle norme e degli organi costituzionali che eliminino ogni

possibilità di affermazione del <<nuovo>> dispotismo, manifestatosi proprio nel corso della

rivoluzione francese.

Acquista particolare rilievo nella concezione rosminiana dello Stato costituzionale, il concetto di

diritto e la distinzione fra il diritto e la sua <<modalità>>. Il diritto è intimamente connesso al

concetto di persona, soggetto dotato di <<un principio attivo, intelligente, supremo e

incomunicabile>>. Coessenziale alla persona è la libertà.

Il diritto ha una connotazione essenzialmente personalistica: il diritto non è posto, dettato dal

legislatore, non scaturisce dalla volontà sovrana dello Stato, non ha quindi un fondamento politico:

esso è l’attività della persona, allorchè è rivolta ad altre persone per uno scopo considerato lecito

dalla morale. La proprietà deriva dal dominio che la persona ha sopra <<ciò che con essa è legato e

con essa forma una cosa sola>>: la proprietà non si riferisce solamente al dominio con le cose

esterne, ma deve essere considerata il carattere specifico dei diritti e dei doveri giuridici.

Due conseguenze derivano dai rapporti persona-diritto-libertà giuridica-proprietà: la prima si

riferisce alla <<quantità>> di potere che il governo può esercitare sugli associati. A tal proposito

Rosmini sottolinea il fatto che il potere politico non può essere considerato una quantità fissa perché

tende a diminuire mano a mano che gli individui, a seguito del progresso civile e sociale, acquistano

un maggiore controllo della loro sfera personale. La seconda conseguenza è che il potere della

società non può estendersi ai diritti che fanno capo alla persona, ma solamente alla <<modalità>>

degli stessi, per regolare l’esercizio dei diritti.


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AUTORE

Moses

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+1 anno fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze politiche e relazioni internazionali (POMEZIA, ROMA)
SSD:
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Moses di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Dottrina dello Stato e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Vasale Claudio.

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