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Reato circostanziato Appunti scolastici Premium

Appunti di Diritto penale II sul reato circostanziato che sono basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni del prof. Trapani dell’università degli Studi di Roma Tre - Uniroma3, Facoltà di Giurisprudenza. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Diritto Penale II dal corso del docente Prof. M. Trapani

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ESTRATTO DOCUMENTO

Se analizziamo l’art. 59 c.p., art base delle circostanze: “Le circostanze che attenuano o

escludono la pena sono valutate a favore dell'agente anche se da lui non conosciute, o da lui

per errore ritenute inesistenti.”

In questo caso per individuare la portata del temine circostanze, occorre fare un rimando alla

disciplina delle scriminati, prevista dal c.p all’art. 59 comma 1 e comma 4, per mezzo

dell’espressione “circostanze che escludono la pena”. Se noi facessimo un ragionamento un po’

semplicistico non riusciremmo neanche a comprendere la distinzione semantica che intercorre tra

scriminanti e circostanze.

- Le prime sono elementi negativi del fatto, escludono la sussistenza del fatto illecito

conseguentemente escludono la responsabilità penale e quindi la possibilità di comminare

una sanzione.

- Le circostanze invece postulano sul piano logico ancor prima che su quello giuridico, la

presenza di un fatto illecito, la responsabilità penale, una pena da irrogare su cui poi

andremo ad incidere in termini di aggravamento o di riduzione.

Quindi distinguiamo rigorosamente le circostanze(scriminanti) art. 59 comma 1 e 4 dalle

circostanze oggetto della trattazione, disciplinate dall’art. 59 dal 1° al 3° comma.

DISTINZIONE DI FONDO FONDAMENTALE.

• Distinguiamo le circostanze in senso tecnico art. 59, 60, 61, 62 c.p dalle circostanze

in senso atecnico.

Circostanze in senso atecnico: gli indici impiegati nell’art. 133 del c.p sono diretti all’organo

giudicante(parametri di valutazione) a cui il giudice deve attenersi nel momento in cui determina in

concreto l’entità della sanzione, se noi prendiamo l’articolo 133 del c.p. leggiamo: “gravità del

reato, valutazione agli effetti della pena”, poiché il codice distingue al primo comma gli indici che ci

permettono di valutare la gravità del reato, al secondo comma gli indici che ci permettono di

vagliare la capacità a delinquere, di fatto però questi indici non sono circostanze in senso tecnico

perché le circostanze implicano una riduzione(attenuanti) o una maggiorazione(aggravanti)

della pena già completamente definita.

Sappiamo che le fattispecie criminose prevedono una forbice edittale, cioè un minimo e un

massimo entro il quale l’organo giudicante è chiamato a definire la sanzione in concreto, le

circostanze in senso tecnico postulano che questa operazione sia già avvenuta ed io possa

muovermi in termini di aggravamento o riduzione.

Quindi riassumendo, gli indici del 133 servono a determinare la sanzione da irrogare, le

circostanze in senso tecnico operano quando tale operazione è in concreto già avvenuta.

• Classificazione(sommaria) delle circostanze.

• Circostanze ad effetto comune : sono le circostanze che implicano un aggravamento o una

riduzione entro i limiti di 1/3.

• Circostanze ad effetto speciale (art. 73 comma 3°): qualora la riduzione o aggravamento

della sanzione viene effettuato in misura superiore ad 1/3.

• Classificazione libro:

• Circostanze indipendenti: circostanze che determinano la misura della sanzione in modo

del tutto avulso rispetto alla forbice edittale(base) prevista. Es: Art. 635 comma 2° c.p.,

danneggiamento, la pena base viene fissata al primo comma, la pena prevista per effetto

dell’aggravante di cui al 2° comma è totalmente scissa rispetto alla forbice edittale

fissata al primo comma, vale a dire che se noi al primo comma leggiamo che è

prevista una sanzione da 10 giorni a tre anni al secondo comma leggiamo da sei

mesi a tre anni, non si ha una maggiorazione progressiva al secondo comma rispetto

alla sanzione base edittale.

• Circostanze autonome : determinano una variazione della sanzione, della species della

sanzione.

Qui vale l’esempio del 575 del c.p., se per l’omicidio è prevista la sanzione nella misura non

inferiore ad anni 21 ai sensi del 577 c.p. nel caso in cui ricorra l’esempio del parricidio

abbiamo una variazione della sanzione, non si parla più di reclusione ma si parla di

ergastolo.

• Occupiamoci dell’art. 59 del c.p., : Criteri di imputazione delle circostanze.

Ai sensi dell’art. 59 c.p. primo comma: si stabilisce il cd. “criterio di operatività oggettiva delle

circostanze che attenuano o escludono la sanzione”, RILEVANZA OGGETTIVA.

Le circostanze che attenuano o escludono la sanzione rilevano per il solo fatto della loro oggettiva

esistenza, dove si richiede una copertura psicologica da parte dell’agente consiste sul piano

oggettivo deve essere valutata a favore dell’agente.

CIO CHE RILEVA è SOLO ED ESCLUSIVAMENTE LA PRESENZA DELLA CIRCOSTANZA

OGGETTIVA.

Se si osserva l’art. 59 si rendiamo conto che a livello topografico, testuale, c’è una netta distinzione

tra l’idea dell’attenuanti e quella della aggravanti, l’articolo in questione al 1° comma si occupa solo

delle circostanze che attenuano o escludono la pena fissando il principio della rilevanza oggettiva.

Per quanto riguarda le aggravanti abbiamo il 2° comma dell’art. 59: “le circostanze che aggravano

la pena sono valutate a carico dell’agente soltanto se da lui conosciute ovvero ignorate per

colpa, o ritenute inesistenti per errore determinato da colpa.”

Analizziamo l’enunciato:

• Concetto di conoscenza : l’agente affinché possa vedersi addebitato la circostanza

aggravante deve essersi rappresentato la sussistenza della circostanza aggravante. 1°

requisito

• Ignoranza colpevole : all’agente può essere addebitata una circostanza aggravante non

solo quando questi avesse piena conoscenza, ma anche ne caso in cui, questa

conoscenza avrebbe potuto acquisirla ma non lo ha fatto per colpa.

Questa disposizione è particolarmente importante se la realtà è stata profondamente modificata,

facciamo appello alla riforma del 90’, perché prima il regime di addebito delle aggravanti era un

regime a carattere obiettivo, anche per l’addebito a seguito di una aggravante il legislatore non

riteneva necessaria nessun accertamento sul piano psicologico es, Il soggetto agente poneva in

essere un dato fatto illecito quel fatto illecito era caratterizzato dalla presenza di una circostanza

aggravante sul piano della disposizione normativa prima della riforma non c’era null’altro da

chiederci, RILEVANZA OGGETTIVA DELLE AGGRAVATI.

Dopo la riforma del 90’ è cambiato tutto perche per l’applicazione delle aggravanti necessitiamo

della verificazione delle presenza di un coefficiente psicologico in capo all’agente.

Il giudice deve valutare che l’agente conoscesse la circostanza aggravante oppure l’abbia ritenuta

per errore dovuta a colpa, inesistente.

La rilevanza oggettiva delle aggravanti rispondeva a quella logica precedente del codice secondo

cui stante il fatto che si è perpetrata una azione penalmente illecita si deve rispondere per tutte le

eventuali conseguenze che dal quel fatto illecito possono derivare. Era una logica che tendeva ad

introdurre un criterio di maggiore rigore, non ci si domandava sull’eventuale esistenza di un criterio

di matrice psicologica. In parallelo all’articolo 59 c.p. dobbiamo leggere l’art. 60 c.p.

• Analisi dell’art. 60 c.p .

È importante innanzitutto richiamare l’argomento dell’aberratio.

Nell’art. 60 noi abbiamo l’introduzione della disciplina dell’errore sulla persona, se leggiamo il

comma 2: “sono valutate a suo favore le circostanze attenuanti, erroneamente supposte, che

concernono le condizioni le qualità e i rapporti tra l’offeso ed il colpevole”.

l’art. in questione disciplina la cosiddetta aberratio ictus(art. 82 c.p.) ipotesi nella quale noi abbiamo

un agente che vuole colpire un determinato soggetto ma per errore nell’uso dei mezzi di

esecuzione del reato o per altra causa non cagione l’offesa a danno della vittima designata ma a

danno di un terzo.

L’art. 60 disciplina le circostanze di questa vicenda.

Cosa significa valutare erroneamente le circostanze supposte?

Es: se io voglio colpire tizio in quanto questo mi ha provocato(attenuante della provocazione)ma

nella fase attuativa colpisco sempronio(che non è quello che di fatto mi ha provocato) l’articolo 60

c.p. mi dice che l’attenuante che io ho erroneamente supposto(provocazione)deve essere valutata

a mio favore, quindi abbiamo la c.d. “prevalenza del putativo sul reale”, cioè si da rilevanza alla

supposizione erronea di quelle circostanze che in realtà non avevano riguardo al soggetto terzo

che io ho concretamente colpito ma alla vittima originariamente designata.

Provocatore era tizio, io sparando cado in aberratio ictus, colpisco sempronio, l’attenuante della

provocazione che attiene alla vicenda tra me e tizio mi viene comunque valutata.

Con l’articolo 60 c.p. noi abbiamo una delega al criterio base, previsto dall’articolo 59 3° comma,

nel quale leggiamo: “se l’agente ritiene per errore che esistano circostante aggravanti o

attenuanti queste non sono valutate contro o a favore di lui.”

Riassumendo: disciplina base quella dell’art. 59 3° comma, ossia le circostanze erroneamente

supposte non vanno valutate, se trattasi di circostanze “particolari” come quelle dell’articolo 60

c.p., che hanno riguardo cioè a qualità o condizioni dell’offeso, o rapporto tra agente e soggetto

passivo, abbiamo la prevalenza del putativo sul reale e quindi quelle circostanze che ho

erroneamente supposto dovrà essere valutata a mio favore.

In tal senso abbiamo un’altra deroga sul piano delle attenuanti, fino adesso abbiamo detto che

dopo la riforma del 90’ le aggravanti per essere addebitate ad un soggetto devono essere da lui

conosciute o quantomeno conoscibili(errore dovuto a colpa).

Nell’art. 60 abbiamo un'altra deroga qui le aggravanti qualora riguardano quella particolare

categoria di aggravanti(condizioni o qualità della persona)potranno essere valutate a carico del

soggetto solo qualora siano state effettivamente conosciute. Es: voglio sparare a tizio di cui però

ignoro il fatto che sia mio padre, l’aggravante del parricidio è prevista dal 577 c.p. nel caso di

stretta parentela tra l’agente e la vittima si ha la previsione espressa dal suddetto art. del caso del

parricidio, ma la circostanza aggravante che riguarda la qualità della persona ex art. 60 punirà in

questo caso la mia effettiva conoscenza così io non potrò rispondere a titolo di parricidio in quanto

ignoravo la sussistenza di questo vincolo di parentela, devo necessariamente essermelo

rappresentato.

• Criteri che distintivi tra circostanza ed elemento essenziale

Innanzi tutto va premesso che non c’è nessuna differenza tra elemento circostanziale ed elemento

essenziale sul piano ontologico(sul modo di essere), nel momento in cui mi trovo a dover

comprendere se un elemento è circostanza o elemento essenziale non c’è alcun criterio che

immediatamente ci fa capire dal punto di vista ontologico se ci troviamo nell’uno o nell’altro caso.

Il legislatore può secondo il suo arbitrio classificare l’elemento tanto come circostanza quanto

come elemento essenziale.

All’inizio della trattazione abbiamo detto che la circostanza è un elemento accessorio, ossia un

elemento che “aggiunge” ad un fatto strutturalmente già perfetto, dobbiamo quindi individuare un

cd. “rapporto di specialità” tra il delitto circostanziato e la disciplina base.

• Prima di tutto per “rapporto di specialità” (in questo caso) intendiamo specialità per

aggiunta.

Se una norma è composta dagli elementi strutturali a+b+c(fattispecie base), la fattispecie

circostanziata sarà a+b+c+d(necessaria presenza di un elemento ulteriore, s. per

aggiunta).

• Poi vi è il caso della specialità per specificazione.

In questo caso non abbiamo l’addizione di un elemento ma la fattispecie speciale va a

definire ulteriormente a specificare un elemento della fattispecie base, es: la circostanza

aggravante di cui all’art. 625 del c.p. aggravamento della pena per il reato di furto se il reato

è commesso su cose esistenti in uffici o stabilimenti pubblici o sottoposte a sequestro,

chiaramente tale caratteristica è una specificazione della cosa mobile, elemento costitutivo

di base dell’art 624. Definisce ulteriormente ma non aggiunge nulla alla fattispecie di base.

Quindi premessa la specialità, se guardiamo alla circostanza come elemento accessorio, si accede

quindi a qualcosa che è già perfetto, dobbiamo far riferimento alla nozione di specialità per

aggiunta, allora andremo a dire necessariamente che si ha una fattispecie base in relazione ad

una fattispecie circostanziata, qualora ci sia un rapporto di specialità per aggiunta.

Occorre tuttavia appurare se tale affermazione è vera, se risulterà la regola essere sempre cosi.

Se noi leggiamo l’articolo 583, dove vi è la disciplina delle lesioni gravi o gravissime, osserviamo

come questo criterio nei termini assoluti come l’abbiamo descritto noi risulterà essere fallace.

Art. 583: lesioni gravi o gravissime, quindi è lo stesso legislatore che qualifica l’ipotesi come

fattispecie circostanziata, “la lesione personale è grave e si applica la reclusione da tre a sette

anni:


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
A.A.: 2016-2017

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher giuliolamartora di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto Penale II e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Roma Tre - Uniroma3 o del prof Trapani Mario.

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