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Realismo formale e realismo di presentazione

Si parla di “realismo formale” per Defoe e di “realismo di presentazione” per Richardson. Ma esiste una differenza tra i due punti di vista?

Realismo formale

Il realismo formale è una nozione particolare di Watt. Esso significa "realismo della forma", cioè "Robinson Crusoe" viene pubblicato come una narrazione che non è un'invenzione di Defoe ma una serie di eventi realmente accaduti a un personaggio realmente esistito. Naturalmente, si nega che sia letteratura e si fa finta che sia un resoconto di vita vissuta. Questo vuol dire che la forma con cui il romanzo nasce (che sia una convenzione o realtà) potrebbe essere un resoconto di cose realmente accadute. All'interno di questa nozione ci sono tanti dati di realismo formale. Watt dice che da quel momento in poi, poiché ci sia realismo della forma, le storie sono ambientate in luoghi precisi che vengono descritti, in un'epoca ben precisa.

Realismo di presentazione

Il realismo di presentazione non è una cosa diversa. Nel caso di Defoe, Watt identifica come tratti del realismo formale i dettagli e tutte le spiegazioni che vengono date (del tempo, del luogo…). Questi sono tratti che in Defoe sono predominanti. Il realismo di presentazione di Richardson è quello secondo il quale ancora una volta abbiamo un modo di raccontare la storia in cui non ci si deve chiedere come si fa a conoscere questa storia, perché è la finzione che Pamela sia realmente vissuta e che abbia scritto una serie di lettere che vengono raccolte e poi pubblicate. È una forma lievemente diversa da quella di Richardson, ma siamo sempre nell'ambito della "finzione di fattualità", cioè fare finta che non si tratti di invenzione, di un romanzo inventato, ma far finta che si tratti di fatti realmente accaduti e persone realmente esistite.

Quello che cambia da questo punto di vista tra Richardson e Defoe nel campo del loro contributo nell'ambito del romanzo, ma stanno dentro entrambi al "realismo di presentazione" e quindi anche il "realismo formale".

Realismo di valutazione

La vera rottura è quella di Fielding che è il “realismo di valutazione”, in cui non facciamo più finta che le cose siano realmente accadute a qualcuno che le racconta, in quanto è legato alla forma del narratore onnisciente. Siamo dentro una convenzione letteraria, Fielding non nega che sia letteratura. Questa sua opera la chiama "Tom Jones" e la chiama comic epic in prose da una definizione in cui mette il novel dentro la tradizione letteraria. Siamo dentro una letteratura che è epica (genere antico che raccontava gli eventi esterni) ma lui la chiama comica perché non ha più gli eroi e prosa perché non è più poesia. C'è un generale abbassamento, nel senso di direzione verso il quotidiano ed il comune, rispetto all'epica.

Il realismo di valutazione è tale perché il narratore non fa più finta di essere la persona a cui sono accaduti gli eventi, ma parla in terza persona dei protagonisti e dei personaggi, dà dei giudizi e delle valutazioni (in Tom Jones il narratore ci fa capire che egli può essere ogni tanto peccaminoso, peccaminoso però è buono, sincero, un personaggio positivo, mentre Blifil che inganna tutti e che è l'ipocrita puritano che all'inizio viene preferito dallo zio, è invece un mentitore). Il narratore onnisciente rompe con il realismo di presentazione, racconta tutto, restiamo dentro una convenzione letteraria, mentre Richardson e Defoe con le loro diverse caratteristiche (Defoe ed i dettagli sull'isola, ossessione del dettaglio e Richardson ha i contenuti diversi ma il realismo formale è lo stesso). L'avvicinamento tra la letteratura e la vita resta, accorciamento delle distanze però resta in Fielding.

Elementi di realtà nel novel

Questo vuol dire accogliere all'interno del genere novel sempre più elementi di realtà. Oltre a queste tecniche letterarie, che passano dalla finzione di fattualità (da Pamela di Richardson) alla dichiarata natura esplicita della letterarietà dell'opera con Fielding. Abbiamo visto che nel corso del ‘700 si praticano entrambe le forme, il romanzo brucia un po' le tappe finché non arriva Jane Austen che combina entrambi i modi di narrare. Nel corso del ‘700, quel romanzo che era nato per raccontare la contemporaneità, nel 1764 nasce "Il castello di Otranto" di Radcliff, come il romanzo gotico, il soprannaturale. Quindi si volge a narrare eventi non in armonia con il corso degli eventi contemporanei, non in particolare spesso sovrannaturali o ambientati in un'epoca lontana del passato. Il vecchio mondo scompare con la Rivoluzione francese e diventa un argomento interessante per la letteratura. Abbiamo visto come nei romanzi di Scott e di Manzoni la fattualità rientra nella tradizione del manoscritto ritrovato, per cui non fanno finta che hanno pubblicato un manoscritto trovato ma dicono che quello che hanno pubblicato lo trovano, anzi trovare il manoscritto fa parte del racconto di Manzoni oppure nel caso di Scott, egli dichiara le fonti storiche, testimonianze etc.

L'influenza di Jane Austen

Dato che ci occupiamo di Jane Austen, quella che Watt dice nell'ultimo capitolo, la quale fonde i due realismi, dovremmo farci una domanda, cioè: Che ne è di quel bisogno di realtà con cui è nato il novel? È nato perché c'era un bisogno di realtà visto che il mondo intorno alla letteratura stava cambiando.

Mimesis e il realismo nella letteratura occidentale

"Mimesis. Il realismo nella letteratura occidentale" di Auerbach, che comincia dal mondo latino e finisce con Virginia Woolf. Scritto nella prima metà del ‘900, racconta della grande stagione della Woolf e di Joyce. Nella sua versione originale tedesca, il titolo viene tradotto come "La rappresentazione della realtà nella letteratura occidentale" e il punto essenziale diceva Auerbach era che nella letteratura occidentale non nazionale, il fatto che essa si allarga sempre di più a rappresentare la realtà, o vista da un altro punto di vista, progressivamente cosa che non era previsto che la letteratura rappresentasse, entrano nel dominio di essa ed è un movimento progressivo.

Auerbach identifica nella sua introduzione un elemento fondamentale che cambia un po' le cose, che è quello che lui chiama “l'elemento di creaturalità” che era stata introdotta nella cultura occidentale dal cristianesimo. Per la prima volta con la religione cristiana, il Creaturale (la corona di spine, Dio si è fatto uomo, la ferita della freccia, la crocifissione…) Dio ha un corpo. È la prima volta che nella storia della cultura occidentale, di cui la religione era soprattutto in passato un capitolo fondamentale, il Creaturale entra nel campo della religione e quindi anche della rappresentazione; basta pensare solo alla grande tradizione pittorica italiana è legata alla corporeità del martirio dei santi, che non è altro che un'imitazione di Cristo, una rappresentazione della sua sofferenza, un Dio che non è più diverso ma si è fatto carne; quindi il Creaturale entra e allora capiamo bene il novel e la sua cesura.

All'improvviso le storie private di un uomo comune e cioè Robinson, non è uomo mitico, storico etc. Quindi il comune, il normale, il basso che era escluso dalla narrazione, entra e fa parte della letteratura. Auerbach dice che il basso aveva avuto accesso nella

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-LIN/10 Letteratura inglese

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