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Il realismo borghese

Nel 1848, sulla scia della rivoluzione francese, anche in Germania vi fu una rivolta. Il sogno di un’unità nazionale vide accomunate le forze radicali che volevano l’istituzione di una repubblica democratica e lo schieramento moderato che raccoglieva invece al suo interno la borghesia colta e media. Sedata la rivolta, gli unici ad uscirne indenni e consolidati furono gli istituti feudali. Ciò nonostante, però, la nobiltà tedesca riuscì comunque a condizionare le forze industriali, mentre la borghesia, in cambio di questo sviluppo economico, dovette rinunciare alla sua influenza politica, divenuta ora impotenza. Neppure nel 1871, con l’unificazione nazionale, vi fu la nascita di una democrazia parlamentare, si rafforzò però la coalizione tra latifondismo aristocratico e la grande borghesia industriale.

La letteratura e l'opposizione borghese

In letteratura era ora importante la voce dell’opposizione borghese. Secondo il filosofo Schopenauer, la vita non ha né senso né scopo; essa rappresenta un destino insondabile per la ragione. All’origine del sentimento di infelicità dell’uomo per la propria condizione c’è la “volontà di vivere”, cioè l’impulso che tende a conservare la vita. Dal momento però che questa non è in grado di sottrarre l’uomo dal mondo fenomenico, l’unica possibilità di salvezza è soffocare la forza cieca della volontà di vivere. Per Schopenauer, l’uomo può quindi trovare salvezza solo rifugiandosi nell’illusione di armonia interiore donata dal mondo dell’arte e soprattutto dalla musica. L’opera di Schopenauer, dove egli esplicitava il suo pensiero, Il mondo come volontà e rappresentazione, divenne un baluardo della colta borghesia.

Sulla stessa scia erano le idee di Wagner che, dopo la delusione della rivoluzione a cui aveva preso parte, capì che la sola via di salvezza era la fede nella potenza liberatrice dell’arte. Contemporaneamente crebbe in questi anni anche l’interesse per la realtà e la sua percezione empirica. In questo periodo controverso, convissero così diversi opposti come l’apatia politica e il rapido sviluppo tecnico, scientifico e industriale. Fu così che Feuerbach definì la sua filosofia “scienza della realtà”. Marx criticò a lungo il materialismo di Feuerbach.

Gli scrittori post quarantottini

Gli scrittori post quarantottini non parlavano più di figure di agguerriti rappresentanti dell’intero genere umano che erano perfettamente integrati e agivano a vantaggio della comunità stessa; scoprirono invece le potenzialità presenti nel limitato mondo borghese, pertanto le loro opere erano piene di tipi originali e reietti. Il personaggio letterario perde così le caratteristiche di figura rappresentativa della società. Nonostante questi eroi abbiano perso il loro senso di superiorità rispetto al mondo e siano stati privati delle loro qualità eroiche, restano però ancora al centro dell’azione. Solo verso la fine del secolo il mondo della natura e delle cose acquisterà una sua autonomia. Per ora, l’autore penetra nelle profondità recondite dell’animo umano. La zona degli accadimenti esterni si restringe per creare nuovo spazio a quelli interiori. Lo scrittore realista mira a penetrare nell’essenza della complessa e contraddittoria realtà immediata. Ciò è evidente non solo nella complessa architettura sintattica delle opere ma anche nella preferenza accordata ai generi letterari in prosa.

Lo scrittore mantiene un atteggiamento imparziale e distaccato rispetto al progresso economico e sociale, che rappresenta una minaccia per le tradizioni umanistico-borghesi ed indaga così sul significato del mondo concreto. Il prezzo di questa “indipendenza interiore” sarà per la letteratura tedesca la perdita dell’importanza raggiunta nella letteratura universale tra il XVIII e il XIX secolo. L’ascesa economica della Germania nel XIX secolo non fu sostenuta da una letteratura che esaltasse il senso di grandiosità. Erano per lo più opere che, sebbene riscuotessero un grande successo tra il pubblico di cultura media, riducevano la tradizione ancora viva del romanticismo e del classicismo a linguaggio lirico convenzionale, scrivendo sentimentali poesie liriche impeccabili tecnicamente ma povere di contenuto e originalità.

La scuola dello storicismo

A ridosso di questo genere letterario si sviluppò la cosiddetta scuola dello storicismo, che esauriva il bisogno di esperienze grandiose nella raffigurazione di importanti personalità storiche. Alla base della popolarità raggiunta dal cosiddetto romanzo dei professori vi era l’interesse per gli avvenimenti storici nazionali. Questi autori introducevano nella monotonia quotidiana tramite dettagli storico-archeologici l’esotismo e le avventurose vicende di un passato lontano. La delusione del 1848 fu poi all’origine, in letteratura, della fuga dalle città industrializzate verso il luogo natio, l’idillio rurale.

Ricordiamo ad esempio le Storie della foresta nera dove la rappresentazione della vita agreste intrisa di sentimentalismo soddisfaceva le aspettative del lettore piccolo borghese che evadeva così dalla sua realtà industrializzata per rifugiarsi nell’armonia di un idillio fittizio, sfuggendo così alla sua quotidiana ansia di profitto materiale e di buona reputazione sociale. Vanno poi ricordate le opere di Reuter che, narrando umoristicamente (cioè facendo impiegare ai suoi personaggi un dialetto basso tedesco che gli conferiva vivacità e forza espressiva) degli aspri conflitti tra proprietari terrieri e braccianti, sottolineava l’urgenza di una riforma politica e umanitaria.

Anche alcuni autori austriaci portarono sui palchi dei teatri viennesi le vicende di contadini piuttosto che della piccola borghesia, diventando così sostenitori del Kulturkampf, cioè della lotta per la civiltà, e criticando l’intolleranza e l’ipocrisia proprie della società e dovute ad una superficiale educazione religiosa. Anche Otto Ludwig si dedicò almeno in parte a scrivere novelle campagnole come ad esempio L’allegra pazzerella, storia di una ragazza sventata e presuntuosa, ed espose qui in maniera minuziosa il legame del mondo agreste con la natura, risolvendo poi nell’amore idilliaco ogni contrasto tra i personaggi.

Letteratura tedesca: Freytag e Mayer

Presso alcune cerchie di lettori è però rimasta inalterata la popolarità di Freytag e della sua opera Dare e avere. L’opera nasce dalla fede dell’autore nella missione storica del borghese misurato e laborioso; egli, dice Mayer, più che celebrare lo stato esistente delle cose, rappresenta in forma di romanzo alcune norme di vita pratica. Il suo personaggio è divenuto l’emblema della borghesia tedesca del XIX secolo. Dal momento che molti autori post quarantottini continuarono a credere ostinatamente di essere dei drammaturghi nati ma incompresi, il realismo tedesco non lasciò importanti impronte nel campo del dramma. Va poi ricordato sicuramente Conrad Ferdinand Mayer (1825-98) che si rifiutava di accogliere nella finzione letteraria motivi legati alla vita quotidiana della sua età.

Fra le sue opere più apprezzate ed importanti c’è Giorgio Jenatsch, ambientato durante la guerra dei 30 anni, che narra delle vicende del capo del movimento svizzero per l’unità e l’indipendenza dei cantoni. Nella lotta per l’unità, il pastore non si arrende né di fronte all’assassinio né al tradimento né al passaggio ad una diversa fede religiosa. Su questo sfondo storico, Mayer proietta con l’aiuto di dispositivi stilistici moderni problematiche relative alla sua età. La sua visione del mondo è racchiusa in un verso della poesia Volo di gabbiano dove il riflesso nitido dell’uccello sulla superficie del mare riempie d’orrore il poeta perché “verità ed inganno erano del tutto identici”.

Anche sul piano linguistico viene rinsaldata questa suggestione di enigmaticità del mondo descrivendo spesso gli stati d’animo dei personaggi in maniera indiretta, attraverso cioè pochi segni esteriori come la postura del corpo, il modo di muoversi… così lo stile della narrazione diviene denso spingendosi talvolta fino al limite della stringatezza simbolica. Importanti sono poi le sue Gedichte (1882), poesie in cui al posto dell’io lirico appaiono immagini e oggetti di chiaro significato simbolico (→Dinggedicht= poesia delle cose); l’essenzialità cioè dell’espressione linguistica. Per tale motivi viene considerato da molti come precursore del Simbolismo.

Fra gli altri va anche ricordato Keller e la sua opera Poesie che mise in luce il suo talento fruttandogli una borsa di studio che gli permise di seguire le lezioni di Feuerbach, che furono per lui una vera e propria rivelazione.

Naturalismo e origini dell'estetismo

All’inizio del nostro secolo un critico sosteneva che la letteratura tedesca moderna ha avuto inizio con il naturalismo. È difficile definire senza incorrere in controversie quando e cosa sia la letteratura moderna, possiamo però oggi certamente dire che il Naturalismo e le altre correnti letterarie di fine secolo hanno fatto da ponte e hanno permesso di approdare a categorie letterarie nuove. Per quanto riguarda poi la letteratura tedesca c’è da dire che i programmi letterari del Naturalismo furono influenzati dagli ampi mutamenti sociali in atto a quell’epoca. Ciò che allora fu definita letteratura moderna non era altro che una risposta specifica alla situazione che si era creata in Germania dopo il 1871, nei primi decenni di unità del Reich.

Durante il secondo Reich, la vita culturale assunse un volto nuovo soprattutto per via del costante e crescente processo di urbanizzazione, determinato da fenomeni di espansione economica e di sviluppo industriale che non conobbero pari nella storia europea contemporanea. La Germania divenne nell’arco di 20 anni una delle maggiori potenze economiche e politiche mondiali. Berlino a metà secolo aveva circa 400000 abitanti; 60 anni dopo ne contava intorno ai 4 milioni. Si diffuse a macchia d’olio il movimento operaio; il partito socialdemocratico iniziò a crescere tanto rapidamente che nel giro di 20 anni divenne uno degli elementi determinanti della vita politica del paese. Tuttavia, siccome però il potere amministrativo rimase soprattutto nelle mani dei latifondisti e dei funzionari imperiali, fino al crollo dell’impero rimase nella vita pubblica tedesca un tratto specifico dello stato classista: la presunzione di casta dei funzionari e ufficiali tedeschi. Questi furono il bersaglio privilegiato della satira e della letteratura critica del tempo.

Così la letteratura tedesca degli ultimi decenni del XIX secolo si trasformò in letteratura delle metropoli. I fautori di un provincialismo conservatore, i cosiddetti Heimatkünstler (artisti della terra natia), che sostenevano un ritorno alle zolle della terra natia, non acquisirono mai un peso artistico considerevole. Le capitali letterarie in quel periodo furono Berlino, Monaco e in certa misura anche Lipsia; solo in un secondo tempo anche Francoforte. In queste città comparvero riviste e gruppi letterari. A Monaco la rivista più importante era La società edita dal romanziere Conrad. Egli vedeva la rivista come un luogo in cui discutere criticamente di letteratura moderna e di problemi di vita contemporanea. In linea generale, i naturalisti tedeschi propugnavano una letteratura in...

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-LIN/13 Letteratura tedesca

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher valeria0186 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura tedesca e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Frola Maria Franca.
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