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L’angiografia è l’esame radiologico in grado di evidenziare i vasi sanguigni dei diversi distretti corporei al

fine di studiarne morfologia e decorso e svelarne eventuali alterazioni. (tranne che per il cuore)

NELLE SALE ANGIOGRAFICE SI ESEGUONO:

• trattamento malattia aterosclerotica/ ateromasica : posizionamento stent vascolari, angioplastica (

come per le coronografie, nel caso vi sia il vaso ostruito bisogna disostruirlo)

• Trattamento della patologia aneurismatica (i vasi

• embolizzazione di sanguinamenti

• solo

pianificazione di interventi chirurgici (by-pass vascolari…) diagnostica vascolare

• trattamento chemioembolizzante di epatocarcinomi (TACE)

• studio e trattamento di patologia degli accessi emodialitici (es. i pz che devono subire dialisi devono

avere una via di accesso permanente all’interno del vaso, in femorale o succlavia. Si mettono due

cateteri uno venoso e uno arterioso collegati alla macchina che fa la dialisi)

• sclerotizzazione di varicocele

• esecuzione di shunt porto-sistemici (TIPSS) (per pz epatopatici)

• embolizzazione di fibromi uterini

Malattia ateromasica\ aterosclerotica maggiormente per arti superiori. Per arti inferiori si presenta

all’esame con palpitatio, più è grave la stenosi e prima compare la zoppia mentre il pz cammina.

Pz sdraiato su lettino, accesso femorale mediante tecnica di Seldinger e facciamo una diagnostica mettendo

un Big (catetere con pitch multiforato) e cominciamo a fare l’aortografia (si parte sempre da qua per

andare a vedere , se stiamo parlando dei vasi degli arti inferiori , gli assi iliaci, femorali e poplitei fino al

piede). qui si nota una stenosi del distretto iliaco. Il pz avrà molta

palpitatio e l’organismo reagisce a questa stenosi

(interruzione del flusso sanguigno) con circoli collaterali, per

cercare di compensare.

Il medico, dopo la diagnostica, tenta di passare con delle

guide via via più dure (stiff o super stiff) per cercare di

bucare la placca, pallonare (mettere il palloncino dilatatore)

e se necessario mettere uno stent.

Se il Medico non riesce il pz va alla chirurgia, dove verranno

fatti dei bypass per ridare rivascolarizzazione alle gambe.

in un quadro di questo genere il pz avrà scarsissima

irrorazione sanguigna (gamba blu, pelle secca, zoppia)

l’immagine a fianco fa vedere un caso pre e post intervento.

In questo caso il Medico ha ritenuto fare solo dilatazione

senza mettere lo stent.

QUANDO METTERE LO STENT:

Stenosi vecchie e molto calcifiche, se invece la chiusura è

recente è suff dilatare col palloncino.

Lo Stent può essere anche medicato o non medicato, che

vuol dire che può rilasciare lentamente del farmaco per

evitare il formarsi di una trombosi intrastent, quindi

occludere di nuovo il vaso.

Nell’immagine a fianco stenosi ascellare

RICAPITOLANDO: pz sul lettino, puntura di Seldinger , angiografia diagnostica con Big, via via si diminuisce il

flusso e quantità di MDC per andare a fare gli esami degli arti inferiori.

Il compito del tecnico è quello d’impostare i giusti ritardi per l’acquisizione in scopia (ovviamente più è

lontano il distretto più va aumentato il ritardo, e bisogna calcolare anche il grado di stenosi che diminuisce

il flusso sanguigno) Se ho un pz con stenosi è possibile abbia dei piccoli aneurismi

(rigonfiamento arteria, cede la sua elasticità e vi un ristagno di

sangue all’interno).

Pericoloso perché se si è formato vuol dire che la parete del vaso è

molto sottile e con possibilità di rottura.

Procedura: dopo la diagnostica (il pz è andato in Tc o può essere

sintomatico), dalla tc si scopre la sede e successivamente viene

portato in sala. Si esegue un’ angiografia mediante puntura di

Seldinger con accesso femorale e si sale fino al punto interessato

con un catetere. Si usa un catetere con angolo a J (manipolatore) e si

evidenzia l’aneurisma. Se l’Aneurisma è piccolo lo embolizziamo

con particelle di tipo plastico o con spirali che aiutano

l’embolizzazione inducendo il sistema di Fibrina a chiuderlo. Le

spirali (2 mm di diametro con lunghezza di 2 o 6 mm fino a spirali a

10 12 o 16mm) possono essere con o senza peletti i quali facilitano

la fibrina a legarsi.

Il medico infila la spirale all’interno del catetere e poi con

un’iniezione di Mdc la spinge all’interno dell’aneurisma.

Info: controllare sempre che vi siano i materiali, e avvertire il medico quando questi

mancano. Le case produttrici solitamente per questi materiali fanno consegne molto celeri proprio perché

sono materiali salvavita.

Aneurisma di grosso calibro (es aorta, renali, tripode celiaco, epatica….)

Quando l’aneurisma è grosso non si può embolizzare con la spirale

Dimensioni: 10 o 20 cm.

Le cause possono essere il diabete, malformazioni congenite e nei pz alti e magri (

l’aorta deve crescere velocemente e allungarsi molto durante la crescita)

le immagini a fianco rappresentano una patologia a

carico del tripode celiaco. Quella che si vede è l’arteria

splenica.

L’aorta non si vede perché è stato selettivato solo il

tripode celiaco (se avessi messo un Big vedrei sia aorta

che tripode, qua invece si è usato un catetere a gancio,

questo s’imbocca e immette Mdc solo all’interno del

tripode)

Procedura: in questi casi il rischio di embolizzare l’intero vaso è molto alto (si

potrebbe per esempio embolizzare il vaso che si collega alla Milza) e quindi il Medico

deve studiare quanti vasi collaterali vi sono e se è possibile procedere lo stesso (se no si passa alla

chirurgia).

Come si embolizza: con tante spirali, con particelle o con stent coperto

Aneurismi dell’aorta

Pericolosi perché se si rompono morte immediata, a differenza di un’aneurisma splenico.

Ricostruzioni 3d in tc

Questi non vengono trattati con particelle ma con endoprotesi.

In urgenza si usano protesi aortiche standard.

Negli altri casi le protesi vengono fatte ad personam, mediante la Tac la casa produttrice produce la protesi

per il pz.

Procedura: accesso femorale, Seldinger, guida aortica morbida in aorta e si fa un’aortografia con un Big (si

va a vedere l’aneurisma). Si sfila la guida morbida e s’inserisce una guida più rigida che da più sostegno alla

protesi che dobbiamo inserire dopo (si sfila la prima guida, all’interno rimane il catetere e si

infila la seconda).

Le protesi possono essere:

- montate su pallone (poco usate, perché una volta gonfiato il palloncino il flusso la può

portare con sé)

- autoespandibili qui il catetere ha dei reperi\punti (distanziati di 1 mm) che

servono a misurare le dimensione effettive del vaso e

dell’aneurisma.

Le misurazioni sono molto importanti in urgenza.

Maggior difficoltà di procedura si riscontra

quando la patologia riguarda il tratto finale

dell’aorta che si divide nelle due iliache.

Follow-up: 1 mese, 2 mesi, 3 mesi e poi una volta all’anno con Tc (per controllare che non vi siano

migrazioni, che la protesi si stia chiudendo…)

Il colletto serve per ancorare la protesi all’aorta sana. se l’aneurisma è all’altezza delle renali, la messa in

posa della protesi (detta fenestrata) diventa più problematica; questa avrà un buco per la renale e il Medico

dovrà far combaciare anche questo per evitare di tappare questo vaso.

Questo intervento si può fare in sala operatoria (se pz a rischio, ma qualità dell’immagine bassa) o

angiografica (migliore qualità e presenza di tutto il materiale)

L’accesso si pratica tramite tecnica di seldinger previo isolamento chirurgico dell’arteria. Questo perché a

cielo chiuso si possono introdurre solo introduttori di piccolo calibro (8- 10- 12 french) che non vanno bene

per questo tipo di protesi. Qui si dovranno usare introduttore di 20-25 French e per questo c’è bisogno di

un intervento a cielo aperto.

Per inserirla si blocca il flusso a monte della femorale e s’inserisce l’introduttore. Per sfilare stesso

procedimento aggiungendo la sutura del vaso nel punto d’introduzione.

se l’aneurisma è molto vicino alla radice dell’arco aortico vi è il rischio d’intaccare la valvola e

per questo si deve decidere se procedere attraverso intervento chirurgico.

Il chirurgo mette in circolazione extracorporea il pz, taglia il vaso e sostituisce con un analogo

di questi stent ( l’abbocco delle coronarie sarà sullo stent stesso attaccato mediante sutura)

NB in caso di rotture parziali il trattamento è analogo alle procedure spiegate

precedentemente.

Tutti questi trattamenti vengono effettuati con anestesia locale o sedati (il pz è meglio che sia sveglio e

collaborante perché per es nell’aortografia toracica il pz deve trattenere il respiro)

CHEMIOEMBOLIZZAZIONE Trattamento chemioterapico, che vien fatto sul pz

con l’epatocarcinoma (tumore maligno del fegato)

Quadrifasica fegato (se ha dei puntini bianchi in

fase precoce e gli stessi puntini diventano neri in

fase tardiva ha un tumore maligno hcc)

Si fa la RM quando il pz ha dei problemi col Mdc

della Tc.

Embolizzazione portale: si può chiudere il vaso

che irrora la parte interessata (es dx)e dopo aver

tolto la parte necrotizzata far ricrescere il fegato

(il fegato quando viene resecato la parte restante

si rigenera).

Procedura: puntura di Seldinger, si arriva al tripode celiaco, si passa all’epatica comune e si fa

un’angiografia.

I rametti formano un nodulo. Il medico inietta il MDC e opacizza i noduli.

Successivamente l’angiografista chiuderà tutti i singoli vasi

che arrivano al nodulo con una mistura di

embolizzante(chiude) e chemioterapico (agisce sul nodulo).

N.B Questa è una cura

solo palliativa. L’hcc ha

un alto grado di recidiva.

Sintomi: dolori allo stomaco, nausea e pressione che tende a scendere.

Tipi di embolizzante: oleoso (emulsiona il chemioterapico e l’olio fa da

embolizzante) o con particelle polimeriche (assorbono il chemioterapico)

Trattamento pre e post trattamento. Dopo si

vede che il nodulo non è più raggiunto dal MDC.

Se il trattamento chemioembolizzante (25 ml di farmaco dose max) non è in grado di chiudere il nodulo, il

Medico può decidere d’iniettare altro embolizzante o con un composto di fibrina artificiale (spugnetta

bianca che il Medico “grattugia” e mette dentro al catetere pericoloso perché questa embolizza qualsiasi

cosa, quindi il Medico deve stare molto attento ad iniettarlo).

Visita palpatoria

Eco-doppler per vedere il ristagno venoso

Scleroembolizzazione percutanea (sala

angiografica) procedimento con accesso

percutaneo controlaterale al testicolo da trattare,

con tecnica di Seldinger , fino ad arrivare

all’imbocco della vena spermatica.

Il Medico va ad embolizzare il varicocele

iniettando un composto simil-colla. Dopo

l’iniezione, il pz deve premere all’altezza dello scavo pelvico ( occludendo la vena) a far sì non ci sia un

ritorno della colla sulla vena testicolare. (il medico passerà 20 o 30 minuti a dire al pz premi e non premi).

come sclerotizzante può essere utilizzato anche l’alcool (nei casi in cui il pz sia poco collaborante)

Nei giorni successivi il pz non potrà fare attività sportiva. Nel post intervento farà un eco-doppler di

controllo e verrà controllato pure il suo liquido seminale.

nell’imm a dx si può notare la mano del pz che preme per

impedire il reflusso della colla

Stessa cosa si può fare con i Fibromi uterini, i quali possono avere diverse sedi: all’interno della parete

dell’utero, sull’esterno dell utero (peduncolato), all’interno dell’utero stesso o sottomucoso.

RM pre e post intervento. Si può notare la riduzione del

fibroma (in questo caso sottomucoso).

Su questo trattamento vengono trattati solo ed esclusivamente i fibromi sintomatici. Si fanno vari step:

prima si prova un trattamento farmacologico, se non funziona si passa alla chirurgia conservativa (se

fibromi non troppo grandi), se molto grande si esegue isterectomia. L’alternativa a tutti questi trattamenti

è l’embolizzazione arteriosa. Procedura: accesso femorale, si cateterizza l’arto controlaterale e

si procede nello stesso modo del Varicocele

Ascite intrattabile (al pz do un

sacco di diuretici ma continua

a produrre liquido)

METODOLOGIA:

La TIPS si esegue in anestesia locale previa profilassi antibiotica. SI cateterizza la vena sovraepatica destra,

per via transgiugulare.

Sotto controllo radioscopico ed ecotomografico, si procede alla puntura di un ramo della vena porta si

introduce un catetere che, tramite l’iniezione di mezzo di contrasto, permette di studiare l’anatomia del

sistema portale.

Si introduce quindi, sempre a livello del fegato, un altro catetere dotato di un palloncino al suo estremo

distale che consente di creare un tramite nel contesto del parenchima epatico. A questo punto, all’interno

di suddetto tramite, viene rilasciato uno Stent ( piccola protesi metallica a forma di tubicino) che ha lo

scopo di mettere in comunicazione il sistema portale con una vena sovraepatica, riducendo così la

pressione all’interno della vena porta. N.B.

1- il trattamento può essere di tipo

Palliativo (pz ascitico, patopatico epatite b

o c). L’unico modo per drenare questa

ascite è permettere un afflusso ad una

velocità maggiore, così che il sangue refluo

dalle vene sovra- epatiche venga portato

via dalla vena Porta.

2- oppure può essere pre-trapianto

di fegato (pz con tumori

epatocellulari, pz epatopatici da

Epatite).

PROCEDURA: accesso giugulare (perché è più semplice cateterizzare una vena sovaepatica passando

dall’alto) sotto guida Eco (per capire su quale vena sovraepatica si è finiti e capire se quetsa è abbastanza

grande per arrivare fino alla vena Porta). A questo punto, quando l’ecografista dice che si può procedere, il

Medico farà passare attraverso la guida una ago molto lungo col quale bucherà la Vena Porta. Bucata la

Vena Porta viene inserita una guida con all’interno un Big e si andrà a fare un’angiografia portale

(portografia). Questo per capire qual è la dimensione\lunghezza necessaria per poter mettere uno stent

coperto tra la vena sovraepatica e la vena Porta (in modo da creare un vero e proprio canale tra le due).

Una volta eseguita la portografia di controllo verrà tolto il pallone (utilizzato per aprire lo stent).

(Tolgo big, infilo pallone, pallono, tolgo pallone, Big, portografia, tolgo Big, poi tolgo la guida)

controllo semestrale perché lo Stent potrebbe

chiudersi parzialmente o totalmente.

Controllo mediante portografia (giugulare, Big e

controllo)

Se lo stent si è chiuso e il trombo è fresco posso

pallonare o mettere uno stent intra-stent.

Gli stent hanno tutti 2 cm scoperti per aver un

maggiore aggancio sui vasi.

N.B nell’immagine come si capisce che è una revisione e non una TIPS iniziale?

Perché io ho cateterizzato la vena sovraepatica e la Porta con catetere a J. Cosa che non faccio all’inizio

Tips, perché una volta bucato, inserisco subito il Big con cui devo fare la portografia. Qui invece ho bisogno

di avere accesso alla via per capire se è chiusa o se non funziona (‘tira poco’ il sangue ha poco afflusso sulla

vena porta). Quindi il medico cateterizza con un catetere a j o a gancio (a sec dell’anatomia del pz) questo

indica che è una revisione di una TIP (perché vedo lo stent ma l’ho superato con un catetere e non un BIG).

I palloncini vanno da dimensioni di 8mm di diametro e 8 cm di lunghezza ad un 10 mm e 10 cm.

Il tecnico deve: controllare l’iniettore, controllare il tavolo, spostare il tavolo, preparare l’ecografo.

L’infermiere aiuta l’anestesista (sedazione, farmaci…). filtro cavale dispositivo

rimovibile che va a bloccare

tutto ciò che arriva da sotto

dell’ombrellino.

Il Pz lo tiene da 1 sett ad 1

mese (quando il rischio

trombotico cala)

Da wikipedia:

Tecnica

Consiste nell'introduzione per via percutanea venosa, attraverso la vena giugulare interna o la femorale

comune di uno speciale filtro meccanico che viene rilasciato all'interno della vena cava inferiore subito al di

sotto della confluenza delle vene renali. Il dispositivo, che ha la forma di un "ombrellino" e che con le sue

maglie metalliche impedisce ad eventuali emboli provenienti dagli arti inferiori di raggiungere le arterie

polmonari, può essere di tipo temporaneo oppure permanente. Facile metterlo (15 minuti circa)

difficile toglierlo (ci sono degli

uncini che servono per ancorarlo

alla vena).

Il posizionamento è meglio farlo

Femorale, per toglierlo invece

meglio un ingresso Giugulare

(perché devo agganciare la punta

facendo sì che le maglie si chiudano

all’avanzare del catetere)

Più il filtro cavale rimane in situ più è difficile

toglierlo.

Sintomi tep: il pz ha difficoltà respiratoria, e

quando il trombo si va a posizionare nei bronchi

questi si occludono e il pz non respira più.

PTA GIUGULARI

- Esame diagnostico e terapeutico sperimentale nel trattamento della sclerosi multipla (alcuni studi

dicono che vi è una correlazione tra stenosi delle giugulari della vena Azygos con la sclerosi multipla)

- Studi su correlazione tra stenosi delle delle giugulari e SM

- Pazienti accedono alla sala angiografica previo studio approfondito con ecocolordoppler

- Si procede poi con la cateterizzazione della vena iliaca e di seguito si procede con la pta delle giugulari

(si deve utilizzare una guida lunga, si utilizza un catetere chiamato (‘edamber?’) con una curva a gancio

molto larga per poter superare la stenosi e poterla appoggiare alla vena giugulare. Faccio

un’angiografia, tolgo il catetere e sulla guida che ho lasciato infilo un pallone, pallono e rifaccio

un’angiografia di controllo)

Dopo questo trattamento vado a controllare pure la vena azygos (il pz solitamente ha molto male) e se

questa presenta stenosi pallono pure questa.

Il controllo si fa con Ecocolordoppler a 2 o 6 mesi. In certi centri si può fare l’IMUS (ecografia intra

coronale o intra vaso) o pressur wight che va a valutare la pressione a monte e a valle della stenosi

(questi dati servono per gli studi che ci sono su questo tipo di procedura).

RADIOLOGIA EXTRAVASCOLARE

- posiz. drenaggi biliari od urinari

- bilioplastica ed ureteroplastica

- posiz. protesi biliari od urinarie

- trattamento lesioni biliari od urinarie complesse (collaborazione specialisti)

- drenaggio raccolte

- Biopsie

- Isterosalpingrografia il Medico fa una puntura transepatica (eco guidata o non) con

un ago di shiba(??) tra le ultime coste del pz per poter

incanalare un dotto biliare segmentario ( bucato il dotto

opacizzo l’albero biliare, se il dotto che ho opacizzato è

anatomicamente favorevole all’ingresso della guida utilizzo

questo. Se non è favorevole faccio un’altra puntura, in modo da

rendere il passaggio della guida ottimale) poi si passa ai

 dotti biliari destro e sinistro

 dotto epatico comune che dopo la confluenza

con il dotto cistico diventa

 coledoco

 papilla di Vater che sbocca in duodeno

lo scopo è quello di drenare la bile all’esterno del pz o quello di aiutare la bile a fare il suo percorso naturale

(duodeno). CAUSE: pz con ittero, causa

ostruttiva, anatomica (per

es nel trapianto di fegato la

giunzione è troppo stretta)

calcoli o infiltrazione

neoplastica.

PROCEDURA: puntura

intracostale e

opacizzazione dotti.

Le case produttrici

forniscono un kit composto

da:

AGO DI CHIBA LUNGO (per

passare dall’esterno

all’interno)

SET DI COASSIALI

(introduttore per fare la via

ai successivi drenaggi via

via più grossi per allargare

il tratto e far passare

qualche cosa )

GUIDA (corta)

PROCEDURA riassuntiva : con l’ago prendo il dotto. il medico opacizza e inserisce la guida la quale deve

arrivare all’altezza del dotto comune. Sfilo l’ago di Chiba e infilo il set di coassiali sulla guida. A questo punto

mi ritrovo con i coassiali inseriti nei dotti biliari, sfilo via la guida e infilo una guida 250 (per cercare di

superare l’eventuale stenosi ed arrivare fino al duodeno). Messa la guida (Stiff o super stiff) sfilo il set di

coassiali ed infilo il drenaggio (montato su un ferro o su una plastica per svolgere il ricciolo, infilo il

drenaggio, valico la stenosi ,arrivo in duodeno, svolgo il ricciolo, tolgo l’ago, fisso il drenaggio sulla pelle fine

procedura). trattamento

Il drenaggio può essere esterno (quando drena tutta la bile all’esterno fatto in urgenza per

far calare il più velocemente possibile la bilirubina) o interno-esterno

Interno - esterno (40 cm di lunghezza con buchi sul corpo e sul ricciolo) in rx si vede perché ha un repere

radioopaco che serve al medico per metterlo a cavallo della Stenosi .

esterni ( dai 20 ai 35 cm di lunghezza ed hanno i buchi solo sul ricciolo) colangiografia di controllo

fatta in un pz trapiantato

di fegato.

Questo si capisce dal fatto

che si riescono ad

opacizzare i dotti biliari

senza avere una puntura esterna (intracostale), ma opacizziamo i dotti biliari da un catetere che i chirurghi

lasciano dove c’è l’anastomosi (chiamata kehr, catetere con punta a T), che va sul coledoco nuovo e quello

vecchio per poter drenare la bile in caso d’emergenza. Si fanno controlli seriati ad 1 mese, 3 mesi, 6 mesi da

quando è stato trapiantato per vedere com’é il deflusso della bile. In questa imm si vede che a monte

dell’anastomosi abbiamo un restringimento. Questo dev’essere trattato o chirurgicamente o con un piccolo

stent.

Puntura, ho opacizzato una parte dei dotti biliari, infilo la guida, su questo c’infilo il set di coassiali o un

catetere e ci faccio la colangiografia e vedo com’è l’albero biliare.

Puntura, opacizzazione, infilo la guida (qui il medico ha utilizzato un’introduttore di 8 french armato, quelli

con la spirale di metallo i quali danno più supporto). Dalle imm si vede che il pz è stato operato di

colecistectomia (si nota dalle pinzette\ clips metalicche). A Livello della stenosi infilo un pallone e infilo un

drenaggio (in questo caso è un interno- esterno, il quale passa sul dotto comune e il riccio in duodeno).

Se non vi fosse stata la stenosi avrei infilato direttamente il drenaggio.

Nell’immagine Tc i puntini bianchi sono tutti calcoli visti grazie alla colangiografia. Si fa una litotripsia con un

pallone.

Con il mio pallone occludente vado a bloccare tutto il dotto biliare e faccio in modo che mi spinga giù oltre

la papilla di vater tutti i calcoli. (procedura dolorosissima perché passano calcoli di 10-12-15-20 mm o 1 cm

nella papilla 2-3 mm).

Il Medico può, nei casi in cui il calcolo sia troppo grosso, effettuare una papilloplastica utile a dilatare la

papilla.

Procedura detta di secondo livello se fatta insieme agli endoscopisti. Gli endo entrano dalla bocca per fare

un papilloctomia (tagliano la papilla ) e gli extravascolari provano a prendere i calcoli ‘con i loro cestellini’.

Se non riescono, interviene l’interventista che prova a spingere con il pallone occludente i calcoli sulla

papilla che è stata tagliata.

Il pz dopo l’operazione ha i dotti biliari infimmati, per questo il Medico mediante drenaggi deve deviare la

bile all’esterno (un drenaggio per ogni dotto). Se le stenosi sono molto serrate e sono soggette ad

infiltrazione neoplastica, si possono usare protesi plastiche

(forma a J) con la parte curva che finisce in duodeno e l’altra

parte rimane sulla confluenza dei dotti biliari, per aiutare il

drenaggio della bile.

Questo solitamente si fa come trattamento palliativo,

perché questa protesi si ottura facilmente e quindi si cerca

di utilizzare su paziente con breve periodo di vita, per

evitare che diventino pure itterici o abbiano dolori epatici.

Questa stenosi è rimovibile, per rimuoverla il Medico può andare a spingerla giù attraverso la papilla e

lasciarla andare nel Duodeno.


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Andre1

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in tecniche di radiologia medica, per immagini e radioterapia (CUNEO - TORINO)
SSD:
Università: Torino - Unito
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Andre1 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Radiologia interventistica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Torino - Unito o del prof Bonino Silvia.

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