Estratto del documento

Letteratura italiana medievale 2018/2019: Bausi, Purgatorio

Introduzione al Purgatorio di Dante

Il Purgatorio è la prosecuzione dell’Inferno, che quindi viene costantemente citato, e ne è l’antitesi. Il I Canto si pone in antitesi con l’Inferno, in quanto il Purgatorio viene definito migliori acque rispetto alle precedenti (la metafora della navigazione è un topos letterario). Nel I Canto vi sono dei riferimenti sia all’Inferno sia al Paradiso, per questo è uno dei più importanti.

Versi iniziali del Canto I

V. 1-3: la navicella del mio ingegno che lascia dietro di sé un mare crudele (cioè la materia dell’Inferno), difficile alza le vele per percorrere acque migliori (ovvero il Purgatorio). Da un lato c’è la contrapposizione all’Inferno con la metafora del mare crudele, mentre il Purgatorio ha acque migliori. E la navicella del suo ingegno alza le vele per andare nel Purgatorio. Usa navicella e non barca/nave, perché è un topos letterario anche all’inizio del Paradiso e indica modestia, che come tale non è vero. Ma anche perché il Purgatorio è il regno dell’umiltà (l’Inferno, invece, è il regno della superbia) perché si riconosce le proprie debolezze, i propri errori.

V. 4-6: e canterò di quel secondo regno (il Purgatorio) in cui l’anima umana si purifica e diventa degna di salire al cielo. Fino al verso 12 c’è una protasi (un preambolo, in cui Dante enuncia l’argomento del Purgatorio, così come nell’Eneide che inizia con “canto le armi e l’eroe”, e anche nelle Georgiche dove c’è un attacco simile. Inoltre bisogna ricordare che i modelli di Dante sono Virgilio e la Bibbia).

V. 7-12: o sante Muse, la poesia che prima era morta, torna alla vita, poiché io sono un vostro seguace (un vostro devoto e quindi posso permettermi la vostra protezione). E qui Calliope si alza in piedi, accompagnando il mio canto con quel suono di cui le infelici Piche sentirono un tale colpo che disperarono di poter essere perdonate/salvate. Col verso 7 inizia l’invocazione alle Muse che aiutano il poeta nell’impresa. Lui ovviamente a loro non crede, ma è un topos letterario obbligatorio derivato dalla tradizione classica. Con poesia morta intende che la poesia dell’Inferno trattava di morti. Quindi risorga, cioè ritorni a parlare di vita, quella sua poesia che prima ha parlato solo di morti.

Miti e simbolismo

Questa coppia di terzine è dominata dall’elemento mitologico: Dante prima invoca le Muse in generale, chiedendo assistenza, poi solo Calliope, musa della poesia epica, in quanto guida di tutte le altre muse, la musa principale. A lei chiede di levarsi in piedi per accompagnarlo, per accompagnare il suo canto. Inoltre la musa si alza in piedi perché lo stile di Dante nel Purgatorio si alza un po’ rispetto a quello dell’Inferno. Inoltre, viene richiamato il mito delle Piche, ovvero le 9 figlie del re della Tessaglia che osarono sfidare le Muse perché brave nel canto ma, sconfitte, furono trasformate in gazze dal canto stridulo (gazze in latino si dice piche). Con colpo intende la sconfitta. Le Piche quando sentirono il canto di Calliope capirono di essere sconfitte.

Dante non spiega il mito, lo cita e basta, perché richiede che sia già conosciuto dal lettore. Inserisce questo mito per un motivo ben preciso: questo è un mito di presunzione, di sfida a Dio, e quindi calza a pennello col Purgatorio, regno dell’umiltà. Quindi è un monito all’umiltà, di non pretendere troppo da se stessi per non fare la fine delle Piche. Introduce all’umiltà, che poi caratterizza tutto il Purgatorio.

Osservazioni sul testo

Verso 7: nell’italiano antico si scrive poesì perché nelle parole che derivano dal greco si inseriva l’accento sull’ultima sillaba. Così come in Calliopè. Inoltre qui i due puntini sopra la i indicano una dieresi, cioè indicano che la vocale su cui i due puntini sono collocati forma una sillaba da sé. Quindi va staccata dalla o. Quindi Calliope ha quattro sillabe. Ciò perché altrimenti al verso mancherebbe una sillaba. La dieresi si può mettere se c’era già in latino.

Nei manoscritti, in cui tutto si scriveva a mano e tutti i manoscritti che ci sono giunti non sono di Dante, non ci sono segni di punteggiatura, né maiuscole, né segni diacritici. Quindi nei manoscritti poesì e Calliopè non hanno né l’accento né la dieresi. Il lettore del tempo lo sapeva, mentre per favorire la lettura dei moderni sono state aggiunte.

Al verso 12 termina la protasi e inizia il canto vero e proprio, con richiamo all’Inferno (che terminava con l’uscita dal regno di Dante e Virgilio che tornano a vedere le stelle e il mare, perché approdano su una spiaggia. Questo nuovo scenario viene descritto nel verso 13).

Il cielo e le stelle

V. 13-19: il dolce colore azzurro, che si raccoglieva nel cielo, nell’apparenza serena, ricominciò a dare piacere alla mia vista, appena uscito dall’aria morta dell’Inferno che mi aveva rattristato sia gli occhi che il petto. La prima cosa che descrive è un colore (nell’Inferno non ci sono colori ad eccezione del rosso delle fiamme e del nero del buio), l’azzurro del cielo e del mare, il quale è dolce, piacevole e riposante, simile a quello dello zaffiro orientale.

Verso 15: l’aria è detta mezzo perché è un latinismo, dove l’aria è detta medium perché l’aria sta in mezzo tra il sole e gli occhi. La prima sensazione è quella dell’azzurro che da piacere alla vista dopo tutte le brutture dell’Inferno. Le parole di questi versi sono un insieme di parole che indicano sensazioni piacevoli: il colore è dolce, l’aspetto è sereno, l’aria è pura e gli occhi tornano a provare diletto.

Verso 15: il primo giro è forse l’orizzonte, ma secondo altri studiosi allude al Primo Cielo, ognuno dei quali era occupato da un pianeta secondo la teoria tolemaica. Quindi forse il primo giro indica la Luna, dove l’occhio umano può arrivare.

Verso 17: l’aria morta è come la poesia morta, perché nell’Inferno tutto è morto. Verso 18: il petto può indicare anche il cuore ma anche il petto dato che l’aria dell’Inferno lo fa respirare male. E si contrappone all’aria pura del Purgatorio.

Il significato di Venere e le stelle

V.19-21: Venere che illuminava tutto l’Oriente, offuscando le stelle della costellazione dei Pesci, che l’accompagnano. Verso 19: il bel pianeta che spinge ad amare è Venere (perché secondo le credenze, chi nasce sotto il suo influsso era predisposto all’amore), la prima stella che si vede al mattino e annuncia il Sole. Ridere nel senso che illumina con la sua luce, abbellisce tutto l’Oriente con la sua luce, offuscando le stelle della costellazione dei Pesci che la accompagnano.

Fu nella primavera del 1301 che, poco prima del sorgere del Sole, a Oriente si vedeva la Costellazione dei Pesci e Venere. Questa è una doppia perifrasi astronomica per indicare l’ora in cui siamo, quindi tra le 5 e le 6 del mattino, quando sta per sorgere il Sole. Dato che Venere sorge con i Pesci solo in primavera, vuol dire che la stagione è la primavera. Dante non dà precise date del viaggio ma lascia alcuni indizi che ci fanno capire che arriva all’Inferno il 10 Aprile 1300, il giorno di Pasqua. Che sia il 1300 lo si capisce dalla prima frase dell’Inferno in quanto dato che la Bibbia considerava la vita media dell’uomo a 70 anni, e dato che Dante è nato nel 1265, il mezzo del cammin della sua vita è il 1300 (anno importantissimo perché si celebrò il Giubileo).

Inoltre, la primavera è un topos letterario, è la stagione in cui inizia la vita. Ad esempio Il Canzoniere di Petrarca è ambientato in primavera e incontrò Laura il 6 Aprile 1327. Ma questa configurazione astrale avviene nel 1301 mentre il viaggio di Dante avviene nel 1300. Forse si è confuso, dato che scrisse la Divina Commedia dopo il 1300, oppure si è disinteressato della configurazione astrale preferendo la simbologia, per cui ciò che davvero gli interessava è che la prima stella che vede sia Venere, che sorge con i Pesci prima del Sole. Gli interessa che il viaggio fosse nel 1300 e che apparisse Venere prima del sorgere del Sole. Così ha forzato i dati astronomici.

Il Sole è Dio, il poema inizia con la selva che è oscura perché non c’è Dio, è in un periodo della sua vita in cui è smarrito nell’errore. La luce che non vede da tempo, ovvero Dio, prima di apparire viene annunciata. Venere annuncia l’entrata nel regno dell’amore dopo quello della morte. Il Purgatorio e il Paradiso sono i regni dell’amore, da qui il richiamo a Venere e usa questo simbolo per preparare l’arrivo del Sole. Venere è anche chiamata Lucifer, ovvero portatore di luce, perché in certi periodi anticipava il Sole, è annunciatrice del Sole. Nella Chiesa medievale c’erano dei canti dedicati a Venere, che si recitavano all’alba, invocando il Sole, ovvero Dio. Quindi Lucifer è annunciazione di qualcosa, diventava simbolo di Cristo (che ha annunciato Dio) e della Madonna (che ha generato Cristo), è simbolo di qualcosa che annuncia la luce nel mondo (sia luce reale sia metaforica).

Venere è per Dante un segno che annuncia l’arrivo di una nuova fase di bene, di qualcosa di buono, preannuncia il ritorno di Dio, il ritorno dell’amore. La perifrasi usata per Venere non è scelta a caso, ma per indicare che è il pianeta dell’amore e quindi nel Purgatorio e nel Paradiso entra chi è amato da Dio, chi è salvato dall’amore di Dio. Lucifer è anche il diavolo, che poco prima Dante e Virgilio hanno lasciato nell’Inferno, conficcato nel ghiaccio al centro della Terra, con nelle tre bocche i tre più grandi traditori (Giuda, Cassio e Bruto) che hanno tradito il rappresentante della Chiesa e della religione, e quello dell’Impero. Le due autorità che Dio ha dato agli uomini per guidarli, secondo Dante. Tuttavia solo la parola è uguale mentre il significato è opposto.

Dante e le stelle

V.22-24: mi volsi a destra e feci attenzione all’altro polo, e vidi 4 stelle che non sono state viste se non che dall’antica gente. Dante guarda a destra e fa attenzione all’altro polo, ovvero il cielo (altro perché nella tradizione il Purgatorio si trova nell’emisfero meridionale, è una montagna occupata solo dal mare, quindi è un altro rispetto a quello settentrionale dove vive lui e in cui ci sono stelle diverse). Vede 4 stelle viste solo dalla prima gente (che non spiega chi siano).

Appena giunge nel Purgatorio la prima cosa che fa è alzare lo sguardo. Nel Purgatorio non c’è il cielo, è sotterraneo, un mondo senza buio. Nell’Inferno non c’è cielo, quindi alzare gli occhi vuol dire cercare qualcosa che sta al di là della vita terrena, aspirare a qualcosa di superiore. Secondo la tradizione cristiana solo l’uomo sta in piedi e quindi può guardare in alto, mentre gli animali no perché stanno a quattro zampe. Ciò conforta Dante, perché lo riporta ad una condizione che nell’Inferno non c’è.

Si volge a destra perché nell’Inferno lui e Virgilio si volgono sempre a sinistra (tranne in una o due occasioni). Il numero 4 è simbolico, come tutti i numeri, si lega alle 4 Virtù Cardinali, quelle della vita quotidiana, ovvero prudenza, fortezza, giustizia e temperanza. Le stelle sono una guida, guidavano i marinai. I primi uomini potrebbero essere Adamo ed Eva, cioè i primi esseri umani che vivevano nell’Eden, posto nell’emisfero settentrionale, oppure gli uomini antichi (gli antichi romani e greci). Quindi essendo stati gli unici ad aver visto le 4 stelle sono gli unici ad aver praticato queste virtù.

V.25-27: il cielo sembrava rallegrarsi delle loro luci. Oh luogo settentrionale che sei rimasto solo, come vedovo, poiché ormai sei privato della possibilità di vedere quelle. Fiammelle è un falso diminutivo. Il verso 26 è in invocazione. L’emisfero settentrionale è rimasto vedovo perché privato dalla possibilità di vedere le stelle. Quindi conferma la teoria che siano le 4 virtù cardinali. Adamo ed Eva abitavano l’emisfero meridionale (il Paradiso Terrestre) e quindi potevano vederle e poi, dopo la cacciata dal Paradiso Terrestre, nessun altro uomo le vide più. Vorrebbe dire che queste virtù erano infuse da Dio nei primi uomini ma dopo il peccato originale nessun altro uomo le ha più avute. Oppure erano gli antichi uomini, greci e romani, che caratterizzati da grandi virtù e valori, e praticavano le 4 virtù e quindi le vedevano. Ma dopo di loro nessuno più le ha viste e praticate. Anche questa spiegazione è plausibile dato che nel I Canto Dante incontra uno di questi grandi romani, illuminato da queste 4 stelle. Si capirà che sono le 4 virtù poiché tutto il Purgatorio è basato su di esse. Nell’emisfero del sud ci sono 4 stelle, la Croce del Sud, ma è impossibile che nessuno le abbia mai viste. Qui il significato simbolico prevale su quello letterale. Nella visione cristiana ci sono anche le virtù 3 Teologali (fede, speranza, carità) che permettevano la salvezza dell’anima. Le 4 virtù cardinali e le 3 virtù teologali insieme permettevano di raggiungere la massima felicità sulla Terra.

Significato letterario e allegorico

Il poema si legge su due livelli: letterario e allegorico-simbolico. La successione di certi simboli dà vita all’allegoria, per cui la narrazione ha un significato fisico-materiale e uno spirituale-metafisico. Questo meccanismo non è artificialmente inventato da Dante ma questo approccio nasce da una precisa visione del mondo medievale per cui ogni cosa che esiste è di per sé un simbolo. Non è il poeta che attribuisce questi significati ma è Dio che ha costruito il mondo come una serie di segni che l’uomo deve interpretare. Ogni cosa ha due significati e l’uomo deve leggere i segni. Il poeta non fa altro che costruire un mondo, il suo libro, con dei segni che non ha inventato lui ma esistono già. Il poeta riproduce nel suo libro il mondo che ha creato Dio.

Il mito della rosa

Questo concetto è presente in questa poesia di Alano di Lilla, autore francese del 16^ secolo. Tutte le creature del mondo sono un simbolo fedele della nostra vita, della morte e del nostro destino. Per l’uomo del Medioevo i simboli esistono di per sé perché Dio li ha creati affinché l’uomo li ricevesse un insegnamento. Qui il simbolo è la rosa. La rosa dipinge le nostre condizioni, ha questo significato di per sé affinché guardandola se ne ricavasse un insegnamento. La rosa vive un giorno, la sua caratteristica è di fiorire la mattina e appassire la sera. Già muore sul nascere. Quando è al suo splendore inizia a decadere. La sua nascita coincide quasi con la sua morte. La rosa è quindi simbolo della vita dell’uomo, anch’essa breve, caratterizzata da una fioritura effimera, che lascia poi il posto alla vecchiaia. La breve vita della rosa così come quella dell’uomo, è conclusa dalla morte.

Poi c’è l’ammonimento: vedendo la rosa chiunque deve vederci la propria condizione di una vita breve, esposta ad ogni minaccia, in cui la felicità dura poco. Quindi ne deve ricavare un ammonimento a non essere superbo, arrogante, frenare le proprie passioni. Quindi la rosa esiste per questo, per essere un segno di insegnamento creato da Dio per questo motivo. Per l’uomo moderno ciò che esiste ha poco senso, e lo differisce dall’uomo medievale.

Oriental zaffiro

Uscito dall’Inferno, Dante vede questo colore azzurro che paragona allo zaffiro. La scelta di questa pietra non è casuale. Infatti le pietre hanno un significato, soprattutto terapeutico. Le Lapidarie sono dei trattati sulle pietre in cui si parlava dei loro significati e del loro valore simbolico.

Marboro di Renner (Dispensa pag.13) dice che lo zaffiro è una pietra prodotta dai Medi ovvero i persiani, quindi orientali, senza colore (Dante invece dice che è azzurra. Forse si è confuso oppure segue altre indicazioni). La pietra più preziosa di tutte, con poteri guaritori e protettivi sul corpo, sconfigge l’invidia e soprattutto rompe le catene, riesce a sottrarre dal carcere (chi arriva nel Purgatorio è perché ha rotto le catene dell’Inferno, esce dal carcere in cui deve placare Dio con le preghiere. Perciò questa pietra è adatta al Purgatorio). Quindi Dante la cita perché sconfigge il male, rompe le catene della prigionia, guarisce il corpo e protegge l’anima.

Mito delle Piche

Il mito è un atto di umiltà che si sposa bene col Purgatorio, in quanto regno dell’umiltà. Una cosa simile c’è all’inizio del Paradiso.

I Canto Paradiso (Dispensa pag.27)

Dante è convinto di finire nel Purgatorio perché superbo (vizio connaturato nell’uomo d’ingegno). Qui siamo nel I Canto con l’invocazione ad Apollo (che equivale a Dio). Dice quale sarà l’argomento del suo canto, ovvero ciò che ricorda di aver visto del Paradiso. Non invoca le Muse.

Anteprima
Vedrai una selezione di 10 pagine su 85
Purgatorio - Letteratura Italiana Medievale Pag. 1 Purgatorio - Letteratura Italiana Medievale Pag. 2
Anteprima di 10 pagg. su 85.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Purgatorio - Letteratura Italiana Medievale Pag. 6
Anteprima di 10 pagg. su 85.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Purgatorio - Letteratura Italiana Medievale Pag. 11
Anteprima di 10 pagg. su 85.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Purgatorio - Letteratura Italiana Medievale Pag. 16
Anteprima di 10 pagg. su 85.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Purgatorio - Letteratura Italiana Medievale Pag. 21
Anteprima di 10 pagg. su 85.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Purgatorio - Letteratura Italiana Medievale Pag. 26
Anteprima di 10 pagg. su 85.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Purgatorio - Letteratura Italiana Medievale Pag. 31
Anteprima di 10 pagg. su 85.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Purgatorio - Letteratura Italiana Medievale Pag. 36
Anteprima di 10 pagg. su 85.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Purgatorio - Letteratura Italiana Medievale Pag. 41
1 su 85
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/10 Letteratura italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher lisag1996 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura italiana medievale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università della Calabria o del prof Bausi Francesco.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community