L'approccio comportamentista
L’indubbio merito dell’approccio comportamentista è stato quello di avere affrontato per primo lo studio del comportamento umano a partire da un inquadramento teorico e metodologico rigoroso, quindi attraverso metodi di indagine obiettivi. La rivoluzione teorica introdotta dal comportamentismo può essere individuata nel totale rifiuto dell’introspezione. Tale rifiuto limitò l’oggetto di studio del comportamentismo al comportamento osservabile. Una conseguenza naturale del rifiuto dell’introspezione fu quella di restringere l’ambito di ricerca allo studio dell’apprendimento.
Studiare l’apprendimento significa indagare i cambiamenti che si manifestano nell’individuo per effetto dell’esperienza individuale, ossia come conseguenza dell’esposizione alle caratteristiche specifiche dell’ambiente nel quale ogni individuo è immerso. Lo sviluppo, diversamente dall’apprendimento, non è il risultato di un solo fattore (per esempio la maturazione cerebrale, l’esperienza), ma deriva dalla relazione tra più fattori. Si comprende quindi facilmente come l’interesse per lo studio del cambiamento che si manifesta unicamente per effetto dell’esperienza (per esempio l’apprendimento) abbia portato l’approccio comportamentista a enfatizzare il ruolo dell’ambiente e ad assumere una posizione totalmente deterministica.
Inizialmente lo studio dell’apprendimento portò a indagare attraverso quali meccanismi la presenza di un certo stimolo ambientale determina nell’uomo, o nell’animale, un certo comportamento. Fu così individuata una serie di leggi empiriche in grado di mettere in relazione le proprietà delle stimolazioni ambientali con le caratteristiche delle risposte comportamentali.
Condizionamento classico
Lo studio dei meccanismi che governano l’apprendimento è stato influenzato dalle ricerche sull’apprendimento animale condotte dal fisiologo russo Pavlov e da quelle dell’americano Thorndike, che per primo studiò l’apprendimento per prove ed errori. Gli studi di Pavlov riguardavano prevalentemente le modalità attraverso le quali avveniva l’apprendimento che portava ad associare a certi stimoli ambientali determinate risposte. L’apprendimento di queste associazioni venne definito condizionamento classico.
Il condizionamento classico spiega come risposte automatiche vengano a essere associate a stimoli che inizialmente non provocano nessuna risposta, oppure provocano risposte diverse. Per esempio, in uno dei suoi famosi esperimenti condotti su un cane, Pavlov presentava immediatamente prima della comparsa del cibo (stimolo incondizionato) uno stimolo condizionato, costituito dal suono di un campanello. Dopo aver ripetutamente presentato, seguendo uno schema di contingenza temporale, il campanello e il cibo, il cane cominciava a produrre una risposta di salivazione ogniqualvolta udiva il campanello.
Questi risultati indicano che, nel corso dell’esperimento, si è stabilita un’associazione (da qui il termine associazionismo) tra il suono del campanello e il cibo, tale per cui il campanello costituisce un segnale per la comparsa dello stimolo incondizionato e produce una risposta in tutto e per tutto simile a quest’ultimo, tranne per il fatto di non essere una risposta innata, bensì appresa. La risposta incondizionata originariamente associata al cibo si è trasformata in una risposta condizionata al campanello.
È importante sottolineare tuttavia che il processo di condizionamento non è il risultato automatico di ogni combinazione di due stimoli, ma è influenzato da un grande numero di regole che governano la formazione delle associazioni. Infatti, le associazioni tra stimoli non si creano sempre, poiché la loro comparsa presuppone che siano rispettati alcuni principi generali. Per esempio, è importante l’intervallo di tempo che intercorre tra lo stimolo incondizionato e quello condizionato (principio di contiguità temporale). Se lo stimolo incondizionato si presenta ripetutamente senza essere seguito da quello condizionato, la risposta condizionata tende gradualmente ad estinguersi.
Il condizionamento classico non spiega solo l’apprendimento di risposte condizionate da parte di animali, ma anche l’acquisizione di alcune risposte comportamentali da parte dell’uomo. In una ricerca condotta con neonati di pochi giorni di vita è stato osservato che, dopo aver presentato in successione per un certo numero di volte un suono seguito da un leggero soffio d’aria in risposta alla quale i bambini chiudevano gli occhi, essi anticipavano la loro risposta chiudendo gli occhi in risposta al suono, anziché al soffio.
Attraverso il condizionamento classico è possibile, dunque, spiegare in che modo il comportamento che il soggetto spontaneamente produce in risposta a uno specifico stimolo possa essere posto sotto il controllo di uno stimolo differente, in virtù, per esempio, della contiguità temporale che ha caratterizzato la comparsa in precedenza dei due stimoli. Il principale limite di questo tipo di apprendimento è che esso non è in grado di spiegare in che modo l’individuo acquisisca le risposte nuove. Il condizionamento classico consente di spiegare unicamente in che modo delle risposte automatiche che fanno già parte del repertorio comportamentale di un organismo possano essere generalizzate e attivate da stimoli neutri.
Condizionamento operante
Diversamente da quello classico, il condizionamento operante o strumentale consente di mettere in evidenza in che modo l’individuo apprende comportamenti nuovi. Infatti, nel condizionamento operante le risposte non sono automaticamente evocate nell’organismo dallo stimolo, ma vengono emesse spontaneamente e si stabilizzano in quanto rinforzate.
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