Alfred Adler psicologo di comunità
Cap. 1 Lineamenti biobibliografici del fondatore della individualpsicologia
Par. 1 Momenti salienti della biografia di Alfred Adler
In psicologia l’esame di un individuo deve tener conto del cosiddetto principio di continuità: la vita di una persona è sempre il frutto del passato, del presente e del futuro. A ciò va aggiunto che gli adleriani vedono la personalità come un tutto unitario, un’organizzazione coerente di conscio e inconscio che si struttura intorno alla principale finalità del sé per portare l’individuo da uno stato di minus ad uno di plus. Adler è stato colui che ha applicato con maggiore coerenza il principio di continuità, dando vita al primo modello olistico-socio-teleo-analitico.
Adler nacque il 7 febbraio 1870 a Penzing, un villaggio di Vienna, da Loepold, un commerciante di granaglie, e Pauline Beer. Entrambi i genitori erano di religione ebraica ed erano originari dell’Ungheria in cui si viveva un clima più tollerante rispetto a quello in cui vivevano gli altri ebrei, aspetto che differenziò la formazione giovanile positiva di Adler rispetto a quella di Freud, che portava con sé il risentimento degli ebrei della Galizia e della Russia meridionale, in cui persisteva un chiuso separatismo. Adler non accettò mai il complesso edipico formulato da Freud in quanto da bambino si sentì trascurato dalla madre ed era il prediletto del padre, mentre Freud aveva provato un antagonismo verso il padre e fu amato intensamente dalla madre.
Adler, a differenza di Freud, ebbe una vita sociale più libera che lo portò a riconoscere la significativa funzione dell’amicizia e della cooperazione sociale ovvero di ciò che lui poi chiamò sentimento sociale. Era il secondo di sei figli cui fu data una buona istruzione, aveva un buon rapporto con sua sorella Hermine ed un rapporto conflittuale con il primogenito Sigmund perché spesso veniva messo in ombra a causa sua. Anche la sua salute inferma influenzò il suo percorso, infatti, soffriva di spasmi della glottide e di un accentuato rachitismo. A scuola non fu un alunno brillante in quanto riteneva che per conoscere la vita fossero più utili le esperienze che lo studio sui libri, ebbe una buona formazione umanistica e mostrò una forte passione per la musica, il canto ed il teatro.
A 18 anni conseguì la maturità e si iscrisse alla facoltà di medicina dell’università di Vienna e dopo la laurea effettuò due anni di tirocinio in diversi ospedali. Nel corso degli anni di università Adler avrà i primi contatti con i circoli socialisti della città approfondendo le tematiche di medicina sociale e dell’opera di Marx. Nel 1897 sposò la russa Raissa Epstein la quale influenzerà lo sviluppo del concetto adleriano di protesta civile. L’anno dopo nacque la sua prima figlia e nello stesso anno Adler stampò il primo lavoro di medicina sociale e aprì uno studio medico nel quartiere di Vienna.
Nel 1902 collaborò in un periodico di medicina diretto da Grun ed incontrò Freud del quale già aveva accolto positivamente il volume su l’interpretazione dei sogni. Dopo questo incontro cominciò a frequentare “le serate del mercoledì” che si tenevano a casa di Freud con l’intenzione di imparare, esercitare e diffondere la psicoanalisi. Nel 1904, abbandonato l’ebraismo, si convertì alla religione protestante e il tema della fede provocò un’altra scissione tra Adler e Freud, infatti, per il primo la religione era l’espressione più elevata della mente sociale umana, mentre per il secondo era un forma di nevrosi collettiva. La collaborazione tra i due studiosi si rivelò ben presto un insuccesso, infatti già dal 1906 Adler cominciò ad attaccare la psicoanalisi e promulgò un nuovo tipo di sistema personologico.
Nel 1908 Adler si distacca dalla visione freudiana del rapporto tra uomo e donna e richiamando il modello marxiano pone l’accento su una nuova figura di donna, una donna che svolge una professione e che cessa di essere proprietà dell’uomo. Altra critica nello stesso anno sarà fatta alla concezione sessuale freudiana. Adler resterà nella società psicoanalitica fino al 1911 anno in cui la abbandonerà dopo accesissime discussioni. In effetti le personalità dei due studiosi erano fin troppo diverse innanzitutto perché i due avevano 15 anni di differenza e poi c’era una vera e propria differenza intellettuale che vedeva il pensiero di Adler svilupparsi in estensione e quello di Freud in profondità, ancorato all’inconscio dell’individuo.
Coloro che hanno avuto l’occasione di conoscere Adler hanno confermato la sua dote di preveggenza grazie alla quale lo psicologo riusciva a tracciare da subito il quadro del paziente che prendeva in esame. Una preveggenza che permise ad Adler di predire la catastrofe dell’invasione nazista e della seconda guerra mondiale. Uscito dal sodalizio psicoanalitico, nel 1911, Adler fondò la società per libera psicoanalisi che poco dopo sarà denominata società per la psicologia individuale comparata, in cui si riunirono spesso numerosi freudiani. Mentre la società psicoanalitica di Freud presentava una struttura rigida in cui solo gli eletti ne prendevano parte, quella di Adler era una società aperta in cui partecipavano anche i pazienti, visti da Adler come mezzo per diffondere le sue teorie.
Allo scoppio della prima guerra mondiale, all’età di 44 anni, Adler fu richiamato alle armi sul fronte russo in qualità di ufficiale medico. Questa esperienza fu cruciale per lo psicologo tanto che alcuni affermarono, al suo ritorno, che non era più la stessa persona. Adler cominciò ad affermare che il mondo aveva bisogno di sviluppare negli individui il sentimento sociale per cambiare le persone, i sistemi sociale e il corso della storia. Nel corso del 1919, con la caduta della monarchia asburgica e con al governo i socialdemocratici, Adler fu chiamato a collaborare al programma di innovativi e audaci interventi sociali che le nuove autorità intendevano attuare.
Nel 1922 tenne a Monaco il primo congresso internazionale di Psicologia individuale e fu nominato, nello stesso anno, docente presso l’istituto pedagogico di Vienna. Nel 1932 insegnò a Long Island, ma l’anno dopo a causa della minaccia nazista in Austria dovette trasferirsi negli Stati Uniti con la sua famiglia. Grande dolore gli procurò nel 1935 la morte di sua figlia Valentina la quale, avendo seguito il marito in Russia, fu inghiottita dalle purghe staliniane. Gli anni successivi videro la pubblicazione del giornale americano sulla psicologia individuale, la diffusione della sua teoria dell’uomo e del modello psicodinamico e il suo ultimo giro di conferenze in Europa nel quale morirà a causa di un infarto coronarico.
Par. 1.2. Un quadro d’insieme delle opere maggiori
Adler fu un conferenziere e un notevole affabulatore, ma i suoi scritti appaiono piuttosto scarni, privi di ricercatezza e di richiami letterari tanto da dare l’impressione di una certa superficialità di impianto. Probabilmente ciò è dovuto al fatto che alcune opere sono frutto del lavoro di trascrizione delle sue lezioni e delle sue conferenze compiuto da altri redattori in modo affrettato e sul quale Adler non operò le necessarie revisioni.
1912 Il temperamento nervoso: il volume è articolato in due parti, nella prima sono illustrati i principi di fondo del sistema individualpsicologico, nella seconda sono esaminati i diversi temi caratteriologici ed emotivo-affettivi. Quest’opera presenta già alcuni spunti ambientalistici e una prima messa a punto della dottrina delle finalità e delle finzioni. In essa compare il principio adleriano della “percezione tendenziosa” degli eventi, propria dell’individuo. Una percezione che permette l’elaborazione della “mappa privata del mondo”, dell’impasto di significati e di senso che pervade il vissuto della persona.
1924 Prassi e teoria della psicologia individuale: raccoglie lezioni, conferenze e articoli su diverse tematiche. Si apre con un articolo di orientamento ai principi e ai risultati della Psicologia individuale e prosegue con 26 piccole monografie.
1927 Conoscenza dell’uomo: è l’opera che espone il pensiero maturo di Adler il quale inserì con decisione le manifestazioni psichiche in una cornice sociale. Diceva Adler: “ai fini di un’evoluzione psichica regolare e rettilinea, si devono tener presenti sia le esigenze sociali che quelle dell’organo psichico”. Il volume si chiude con una breve appendice pedagogica nei quali si sottolinea l’importanza della scuola e si nota che il perseguimento di tali finalità educative è ostacolato dall’elevato numero di allievi nelle classi, dalla scarsa conoscenza psicologica degli insegnanti, dall’eccessiva rigidità dei programmi, dall’approccio educativo eccessivamente autoritario.
1929/1930 La psicologia individuale nella scuola, Psicologia dell’educazione, Psicologia del bambino difficile. Queste opere rappresentano la “trilogia educativa” di Adler.
1930 Psicologia dell’omosessualità: qui Adler vede l’omosessualità non più come una malattia e inoltre vengono trattate anche alcune sindromi definite come “perversioni”, ma che oggi vengono denominate “disturbi psicosessuali”.
1931 Cos’è la psicologia individuale: viene introdotto il tema innovativo del “significato della vita” che caratterizza l’opera in direzione di una forte apertura sociale. Vengono trattate tematiche concernenti l’educazione, l’adolescenza, il crimine e la sua prevenzione, l’occupazione, l’amore e il matrimonio.
1933 Il senso della vita: è l’ultima opera di Adler in cui vengono ripercorsi i capisaldi della Psicologia individuale. I temi principali sono quelli dello stile di vita e del sentimento sociale secondo cui “ciò che oggi ci opprime prende origine da un’insufficiente formazione sociale”.
1936 Da un incontro: ipotesi sulla schizofrenia: in questo breve scritto Adler riferisce del suo approccio ai disturbi psicotici del grande ballerino polacco Vaslav Nijinsky.
Cap. 2 Il periodo prepsicoanalitico: i precursori concettuali della psicologia adleriana
Par. 2.1. Adler e l’austromarxismo
Alfred Adler nel corso degli anni dell’università partecipò al dibattito politico che si svolgeva nei circoli socialisti della capitale, in cui forti erano le influenze del marxismo. Tali aspetti condizioneranno tanto lo sviluppo del sistema personologico di Adler e la stessa corrente di pensiero dello psicologo influenzerà i pensatori socialisti. Adler fu uno strenuo propugnatore di un sentimento universale di fraterna solidarietà, un sentimento che gli stessi socialisti sentivano in modo particolarmente forte e, inoltre, gli stessi socialisti erano interessati alla dimensione soggettiva, psicologica degli individui.
Tra il XIX e XX in Austria il dibattito ideologico era dominato dalla socialdemocrazia sotto il nome di “austro marxismo” guidata da pensatori di grande spessore intellettuale come Viktor e Friedrich Adler (padre e figlio) e Max Adler, tutti omonimi a Alfred Adler. Tale partito ebbe nella seconda internazionale una posizione importante, ma non era visto di buon occhio proprio perché era favorevole alle lotte per l’affermazione dei diritti di classe operaia e al suffragio universale, mentre in Austria imperava un sistema che imponeva limitazioni al diritto di sciopero e al diritto di voto, aperto solo ai maschi di alto censo.
Diversamente dalle altre organizzazioni socialiste quella austriaca prevedeva che ogni gruppo avesse il diritto alla propria organizzazione nazionale nell’ambito della più grande unità del partito ed avevano già maturato il concetto di internazionalismo nella lotta quotidiana del proletariato. Approntarono un programma di riforme riguardante la legislazione sociale e del lavoro che prevedeva la conquista del potere politico e la trasformazione democratica dello stato, obiettivi che cercarono di realizzare quando ottennero l’aumento della rappresentanza in parlamento anche se dovettero fronteggiarsi con la nascita del movimento sociale che aveva un forte legame con gli ambienti più conservatori dell’amministrazione centrale. D’altra parte vi era inoltre un socialismo cristiano strettamente, legato all’antisemitismo, che si contrapponeva al partito socialdemocratico in cui gli ebrei avevano un parte di primo piano.
Già nel 1907 Strasser aveva individuato nella teoria adleriana della inferiorità la genesi della forma di pensiero del proletariato e più tardi Neuer evidenziò che la psicologia individuale era un modello più adatto della psicoanalisi di Freud per la costruzione di una teoria psicosociale e pedagogica socialista. Infine, prima dello stalinismo, anche diversi studiosi di orientamento comunista tentarono un’integrazione fra le teorie freudiane e quelle adleriane e i principi del materialismo dialettico. Tuttavia Adler ricevette anche opposizioni dalla rivista Kommunismus.
L’ultimo decennio del XIX secolo è il periodo in cui Adler si sentì più in sintonia con il partito socialdemocratico i cui obiettivi prioritari erano l’abbattimento della monarchia, l’instaurazione di una repubblica democratica, l’eguaglianza, le riforme sociali e l’umanesimo solidaristico. Sullo sfondo di queste idealità e nell’interesse delle condizioni fisiche del proletariato Adler scrisse il Manuale per la salute dei sarti. In linea con le idee di Marx, Adler fu promotore di scuole più democratiche e introdusse il concetto di interesse sociale visto come sintesi tra l’interesse di sé e l’interesse per gli altri. Adler era convinto che la vita dell’uomo per prima cosa fosse vita sociale e ripudiò quelle psicologie che cercavano di studiare e spiegare il comportamento umano isolandolo dal contesto ambientale.
Era convinto che il sentimento sociale fosse una condizione necessaria per la salute mentale e che la coscienza fosse un prodotto generato dalla relazione del bambino con la madre. Qualche contraddizione con la teoria marxiana può essere rilevata in relazione all’approccio teleologico tipico di Adler secondo cui i pensieri, i sentimenti e la volontà fossero diretti verso una causa finalis che l’individuo si costruisce da sé sulla base di cosa pensa di sé, del mondo e delle relazioni con gli altri.
La vita e il pensiero di Adler sono rimasti a lungo nell’ombra, di fatto il modello adleriano ha visto esaltate le sue capacità nel più giovane sistema sociale nordamericano, maggiormente improntato a valori di apertura, di democrazia, di eguaglianza. È significativo del resto che in questa realtà sociale, nel 1965, nei pressi di Boston venga formalizzata la nascita di un nuovo settore disciplinare delle scienze umane centrato sui concetti di emancipazione, prevenzione e promozione del benessere: la psicologia di comunità.
Par. 2.2. Altre fonti del pensiero adleriano
Il principio di continuità mantiene un suo indiscutibile primato nella produzione della conoscenza umana e la psicologia di Adler riprende fedelmente, come già detto, questo principio. Oltre che nel materialismo dialettico di Marx, le fonte di pensiero adleriane sono rintracciabili nelle opere di numerosi pensatori di rilievo operanti nell’ambito della speculazione filosofica e socioantropologica, della nascente ricerca psicologica e medico neurologica. Freud in questo caso viene ritenuta una fonte anomala del pensiero adleriano, infatti, sembra che Adler si sia servito di Freud come antagonista per mettere a punto le sue idee.
Tra tutte le filosofie antiche la psicologia individuale mostra una stretta connessione con quella stoica più che con quella aristotelica, anche se Adler ammirava Aristotele, perché quella stoica proclama l’unità dell’universo e dell’uomo, predicava la comunità dell’umanità, sosteneva che la saggezza consiste nell’uniformarsi alle leggi universali e affermava che la virtù sta nel compiere un continuo sforzo per raggiungere tale meta.
Altre fonti riguardano il razionalismo illuministico, in particolare quello di Leibniz e Kant. Come Leibniz, Adler riteneva che l’essere umano sia un’entità indivisibile e che si sforzi di passare da un grado inferiore a un grado superiore di perfezione. Come Kant, Adler riteneva che l’imperativo categorico consistesse nella norma secondo cui l’uomo deve adattare la propria vita e le proprie azioni alle esigenze della comunità. Inoltre la psicologia prevista da Kant, volta a permettere alle persone di capire se stessi e gli altri, fu ripresa da quella adleriana con il presupposto di mettersi concretamente al servizio delle persone e della società per migliorare la qualità della vita.
A partire da Nietzsche, con i concetti di volontà di potenza e di superuomo, Adler elaborò i concetti di aspirazione alla superiorità, di aspirazione alla perfezione e il complesso di superiorità. Il neokantiano Vaihinger influenzò fortemente la sua teoria delle finzioni e lo sviluppo del finalismo soggettivo. In merito Adler parlò di finzioni rafforzate, di ordine patologico o almeno deviante, che rientrano nelle nevrosi, della dissocialità e più ancora nella psicosi. Tali finzioni aumentano la distanza tra l’individuo e il mondo tanto che il sentimento sociale ne risulta intaccato.
Questa teoria finisce per connotare il modello adleriano più come una psicologia comprensiva soggettiva, protesa a considerare come un certo processo psicologico derivi da un processo psicologico precedente. In ambito psicologico Adler si rifà alla concezione finalistica dell’unità della persona diretta verso una meta di Stern. Riprendendo la concezione di Smuts, di totalità che opera attraverso la mente e le interazioni sociali, il pensiero di Adler pone un forte accento sulla dimensione sociale dell’individuo.
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