Psicodinamica dello sviluppo e della vita familiare
Introduzione
La psicodinamica della vita familiare implica lo studio del funzionamento del soggetto all'interno di un processo familiare, che comprende numerose fasi. La prima fase è l'individuazione del soggetto, che ci porta a ritroso nel tempo. Oggetto di studio della psicodinamica familiare sono i processi sottesi ai passaggi, agli eventi, alle trasformazioni e ai compiti evolutivi che segnano l’esistenza dell’individuo in rapporto alla sua famiglia (la scelta del partner, l’innamoramento e la costruzione delle relazioni d’amore, la vita coniugale, il passaggio alla genitorialità e la trasformazione della famiglia, con il progressivo allontanamento dei figli e l’avvicendarsi dei ruoli da genitori a nonni).
La psicodinamica si riferisce al movimento in relazione di un funzionamento psicologico, riassetto funzionale dei membri della famiglia e quindi alla differenziazione del sé e alla coesione del sé. Il contributo essenziale della psicoanalisi alla comprensione delle dinamiche familiari proviene dagli studi sulla differenziazione del sé e sulla relativa coesione: chi ha maturato positivamente un senso di identità è capace di tollerare le differenze tra sé e gli altri, valutandole come fonte di arricchimento; chi invece possiede un sé “povero” è alla ricerca costante di accettazione e approvazione e può risultare eccessivamente implicato nelle relazioni familiari.
Si può creare una coppia e rimanere in coppia soltanto se si è in grado di stare da soli e ricordare che solamente nella diversità vi può essere la coesione, e quindi l'assunzione di un'identità: se sono stato in grado di differenziarmi avrò sicuramente tratto profitto e sarò stato in grado di mettere a frutto una competenza. L'essere non differenziati implica l'essere legati ancora alle dinamiche familiari. La coppia, perciò, parte da questo: due entità diverse che si incontrano.
Due tipologie del sé e le relative conseguenze
- Un sé ricco, coeso, strutturato è un sé che permette di stare con l’altro ma anche senza di esso.
- Un sé povero porta invece alla ricerca costante di accettazione e approvazione e la persona potrebbe risultare eccessivamente implicata nelle relazioni familiari. Un sé povero non è certo perché è poco coeso, e così la persona risulta anche insicura di sé stessa (assetto di gelosia e invidia della Klein, la gelosia costruttiva).
I passaggi nelle varie fasi dello sviluppo richiedono necessariamente un assestamento del sé, in quanto ogni periodo della nostra vita in cui vi è un cambiamento deve necessariamente riguardare tutti gli ambiti della vita. Alla variazione di un elemento del sistema, il sistema cambia. Il sistema ha un equilibrio omeostatico, in cui si ricerca l'equilibrio con il metodo meno dispendioso. In alcune famiglie i segreti vengono occultati e talvolta è difficile sganciarsi dal passato della propria famiglia. Il paziente che afferma "Volevo nascere in un'altra famiglia" è perché non si sente riconosciuto e in quella famiglia si tenta di mantenere un equilibrio e un livello di conflittualità mediamente bassi (la conflittualità solo quando porta a un esito positivo è costruttiva).
Fasi della costruzione di una famiglia
- Scelta del partner
- Innamoramento
- Concetto di genitorialità e la trasformazione della famiglia, con il progressivo allontanamento dei figli e l'avvicendarsi dei ruoli da genitori a nonni.
Alcuni elementi critici sono in realtà mutabili nel tempo, il quale sta cambiando così velocemente che anche noi dobbiamo assestarci: oggi la gran parte delle coppie si forma sui siti web e così anche noi psicologi dobbiamo cambiare assetto, in quanto il processo da “sposiamo uno conosciuto” o “fidanziamoci online” cambia l'assetto del sé, e c'è chi impiega due secondi per dare il primo bacio, ad esempio, e chi un anno. Inoltre oggi spesso vengono bruciate le tappe e bruciandole le dinamiche familiari cambiano.
L'ultimo processo che noi stereotipicamente pensiamo è quello di essere nonni ma nessuno pensa che questo processo possa non essere sempre previsto: ci si trova così su un assetto non previsto e se il proprio sé non è coeso si soffre, così come si soffre se il proprio orientamento e la propria identità non sono considerati dagli altri come normativa. Un paziente che afferma: "Mio figlio è gay, per tanti anni gli ho detto ma non ti sposi? Ma la fidanzata? E solo oggi ho realizzato di avergli fatto male con queste domande". Essere omosessuale e non essere stato pensato come tale dai propri genitori è essere qualcosa di non preventivato, anche se per fortuna oggi non è sempre così.
Origini della psicologia della famiglia
L’interesse per la psicologia della famiglia nasce in ambito clinico ed è nella psicoanalisi che nasce la terapia familiare. Si è tuttavia sviluppato uno spostamento d’interesse dalla dimensione pulsionale (Freud) a quella relazionale (Stern, Spitz): tale passaggio ha permesso di allargare il raggio di osservazione dalle dinamiche intrapsichiche a quelle interpersonali.
Autori psicoanalitici
Freud: la psicoanalisi classica
La mente è costruita ed è formata non nel "hic et nunc" ma si forma in un continuum, a partire dalle origini. L’interesse del fondatore della psicoanalisi, Freud, è il mondo intrapsichico: egli intende la psicologia come lo studio della dinamica della mente, di quel gioco di forze interne che determina il comportamento dell’individuo. Nella persona esistono conflitti di natura inconscia tra gli impulsi sessuali e aggressivi presenti nell’Es che cercano di emergere e l’Io ha il compito di contenerli seguendo quella che sono le regole apprese nella società che hanno sede nel Super-Io.
L’Io si difende dall’Es e dall’angoscia, che questa conflittualità comporta, con i meccanismi di difesa e quando non riesce a controllarlo e a sublimare gli impulsi, si hanno le nevrosi, i cui sintomi sono estremi tentativi di adattamento. In questa prospettiva è evidente come la psicoanalisi al suo nascere è chiusa in una prospettiva intrapsichica: tutto in fin dei conti accade all’interno della mente dell’individuo, nel confronto tra le varie istanze Io, Es, Super-Io. La sua visione tende a scindere ciò che è interno alla psiche da ciò che è esterno, una tendenza che sopravvaluta l’individuo e trascura il gruppo.
Gli studi immediatamente successivi a Freud di fatto continuano a occuparsi dell’influenza della famiglia sullo sviluppo della personalità individuale, di quanto l’individuo interiorizza le relazioni familiari, piuttosto che delle dinamiche familiari in sé stesse.
Quando incontriamo una persona avviene un processo di avvicinamento, la carica pulsionale: "Me lo presti, quel giocattolo?" "No, piuttosto lo rompo" (invidia kleiniana) "Sì, ma ci gioco anche io" e poi (gelosia). L'oggetto interno si trova in una posizione decisamente marginale rispetto alla pulsione stessa, perché l'elemento fondante è la pulsione, il desiderio: l'oggetto è funzionale alla scarica dell'energia libidica, cioè si sceglie l'oggetto perché permette di ristabilire il desiderio (es: sono agitata al telefono e cammino perché devo scaricare la mia carica pulsionale).
L’affetto del bambino per la madre rientra in una motivazione secondaria, perché la figura genitoriale provvede ai bisogni biologici. Secondo Freud il bambino è agganciato a uno sviluppo psicosessuale di tipo epigenetico (fase orale, anale, ecc.) e a parlare di “relazionale” sono autori come Stern e Spitz. C’è da dire che Freud non vide mai un bambino in vita sua, l'unico fu Hans, il cui caso finì con Hans che da grande tornò da Freud e quest’ultimo non lo riconobbe e Hans che gli disse: "Io sto bene, le cose che mi aveva detto non erano molto veritiere" e Freud rispose: "Sono felice per lei, non la ricordavo così" e nel PS scrisse: "Certo che non poteva ricordarselo, era ancora troppo piccolo per poterlo fare".
Poi ci fu Anna, una dinamica familiare disfunzionale. Nella psicoanalisi è presente un nucleo relazionale ed è racchiuso nel complesso di Edipo, che descrive lo stretto legame tra la formazione della personalità e le vicende familiari: Freud fin dall’inizio si è però interessato ad approfondire le conseguenze del triangolo primario sui processi mentali dell’individuo, piuttosto che le relazioni tra i partner di tale triangolo.
Il complesso di Edipo è l’insieme organizzato dei desideri amorosi e ostili che il bambino prova nei confronti dei suoi genitori; è fondamentale per le fasi dello sviluppo familiare perché si inizia a parlare di legami amorosi, è quindi l'incipit, il primo accenno ad una dinamica relazionale non legata semplicemente al gioco. Può essere:
- Positivo, se il complesso si presenta come desiderio di morte del rivale, rappresentato dal genitore dello stesso sesso e desiderio sessuale per il genitore del sesso opposto;
- Negativo, se il complesso si presenta come amore per il genitore dello stesso sesso e odio e gelosia per quello del sesso opposto.
Nella forma completa del complesso si ritrovano, in gradi diversi, entrambe le forme e a seconda di come procederà o verrà risolto, quasi sempre ci si troverà di fronte ad una dualità nella presenza dell'Edipo.
L'Edipo per tanti anni era il "complesso" ma adesso si dovrà parlare di "complessità" perché non è solo rivolto alla mamma o al papà, ma la complessità dell'Edipo sarà legata anche alla costruzione del sé, dell'Io. La punizione per il vietato desiderio incestuoso è la privazione del fallo, cioè la castrazione e l’eliminazione dell’angoscia di castrazione è possibile solo con la rinuncia dell’oggetto incestuoso.
- Il complesso di castrazione permetterà il corretto superamento dell'Edipo nel maschio, che ad un certo punto orienterà le proprie dinamiche relazionali in un processo identificatorio e si identificherà con il padre per potersi allontanare e la figura del padre diventerà una figura più rigida. Il padre è vissuto al tempo stesso come oggetto vietante e come oggetto da imitare (l’immagine paterna è destinataria di affetti ambivalenti odio-amore).
- Nella femmina la constatazione di essere priva del pene orienta dall’originario legame preferenziale con la madre, all’interesse per il padre (Freud parlava di “invidia del pene”). Il complesso edipico femminile si risolve più gradualmente di quello maschile, attraverso l’identificazione con la madre.
Il processo è evoluto e cambiato e questa dinamica può essere presente e mutata e ci si troverà di fronte a persone che provengono da dinamiche a cui non si è preparati.
Il complesso di Edipo assolve a 3 funzioni:
- Scelta dell'oggetto d'amore, la quale dopo la pubertà rimane caratterizzata dagli investimenti oggettuali, dalle identificazioni inerenti al complesso edipico e dal divieto di attuare l’incesto;
- Accesso alla genitalità, che non è garantito dalla maturazione biologica. L’organizzazione genitale difficilmente può essere considerata instaurata senza che sia risolta la crisi edipica mediante l’identificazione;
- Effetti sulla strutturazione della personalità, sulla costruzione delle diverse istanze, particolarmente quelle del Super-Io e dell’ideale dell’Io.
L'Edipo permette la configurazione del Super Io e permette di affiancare l'ideale dell'Io e da qui si ha la visione di un'unica seduta di coppia: ad un certo punto parla di insieme di coppia e fa riferimento al piccolo Hans, perché Freud non visse mai bambini, mai famiglie, vide tantissimi soggetti singoli e prendeva in considerazione solo l'analisi del soggetto singolo non della famiglia.
In chiave psicoanalitica il soggetto può essere visto l'insieme delle identità fluttuanti del sé, e quindi secondo Freud il soggetto è composto dall'identità di sua madre, del padre, della sorella, della nonna ecc. In quest'aula siamo noi i portatori dei nostri vissuti: è importante leggere le identità presenti in ognuno di noi e ciò a cui puntiamo è la coesione dell'identità e non la frammentazione. Vivremo quindi bene quando riusciremo a mettere assieme tutte le parti delle nostre identità genitoriali. Un esempio: una paziente che affermava di voler “fare pace con la mamma ed essere incazzata con il papà”, ma fintanto che si è arrabbiati la rabbia non porta elaborazione, cioè la presa di consapevolezza ed è lo stesso motivo per cui ormai non siamo più arrabbiati con i nostri genitori perché da piccoli ci svegliavano accendendo la luce.
Talvolta la vittima designata è la più facile, perché non ha modo di proteggersi. Nel caso del piccolo Hans, Hans ad un certo punto andrà nel letto del padre e dirà: “quando ho paura perché mi hai detto che voglio bene alla mamma e non a te”, e così Hans non ci andrà più quando non avrà più paura. Freud è stato il primo psicoanalista ad interessarsi della famiglia e della coppia e anche il caso del piccolo Hans (1909) Freud dirige l’azione terapeutica verso la famiglia e interpreta il sintomo di Hans come correlato con la costellazione familiare. Per molto tempo la psicologia, influenzata da questo modello, vedrà nella famiglia un’entità “supposta” dietro al bambino, talmente influente da determinarne le sorti psichiche e solo più avanti diverrà un oggetto da osservare e studiare direttamente come luogo di interazioni e relazioni: solo più avanti, attorno agli anni ’50 e ’60, il bambino diverrà un oggetto da osservare e studiare direttamente come luogo di interazioni e relazioni.
Klein: la teoria delle relazioni oggettuali
Ha avuto una vita difficile e ad un certo punto della sua vita, sua madre, come aveva fatto quella della Mahler, le disse: “Sai che non ti volevo?”. Sfortunata anche sentimentalmente, si rese conto che la persona con cui stava non faceva per lei e si concentrò sullo studio. Attuò il trattamento dei bambini attraverso l’osservazione e l’interpretazione del gioco, inteso come funzione centrale dell’economia psichica dell’infanzia ed emanazione dei desideri e delle paure inconsce del bambino. Parte con un assetto di scisma con Anna Freud, in cui il gioco è l'elemento fondamentale per poter studiare i bambini e far sì che stiano meglio e la famiglia sia più sana: la Klein utilizza il gioco come strumento di analisi, ma partendo da presupposti diversi da quelli freudiani.
L’Edipo, per la Klein, ha un inizio precoce, nel primo anno di vita, all’epoca dello svezzamento. La rottura del legame tra il bambino e la madre, operata dallo svezzamento e dall’educazione alla pulizia, fa precipitare uno spostamento di interesse verso il padre, che assume la forma di ansie genitali. Nel maschietto si assiste poi a un successivo ritorno alla madre, a un livello genitale piuttosto che orale.
Il Super-Io, che deriva dall’introiezione delle figure genitoriali deformate dai moti sadici, compare prima dei tre anni di vita, anziché, come ritiene Freud, al tramonto del complesso edipico. Il Super-Io precede infatti l’Edipo e ne promuove lo sviluppo. Il Super-Io è legato all'invidia del pene che diventa invidia del seno materno e che secondo la Klein maschi e femmine condividono: secondo lei un buon seno all’inizio della vita è indispensabile e sarà una garanzia per un corretto sviluppo psicologico (seno buono dà latte, seno cattivo no). Il seno buono, quando il bambino piange, gli dà il latte ma è un oggetto esterno e la fantasia è che parta dall'interno e poco per volta questo verrà realizzato (elementi legati alla scissione e alla proiezione).
Esperienza positiva di sé (si sente buono in quanto neonato che viene allattato) e gratificante (legata al senso di piacere e di sazietà) e che porta all’introiezione di oggetti relazionali buoni, gratificanti e porta alla percezione della madre come buona perché soddisfa i suoi bisogni. Il seno cattivo non arriva invece, così il bambino continua ad aver fameo e non ha ancora configurazione dell'oggetto intero ma è ad un oggetto parziale legato alla posizione depressiva o paranoide. Esperienza negativa di sé, non gratificante e che porta all’introiezione di oggetti relazioni cattivi, frustranti e alla percezione della madre come cattiva perché non soddisfa i suoi bisogni.
- Posizione schizo – paranoide (oggetto parziale): l’Io si sente vittima di attacchi provenienti da oggetti esterni o interni, ne prova angoscia e si difende attraverso la scissione, la proiezione, l’idealizzazione dell’oggetto buono, l’identificazione proiettiva.
- Posizione depressiva (oggetto totale): il bambino coglie non solo il seno, ma la madre come persona totale. Le pulsioni sono sentite coesistere (ambivalenza) e nasce il senso di colpa.
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