Psicodinamica dello sviluppo e della vita familiare
Lezione 9 ottobre
L'obiettivo primario del corso è esaminare le singole fasi del ciclo di vita della famiglia nelle sue diverse composizioni, evidenziandone i compiti evolutivi e le criticità. Al giorno d'oggi non si può parlare più di famiglia ma parliamo di famiglie e ogni tipo di famiglia deve essere studiata in modo a sé stante anche se ci sono dei criteri base condivisi.
Uno dei concetti psicoanalitici che non possiamo non conoscere è la coesione del sé da un lato e differenziazione dall'altro, perché se non partiamo dal presupposto che la persona abbia raggiunto un certo equilibrio psichico e una certa coesione del sé, e se non consideriamo che questo comporta la capacità di separarsi prima dalla coppia genitoriale e poi da tutti gli altri, non parliamo di una persona intera ma di una persona che fa ancora parte della mente del proprio genitore anziché della propria.
Questo consente di maturare un senso di identità, e chi ha un senso di identità sufficientemente sviluppato è in grado di avere chiare la differenza tra sé e gli altri e questo non solo non lo spaventa, ma è fonte di ricchezza perché se l'altro lo vedo con occhi distaccati non mi fa paura ma mi incuriosisce e mi rende in grado di prendere le parti buone dell'altro, portarle dentro di me senza pensare che queste abbiamo un potenziale distruttivo e che una volta dentro di me mi facciano qualcosa di negativo.
Se invece il mio senso del sé, della mia identità, è povero, cercherà costantemente l'aiuto, l'approvazione, il sostegno dell'altro e questo può portare a creare delle relazioni familiari estremamente complicate se non patologiche o patologizzanti. L'essere differenziati è la conditio sine qua non per trovare un compagno/a perché se non si è sufficientemente differenziati si ha paura dell'invasione dell'altro, mentre se si è sufficientemente differenziati si ha piacere della relazione con l'altro, portandosi dentro di sé le parti buone dell'altro vicendevolmente.
L'innamoramento è questo scambio reciproco nella sicurezza di sapere dove sono i confini del sé, perché quello che spaventa di più è la paura di essere divorati e disintegrati. Per parlare di famiglia bisogna quindi avere di fronte persone differenziate. L'oggetto di studio principale della psicodinamica della vita familiare sono proprio i processi sottostanti ai passaggi, alle trasformazioni, ai compiti evolutivi che segnano l'esistenza dell'individuo in rapporto alla sua famiglia.
Ci sono genitori che sanno essere ottimi genitori per i loro figli piccoli e non sono in grado di essere genitori sufficientemente buoni per i loro figli adolescenti e poi sono nuovamente in grado di essere dei buoni genitori quando i figli superano la fase dell'adolescenza e diventano dei giovani adulti, o viceversa.
All'interno della coppia vi possono essere delle sinergie così come dei grandi contrasti; una coppia che funziona è una coppia che è sinergica, non uguale, il bello è la diversità che si compensa, la diversità che non collude ma collabora per compensare le mancanze dell'uno e dell'altro. Fino a che non arriva il primo figlio non si parla di famiglia ma di coppia. La famiglia subisce delle grandi trasformazioni in base alla crescita dei propri figli.
Il distacco del figlio dalla famiglia porta un nuovo disequilibrio, se la coppia genitoriale è sufficientemente solida, sta bene e ha raggiunto un buon equilibrio, riesce a gestire bene questo processo e i costi sono minori dei benefici e la coppia genitoriale può avere una seconda luna di miele. Contemporaneamente si può presentare il problema della gestione dei genitori anziani.
Secondo Freud l'affetto del bambino per la madre lo mette in una posizione secondaria perché la figura genitoriale provvede ai bisogni fisiologici, ma anche questo è stato dimostrato non essere vero in quanto il legame con la madre va molto al di là del legame tradizionale, non è solo per fame che il bambino si lega alla madre, ma il primo bisogno del bambino è di affetto, attaccamento, contenimento, il bambino ha bisogno della partecipazione e della presenza della madre nella sua vita.
René Spitz aveva scoperto il marasma, una malattia che colpiva i neonati abbandonati dalla mamma negli orfanatrofi: questi bambini, seppur nutriti e con tutte le cure possibili si lasciavano morire perché non avevano l'affetto della mamma.
Un concetto importante per capire le dinamiche familiari è il complesso di Edipo che si manifesta in maniera diversa nei maschi e nelle femmine, in queste ultime è molto più complesso e difficile da vivere in quanto nel momento in cui la bambina odia la madre, odia anche parte di sé, per cui la conflittualità che si viene a creare all'interno della mente della bambina è molto più grande, mentre nel maschio è tutto molto più lineare, e questo è il motivo per cui le donne sono molto più conflittuali, ambivalenti ma anche molto più ricche dal punto di vista emotivo.
Il complesso di Edipo è determinante nella scelta dell'oggetto d'amore, infatti si è soliti scegliere un compagno o una compagna uguali al proprio padre o madre, uguali in senso psichico. L'accesso alla genitalità è una conditio sine qua non per essere in grado di formare una coppia sufficientemente stabile e mantenerla.
11 ottobre
Le famiglie sono un'unità dinamica soggette a cambiamenti che si manifestano sia a livello individuale, che gruppale e sociale. Il compito difficile della famiglia è affrontare i cambiamenti che avvengono al suo interno; è importante che vi sia stabilità, quanto la famiglia stabile dà sicurezza e benessere ai propri figli, e anche un senso di identità.
Inoltre la costruzione della famiglia passa attraverso alcuni eventi critici, ossia quegli avvenimenti che caratterizzano i vari cicli vitali della famiglia e che le permettono di evolversi, che sono degli accadimenti normali ma al cui interno è nascosta una possibilità di rottura, fallimento, di disfunzionamento, per cui il momento di transizione può essere estremamente creativo e aiuta a cambiare e migliorare, oppure può rappresentare un momento di crisi.
La famiglia sana riesce a riorganizzarsi, evolversi e quindi a migliorare, e quando è così alla famiglia vengono delegati i compiti di sviluppo richiesti dal momento particolare che la famiglia sta attraversando e che destrutturano il sistema per poi ristrutturarlo. Gli eventi critici possono essere sia normativi che paranormativi, ossia non prevedibili e non frequenti che destabilizzano la famiglia; di fronte a queste situazioni l'equilibrio della famiglia viene messo a dura prova.
Un altro aspetto sono le microtransizioni, considerate dal punto di vista delle oscillazioni comportamentali tra vecchio e nuovo, per cui o la famiglia ripete i meccanismi volti al mantenimento di modalità relazionali a livello di sviluppo precedente rispetto al momento che si sta attraversando, oppure la famiglia favorisce dei comportamenti ad un livello superiore, oppure può favorire dei comportamenti che si collocano ad un livello appropriato; la famiglia quindi piano piano cerca di adattarsi alle situazioni e può farlo in modo più o meno patologico ad esempio regredendo alla modalità precedente perché si sa come funziona, oppure si nega il presente e si va avanti comunque senza organizzarsi in funzione del nuovo evento, oppure si prende a carico completamente la nuova situazione.
Perché una famiglia diventi tale è necessario che nascano dei bambini, e prima di allora si parla di coppia e non di famiglia; parliamo quindi di formazione della coppia ed eventualmente possiamo parlare di matrimonio; la convivenza non è un matrimonio. La formazione della coppia è il passaggio dall'innamoramento all'amore; l'innamoramento è la fase in cui l'altro è visto come perfetto, meraviglioso ed è un periodo breve in quanto è una forma di idealizzazione dell'altro e anche una grossa forma di proiezione nell'altro di parti del sé, una forma di narcisismo.
L'amore è il raggiungimento di un'omeostasi e uno non può rimanere innamorato tutta la vita, ci sono le persone immature che si innamorano molto frequentemente; la fase successiva all'innamoramento è l'amore in cui si inizia a vedere nell'altro anche i limiti ma lo si ama con i suoi pregi e difetti; nel momento in cui ci si rende conto che lo si ama anche se ci si è accorti che ha i suoi punti critici, allora è amore, ma se ci si rende conto che i punti critici sono superiori alla nostra sopportazione allora non c'è amore.
Il primo compito dei coniugi è la costruzione dell'identità di coppia che vuol dire rinunciare a parti di sé per introiettare in sé parti dell'altro, e questo deve essere fatto da ciascuno dei due. Il NOI è la fusione, la capacità di due persone di fondersi nella loro diversità. Essere una coppia vuol dire andare d'accordo soprattutto sulle banalità, le regole dell'uno devono andare d'accordo con le regole dell'altro, oppure che insieme si trovi una nuova regola che vada bene a entrambi.
La gelosia in sé è un aspetto patologico in quanto essere gelosi vuol dire non essere arrivati alla reciprocità, se si ha costruito un rapporto di reciprocità con l'altro, mi fido dell'altro. Quando la coppia funziona bene e le persone stanno sufficientemente bene insieme, allora nasce il desiderio di un figlio che deve essere da parte di entrambi, l'incontro di entrambi deve aver raggiunto un livello di intimità e reciprocità tale da consentire la maturazione del desiderio di genitorialità, per cui il bambino diventa un progetto gestazionale.
Una cosa importante è anche l'ascolto dell'altro e le coppie incentrate sulla propria carriera sono molto conflittuali, molto difficili da gestire e se la moglie riesce ad avere più successo del marito in alcuni casi questo può portare ad una scissione della coppia. Il secondo compito di sviluppo della coppia, dopo quello coniugale, è lo sviluppo come figli, e questo è un compito molto delicato al giorno d'oggi; entrambi i componenti della coppia devono staccarsi dalla propria famiglia di origine mantenendo però i rapporti, cambiando però i termini della relazione in quanto la priorità adesso spetta alla famiglia che ci si è creati per cui i confini della coppia devono essere molto chiari e differenziati da quelli della famiglia di origine, e se questo primo passo non avviene, la coppia non dura; al giorno d'oggi con il prolungamento della permanenza dei figli sino all'età adulta, questo distacco diventa sempre più difficile.
Vi sono poi i compiti di sviluppo nei confronti dell'ambiente esterno per cui si devono condividere le relazioni amicali tra marito e moglie, ma questo non vuol dire che ognuno non possa avere delle proprie amicizie che si coltiva in autonomia e mantenere delle amicizie personali è molto importante. Le persone hanno anche degli hobbies che con il matrimonio e la convivenza decadono, e sarebbe importante che ciascuno sostenesse gli ambiti di interesse dell'altro.
Se la coppia è ben strutturata dovrebbe maturare il desiderio di avere un bambino, e questo deve essere trasformato in progetto gestazionale, ossia il percorso che si fa quando si inizia a sognare e si costruisce l'immagine inconscia e conscia del figlio, dal punto di vista inconscio riguarda che cosa un figlio va a soddisfare in quanto si fa un figlio per sé stessi, per cui un figlio soddisfa dei bisogni inconsci dei coniugi. Con la nascita del figlio la coppia non è più solo una coppia coniugale ma è diventata anche una coppia genitoriale per cui si diventa una famiglia; il passaggio dalla diade alla triade è un momento estremamente importante perché segna l'inizio della storia della famiglia.
Con la nascita del primo figlio la coppia deve riadattare le proprie esigenze in relazione alla presenza di un terzo, questo avviene quasi spontaneamente nelle coppie equilibrate e con difficoltà nelle coppie che hanno già dei problemi. Secondo Olson la coppia può avere due reazioni fondamentali, quella di diventare ri-disimpegnata per cui non riesce ad offrire al bambino un ambiente caldo, accogliente e affettuoso in quanto la coppia ha fatto il figlio perché bisognava farlo, per cui quando ciò avviene il rapporto col bambino diventa molto disturbato, e uno degli esiti possibili per la coppia è passare ad uno stato di fusionalità non riuscendo a passare dalla diade alla triade, non riesce ad accogliere il bambino come un qualcosa di loro di cui prendersi cura; di fronte all'arrivo del primo figlio sorgono delle fantasie, ad esempio la paura di perdere il partner; la conseguenza di questo stato di fusionalità è una fusione della coppia in cui il bambino viene percepito come un terzo estraneo.
18 ottobre
Bowen
Bowen mette l'accento sulla differenziazione del sé. La costruzione del sé è fondamentale. Il nucleo ristretto della famiglia si confronta costantemente con il mondo esterno, ha continuamente a che fare con esso ma anche con la famiglia allargata (nonni, zii, cugini, ecc) che ha relazioni strette con il nucleo interno della famiglia.
L'altro aspetto interessante messo in luce da Bowen è il processo di proiezione della famiglia tramite il quale la progenie e i genitori si trasmettono sui figli, l'interdipendenza multigenerazionale mediante la trasmissione da parte dei genitori dei diversi gradi di maturità attraverso le generazioni. Quando parliamo di intergenerazionalità consideriamo sempre 3 generazioni, i figli, i genitori e i nonni.
Certe patologie non è possibile farle risalire solo al singolo individuo e non si riesce a sbloccarle con la terapia tradizionale in quanto la persona da sola non riesce a raggiungere certe memorie perché non le appartengono, ad esempio qualche trauma non superato e non elaborato che una bisnonna può aver avuto e che l'interessata non conosce, può aver trasmesso alla propria figlia/o e al proprio nipote una serie di messaggi inconsci molto pesanti che si patologizzano e si conclamano alla fine nella persona che abbiamo di fronte.
Beavers
Beavers mette in luce in modo particolare la complessità di funzionamento dell'organizzazione familiare elaborando un modello di competenza familiare composto da due dimensioni: la dimensione stilistica, che può essere centripeta o centrifuga, e la dimensione della competenza riguardante l'adattabilità del sistema.
Ci sono quindi delle famiglie che hanno la tendenza ad essere molto chiuse oppure altre molto aperte, mentre le condizioni ottimali richiedono sia la capacità di apertura che di chiusura; per quanto riguarda invece la dimensione della competenza, riguarda la capacità dell'organizzazione familiare di affrontare le difficoltà, ad esempio l'adattabilità del sistema a degli eventi particolarmente importanti e significativi, ad esempio l'adattabilità dell'organizzazione familiare da un lato allo star bene e dall'altro allo star male, come la famiglia riesce a gestire bene la salute ma anche come riesce a trovare degli elementi di resilienza nei confronti della malattia.
Una famiglia che funziona bene è anche in grado di dividersi i compiti e confrontarsi nei confronti della realtà con una certa competenza ma anche con una certa capacità organizzativa.
Olson
Olson propone il modello circonflesso e contempla tre dimensioni fondamentali di funzionamento: coesione, adattabilità e flessibilità, e comunicazione.
La coesione è la capacità dei componenti della famiglia di stare insieme, il legame che da un lato è la volontà e dall'altro il desiderio, da un altro il bisogno e anche l'impegno a stare insieme. L'adattabilità e la flessibilità riguardano fino a che punto la famiglia sta insieme nonostante gli eventi, quindi è la capacità che hanno le persone di riorganizzarsi e adattarsi alla realtà esterna che è diversa da quella sognata, e far sì che nonostante gli eventi la famiglia resti insieme funzionante e funzionale.
La comunicazione è un elemento fondamentale per il buon funzionamento di ciascun tipo di gruppo, per cui fa sì che le due situazioni precedentemente descritte possano aver luogo. La coesione può dare origine a diverse configurazioni: la famiglia disimpegnata, famiglia separata, famiglia connessa e alla famiglia invischiata. I due livelli centrali rappresentano una situazione gestibile in cui le persone riescono a gestire bene la separazione dall'unione, ovvero la famiglia sta bene insieme ma i membri della famiglia riescono anche separatamente a vivere in modo sufficientemente soddisfacente. Invece le configurazioni agli estremi sono potenziali funzionamenti patologici.
Per la seconda dimensione possiamo avere quattro modelli di funzionamento: famiglia rigida, famiglia strutturata, famiglia flessibile, famiglia caotica. Anche qui i due livelli centrali riguardano famiglie dal buon funzionamento, mentre agli estremi vi sono situazioni potenzialmente patologiche.
La prima cosa importante sul concetto di comunicazione, in particolare per questo contesto, è la capacità di ascolto, soprattutto da parte dei genitori; un'altra capacità è l'apertura verso gli altri; un altro aspetto è la chiarezza, quando in casa si parla chiaro e non si mandano a dire le cose, ma si dicono con correttezza e chiarezza, magari anche dis
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