Modulo 2: Che cos'è la psicologia?
Freud definiva la psicologia in relazione agli esseri umani, ossia è paragonabile alla sessualità infantile, in maniera perversa (cioè si occupa di tantissimi ambiti: dal bambino, all'adolescente, all'adulto, all'anziano) e polimorfa (si trova in tutte le posizioni professionali). La perversione va in tutte le direzioni, ossia tratta di qualsiasi argomento, da quelli seri (es. suicidi, depressioni, separazioni, lutti, malattie, violenza, ecc.) alle sciocchezze e stupidaggini (es. il modo di baciare, di sedurre, Miss Italia, ecc.). La psicologia è lo studio dei fenomeni psichici in senso alato. Ricerca le cause interne ed esterne di un malessere e si avvale anche lei di una competenza relazionale. (Lo psicologo non cura solo i matti, puoi organizzare anche aspetti organizzativi per esempio.)
La psicologia ha un valore all'interno di un contesto, ossia quello professionale (è soggettiva). La psicologia inoltre:
- Invita il soggetto a ripensare alle cose della propria vita e ritrovare risposte dentro di sé;
- È lo studio dei fenomeni psichici e tende a ricercare i problemi interni ed esterni di un malessere, e si avvale anche lei di una competenza relazionale. (La cosa importante per le persone con cui lavoreremo è essere pensati.)
Non esiste una sola psicologia, ma esistono le psicologie: del lavoro, della clinica, dell'organizzazione, ecc. I modelli teorici e metodologici sono molteplici.
Concezione confusa e generica
Password è la parola Freud. Lo psicologo si relaziona; lo psicoterapeuta e lo psicoanalitico invece non parlano, ma questo è funzionale a quell’approccio terapeutico. Vi è quindi una confusione di ruoli e di competenze: psicologo, neurologo, sessuologo, andrologo, criminologo, psicoterapeuta, ecc. (La sofferenza mentale è la più dolorosa in assoluto, può prendere il canale somatico, psichico, ecc.). Nella nostra professione, il sintomo per noi è sempre una richiesta di aiuto perché il sintomo è un segnale di disagio. Nel nostro lavoro bisogna intervenire in situazioni complesse e attivare nella persona che ho di fronte nuove risorse.
Concezione unitaria della psicologia
Lo psicologo deve poter in qualche modo fare tutto e relazionarsi con il tutto. Il focus dello psicologo è sempre l’essere umano, quello che cambia è il vertice dell’osservazione o la modalità relazionale. Unico strumento è la parola, che permette all’altra persona di trovare una soluzione, ma ciò non vuol dire dare consigli, in quanto una cosa che vale per me non può valere anche per te (sulla base delle proprie esperienze, o si può non accettare perché una parte di sé non è pronta a vederla). Il parlare permette di passare dallo psichico al simbolico; se si ha paura di qualcosa e lo si racconta, la paura si allenta. Se non si ha la competenza nel vedere le nostre cose personali si ha difficoltà ad ascoltare il paziente. (Agire in modo tecnico è una difesa per non soffrire.) Lo psicologo è anche visto come colui che sa tutto; lo psicologo come l’assistente sociale si pone in una relazione di aiuto.
Una concezione interpretante
Alcune questioni fondamentali sono quelle dell’utilizzo delle interpretazioni: è fondamentale che una persona possa raccontarsi, perché solo se si racconta acquisisce significato. Noi esseri umani generalmente siamo più tendenti a dare valenze agli aspetti positivi nella nostra descrizione che comprende in parte un po’ di: “come sono, come vorrei essere, e come ci vogliono gli altri.
Il versante biologico e quello consolatorio
- Versante biologico è considerato quello caratteristico e caratterizzante della vera scienza, ossia la medicina; dà più sicurezza (dicotomia malato o sano, ma ciò è sbagliato perché non si può essere completamente sano o malato). Quando si parla di malessere non si parla di assenza di sanità, si può solo far sì che la persona acquisisca consapevolezza (essere presenti nel momento della sofferenza e prendere in carico il malessere della sofferenza).
- Versante consolatorio quello pratico, genericamente psicoterapeutico, accessibile a tutti, confinante con le chiacchiere da salotto o filosofiche. Lo psicologo visto anche come colui che sa tutto, in grado di dare risposte lucide a tutto, che non si arrabbia è riflessiva, ecc.
Che cos'è la psichiatria?
Nasce intorno all’800, in ambito medico, quando vi è necessità di unire determinate competenze di matrice organica, con competenze di matrice psichica. Le persone definite “strane” dovevano trovare una collocazione: si inizia a parlare della cura dell’anima (ambito medico). La psichiatria si occupa di malattie mentali, che nell’antichità e nel Medioevo, erano considerate di origine sovrannaturale, divina o demoniaca (nel momento in cui essa si avvia in una materia scientifica e non è più spiegabile diventa soprannaturale es. streghe); finalizzata per contenere il diverso. Prima si allontanava il diverso da coloro che erano normali. Conclusione: tutti noi siamo normalmente nevrotici, cioè abbiamo una minima parte che ha un comportamento un po’ così (es. avere paura di prendere l’ascensore, prendere appunti con colori diversi, ecc.). Dentro di noi c’è sempre una parte che deve mantenere il caos e una che trasgredisce (per es. nelle persone perfettine fiscali ecc.). La psichiatria ha iniziato a voler contenere tutto in un interpretazione organica.
L’antipsichiatria dice che il paziente psichiatrico deve essere incluso, non escluso (L. Basaglia antipsichiatrico apertura strutture ospedaliere psichiatriche e chiusura manicomi). Per le persone che prenderemo in carico la cosa più difficile da gestire è la libertà (non si può fare qualunque cosa), perciò entra in gioco la psicoanalisi che favorisce un passaggio.
La psicoanalisi
Il padre della psicoanalisi è Sigmund Freud. Favorisce un passaggio, ossia dare ai pazienti la parola (dare una parola alla sofferenza),
- Aiuta i pazienti a spiegare ciò che volevano dire, utilizza la modalità dell’osservazione;
- È prima di tutto relazione con chi ha bisogno e permette alla persona di capire se c’è e quale sia il punto di svolta;
- Non utilizza il farmaco, ma il farmaco è il terapeuta stesso. (Es. per un bambino il toccasana è la mamma.)
Modello epistemologico
La transizione tra il mondo esterno e quello interno, dà origine alle competenze relazionali. L’assistente sociale si pone in una relazione di aiuto che favorisce un cambiamento (non va ed aiuta tutte le persone, che è ben diverso), il cambiamento per la persona è la cosa più difficile (razionalizzazione). La transizione tra il mondo esterno (ciò che accade fuori) e quello interno (ciò che accade dentro di noi) dà origine alle competenze relazionali. L'assistente sociale deve avere una competenza relazionale rispetto:
- All’ascolto;
- Alla comunicazione verbale e non;
- Alla capacità di entrare in empatia con gli altri.
Il modello epistemologico è arcaico e non è proprio solo della psicologia, ma è tipico di tutta la divulgazione scientifica.
Terra di nessuno
In tema di psicologia, chiunque pensa di avere il diritto di parola o di poterla attaccare e/o squalificare impunemente: spesso le persone si sentono un po’ psicologi, anche se non hanno competenze professionali. È fondamentale che noi professionisti conquistiamo il nostro territorio. Il lavoro di rete è fondamentale: non si può lavorare in autonomia, senza confrontarsi con altri colleghi e con altre professioni. Bisogna dare conoscenza rispetto ad una determinata condizione.
L’anti-psicologia
- Produce falsa coscienza;
- Squalifica la specificità disciplinare, imitando le scienze della natura e in particolare la medicina;
- Incrementa illusioni.
Sigmund Freud (1856-1939)
Siamo negli anni della guerra (persecuzione ebrei; periodo dove la condizione della medicina comincia ad emergere ma soprattutto la patologia si inizia a rilegarla all’esterno). Freud nasce a Vienna ed è una persona stimolata molto dalla famiglia. Studia medicina ed è stato influenzato da molti studiosi come Darwin. Comincia a capire che il futuro è della neurologia e inizia ad incuriosirsi dei fenomeni mentali e psichici: passa ad un processo relazionale. Inizia a definire il funzionamento della mente e nel 1913 ipotizza che la mente umana sia composta da 3 elementi:
- Inconscio parte più profonda e dove ha sede il proibito, il vietato, il dimenticato, ossia tutto ciò che non ha accesso alla consapevolezza. Le forze dell’inconscio vorrebbero fare emergere il proibito, ma vi è una lotta tra i contenuti che non possono emergere e la parte che può emergere. Ciò porta a creare una situazione che lui chiama sintomo nevrotico, ossia una mediazione tra la sofferenza interna e la realtà, la regola, il divieto. Nell’inconscio vi sono anche i fantasmi originari: l’inconscio è l’insieme di fantasmi di quando eravamo bambini, fantasmi di angoscia, legati alla paura, alla rabbia, all’aggressività e all’amore ed è dominato dal principio di piacere, ossia non tiene in considerazione la realtà, ma faccio quello che voglio (questo principio domina la vita del bambino). La censura separa l’inconscio dal preconscio: questa censura non funziona così bene in tutte le persone.
- Preconscio vi è un po’ un mix di quello che può accadere. È separato dall’inconscio dalla censura, la barriera che non consente ai contenuti dell’inconscio di passare nel preconscio senza subire trasformazioni. I contenuti del preconscio sono in parte derivati dei contenuti inconsci. La differenza fondamentale è l’acquisizione del linguaggio: attraverso la parola posso recuperare quello che sta nel preconscio, ma non posso recuperare quello che sta nell’inconscio.
- Conscio è la coscienza. Rappresenta il più alto livello di rappresentazione mentale: comprende la consapevolezza e l’integrazione di percezioni esterne e di sensazioni interne, osservazioni sui propri desideri, memorie, fantasie, processi del pensiero. Il transito dei contenuti dal sistema preconscio alla coscienza è possibile attraverso il superamento della censura. È la coscienza: se una cosa parte dall’inconscio, passa dalla censura e arriva al conscio, significa che quella cosa per me in qualche modo è accettabile e non mi fa star male. (Questa parte è consapevolezza). Psicopatologia della vita quotidiana all’interno della quale saranno chiusi i lapsus, le dimenticanze, ecc.
Freud parla quindi di un apparato psichico: apparato vuol dire un elemento multifattoriale composto da determinati dati. La prima struttura della mente non funzionava più, in quanto è statica e quindi struttura un altro modello della mente, ossia avremo 3 strutture che comunicano tra di loro (insieme di forze che vanno da una struttura ad un’altra) e che definisce:
- Es parte profonda:
- È l’insieme delle pulsioni, ossia tutte quelle spinte che fan sì che il soggetto tenti di fare qualcosa;
- I contenuti dell’Es (in quanto inconsci, disorganizzati, contradditori, ecc.) si trovano nella parte profonda dell’inconscio e sono dominati dal principio del piacere e dal processo primario. L’Es è dominato secondo Freud, dalla libido, che è di natura sessuale;
- È il regno del desiderio.
- Io parte mediana: ha una parte conscia ed inconscia (3/4 conscia/consapevole e 1/4 inconscia) e tenta di soddisfare le richieste provenienti dall’Es, ma non può soddisfarle tutte perché sennò regnerebbe l’anarchia delle istanze (ossia si potrebbe fare tutto ciò che vogliamo fare). Le funzioni dell’io sono di controllo della soddisfazione dell’es. Funzione di controllo della soddisfazione dell’eccitazione. I meccanismi di difesa sono sempre funzionali e rappresentano le strategie utilizzate dall’io, per assolvere ai suoi compiti. L’Io:
- È lo strumento attraverso cui lavora per proteggere la mente umana;
- Si basa sul principio di realtà il principio di realtà, appoggiato dall’istanza del super io, permette il controllo di quello che noi facciamo quotidianamente.
- Super io (come istanza è una parte della nostra mente un po’ militare) parte esterna: è molto critico e funziona da censura rispetto a ciò che noi vogliamo fare. Il super io controlla le tendenze anti-sociali ed è la regola che noi apprendiamo dai nostri genitori (si apprende dai 5-6 anni), la regola è rassicurante (nel momento in cui le prime regole genitoriali iniziano ad essere definite in maniera chiara). Il principio di piacere, intorno ai 5-6 anni, lascerà spazio al principio di realtà.
Concetto di “regola” non sempre precise e definite in base ai contesti. È una sorta di imposizione, è una parte fondamentale della parte strutturale della personalità del bambino (il “no” contiene con dei limiti) la regola è rassicurante (super io funziona su basi del principio di realtà che poco per volta dominerà la scena). Tanto più le regole sono state rigide tanto più la vita sarà regolata da regole rigide e definite.
Processo primario e secondario rispetto al funzionamento della mente
Entrambi i processi sono lineari: questi processi sono le modalità di funzionamento dell’apparato psichico. Ma ci può essere un deficit sulla modalità difensiva, (utilizzata in eccesso o non utilizzata proprio). La trasformazione del processo primario in secondario è un processo lento:
- Processo primario (infanzia), qui tutto ciò che accade è dominato dall’Es, perché non si sono ancora sviluppati “io e super io”.
- Processo secondario qui si ha un “io maturo”, un processo dell’Io maturo e la capacità relazionale. Iniziano anche rappresentazioni pulsionali verso l’esterno. Aumenta la capacità di tollerare le frustrazione e aumenta l’uso del pensiero logico. (Differenza tra frustrazione e sofferenza = il “no” si vive come rifiuto della propria persona e non limitato all’evento. Frustrazione attenuata anche solo da un sorriso per esempio).
L’economia della mente
Il funzionamento è la migliore strutturazione dell’economia della mente. Nell’inconscio tutto corrisponde al niente (atemporale e aspaziale), le spinte pulsionali vanno in conflitto tra di loro, in quanto non vi è una regola e arrivano in maniera spropositata e spesso questo ci fa andare in ansia. Vi sono anche processi più psicopatologici di altri, ossia processi che richiamano la patologia e non la normalità. Freud comprende che la sofferenza mentale può essere lenta tramite un processo chiamato psicoanalisi modalità di eloquio che si chiama “associazione libera”, ovvero totale libertà di parola. Lo scisma corpo-mente ad un certo punto non è reale e diventa unione: l’uno condiziona l’altra e i nuovi approcci relazionali influiscono anche il mondo esterno. (Ambiente influenza mente e corpo).
All’inizio del XX era diffusa negli ambienti scientifici la teoria che, i disturbi psichici e in particolare le nevrosi fossero il risultato di una “degenerazione ereditaria”. Inizio 800 questo era un pensiero molto avanti rispetto agli altri suoi colleghi (nuova teoria del pensiero e nuova tecnica di guarigione).
Il conflitto
È dato da uno scontro/dall’incapacità tra due parti profonde della nostra mente, di restare in contatto. “Psicopatologia della vita quotidiana”. Un conflitto non va mai trattenuto (perché il conflitto non affrontato emergerà da qualche altra parte), e se lo si fa è per paura di avere una frustrazione. Il conflitto può essere:
- Conflitto esterno è quello tra individuo e l’ambiente in cui vive: questi conflitti esterni non sono mai nettamente separabili.
- Conflitto latente è il conflitto tra l’Es e l’Io, cioè tra rappresentazioni pulsionali che premono per trovare soddisfazione (es. disturbi psicosomatici con conflitto tra Es e Io), F. dice che alla base di un sintomo c’è un conflitto.
- Conflitto manifesto il contrasto è cosciente (es. fra due sentimenti in contraddizione).
Freud inizia a parlare di apparato psichico = elemento multifattoriale composto da determinati dati. L’opposizione tra Es ed Io è una continua costante della vita psichica. Il sintomo è tanto più importante, quanto la carica energetica è stata forte. Il conflitto può essere intersistemico o intrasistemico, a seconda che questo avvenga tra l’Es e l’Io, o l’Io e il super Io. Legato a ciò, vi è il concetto di angoscia, la quale è diversa dalla paura e dall’ansia, in quanto è una reazione emotiva provocata da una situazione traumatizzante e permette all’essere umano di mantenersi allerta. Alla base dell’angoscia vi è un sentimento di pericolo e di insicurezza legati alla situazione che l’individuo vive in un determinato momento. L’angoscia, secondo Freud, oltre ad essere uno stato emotivo, è accompagnata da elementi fisiologici come rossori, pallori, ampia sudorazione, palpitazioni cardiache, che auto-alimentano i disturbi organici.
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