06/03/2017
Psicobiologia dei disturbi
comportamentali
Libro di testo: Psicobiologia del comportamento cap 2,3,4,7,8. + cap 5,6,10
L’emisfero destro ha un controllo prevalente delle emozioni negative, pazienti con lesioni a livello dell’emisfero
destro possono avere agnosia. Pazienti con lesioni emisferiche sinistre hanno reazioni catastrofiche.
Malattie psicosomatiche o psicogene:
risposta psicogalvanica ed emozioni
Molto spesso lo stress, in alcune persone, va a colpire determinati organi bersaglio causando malattie gastro-
intestinali oppure abbassamento delle difese immunitarie, ecc.
In generale il sistema nervoso centrale è
costituito da encefalo e midollo spinale. Il sistema
nervoso periferico si distingue in sistema
nervoso autonomo e somatico. Il sistema nervoso
autonomo a sua volta si distingue in sistema
nervoso parasimpatico (funzione trofica) e
sistema nervoso simpatico, che è implicato nel
sistema flight or fight.
Effetti neurochimici della tristezza: malori al
cuore.
Aspetti fisiologici: studiati dalla fisiologia
psicologica riguardano il pattern di attivazione
viscero-somatico associato alla sensazione
soggettiva delle emozioni.
Le malattie psicosomatiche si studiano studiando gli aspetti fisiologici. Gli stress ambientali possono avere un
impatto sulla fisiologia dell’organismo perché vanno ad alterare la volontà. Gli strumenti di indagine sono EEG
(determina l’attività spontanea del nostro cervello, riflette il nostro stato di arousal o di concentrazione),
osservazione del movimento degli occhi (elettrooculogramma), i potenziali evocati (risposte transienti, riflettono
l’integrità della corteccia), la pletismografia (indice metabolico periferico per vedere l’afflusso di sangue), la
risposta psicogalvanica (indicazione dello stato emotivo che si evince dalla sudorazione periferica, consiste nel
far passare un debole flusso di corrente a livello delle dita e di misurare la velocità con cui la corrente passa sul
dito. Una persona agitata avrà degli indici anomali), la misurazione dei parametri elettrocardiografici, misure
specifiche dell’acidità e della contrattilità viscerale (colite ulcerosa, morbo di kron). Un’altra variabile che riflette
moltissimo le emozioni è la reattività pupillare: la midriasi riflette un interesse verso l’esterno, quando proviamo
ribrezzo o disgusto la nostra pupilla si restringe. Anche le secrezioni salivari, sudoripare e ghiandolari sono legati
a reazioni di risposta all’ambiente.
Gli studiosi di malattie psicosomatiche si avvalgono anche di analisi del sangue andando a indicare i livelli di
catecolammine e di cortisolo, che sono associati ad alti livelli di stress.
Le emozioni secondo Ekman sono 6 (paura, gioia, tristezza, rabbia, disgusto e sorpresa). Sono state suddivise
in positive e negative:
negative: disgusto, paura e rabbia. Tutte queste emozioni sono associate ad una risposta simpatica, quello
che cambia è la risposta da parte del cervello.
Positive: gioia, sorpresa e tristezza (negativa come tono, ma viene inserita in questa categoria in quanto
non viene associata alla rabbia). 1
Le reazioni simpatiche preparano alla lotta o alla fuga e necessitano di tanto sangue ossigenato, cuore che batte
forte, tanto glucosio in circolo che viene fornito dal fegato. Se si è in condizioni di mantenimento dell’equilibrio,
si ha approvvigionamento di energie. Quando proviamo determinate emozioni si attivano questi partner. Con
l’eccessiva riflessione si può arrivare a costruirsi situazioni di ansia e paura, che ha effetti biologici ben visibili ed
ha effetti sull’organismo.
Il cuore risponde in modo estremamente diverso a seconda del nostro stato emotivo e mentale. Il battito cardiaco
di un chirurgo è intorno ai 100 quando deve iniziare il suo operato,
durante l’intervento vero e proprio, il battito aumenta notevolmente.
Durante un intervento di 40 min si ha successivamente una pausa e
il cuore diminuisce i battiti e se, successivamente, il chirurgo si
prepara nuovamente per un intervento i batti aumentano
nuovamente.
Una persona sottoposta a stress prolungato subisce danni a livello
cardiaco. Lo stress psicogeno ha gli stessi effetti dello stress fisico
sull’organismo.
Grafico: conduttanza del segnale bioelettrico in
ordinate. La misura della conduttanza viene
utilizzata nello studio delle psicopatie acquisite.
Chi è crudele ha poca empatia. La mancanza di
empatia e di risposta di commozione di sofferenza
altrui è misurabile. Persone non sociopatiche
mostrano un’attivazione della corteccia cingolata
e si ha una risposta immediata nell’innalzamento
della conduttività. Il paziente con sociopatia
acquisita (prefrontale ventro-mediale con
disturbo sociale e di empatia) non ha nessun segnale di variazione di conduttanza cutanee, il suo cervello non ha
generato alcuna risposta e non c’è stata alcuna risposta autonomica.
I correlati neurali delle emozioni ( approfondimento)
L’amigdala
Regione su cui si concentrano la maggior parete delle emozioni. È un complesso di nuclei a forma di mandorla
situati medialmente e anteriormente nei lobi temporali e altamente connessi con diverse aree cerebrali. I nuclei
basolaterali dell’amigdala ricevono input dalla cortecce sensoriali e dal talamo, mentre i nuclei centrali e basali
proiettano a diverse regioni del tronco encefalico e alla corteccia prefrontale. Studi su animali hanno dimostrato
che la resezione chirurgica delle regioni temporali che includono l'amigdala causano una riduzione dei
comportamenti aggressivi e delle risposte di paura, passività, iperoralità e incremento della tendenza a esplorare
oggetti. Gli studi sull’uomo hanno confermato il ruolo critico dell’amigdala nel controllo delle risposte di paura e
nel riconoscimento delle emozioni. Nell’uomo i sintomi associati a lesioni dell’amigdala riguardano disturbi nel
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riconoscimento dei segni emotivi e nelle reazioni affettive di entità variabile in relazione all’eziologia e all’età di
esordio della lesione. I pazienti con lesioni all’amigdala hanno difficoltà a identificare e valutare le espressioni
emotive nei volti.
I nuclei della base
Insieme di nuclei siti nella profondità degli emisferi cerebrali, altamente interconnessi con la corteccia cerebrale
frontale e parietale e con il talamo. I nuclei della base sono stati studiati in relazione al loro ruolo nel controllo del
movimento. I recenti studi sui circuiti corticali e le evidenze cliniche di pazienti con malattia di Parkinson o
malattia di Huntington hanno portato a riconoscere il coinvolgimento dei nuclei della base in diverse funzioni
cognitive e affettive. I dati più consistenti riguardano il ruolo del nucleo striato nell’elaborazione del disgusto.
La corteccia somatosensoriale
Il coinvolgimento della corteccia somatosensoriale primaria nell’elaborazione delle emozioni è legata alle teorie
di “embodied cognition”. Queste prevedono che la percezione e il pensiero di un’emozione coinvolgano
l’attivazione somatoviscerale e la simulazione motoria associate alla produzione e alle precoci esperienze
dell’emozione stessa. La corteccia somatosensoriale è quindi cruciale nei processi di riattivazione e simulazione di
uno stato emotivo interno quando è necessario individuare e comprendere l’espressione emotiva di un
interlocutore esterno
La corteccia prefrontale
A partire dal famoso caso di Phineas Gage, l’uomo che cambiò radicalmente il suo comportamento in seguito a
una lesione traumatica dei lobi frontali, la corteccia prefrontale è riconosciuta per il suo ruolo determinante nel
controllo del comportamento emotivo e sociale. Lesioni alla porzione ventrale dei lobi frontali sono infatti causa
di deficit nell’abilità di discriminare espressioni emotive nei volti o nella prosodia vocale e nelle capacità di
interpretare i sentimenti e le intenzioni degli altri espressi nel comportamento verbale e non verbale. Pazienti con
lesioni frontali tendono a mostrare un comportamento disinibito che, in relazione alla specifica sede lesionale, si
associa a una riduzione delle emozioni negative e in alcuni casi anche a una ridotta riposta alle emozioni positive.
L’ipotesi dei marker somatici proposta da Damasio considera la corteccia prefrontale ventromediale come la sede
delle rappresentazioni che permettono di associare stimoli neutri agli stati somatici legati alle emozioni e quindi di
guidare il comportamento futuro sulla base di precedenti esperienze positive o negative. La corteccia
orbitofrontale è implicata principalmente nei meccanismi di ricompensa e punizione, mentre la corteccia
prefrontale anteriore è attivata in compiti emotivi ed è implicata nel controllo degli stati affettivi.
Il giro del cingolo
è classicamente considerato parte del sistema limbico e coinvolto nell’elaborazione delle emozioni. Il ruolo della
corteccia anteriore del cingolo (ACC) nei processi cognitivi e affettivi è probabilmente legato ai meccanismi di
controllo dell’attenzione sottostanti lo svolgimento dei compiti sperimentali. Dati provenienti dalla letteratura
suggeriscono la suddivisone dell’ACC in una porzione “cognitiva” dorsale e in una porzione “affettiva” ventrale.
La porzione cognitive è coinvolta nel controllo delle funzioni esecutive ed è principalmente attiva in compiti di
memoria di lavoro, monitoraggio di errori e selezione delle risposte quando sono presenti stimoli interferenti. La
porzione affettiva è invece connessa con diverse strutture corticali e sottocorticali incluse nel circuito per
l’elaborazione delle emozioni, in particolare l’amigdala, la sostanza grigia.
L’insula
è localizzata tra il lobo frontale e la parte anteriore del lobo temporale. L’insula è implicata nell’elaborazione degli
stati affettivi. In particolare l’insula anteriore è densamente connessa con i nuclei del tronco encefalico, i nuclei
della base e l’amigdala a supporto del suo ruolo nella rappresentazione delle emozioni e nell’integrazione di
segnali viscerali. L’insula è considerata un correlato neurale specifico per il riconoscimento del disgusto.
Sistemi neurotrasmettitori
Le aree corticali prefrontali, i nuclei della base, l’amigdala e le altre strutture del sistema limbico sono parte di
circuiti che utilizzano, per la trasmissione di segnali, serotonina, dopamina e noradrenalina, che attraverso
meccanismi inibitori ed eccitatori influenzano la regolazione degli stati affettivi e le reazioni emotive.
Serotonina: viene prodotta nel tronco encefalico dai nuclei del rafe e poi diffusa alla corteccia prefrontale
mediale, all’ippocampo e al nucleo accumbens influenzando i comportamenti alimentari, l’attività
riproduttiva, il controllo dell’umore e le risposte emotive. In particolare l’attività dei neuroni
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serotoninergici nella corteccia frontale è legata ai comportamenti aggressivi nell’uomo e in diverse specie
animali.
Dopamina: coinvolge principalemte i neuroni della sostanza nera che proiettano al nucleo striato e i
neuroni dell’area tegmentale ventrale che innervano la corteccia prefrontale mediale. La dopamina è
implicata nei meccanismi di ricompensa. Diversi studi mostrano il ruolo delle proiezioni dopaminergiche
del nucleo accumbens e della corteccia prefrontale nei processi di rinforzo sottostanti l’abuso di sostanze,
i disturbi dell’umore e alcuni sintomi di pazienti con schizofrenia.
Noradrenalina o norepinefrina: viene prodotta dai neuroni del locus coeruleus, un piccolo nucleo situato
nel ponte e connesso con la corteccia prefrontale mediale. Il sistema noradrenergico è coinvolto nei
meccanismi di attivazione e nell’orientamento dell’attenzione verso stimoli affettivi attraverso la
modulazione della risposta nelle aree prefrontali e nell'amigdala.
Sindrome generale di adattamento (Selye)
Hans Selye ha coniato il termine di stress, che è una risposta adattiva, ossia che dà una risposta. Lo stress può
essere sia fisico che psichico. Il nostro organismo reagisce allo stress allo stesso modo, sia che si tratti di
sofferenza fisica che psichica:
1. Fase di allarme: prima risposta dell’organismo
2. fase di resistenza: l’organismo si adatta (freddo inteso per giorni, rallentamento del metabolismo)
3. Fase di esaurimento: l’organismo crolla e modificazioni a livello immunitario
La reazione dovuta alla secrezione di cortisolo prolungata è estremamente pericolosa per il sistema immunitario.
Riposta ad una ferita: immaginiamo una distorsione alla caviglia: il corpo risponde con la sua reazione →
infiammazione → dolore. La ridotta capacità motoria è pericolosa per la mia sopravvivenza: produzione di
glicogeno→ produzione di cortisolo→ antiinfiammatorio. Lo stress è una risposta adattiva dell’organismo alle
richieste ambientali.
Lo stress
reazione adattiva dell’organismo alle richieste ambientali: caldo, freddo, attività sportiva, sessuale.
Fisiologicamente utile può divenire una condizione patogena se lo se la stessa agisce con particolare intensità o
per periodi prolungati di tempo.
Stressor da freddo intenso
→ contrazione muscolatura liscia pilorecettori → → contrazione muscolatura
1. pelle d’oca brividi
scheletrica → vasocostrizione → cortisolo → aumento glicolisi e glicogenesi
2. rilascio adrenalina
3. esaurimento delle risorse energetiche → ipotermia → decesso
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Il cortisolo ha una serie di effetti antiinfiammatori che risultano
essere dannosi se il problema è di tipo psichico.
Effetti biologici del cortisolo:
muscoli: riduzione aminoacidi tissutali
ossa: riassorbimento struttura ossea
linfonodi: inibizione reattività immunitaria
aumento dell’acidità gastrica
fegato: aumento glicogenogenesi
azione antiinfiammatoria
riduzione del glucosio circolante e accelerazione dei processi
metabolici.
Il cortisolo prepara e mobilizza le difese energetiche dell’organismo.
Un’eccessiva produzione di cortisolo a lungo termine indebolisce le
difese dell'organismo.
Stressors: traumi, ustioni, emorragie, interventi chirurgici, esercizio fisico, fatica, operazioni belliche, degenza in
→ tumore, ulcera.
ospedale, malattia di familiari. Stress negativo
Il sistema immunitario Ha una notevole importanza nel modo in cui reagiamo alle
malattie virali, tumorali e batteriche.
Gli interferoni (IFN) sono una famiglia di proteine prodotte
sia da cellule del sistema immunitario (globuli bianchi) sia
da cellule tissutali in risposta alla presenza di agenti esterni
come virus, batteri, parassiti ma anche di cellule tumorali.
Funzioni specifiche:
1. inibire la replicazione di virus all'interno delle cellule
infette
2. impedire la diffusione virale ad altre cellule
3. rafforzare l'attività delle cellule preposte alle difese immunitarie (linfociti T e i macrofagi)
4. inibire la crescita di alcune cellule tumorali. 10/03/2017
L’abbassamento delle difese immunitarie sono una conseguenza delle malattie psicosomatiche.
Per valutare il livello di stress vi è una scala che consente la
quantificazione del livello di stress. Osservando i decessi di pazienti
morti per infarto al miocardio in relazione ai livelli di stress si
riscontra che nell’ultimo anno i livelli di stress sono molto elevati. È
stato attribuito il valore 100 al valore di stress più alto che corrisponde
alla morte del proprio coniuge. Anche i cambiamenti del proprio stile
di vita sono fenomeni stressanti. 5
I livelli di stress sono descrivibili mediante la curva “Rad-uno” I livelli di stress accettabili per noi sono attorno ai
20.
Se sono sicuro di poter reagire in modo efficace, anche se la
challenge è molto alta, non producono stress e non c’è insorgenza
della malattia. Se la challenge è elevato ma vi è sensazione di non
essere in grado di rispondere in modo appropriato ci saranno alti
valori di stress. Livelli medio-alti di arousal sono necessari, ma
eccessivi causano impossibilità di reagire, bourn out, per
esaurimento delle risosrse sia fisiche che psichiche.
Effetti dello stress sull’ippocampo
Lo stress modifica l’anatomia funzionale del cervello e a lungo
andare modifica anche l’anatomia strutturale delle cellule
dell’ippocampo e riducendo il volume della materia grigia.
Mediante SPECT (una tecnica neurometabolica che mostra l’afflusso di sangue
nel cervello e mette a confronto diverse persone con livelli di stress con livelli
ottimali con persone particolarmente stressate) è possibile vedere che l’attività
della corteccia prefrontale rimane particolarmente alterata durante le situazioni
di stress. Nei pazienti depressi si ha una iper-attivazione prefrontale. Un
organismo mentalmente stressato può danneggiare l’ippocampo, che è la
struttura principale che media i processi di consolidamento della memoria a
lungo termine. Un danno all’ippocampo porta a problemi di apprendimento e di memoria soprattuto a lungo
termine (es. studenti stressati fanno fatica a memorizzare).
Per simulare lo stress nei ratti, essi vennero chiusi in sacchetti di plastica per 20 minuti e successivamente messi in
acqua per 20 minuti. Si notò che le cellule del loro ippocampo erano state danneggiate a livello della memebrana
cellulare, mediante apoptosi.
Anche chi soffre di malattie post traumatici è caratterizzato da alti livelli di stress (es. chi ha subito aggressioni,
chi ha combattuto in guerra ecc.), possono avere per mesi o anni dei flashback o incubi, risposta di eccitazione
esagerata ai rumori, evitano di ricordare tali eventi. 6
Comportamento emozionale e
patologico
Disordine che possono essere ricondotti a malfunzionamento ormonale, funzionale o strutturale.
Le due prin
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