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PIANO TRIENNALE 1979-1981 (Piano Pandolfi)

Nel 1979 con l’adesione allo SME il governo presenta al parlamento un piano per riprendere il percorso della

programmazione con una strategia pluriennale di governo dell’economia e della finanza pubblica. Obiettivi: limitare

le politiche di sostegno alla domanda interna cercando di favorire l’aumento dell’offerta nei settori trainanti

dell’economia e controllo della spesa pubblica.

PROGRAMMAZIONE POLIENNALE

Si passa da un’ottica annuale a una poliennale e ciò è un salto qualitativo della gestione delle risorse pubbliche. In

italia la spesa pubblica è cresciuta troppo e ciò ha contribuito all’inflazione e causato sprechi allocativi e distributivi.

Secondo Reviglio l’impostazione pluriennale era indispensabile e deve comprendere non solo il bilancio dello stato

ma dell’intero settore pubblico. Sempre secondo Reviglio:

PRO CONTRO

 

Si può costruire un quadro macroeconomico più Difficoltà di integrazione delle azioni

disaggregato e significativo programmatiche nella programmazione

 Verifica della coerenza dei flussi finanziari con le pluriennale

azioni programmatiche di settore Assunzione di impegni che non danno

 Valutazione del contributo del settore pubblico pagamenti immediati

al raggiungimento dei programmi economici Le decisioni con effetti pluriennali costituiscono

fissati un vincolo per i decisori futuri

 Rende esplicite le interdipendenze della finanza

pubblica

 Costringe i vari centri di spesa a sviluppare i

propri bilanci

 Consente di valutare l’impatto futuro delle

decisioni correnti

 Consente al parlamento di svolgere una

funzione di mediazione e controllo sulla spesa

 Consente impostazione di patti sociali credibili (

sacrifici oggi – benefici domani)

La programmazione poliennale è un operazione complessa che si svolge con un processo continuo che va

considerata insieme agli altri strumenti della finanza pubblica: legge finanziaria, bilancio di cassa, leggi di spesa. Il

bilancio pluriennale ed i programmi pluriennali di sviluppo hanno strutturato la programmazione regionale.

ANNI 80

USA , Giappone ed economie asiatiche guidano l’economia mondiale, Reagan riesce a contrastare l’inflazione ed

affronta l’URSS che si dissolve definitivamente nel 1991. Gli anni 80 si aprono con un tasso di inflazione e processi di

riallineamento che si concluderanno nel 1987. In Europa il tasso di inflazione è generalmente elevato con

significative differenze tra i vari paesi. La lira viene svalutata in Italia.

Avviene il processo di integrazione europea: atto unico europeo firmato a Lussemburgo nel 1986 ed entrato in vigore

nel 1987 che prevede libero scambio in un mercato unico europeo, attraverso libera circolazione di persone, beni,

servizi e capitali; inoltre avviene un potenziamento degli strumenti delle politiche comuni e allargamento della CEE.

Crisi nell’Europa dell’est con crollo dell’unione sovietica e abbandono delle economie pianificate a favore del

mercato, riunificazione Germania 1989.

In Italia terrorismo, crisi finanza pubblica, eccesso di pressione fiscale ed economia che da priorità alla riduzione

dell’inflazione attraverso politiche monetarie e di cambio meno restrittive, controllo della spesa pubblica e riduzione

del costo del lavoro. Per far rientrare l’inflazione si controllano i conti pubblici , cosa che ritroviamo dei documenti di

programmazione finanziaria degli anni 80. Il governo prende provvedimenti per il deficit di bilancio che continua a

crescere: ristrutturazione dell’industria e delle imprese in difficoltà, sostegno al reddito dei lavoratori, supporto alle

imprese in crisi con finanziamenti. Questi provvedimenti insieme alla spesa corrente per stipendi pubblici e pensioni

fanno esplodere il debito pubblico.

L’economia italiana viene trainata dalla domanda interna e conosco una delle più lunghe fasi di espansione che

colloca l’Italia tra le prime 56 economie industrializzate ( USA, Giappone, Germani, Francia). C’è un aumento del peso

del settore dei servizi che cambia anche la composizione dell’occupazione (pochi lavoratori nel settore industriale).

La politica economica segue nei primi anni la programmazione triennale del ministro Pandolfi.

DOCUMENTO DI POLITICA ECONOMIA A MEDIO TERMINE ( PIANO LA MALFA 1981-1983)

Piano triennale presentato al parlamento per offrire una politica basata su investimenti pubblici finalizzati allo

sviluppo del mezzogiorno e dell’occupazione, risanamento delle imprese e adeguamento tecnologico. Il cosiddetto

documento La Malfa prevedeva un aumento delle entrate attraverso il recupero del gettito evaso, la ristrutturazione

dell’amministrazione tributaria e la redistribuzione del carico fiscale. I settori di intervento prioritari erano: energia,

telecomunicazioni, infrastrutture, tecnologia, revisione dell’intervento straordinario nel mezzogiorno.

TEORIE ECONOMICHE LIBERALI

1) Teoria della scelta pubblica: le decisioni pubbliche sono l’esito dell’interazione di gruppi politici, burocratici e

dei portatori d’interesse.

2) Teoria della politica economica dal lato dell’offerta: l’intervento pubblico produce effetti negativi dovuti

all’inefficienze nella produzione di beni e servizi da parte dell’operatore pubblico.

I principali punti delle politiche neo liberaliste che si sono affermate negli anni 80 soprattutto in UK e US sono:

riduzione del carico legislativo sulle attività industriali, delle imposte e tagli alla spesa pubblica, privatizzazioni di

imprese pubbliche (in Italia verranno introdotte solo nella seconda metà degli anni 90).

PIANO A MEDIO TERMINE 1982-1984

Viene ribadita la necessità di effettuare investimenti pubblici per aumentare la produttività media del sistema

economico.

Nella seconda metà degli anni 80 emergono strumenti di programmazione (buoni strumenti): contratti di

programma e conferenza dei servizi. I contratti di programma consentono di favorire l’azione congiunta degli attori

pubblici e privati nel settore industriale in territori specifici.

Nel 1983 il governo Fanfani-Craxi ha come strategia il controllo dei conti pubblici basato sulla riduzione della spesa

corrente con contenimento della spesa sanitaria, previdenziale, delle regioni ed enti locali.

DOCUMENTO DI PROGRAMMAZIONE CONOMICO-FINANZIARIA DPEF 1988-1992

Nuovo strumento per collegare più strettamente programmazione economica e finanziaria con la finalità di riportare

sotto controllo la finanza pubblica. Introdotto con la legge 362/1988 che pone dei vincoli alla spesa, alle riduzioni

delle entrate e fissa dei saldi pluriennali. Resta il peso del settore pubblico sull’economia italiana.

In vista del mercato unico europeo il DPEF viene esteso per far coincidere l’ultimo anno con l’inizio del mercato

comunitario; con il DPEF che nascono negli anni 80, si ha un collegamento più stretto tra programmazione

economica e finanziaria.

LA RIFORMA DELL’INTERVENTO NEL MEZZOGIORNO

Gli squilibri economici territoriali si riflettono sul mercato del lavoro; l’occupazione del mezzogiorno dopo una

piccola ripresa continua a diminuire. L’intervento per il mezzogiorno è regolamentato dall’agenzia per la promozione

e lo sviluppo del mezzogiorno attraverso procedure di programmazione e finanziamento triennale degli interventi,

ponendo fine al monopolio della cassa per il mezzogiorno. Il ruolo strategico per lo sviluppo regionale è affidato alle

regioni, il CIPE approva i programmi triennali che vengono attuati attraverso piani annuali dal ministero interno

straordinario per il mezzogiorno.

ANNI 90

USA , Giappone guidano l’economia mondiale, soprattutto USA con la new economy basata sul welfare; il PIL

mondiale aumenta ed i paesi industrializzati rispondono meglio alla nuova crisi petrolifera e quando scende il prezzo

del petrolio a causa dell’Iraq gli USA ne beneficiano.

In Europa: UEM unione economica monetaria nel 1989, processo di integrazione europea, trattato di Maastricht nel

1993 che fissa i criteri e gli obiettivi per far parte della UEM. La new economy favorisce anche l’Europa. Nel 1999

viene introdotta la moneta unica.

Economia italiana: si ha una situazione incompatibile con i criteri fissati per l’ingresso nell’UE; crescita del debito

pubblico ereditato dagli anni 80, crisi valutaria internazionale che si abbatte sulla lira che esce dallo SME (sistema

monetario europeo) che viene anche svalutata.

Dalla seconda metà degli anni 90 crescita del ruolo dell’UE con moneta unica europea e banca centrale europea

BCE,con la ripresa del ciclo economico internazionale migliora anche la situazione italiana. Il PIL e l’occupazione

crescono, l’inflazione decresce, migliorano i conti economici e finanziari, il rapporto deficit/PIL diminuisce ed anche il

debito pubblico si stabilizza grazie anche alle privatizzazioni.

Gli anni 90 segnano una svolta radicale nelle modalità di attuazione della programmazione economica italiano

rispetto ai decenni precedenti. Rivoluzione della programmazione economica italiana che adesso deve adeguarsi ai

vincoli dell’UE, secondo il trattato di maastritch ci sono determinati criteri da rispettare per far parte dell’UEM; per

esempio il rapporto deficit/PIL non deve superare il 60%. Per conseguire l’obiettivo l’italia avvia varie riforme:

politica dei redditi, privatizzazioni per liberare l’economia e ridurre il debito, politiche di contenimento della spesa

pubblica, pensioni e lavoro, mercati finanziari ed investimenti pubblici per lo sviluppo territoriale.

1997 leggi bassanini per il conferimento di funzioni a enti locali e riforma della PA e semplificazione amministrativa

 passaggio da un sistema centralizzato a sistema multilivello basato su finanza autonoma suddiviso tra regioni,

comuni e province.

Anche negli anni 90 rimangono i forti squilibri nel mezzogiorno che hanno: base produttiva agricola prevalente su

quella industriale, scarsa propensione all’export, bassa produttività e disoccupazione tripla rispetto al nord.

Nella seconda metà del decennio abbiamo il passaggio da un sistema finanziario derivato a uno autonomo e all’avvio

della programmazione negoziata con la costruzione di nuovi strumenti di programmazione, c’è un leggero

decentramento delle entrate fiscali.

PROGRAMMAZIONE NEGOZIATA legge 62/1996

Introdotta perché bisogna razionalizzare le scarse risorse finanziarie per rispettare i parametri previsti dal trattato di

M. Lo scopo è di impiegare in modo meno dispersivo le risorse pubbliche e sollecitare la governace territoriale

coinvolgendo le parti locali in un rapporto pubblico-privato con obiettivi condivisi. Si passa da una programmazione

fortemente centralista a una basta sulle risorse locali. I principi base della nuova programmazione solo la

negoziazione e la valutazione; con due assi strategici principali: quello regionale europeo e quello dei sistemi locali di

sviluppo.

La PN è una regolamentazione concordata tra soggetti pubblici e privati per l’attuazione di interventi di sviluppo, ha

un’azione di armonizzazione della programmazione regionale e comunitaria (negoziazione, ossia, confronto fra

molteplici interessi locali e dei vari livelli di governo).

La legge 62/1996 istituisce i seguenti strumenti che segnano l’innovazione della programmazione italiana e

modificano le relazioni centro-periferia con un forte sostegno ai livelli regionali e locali di governo:

1) CONTRATTO DI PROGRAMMA (CP): nati nel 1986, sono riservati alle grandi imprese, ai consorzi di medie piccole

imprese e ai distretti industriali. Hanno l’obiettivo di promuovere investimenti diretti in grado di attivare lo

sviluppo in una data area depressa, attraendo grandi investitori del settore industriale.

2) CONTRATTO D’AREA: istituito nel 1995 con l’obiettivo di favorire accordi e investimenti per il superamento di

crisi industriali di grande rilievo in aree particolari, valorizzando risorse esistenti e salvaguardando l’occupazione.

Cerca di promuovere investimenti integrati e l’accordo di molteplici soggetti locali per il rafforzamento dei

sistemi produttivi. È uno strumento volto al sostegno dell’occupazione e alla promozione dello sviluppo delle

aree in crisi. Sia i contratti d’area che di programma mirano ad un’azione coordinata da parte dei locali con ruolo

marginale delle regioni.

3) INTESA ISTITUZIONALE DI PROGRAMMA fra stato e regioni (IIP): strumento con cui il governo e le regioni

stabiliscono congiuntamente gli obiettivi da conseguire per favorire lo sviluppo ed individuare i settori nei quali

sono necessarie iniziative congiunte stato-regioni.

4) ACCORDO DI PROGRAMMA QUADRO (APQ): accordo vincolante tra enti locali e soggetti pubblici e privati che in

attuazione ad un’intera istituzionale di programma definiscono un programma esecutivo di interesse comune o

collegato. Gli APQ sono il braccio operativo delle IIP.

5) PATTO TERRITORIALE (PT): accordo tra attori e soggetti istituzionali, imprese, enti locali, associazioni per

identificare obiettivi di sviluppo locale condivisi e realizzare investimenti industriali e infrastrutturali. Ha due

principali obiettivi:

a) promuovere la cooperazione fra soggetti pubblici e privati di un dato territorio affinché realizzino progetti di

migliorie locali;

b) favorire investimenti privati attraverso la concentrazione territoriale.

Per far si che un patto abbia successo i requisiti sono:

 Forte leadership politica e coesione con competenza tecnica

 Concertazione diffusa

 Forte integrazione fra iniziative pubbliche e private

Pregi Difetti

 

Iniziativa dal basso Alleanze collusive tra attori

 

Contrattualizzazione delle politiche pubbliche Cooperazione comuni-province e non sistemi

 Dimensione territoriale e concorrenziale della locali

programmazione Progetti non innovativi, frammentati ed estranei

tra loro

6) PATTI INTEGRATI TERRITORIALI (PIT): istituiti nel 1999-2000, costituiscono una modalità specifica di attuazione

degli interventi cofinanziati dal quadro comunitario di sostegno per le regioni obiettivo. Sono un complesso di

azioni intersettoriali, strettamente collegate tra loro e che convergono verso un obiettivo comune di sviluppo del

territorio. Essi abbattono la quota di finanziamento sotto forma di incentivo a favore di interventi direttamente

volti alla produzione di beni pubblici.

Anni 90 presentano discontinuità politica e istituzionale che modificano la programmazione del mezzogiorno da un

carattere centralistico (lo è ancora nell’erogazione dei finanziamenti) a soggetto dello sviluppo.


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in economia del turismo
SSD:
A.A.: 2017-2018

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher carla.aguillonlopez di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Programmazione economica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Milano Bicocca - Unimib o del prof Ferri Vittorio.

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