PROGRAMMAZIONE ECONOMICA – FERRI
1. DEFINIZIONI INIZIALI
2. ANNI 50
2.1. Schema Vanoni 1954-64
2.2. Piano Fanfani Ina Casa 1949-63
2.3. Legge Tupini n 408/1949
2.4. Ministero delle partecipazioni statali 1956-92
2.5. Milano Capitale
2.6. Teoria dei Poli di Perroux
3. ANNI 60
3.1. Nota la malfa 1962
3.2. Rapporto saraceno 1963
3.3. Piano giolitti 1965-69
3.4. Cipe 1967
3.5. Progetto Pieraccioni
3.6. Programma economico italiano 1966-70
3.7. Progetto 80 1969
4. ANNI 70
4.1. Programma economico nazionale 1973-77
4.2. Legge 468/1978
4.3. Piano triennale Pandolfi 1979-81
4.4. Programmazione poliennale
5. ANNI 80
5.1. Piano La Malfa 1981-83
5.2. Teorie economiche liberali
5.3. Piano a medio termine 1982-84
5.4. DPEF 1988-92
5.5. Riforma intervento mezzogiorno
6. ANNI 90
6.1. Programmazione negoziata l.n 62/96
7. PROGRAMMAZIONE UE
DEFINIZIONI INIZIALI
Programmazione = una serie di atti (piani, programmi e progetti) pubblici ordinati in ordine logico e nel tempo
predisposti per raggiungere un obiettivo. Le definizioni variano in base all’oggetto da programmare, al soggetto che
programma e spazio/tempo di riferimento; infatti in letteratura troviamo diverse sigle (PRG, DPEF … ).
Programmazione economica = insieme di attività pubbliche volte ad individuare un quadro di obiettivi economici ( di
utilità sociale) e a prefigurare strumenti ed interventi pubblici per coordinare l’attività complessiva.
Come materia non ha mai riscosso molta attenzione fino alla seconda metà degli anni 90, soprattutto grazie alla
programmazione negoziata, nei decenni precedenti più che di programmazione sarebbe più giusto parlare di primi
studi e prime ricerche in tema di sviluppo regionale.
In Italia programmazione differisce da pianificazione poiché la prima definisce un insieme di interventi che
riguardano le attività economiche e la seconda interventi che investono il territorio.
ANNI 50
Decennio dell’immediato dopoguerra, infatti il tema della programmazione è in relazione alla ricostruzione post-
bellica e al divario nord-sud. Gli USA attraverso il piano Marshall istituito da Truman nel 1948-1951 aiutano la
ricostruzione di diversi stati europei, tra cui l’Italia. Infatti con il rapporto Hoffman essi si esprimono negativamente
sul piano italiano per l’intervento statale economico (incentrato nei settori elettrico, edile, di bonifica ecc..), che
tuttavia ha successo poiché porta:
Stabilità monetaria e di bilancio
Liberalizzazione degli scambi
Crescita economica e industriale
Sono gli anni del miracolo economico. Il paese passa da agricolo a industriale a terziario, e per individuare l’esito
della programmazione economica si valutano precisi elementi:
l’integrazione con l’UE
la modernizzazione degli strumenti di programmazione
lo squilibrio nord/sud e lo sviluppo del sud
Negli anni 50 solo il primo è compiuto, il secondo parzialmente, ma gli squilibri interni nord-sud rimangono e
costituiranno il vero problema della programmazione economica a livello nazionale e comunitario.
Infatti a metà degli anni 50 il divario territoriale è crescente ed evidenzia i diversi ritmi di crescita: al nord lo sviluppo
è intenso ed eccessivamente concentrato nel triangolo MI-TO-GE (Milano Torino Genova). Sorge il problema delle
aree sottosviluppate e si vogliono capire le motivazioni per poi intervenire in modo mirato in questi ambiti territoriali
subnazionali.
Sebbene siano gli anni del miracolo economico c’è assenza di programmazione per la prima volta compare uno
schema decennale di programmazione per sviluppo, occupazione e reddito: il cosiddetto Schema Vanoni.
SCHEMA VANONI 1954-1964
Schema per lo sviluppo del reddito e dell’occupazione. All’epoca la politica era estremamente liberalista e quindi non
si tratta di una vera e propria programmazione economica regionale, ma si introduce il dibattito sulla
programmazione regionale che viene poi ufficializzata con la nota aggiuntiva di la Malfa nel 1962. All’epoca la
politica italiana era aperta agli scambi internazionali e alla costruzione europea, ma chiusa agli interventi statalisti in
materia economica.
È uno schema basato su previsioni di politica economica, non ha interventi e risorse di programmazione (difficoltà di
passaggio dalla teoria alla pratica). I suoi obiettivi sono: creare posti di lavoro, progresso tecnologico, equilibrio della
bilancia dei pagamenti, avvicinamento delle posizioni economiche del nord e del sud.
Dà il via ai piani regionali di prima generazione, ma le principali forme concrete di programmazione di intervento
pubblico nell’economia degli anni 50 sono:
1) 1949-1963 IL PIANO FANFANI INA CASA per l’edilizia popolare LEGGE n 43/1949
Ricostruzione post-bellica in cui il governo imposta una politica diretta a realizzare nuove case popolari per lavoratori
con un progetto temporalmente esteso chiamato “piano per incrementare l’occupazione operaria mediante la
costruzione di case per lavoratori”. Infatti i suoi obiettivi sono:
Puntare sul settore edilizio come volano per l’economia
Aumentare la disponibilità di alloggi a basso costo per aumentare la qualità abitativa
Aumentare l’occupazione operaia del personale poco qualificato
Viene attuato con due piani settennali (1949-1955 e 1955-1963) gestiti da un comitato nazionale, mentre il compito
attuativo viene assegnato all’INA-CASA. I finanziamento derivano da un contributo sui salari dei lavoratori, dei datori
di lavoro e dello Stato. Il piano ha grandi risultati economico-sociali, infatti alla fine dei 14 anni sono stati realizzati
355 000 alloggi e 20 000 cantieri.
2) 1949 LEGGE TUPINI LEGGE n 408/1949
È un provvedimento che completa il piano INA CASA, rivolgendosi a tutti i cittadini bisognosi di una casa ed in
possesso di determinati requisiti, indipendentemente dal tipo di lavoro svolto. In questo modo si vuole raggiungere
l’obiettivo di una casa per tutti. Chi richiedeva l’abitazione pagava attraverso una trattenuta dallo stipendio. Con il
crescere dello sviluppo economico, migliora l’andamento del mercato immobiliare.
3) 1950 ISTITUZIONE CASSA PER IL MEZZOGIORNO E RIFORMA AGRARIA
4) 1956-1992 MINISTERO DELLE PARTECIPAZIONI STATALI
Il Ministero delle partecipazioni statali viene creato nel 1956 con responsabilità di direzione e coordinamento delle
attività degli enti parastatali e con il compito di gestire lo sviluppo economico dello stato, attraverso il controllo di
alcune grandi industrie ed imprese.
5) 1958 PIANO DECENNALE PER LA SCUOLA
MILANO CAPITALE
Milano dal dopoguerra alla fine degli anni 60 si sviluppa in modo innovativo con la creazione di:
M1,
Mercato ortofrutticolo,
quartiere QT8,
interventi edilizia scolastica,
ente fiere,
museo nazionale della scienza e della tecnica,
controllo inquinamenti atmosferici,
piano intercomunale milanese (risolvere sviluppo hinterland)
TEORIA DEI POLI DI PERROUX
Nel secondo dopoguerra si vuole capire cosa influenza lo sviluppo economico diseguale tra le diverse regioni di uno
stato; Perroux formula una teoria ispirata allo squilibrio dello sviluppo e considera lo spazio come astratto (senza
caratteristiche fisiche) e topologico (inteso come campo di forze centripete e centrifughe, dove soggetti e mezzi di
produzione vengono attratti e respinti in maniera selettiva da e verso i luoghi).
Secondo P lo sviluppo economico è di natura squilibrato poiché privilegia dei poli di crescita con intensità differente;
i poli di crescita sono agglomerati industriali nei quali si localizzano imprese e settori produttivi che si rivelano veri e
propri motori capaci di stimolare la crescita di altre unità produttive. Il polo di crescita si estende al concetto di polo
di sviluppo e le fasi del processo di formazione di questo polo di sviluppo sono:
1. il processo di crescita produttiva è innescato dall’impresa motrice, che esercita un effetto di dominazione
sulle altre imprese, determinando condizioni di squilibrio a favore del territorio in cui è localizzata; dallo
squilibrio deriva l’attrazione di flussi di risorse e popolazione
2. alla crescita seguono processi di polarizzazione sociale e demografica
3. il processo di crescita economica implica la formazione di economie esterne di specializzazione, di
agglomerazione (economie di scala) e di localizzazione
4. la crescita demografica e della domanda di beni favoriscono l’accelerazione del tasso di investimento.
Limiti della teoria:
insufficiente concezione dello spazio geografico
mancata considerazione di diseconomie e dei rischi della crisi dello sviluppo economico-territoriale
concentrato su un solo settore produttivo.
Il modello però ha il merito di concepire lo sviluppo come un processo, anche se non tiene conto di molti aspetti.
ANNI 60
Periodo storicamente definito del “boom economico” con le seguenti caratteristiche:
Aumento del PIL, degli investimenti e delle esportazioni,
Crescita delle nascite e quindi della popolazione,
Riduzione della disoccupazione
Evidente passaggio da campagna a città, da attività contadina a operaia
Quindi pianificare e programmare economicamente lo stato diventa una priorità, infatti si ha la nascita vera e
propria della programmazione con la nota La Malfa. Gli squilibri economici territoriali persistono nonostante il
miracolo economico.
Negli anni 50 l’impresa pubblica si autofinanziava i principali progetti, mentre negli anni 60 essa dipende fortemente
dal bilancio dello stato. Gli anni 60 sono caratterizzati da una programmazione di tipo settoriale.
A fine dece
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Programmazione economica e politiche del turismo, parte di Poggi
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Programmazione - programmazione Java 2
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