RIASSUNTO
DEFINIZIONE DI CULTURA
TRE SIGNIFICATI DEL TERMINE CULTURA:
1. Cultura come società arcaica o primitiva extraeuropea contrapposta a società civili.
2. La cultura può anche essere definita come patrimonio culturale di individui o gruppi in
quanto insieme di conoscenze che riconosce valore a certi prodotti che vengono
classificati come oggetti culturali.
3. Cultura come specifica creazione di un gruppo umano. Tylor definisce la cultura come
una complessa totalità che include conoscenze, credenze, arte, morale, diritto, costume e
tutte le altre capacità ed abitudini che sono proprie dell’uomo come membro di una
società.
C. Klukhohn: “Sistema di modi di vivere espliciti ed impliciti creatisi nella storia… che
tende ad essere condiviso da tutti i membri di un gruppo”.
HOFSTEDE: DEFINIZIONE DI CULTURA
Secondo Hofstede la cultura è la programmazione collettiva della mente che distingue i
membri di un gruppo o di una categoria di persone dagli altri. Con una metafora molto
azzeccata Hofstede la chiama anche software della mente.
Profondità dei componenti della cultura:
-La prima cosa che noto in una diversa cultura sono gli aspetti visibili esteriori. Questi
aspetti sono chiamati SIMBOLI. I SIMBOLI, essendo incorporati in segni o comportamenti,
sono studiabili e conoscibili
-EROI = si può capire una cultura solo se si conoscono le figure mitiche che fanno da
riferimento esemplare per quella cultura. Conoscendo gli eroi posso conoscere gli
stereotipi positivi e negativi per una cultura.
-RITUALI= comportamenti e abitudini osservabili dall'esterno che caratterizzano ciascuna
cultura.
-PRATICHE sono le manifestazioni concrete della cultura.
-Le culture sono soprattutto insiemi di VALORI. Qualcosa che si ritiene importante in
maniera prioritaria: possono essere oggetti ma anche concetti, luoghi, gruppi etnici.
Tipicamente le società si differenziano proprio per i VALORI di cui si compongono.
Raramente si sviluppano all’interno di una società VALORI contrastanti rispetto a quelli del
passato.
DIMENSIONI DELLA CULTURA
La valutazione soggettiva non è un criterio da utilizzare per dire quanto una cultura sia
affine o distante da un'altra. L'osservazione con orientamento scientifico vorrebbe
sistematizzare le differenze fra culture fino a poterle confrontare su una serie di parametri
condivisi in modo da capire le somiglianze fra culture spazialmente diverse. Se si vogliono
comparare le culture su una base stabile e non soggettiva devo chiedermi se ci sono degli
elementi confrontabili e su cui si possono trovare misure relative altrimenti le culture
sarebbero tutte uguali o tutte diverse. Bisogna individuare delle dimensioni sulla base di
una capacità di selezione non soggettiva ma sulla base di qualcosa che sia dimostrabile
come esistente.
La dimensione è l’elemento che è presente in una cultura e che è in grado di determinare
una gamma di comportamenti in una varietà di contesti esistenziali.
Hofstede individua 4 dimensioni della cultura:
1.Distanza dal potere. La distanza dal potere è l'influenza tra due soggetti per cui uno è
più potente dell'altro e può dunque esercitare il potere. Conta l'effetto che fa chi comanda
nei confronti dei subordinati. Se una dichiarazione di potere è riconosciuta legittima allora
c'è qualcosa che distingue in modo molto forte chi esercita una posizione di potere e chi
no.
La distanza dal potere è anche il grado di diseguaglianza, si associa in modo stabile al
collettivismo/individualismo:
- dove prevale l'individuo c'è una più bassa distanza dal potere, ovvero non c'è una
diseguaglianza radicata tra un gruppo ristretto che possiede il potere e la moltitudine dei
sudditi. La persona deve essere all'altezza della posizione di potere che occupa.
- dove prevale la collettività la distanza dal potere è alta.
Si possono avere 2 modalità opposte:
• distanza dal potere molto ampia. Alta distanza dal potere: I genitori insegnano ai figli
l’obbedienza: modelli educativi diffusi A genitori ed anziani è dovuto rispetto: gli anziani
hanno esperienza, sanno molto del passato, visione che si fonda sulla conoscenza
accumulata e non generata I figli sono fonte di sicurezza per il futuro dei genitori:
ricchezza come capacità di sopravvivenza, sorta di assicurazione sulla vita L’istruzione è
considerata bene elitario: si investe nell’istruzione universitaria in misura maggiore, il resto
della popolazione può stare senza o averne una di base Le persone esprimono valori
autoritari e atteggiamenti di subordinazione verso ogni tipo di figure di potere: accettazione
di ruoli che manifestano autorità e sottomissione, imbarazzo, ammirazione per le persone
che li sovrastano Nelle organizzazioni la gerarchia rispecchia la diseguaglianza sociale
tra livelli superiori e inferiori: chi comanda, comanda sempre, comanda su tutti, può
ordinare qualsiasi cosa; gli inferiori sono inferiori dappertutto Centralizzazione e
verticalizzazione organizzativa prevalgono: il vertice è comporto da pochi che decidono I
collaboratori si aspettano che venga loro detto sempre cosa fare Il capo ideale è un
autocrate benevolo e percepito come un buon padre Privilegi e status symbol sono
considerati normali Il lavoro impiegatizio (d’ufficio) è valutato come superiore e preferibile
al lavoro operaio (manuale).
• distanza dal potere molta ridotta. I genitori trattano i figli alla pari e i figli trattano i
genitori e i parenti più anziani alla pari I figli non sono fonte di sicurezza per i genitori
quando invecchiano Le politiche legate all’istruzione si focalizzano sulla scuola
secondaria Le disuguaglianze dovrebbero essere minimizzate: le persone meno potenti
e quelle più potenti dovrebbero essere interdipendenti, le persone con minor potere sono a
loro agio nell’interdipendenza, le relazioni sociali dovrebbero essere gestite con attenzione
Nelle organizzazioni la gerarchia implica una disuguaglianza di ruoli, stabilita per
convenienza La decentralizzazione è diffusa Ridotta forbice salariale tra i livelli
organizzativi I manager si affidano all’esperienza e ai loro collaboratori e i collaboratori si
aspettano di essere consultati Il capo ideale è un democratico competente: le relazioni
capo-collaboratore sono pragmatiche Privilegi e status symbol sono mal visti Il lavoro
manuale gode del medesimo status del lavoro d’ufficio.
2.Collettivismo/Individualismo. L’individualismo riguarda società in cui i legami tra
individui sono deboli. Ci si attende che ciascuno si occupi di sé e della propria famiglia
ristretta. Il collettivismo riguarda società in cui le persone sin dalla nascita vengono
integrate in forti e coesi ingroup, che continuano a proteggerle nel corso della vita in
cambio di una lealtà indiscussa.
Caratteristiche del collettivismo:
Le persone nascono e vivono in famiglie estese e altri ingroup persistenti: i singoli
individui sanno di appartenere a raggruppamenti ampi e tutta l’esistenza passa attraverso
gruppi di persone, nessuna relazione individuale (ci si incontra tra gruppi e non tra singoli
individui) L’identità è fondata sulla rete sociale di appartenenza I bambini crescono
pensando in termini di “noi” Armonia preferita e confronto diretto da evitare: evitare la
contrapposizione manifesta, è preferita l’armonia (armonico fluire delle divergenze sociali,
mantenere un contatto aperto e non mettere l’altro con le spalle al muro; lasciare spazio
per modificare l’idea espressa senza dare l’impressione di avere cambiato idea) →
negoziato americano – giapponese (possono generarsi incomprensioni dovute al modo di
comunicare dei giapponesi, uso di linguaggi che non vanno subito al dunque;
diversamente il linguaggio diretto tipicamente americano, lascia poco spazio al negoziato
o lo rende problematico e difficile portando così alla rottura dell’armonia) La
trasgressione comporta vergogna e “perdita della faccia” per sé e per il gruppo: diventa
un’illegalità compiuta dal gruppo, per esempio tutta la famiglia ci perde. Il negoziato da
parte del giapponese si dilata poiché vi deve essere una mediazione in privato con il resto
del gruppo Scopo dell’istruzione è imparare come fare: l’istruzione è pragmatica Titoli di
studio elevati danno accesso a gruppi di status superiori Relazioni lavoratore-datore di
lavoro percepite in termini morali, come un legame familiare: le persone tra di loro
imparano a conoscersi, provenendo dallo stesso posto, e dopo un po’ la conoscenza
diventa una conoscenza complessiva. L’impegno diventa morale per l’imprenditore ma
anche per il dipendente (es. ottenimento di un’offerta migliore da parte di un’altra azienda
– dispiacere del dover andare via dalla propria azienda con la quale si è creato un legame
di tipo affettivo) Assunzioni e promozioni vengono decise tenendo conto dell’ingroup:
nessuno è trattato come singolo e tutti sono trattati come membri di un gruppo più grande.
Preferenza di assunzione di persone conosciute (es. chiedo ai miei, agli amici dei miei, e
così via; persone che garantiscono per il soggetto) Il management è management di
gruppi: i manager gestiscono il gruppo di lavoro, i premi del lavoro svolto a livello di gruppo
sono del gruppo. Viene associato a tutto ciò ad un orientamento ad alta distanza dal
potere, il valutato non ritiene di poter obiettare (presume che quella sia la valutazione
migliore). Vi è un rappresentante del gruppo (vox populi) La relazione prevale sul
compito: riguarda sempre le relazioni di lavoro, vi sono attività da portare a termine.
Persone che non si conoscono negoziano o devono lavorare insieme. In un contesto
individualistico cercano di andare d’accordo in quella parte di lavoro; in un contesto
collettivista i soggetti creano una relazione (poi lavorano anche) e, ci vuole il tempo che ci
vuole La comunicazione è del tipo “high context”.
Caratteristiche dell’individualismo:
Ciascuno cresce pensando a sé stesso ed alla propria famiglia immediata Identità
fondata sull’individuo I bambini crescono pensando in termini di “io” Parlare
apertamente è tipico di una persona onesta La trasgressione comporta colpevolezza e
perdita dell’autostima Scopo dell’istruzione è imparare a “come apprendere” Titoli di
studio elevati accrescono i guadagni e/o l’autostima Relazioni lavoratore-datore di lavoro
sono basate su un contratto considerato di mutuo vantaggio Assunzioni e promozioni
vengono decise tenendo conto solo di regole e abilità Il management è management di
individui Il compito prevale sulla relazione La comunicazione è del tipo “low context”.
3. Femminilità/Mascolinità. La terza dimensione è la mascolinità, contrapposta alla
femminilità. L’autore si riferisce alla distribuzione dei ruoli all’interno dei sessi,
addentrandosi nell’analisi di valori quali la modestia e l’assertività (polo femminile) o la
competitività (polo maschile). In ambito manageriale, la considerazione più interessante è
che una cultura maschile enfatizza lo status (che deriva per esempio dalla posizione e dal
salario), mentre una cultura femminile ha maggiore attenzione per le relazioni umane e la
qualità della vita. Dove i valori “femminili” sono importanti (per esempio Svezia, Israele,
Danimarca, Indonesia etc…) le persone tendono a ricercare una buona relazione di lavoro
con i propri capi, si trovano più a proprio agio con modelli cooperativi, vogliono po
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Processi Organizzativi e Interculturali
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Processi organizzativi interculturali
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Processi Organizzativi Interculturali