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LEZIONE 1: CONCETTO DI CULTURA

Che cos’è la cultura?

Vi sono circa 160 definizioni di cultura raccolte da due studiosi negli Anni 50; prima

di arrivare a un concetto comune di cultura vi è stata una lunga strada.

Nella tradizione occidentale, il momento in cui si riflette di più sui modi di vivere è

tra la fine del Settecento e l’inizio dell’Ottocento.

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1789= Rivoluzione Francese evento che ha dato origine a diversi eventi e ha

generato il passaggio dalla società feudale a quella industriale (altri schemi di

organizzazione di esistenza della collettività)

Caduta dell’Ancien Regime come modello di organizzazione del potere:

• cambiamento della visione del potere e realizzazione di modelli democratici

• la scienza sconfessa tante credenze che si poggiano su valori religiosi o simili (da

Galileo in poi)

• studio delle diseguaglianze sociali e delle relazioni tra esseri umani

= in Occidente questi cambiamenti convergono in un fase storica abbastanza

ravvicinata

TRE SIGNIFICATI DEL TERMINE CULTURA:

1. Cultura come società arcaica o primitiva extraeuropea contrapposta a società

civili.

In occidente tra Settecento e Ottocento si comincia a interrogarsi in maniera

continuativa e sistematica sul perché le società umane sono come sono: scoperte

geografiche e esplorazione dei territori portano alla scoperta di nuove razze umane

che corrispondono a modi di vivere diversi.

Percezione molto forte della varietà delle società: quella europea viene presa come

punto di riferimento e l’umanità percepita diversa viene classificata come inferiore.

Società arcaiche e primitive extraeuropee non vengono classificate come civiltà ma

come culture (dicotomia tra CULTURA e CIVILTÀ’). Cominciano a essere studiate

le culture extraeuropee. La vera civiltà è quella portata dagli europei negli altri

continenti.

2. La cultura può anche essere definita come patrimonio culturale di individui o

gruppi in quanto insieme di conoscenze che riconosce valore a certi prodotti che

vengono classificati come oggetti culturali (=prodotto pregiato che merita d essere

conservato e preso come esempio).

3. Cultura come specifica creazione di un gruppo umano= Tylor definisce la

cultura come una complessa totalità che include conoscenze (la conoscenza esiste

nella misura in cui la mente di qualcuno osserva fenomeni e se ne appropria),

credenze, arte, morale, diritto, costume e tutte le altre capacità ed abitudini che sono

proprie dell’uomo come membro di una società.

Negli Anni 60 viene proposto un nuovo concetto di cultura:

Klukhohn definisce la cultura un sistema (=parti tra loro collegate che si influenzano

reciprocamente) di modi di vivere impliciti o espliciti creatisi nella storia che

tende ad essere condiviso da tutti i membri di un gruppo.

• modo di vivere= riproduce la modalità generale con cui un gruppo umano articola

la propria esistenza

• impliciti ed espliciti= sia concreti sia astratti

• creatisi nella storia= modificati nel tempo

• tende= può non essere condiviso da tutti nella stessa maniera, in larga misura lo è,

altrimenti non ci sarebbe la società

LEZIONE 2: LA COMPETENZA INTERCULTURALE

• Capacità di aumentare la possibilità di comprensione della realtà della diversità

culturale.

• Equipaggiamento cognitivo di base adeguato a riconoscere e innescare processi di

apprendimento di culture diverse dalla propria.

Le società hanno cominciato con piccole aggregazioni di esseri umani e poi hanno

aumentato il loro numero e le persone hanno affinato capacità diverse diventando

anche stanziali (differenziazione continua di abilità, conoscenze).

dal semplice al complesso: principio dell’evoluzione di Darwin

competenza interculturale= diventare capaci di comprendere la realtà della diversità

culturale attraverso una serie di passaggi e tecniche (capacità di pensare e vedere che

le culture sono diverse ma si possono apprendere)

- la cultura si apprende, non si ha insita per via genetica ma la si apprende

- se un comportamento viene attuato e diventa stabile, quel comportamento viene

copiato e fatto apprendere

- nella ripetitività del comportamento si selezionano le persone più adatte a

trasmetterlo

- il comportamento viene diffuso e si consolida perché qualcuno lo supporta e lo

rende naturale

- la cultura si apprende attraverso la vita in comune

Mindset: insieme di atteggiamenti e visione del mondo

= non si nota se non quando vediamo che altri fanno cose diverse dalle nostre

pensando di essere nel giusto. Notare queste differenze ci dice che siamo a contatto

con una diversità.

Il mindset è personale ma non totalmente individuale: noi diventiamo quello che

siamo. Nasciamo ed in ragione di tutto quello che ci sta attorno e accade in un dato

contesto socio-culturale e diventiamo in un modo.

Noi consideriamo le varietà di azioni possibili non tra tutte quelle possibili ma tra

quelle che qualcun altro ha selezionato e mantenuto come quelle possibili = la scelta

è tra una gamma di alternative già precedentemente catalogate come "buone" e da

"evitare".

Possiamo sapere che esistono "popoli diversi da noi".

Esistono culture individualiste che permettono la differenziazione e culture

collettiviste che non la permettono.

La psicologia occidentale, che è nata in un ambiente individualista, deve ammettere

che non può applicare le sue teorie su popoli non occidentali.

Allo stesso modo la medicina = culture diverse portano a reazioni diverse.

L'etnografia medica ha dovuto verificare che la medicina occidentale non funziona

tutta nello stesso modo. Ad esempio la presenza di anticorpi è diversa a seconda di

ambienti di provenienza.

Nella nostra cultura l'autonomia di pensiero è un valore così come l'autoaffermazione

= nelle culture collettivistiche l'approccio allo stesso tema è contrario.

Possono esistere un mindset che non contemplano altri mindsets e mindset che

ritengno giusto l'esistenza di altri mindsets.

Quando le culture rimanagono separate hanno mindsets chiusi ed autocentrati.

L'esperienza della diversità può condurre ad un cambiamento di minset che porta a

rendere il "diverso" meno pericoloso e strano = se il cambiamento è reciproco ci si

può accordare rimanendo diversi o, se conviene, cercare le somiglianze e cercare di

rafforzare per iniziare una sorta di integrazione. Ad esempi gli immigrati che

trasformano se stessi per essere accettati dagli autoctoni. Anche gli autoctoni

cambiano e si crea una sorta di "terza cultura" ovvero un territorio in cui i due

mindsets si capiscono.

L'esperienza della diversità, quando non è traumatica, aiuta a mobilitare il mindset.

Il mindset riguarda la capacità di riconoscere la differenza mantenendo un

orientamento positivo ovvero un orientamento che non mette immediatamente in una

condizione di opposizione

Skillset: insieme di conoscenze e competenze pratiche che vanno di pari passo con

l'applicazione del mindset.

= Molto più concreto del mindset perchè serve a capire e conoscere altri mindset.

Si acquisisce tramite l'esperienza e uno studio adeguato.

Aiuta ad evitare incomprensioni e contrasti.

Lo skillset riguarda il possesso e l'uso di framework teorico-pratici generali per

gestire la diversità culturale.

LEZIONE 3: L'APPRENDIMENTO INTERCULTURALE

Processo di crescita personale che riguarda la soggettività.

Consiste nell'elaborazione della differenza culturale secondo un processo di

apprendimento diviso in tre livelli:

1. Cognitivo

2. Affettivo

3. Comportamentale (che cosa si può o si deve fare)

Originano atti ed effetti diversi ma che generano nella persona un orientamento

complessivo nei confronti di ciò che sta intorno.

LIVELLO COGNITIVO

= attivarsi per conoscere ciò che sembra sconosciuto e incomprensibile

Conoscere attraverso la descrizione di un mondo fatta tramite gli esperti

Permettere di essere a conoscenza degli aspetti oggettivi di una cultura come ad

esempio:

• storia

• sistema politico

• linguaggio

• usi e costumi

• tradizioni

In questo modo si hanno delle conoscenze ma manca l'esperienza "dal vivo".

LIVELLO AFFETTIVO

= essere mossi al livello dei sentimenti (sia positivi sia negativi)

Si mobilita nel momento in cui noi veniamo a conoscenza di determinati significati.

Comprende aspetti soggettivi come:

• visioni condivise da un gruppo

• insieme di significati specifici

• schemi di credenze

• valori e percezioni

LIVELLO COMPORTAMENTALE

= trovandoci in una situazione diversa ci sentiamo posivamente orientati a livello

affettivo e acquisiamo modi di fare.

Questi tre livelli possono succedersi nel tempo anche in modo non sequenziale.

Riti= situazioni codificate che rappresentano un evento in cui ogni cosa deve essere

fatta in un determinato modo.

Guardarsi con gli occhi degli altri significa immaginare l'effetto che si fa in un

contesto estraneo. In questo modo si può capire il disagio degli altri quando si

trovano in nuove culture = messa in discussione dei propri modelli.

Significa praticare la modalità empatica: l'empatia aiuta ad ottenere la

consapevolezza che ciò che noi percepiamo é mediato dalla nostra cultura.

La realtà, dunque, è una costruzione sociale variabile.

Per capire bene bisogna sperimentare.

Quando gli antropologi andavano in contesti in cui non avevano alcuna conoscenza

potevano solo stare anni in una nuova cultura e farsi raccontare ciò che succedeva

ogni volta che si produceva un evento per poter mettere insieme tanti racconti. Una

volta ottenuta, tramite tutte le descizioni singole, una descrizione densa possono

iniziare il racconto di un evento = avere la sensazione di capire una situzione tramite

la descrizione di altre persone ed avendola vissuta più volte.

Integrazione: noi siamo integrati nella società in cui nasciamo

L'apprendimento interculturale è ciò che spesso avviene in quelle famiglie in cui i due

partner vengono da contesti culturali diversi e consentono ai figli di avere a

disposizione più mondi.

Il modello dinamico di sensibilità interculturale = sviluppato da Milton J.

Bennet negli anni Settanta.

Milton Bennet ha studiato una costruzione della realtà e modo di concepirla che si

adegua progressivamente ad accogliere la differenza culturale, e che è alla base dello

sviluppi evolutivo degli esseri umani.

Questa costruzione si sviluppa attraverso FASI dall'etnocentrismo

all'etnorelativismo.

Etnocentrismo : modo di vedere sé stessi e gli altri che prende il proprio modo di

vivere e la propria cultura come modello di riferimento con cui confrontarsi con tutti

gli altri. Gli studiosi hanno immaginato l'evoluzione dell'umanità come una linea

unica di trasformazione che partiva dalle società primitive = EVOLUZIONISMO

Sequenza di fasi:

- primitivo

- selvaggio

- civiltà

tappe lunghe caratterizzate da eventi che permettevano il passaggio da una fase

all'altra.

L'invenzione della scrittura porta dallo stadio primitivo allo stadio della

"selvatichezza".

La scoperta del fuoco e l'uso dell'arco sono dei sintomi dell'evoluzione di un popolo.

La classificazione ha come riferimento la SOCIETA' OCCIDENTALE DI META'

800 cioé la società di appartenenza dello studioso.

Quanto più un popolo é diverso tanto più é indietro nell'evoluzione. La società

europea veniva considerata come quella finale poiché ha il livello più alto di

evoluzione della capacità umana.

Il pregiudizio etnocentrico era stato criticato agli studiosi perché prevedeva che tutti i

popoli prima o poi avrebbero raggiunto il livello della società europea (che aveva il

primato di aver raggiunto lo stadio più alto per prima) = questa visione diventa la

giustificazione del colonialismo ---> accelerare il processo di evoluzione di alcuni

popoli.

Kipling "il fardello dell'uomo bianco"= compito storico che l'uomo civilizzato aveva

nei confronti degli altri popoli.

Etnocentrismo: utilizzo, per le valutazioni, solo i valori della mia società.

Etnorelativismo : reazione alla visione etnocentrica che si sviluppa nei primi anni

del Novecento.

Gli allievi degli studiosi evoluzionisti si pongono il problema di dimostrare le

affermazioni criticando le prove scarse e contraddittorie portate dai loro maestri.

Si sviluppano scuole di ricerca socio-antropologica nei paesi europei che più hanno

coltivato l'espansionismo coloniale (Francia e Inghilterra) e negli stessi USA =

poiché erano le società che avevano avuto i maggiori contatti con queste civiltà.

Partendo da una visione etnocentrica gli studiosi si sono posti il problema che forse

non fosse corretto classificare popoli diversi con i propri criteri culturali. Per capire

questi popoli bisogna prendere le distanze anche dalla propria cultura.

Capire che bisogna mettersi nei panni altrui fa si chhe si capisca che non devono

essere usati i criteeri di una cultura per capire i comportamenti di un'altra.

Questa presa di distanza induce a generalizzare l'orientamentamento e a definire un

modo contrario di concepire le diversità tra le culture.

Le culture sono tante perche sono diverse:

• le risorse naturali

• le abilità

• i modi di sopravvivere

• le situazioni in cui si può accumulare esperienza e conscenza

• la costrittività delle condizioni naturali e ambientali

le società si adattano alle condizioni in cui si trovano e dunque ci saranno popolazioni

molto diverse fra loro che hanno sviluppato credenze e modi di vivere diversi --->

non poteva che essere così.

Questa visione è un rovesciamento dell'evoluzionismo e viene chiamato

FUNZIONALISMO = ogni collettività è una sorta di "unicum" --->si é adattata ad

un contesto e ha creato un organismo che può sopravvivere a quel contesto.

Se una società é come é significa che quello era l'unico modo che aveva per

sopravvivere.

Le funzioni che una società deve assolvere per sopravvivere sono sempre le stesse:

• mangiare

• riprodursi

• individuazione di figure differenti = gerarchizzazione e specializzazione funzionale

• regole per disciplinare i comportamenti.

Non si considera solo più una solo trasformazione lineare ma tante linee diverse =

ciascuno è ciò che non poteva fare a meno di essere.

Relativismo delle culture: ogni società deve essere studiata partendo dalle sue usanze

e dal suo sistema di valori.

Ciascuno ha una propri cultura valida al proprio interno.

Le culture sono diverse e vanno capite per quello che sono e non ce n'é una più avanti

dell'altra.

LEZIONE 4: LE FASI DEL MDSI DI MILTON BENNET

(anni '70)

Fasi etnocentriche Esperienza della Fasi etnorelative

diversità

Ogni società se non .

Scrivi per inserire testo Accettazione

= passaggio

entra in contatto con Adattamento

dall'etnocentrismo

altre pensa di essere Integrazione

all'etnorelativismo

l'unica possibile = si crea una

Negazione condizione

Difesa esistenziale

Minimizzazione preferibile

Esempio: la cultura anglosassone diventa dominante ma riesce a convivere con altre

presenti nel continente ma diverse = dimostrazione che culture diverse riescono a

trovare un terreno comune su cui lavorare.

STADI ETNOCENTRICI:

1. Negazione/ rifiuto:

- incapacità i rapportarsi e interpretare la diversità culturale

- nessuna esperienza della differenza

- incapacità di spiegare la differenza in modo complesso

= spesso é difficile spiegare i propri modi di fare perché sono dati per scontati

- le altre culture non sono "reali" come la propria ma sono sepre delle eccezioni e

delle stranezze. L'aristocrazia europea portava a casa degli "esemplari umani" da

utilizzare come sevitori e mostrati come souvenir.

- i tratti caratteristici sono gli stereotipi

= finalità chiave: riconoscimento delle differenze culturali

= sfida cognitiva: formulazione di una visione costruttiva delle relazioni

interculturali, attraverso processi che stimolano la curiosità e facilitano il contatto con

altre culture---> in questo modo si ci "socializza" ad una diversità.

2. Difesa:

modalità polarizzata di pensiero (noi/loro) spesso accompaganti daa un'aperta

espressione di stereotipi. Un atteggiamento di superiorità relega in genere la diversità,

percepita come potenziale minaccia, in posizione di inferiorità.

Il sentimento prevalente é la paura.

= finalità chiave: mitigare la polarizzazione enfatizzando la "comune umanità" e le

somiglianze -->aiuta a superare la paura

= sfide cognitive:

- esperienza diretta della diversità

- controllare i conflitti

- capire che la comprensione parte da qualcosa che é comune

3. Minimizzazione:

Fa uscire dalla distanza e dalla paura ma prende in considerazione solo tratti culturali

superficiali e comuni.

Deriva da un’accentuazione eccessiva della somiglianza poiché utilizzo i miei criteri

e le mie categorie per spiegare come l’altro non é così lontano da me.

Le differenze vengono tollerate in quanto incorporate in categorie familiari, basate

sull'assunto di familiarità.

= Le persone non fanno più risalire le differenze ad un piano comune, di tipo

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Scienze politiche e sociali SPS/07 Sociologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher martinaistel di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Processi organizzativi interculturali e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Nuciari Marina.
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