Processi organizzativi interculturali
La diversità socioculturale
Culture diverse portano innovazione, perché mescolano idee e visione delle cose diverse. Con quali criteri si può individuare la diversità socioculturale? Comportamenti, idee, pensieri, criteri di scelta, credenze, valori. La diversità delle culture si percepisce (nel contatto), ma non si può "vedere" fisicamente, se non nelle conseguenze. È difficile osservare i fenomeni sociali, perché non si riesce a distinguere il fenomeno in sé, in quanto per noi è la normalità. Non si riesce ad avere una visione dall'esterno della cosa. Come quando qualcuno ci chiede indicazioni per una strada che facciamo tutti i giorni: è difficile spiegarlo a parole, lo facciamo e basta. Agiamo in maniera automatica, per abitudine. Abbiamo una sorta di riconoscimento cognitivo, quando vediamo qualcosa di cui abbiamo un’idea.
Definizioni
- Lo shock culturale: quando uno studente va all’estero
- La teoria della terza cultura: trovare un punto d’incontro tra due culture per superare lo shock e costruire una modalità di relazione, magari limitata (all’ambito lavorativo o altro). Non è né una cultura, né l’altra; è una specie di terza cultura intermedia.
- La competenza interculturale: la capacità di interagire con altre culture in maniera adeguata.
- Le pratiche di dialogo: esercizi, (MIT), hanno studiato come con il dialogo si riesca a superare le differenze culturali.
- Crosscultural management: l’ambito in cui si applicano le competenze interculturali, ossia gestire le varie culture all’interno di un’organizzazione. Quindi anche la capacità di adattare l’organizzazione in base al contesto in cui lavora e alle diverse persone con cui interagisce.
- Gruppi professionali transnazionali: conducendo una vita che non è mai fissa in un posto, non hanno una nazionalità definita, ma associandosi negli stili di vita creano abitudini che non appartengono a nessun luogo, e creano reti di conoscenze con persone simili a prescindere dalla provenienza.
- Cultura: un insieme particolare di conoscenze (es. studio scolastico, storia, geografia, letteratura, ecc.). Tipicamente ciascuno impara quella del proprio Paese, ma anche quella globale.
In questo contesto "cultura" non viene usato per distinguere le persone per nazioni, ma per popolazioni: con usanze, usi e costumi e tutti i modi di vivere in comune, detto gruppo umano. I confini possono essere anche territoriali, ma soprattutto sono culturali. Questo è ciò che caratterizza e distingue le popolazioni (gruppi umani). Un tempo erano definite culture le civiltà arcaiche, ma è una distinzione di tipo storico divenuta quasi obsoleta. Non viviamo sotto natura (quasi mai), ma viviamo sotto cultura.
Tre significati del termine cultura
- Società arcaiche o primitive, extraeuropee sono contrapposte a società definibili come civiltà.
- Patrimonio intellettuale di individui o gruppi.
- Specifica creazione di un gruppo umano (vedi definizione di Tylor).
Definizione di cultura
E. B. Tylor, 1871: "Complessa totalità che include conoscenze, credenze, arte, morale, diritto, costume e tutte le altre capacità ed abitudini che sono proprie dell’uomo come membro di una società".
C. Klukhohn: "Sistema di modi di vivere espliciti ed impliciti creatisi nella storia... che tende ad essere condiviso da tutti i membri di un gruppo".
Il modello evoluzionista sembra adeguato per spiegare le diversità tra gruppi umani, dovendo classificare le diverse popolazioni che vivevano in situazioni molto diverse tra loro per ambiente, risorse, costumi, ecc. Criterio dal semplice al complesso: gli organismi più evoluti sono quelli che hanno il maggior numero di specializzazione. È una metafora che può spiegare l’esistenza di più popolazioni diverse, evolvendosi e complicandosi, aumentando la numerosità, la varietà e le capacità. Ciò ha consentito che l’umanità migliorasse progressivamente i modi per risolvere i propri problemi di sopravvivenza, spostando di volta in volta l’asticella. La civiltà è il punto d’arrivo. Ci sono gruppi che nella loro storia hanno vissuto tutti i passaggi dell’evoluzione, mentre altri sono magari più indietro. Si confrontano i gruppi per cercare di trovare ufficialmente gli step dell’evoluzione delle società. Ad esempio, si confronta la società occidentale, che si considera la più evoluta (perché si è imposta un po’ ovunque), con le altre.
Evoluzionismo unilineare: teoria secondo cui prima o poi tutte le società convergeranno su un unico modello. Ad un certo punto quindi è necessario creare dei concetti applicabili universalmente. Quindi la definizione di cultura deve essere adattabile a tutte. Quella di Tylor è adatta. Nella prima definizione la cultura è qualcosa di concreto, poiché formata da elementi concreti (credenze, arte, costumi, ecc.). La cultura diventa astratta nella seconda definizione di Klukhohn. Contiene aspetti che si manifestano in maniera continuativa, e altri che non si manifestano di frequente.
Divisione dei compiti all’interno del gruppo
- Es. la prima divisione del lavoro: le donne fanno i bambini, gli uomini si occupano del reperimento delle risorse utili alla vita.
Problema della disuguaglianza: le diverse attività vengono classificate per importanza (procurarsi il cibo, la sicurezza, fabbricare utensili, ecc.).
Hofstede: recruiter di IBM
Confronta gruppi umani che hanno una base di somiglianza (stesso ambiente di lavoro) ma che hanno anche differenze (poiché provengono da diverse filiali in giro per il mondo). Vuole capire in che modo sono differenti. Intervista centinaia di migliaia di individui, generando delle dimensioni comparabili. Partendo dalla natura umana comune a tutti, procede con la definizione delle diverse culture e infine delle numerosissime e diverse personalità. Gli esseri umani non vivono sotto natura, ma la modificano per adattarla ai propri bisogni. Quindi per lui gli umani assorbono e apprendono (involontariamente) le diverse culture (software della mente). Ma per quanto uniformato alla cultura e alla natura umana, ogni individuo mantiene una sua unicità specifica: le caratteristiche presenti dalla nascita più tutte quelle apprese nel corso della vita formano la personalità.
La cultura come software della mente
- Personalità: specifica dell’individuo, appresa ed ereditaria.
- Cultura: appresa, specifica di gruppi o categorie.
- Natura umana: universale ed ereditaria.
Profondità dei componenti della cultura
- La prima cosa che noto in una diversa cultura sono gli aspetti visibili esteriori (es. l’aspetto delle case, la vegetazione, l’abbigliamento delle persone, la lingua, il cibo, ecc.). Questi aspetti sono chiamati simboli. I simboli, essendo incorporati in segni o comportamenti, sono studiabili e conoscibili.
- In ogni cultura esistono degli archetipi, ossia degli esempi positivi e negativi. Personaggi inventati, modelli ecc., questi sono detti eroi. Es. i promessi sposi: alcuni di questi personaggi sono diventati rappresentazione di comportamenti (positivi e negativi) come don Abbondio, incapace di prendere una posizione.
- I rituali sono sequenze di azioni che si ripetono in determinate situazioni. Per agire, per segnalare le proprie intenzioni ad altri, secondo modalità ripetute.
- Es. 1 il matrimonio: con una sequenza di azioni che coinvolge diverse persone e ruoli, i due sposi cambiano il loro stato civile.
- Es. 2 la riunione aziendale, ha lo scopo di risolvere i problemi di gestione.
- Es. 3 il saluto tra colleghi.
- Le pratiche sono le manifestazioni concrete della cultura.
- Le culture sono soprattutto insiemi di valori. Qualcosa che si ritiene importante in maniera prioritaria: possono essere oggetti ma anche concetti, luoghi, gruppi etnici. Tipicamente le società si differenziano proprio per i valori di cui si compongono. Raramente si sviluppano all’interno di una società valori contrastanti rispetto a quelli del passato.
Le culture individualiste valorizzano l’individuo come portatore di valori in quanto tale. Ma è un concetto relativamente nuovo. In passato prevaleva invece la cultura collettivistica, in cui si considerava il valore di un individuo solo come appartenente ad una comunità e portatore di cultura collettiva. Inoltre, non c’era mobilità: un povero rimaneva povero, un ricco rimaneva ricco; in base a quello venivi giudicato, a prescindere da cosa facessi come individuo. I valori formano poi ciò che è giusto o ingiusto, bello o brutto, meritevole e non, all’interno di una cultura. I valori di una cultura non è detto siano adottati da tutti gli individui che vi appartengono. Solo con il contatto si può dire se siamo compatibili con una cultura diversa dalla nostra, confrontandone i valori e gli altri elementi.
Dimensioni della cultura
Valutare in che misura le variabili indipendenti, variabili che fanno la differenza, e in che misura la variazione rispetto ad età, genere, istruzione possa causare un cambiamento. Queste variabili non discriminavano nel modo corretto, non erano sufficienti, si è fatta un’analisi fattoriale (produce insiemi di associazioni, di modalità di risposte date ad una gamma di domande), l’insieme che si forma va analizzato dal ricercatore alla luce di una teoria. Quali risposte si sono associate con una relativa numerosità? Si pone il problema: chi sono questi che danno risposte simili ma suddivisibili in base ai fattori? I vari insiemi di valori associati in modo forte tra loro, appaiono relativamente stabili e sono in un certo numero, poi sta al ricercatore valutare. Per esempio, i primi quattro hanno senso? Sono sufficienti? Magari bisogna tenere conto di altri fattori e soprattutto della varianza di ciascuno. I quattro fattori che si presentano con una notevole sostanza creano un insieme dato di risposte che realizzano la coerenza con la domanda e con l’insieme di altre domande apparentemente non congiunte, come se certi tratti comportamentali o preferenze tendessero a riprodursi molte volte in molte persone diverse. Con campioni elevati, persone che convergono in 10,15,30 tratti desunti da un questionario articolato, che cosa rende simili questi individui (appartenenti a Paesi diversi)? Anche la nazionalità diventa un tratto, un elemento. In queste associazioni quello che sembrava fare una qualche differenza, è l’appartenenza nazionale (supponiamo che crei differenze). Vengono fuori quattro fattori indipendenti:
- Distanza dal potere – comportamenti differenti a livello gerarchico tra individui rispetto all’occupazione di una posizione di autorità.
- Collettivismo/Individualismo – se le decisioni vengono prese indipendentemente dal gruppo di appartenenza oppure no, prevale il gruppo sull’individuo o viceversa?
- Femminilità/Mascolinità – variabili che si rifanno al modo di considerare il lavoro rispetto alla vita privata, modo di considerare le scelte in base al genere di appartenenza, valutazioni di comportamenti preferibili se agiti da uomini o da donne. Scissione vita-lavoro secondo una visione di genere, opinioni di cosa è opportuno per gli uni o per gli altri. Un modello mascolino di vedere lavoro-vita privata e un modello femminile di vedere lavoro-vita privata (non vi è una relazione diretta, per esempio una donna può avere una visione “mascolina” di questo argomento).
- Avversione all’incertezza – aggrega affermazioni e modi di preferire determinate situazioni per mettere in luce una serie di persone “avverse” al rischio (condizioni di incertezza, avversità) e un altro gruppo di persone che mettono in luce la loro accettazione dell’incertezza, del rischio (indotti a comportarsi diversamente rispetto a chi è avverso al rischio).
Riflessioni successive portano un ricercatore (Michael H. Bond) ad evidenziare una quinta dimensione:
- Orientamento a lungo termine/a breve termine (o dinamismo confuciano) – gli studiosi non avevano dato evidenza a “modi di vedere” molto presenti nella cultura orientale perché la ricerca precedente era stata fatta da studiosi occidentali. I fattori considerati fanno riferimento alla concezione filosofica-religiosa confuciana (Bond sostiene che sia una modalità molto ampia di definire ciò che è opportuno o meno, quindi di stabilire valori, tradizioni e costumi; vi è una sovrapposizione tra questa corrente e la cultura Cinese). Bond allega un questionario su una serie di domande, rappresentanti valori confuciani, e osserva che viene fuori una suddivisione che riproduce all’incirca le quattro dimensioni già evidenziate ma vi sono forti alterazioni di riposte e queste si condensano in questionari compilati da cinesi. I temi principali sono: progettualità futura, il valore delle persone, la concezione della tradizione. Il contenuto della dimensione riguarda tutto ciò che può essere influenzato dal tempo e come tutto ciò (l’uso e la percezione del tempo) può influire sulle persone; condizionamenti delle scelte degli individui. In quegli anni (meta anni ’80) stavano vendendo alla luce alcune giovani e piccole nazioni, concentrate nel sud-est asiatico, che riescono ad entrare, grazie alla produzione industriale, in concorrenza con l’occidente. Innovano a prezzi assolutamente competitivi, scardinano le posizioni di mercato, rappresentando un pericolo imprevedibile (considerati piccoli, senza risorse interne, perlopiù usciti da processi di economizzazione/deconomizzazione, grande miseria diffusa, corruzioni a livello politico, usciti dal conflitto mondiale; in vent’anni avevano stravolto le loro situazioni – sviluppo rapido, avanzato e dinamico). Questo rapido cambiamento, al pari di altre culture occidentali che avevano generato il capitalismo, allo stesso modo vi erano altri valori che si erano consolidati ed erano coerenti con il capitalismo avanzato. Nelle idee del confucianesimo si trovano le premesse per quel tipo di capitalismo. Conquista della libertà individuale, del singolo, libero e protetto e la libertà politica, di opinione e di espressione della medesima sono tutte questioni occidentali, nel contesto orientale tutto ciò non è presente. Ci si chiede se le idee base sono coerenti con lo sviluppo di un capitalismo statale (non c’entra più niente il modello sovietico, basato su un centralismo economico accentuato).
Viene individuata una sesta dimensione:
- Indulgenza/Restrizione verso il benessere – grado di soddisfazione, felicità rispetto alla vita. Misura della propensione di ogni cultura verso una certa idea di benessere (materiale, comfort, libertà personale, …).
Queste dimensioni sono alla base di ricerche simili. Si crea una modalità standardizzata di fare confronti tra culture diverse ponendo come variabile il livello di cultura:
- La cultura nazionale (oggetto ritenuto condiviso dai cittadini di uno stesso Paese)
- La cultura regionale/etnica/religiosa (si sovrappongono al confine nazionale)
- La cultura di genere
- La cultura generazionale
- La cultura di status socio-professionale (la posizione sociale può cambiare la visione del mondo di un individuo)
- La cultura organizzativa (per esempio, IBM che fa una ricerca è convinta di trasmettere la propria cultura organizzativa a tutte le filiali, queste traducono poi nella “loro lingua”)
Per esempio, lo stereotipo del giapponese collettivista sta venendo a mancare, la cultura si sta spostando verso l’individualismo.
Prima dimensione: Collettivismo ↔ Individualismo
Tipi di società
| Società collettivistiche | Società individualistiche |
|---|---|
| Individuo soggetto al potere del gruppo | Individuo autonomo e trattato come singolo entro a relazioni con altri singoli |
| Gruppo interno (ingroup) |
Comunità e collettivismo: basata sul senso comune di appartenenza, orientamento tipico di società di piccola dimensione, senso di legame di ciascuno con tutti. Nasce insieme alle comunità, il singolo esiste e ha vantaggi derivanti dal far parte di una comunità. Man mano che le società si ampliano, si segmentano i settori in cui le persone si riconoscono. Si crea un attaccamento generalizzato derivante dagli aspetti che caratterizzano un individuo. L’individuo sceglie e cerca le proprie situazioni sociali uscendo dalla costrizione del gruppo di appartenenza che in un piccolo Paese ha sempre attorno. Il legame è diverso tra il piccolo villaggio e il collettivismo della grande città. Le restrizioni aggregano mentre l’abbondanza divide. La società vede la grande città come luogo dello scambio: meno vincolante e più libera per l’individuo.
Nelle culture fortemente collettivistiche l’individuo nasce in un contesto di gruppo familiare relativamente piccolo (genitori più eventuale fratello/sorella, rapporto 1:1), la pressione e il potere che il gruppo può esercitare sull’individuo è davvero basso. Es. immagina rapporto feudatario e contadino nel feudalesimo, oppure ruolo del capo famiglia nelle tribù, oppure ancora decisione del padre del futuro marito di una figlia, in alcuni contesti culturali.
Interno (ingroup): i membri sono legati tra loro da un senso di appartenenza comune, un sentimento del noi, che fonda la coesione del gruppo interno. Ci può essere contrapposizione con coloro che non fanno parte del gruppo interno.
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Processi Organizzativi e Interculturali
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Processi organizzativi interculturali
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