Processi e tecnologie di stampa
Tommaso Gentile
Farsi un libro, Bandinelli, Lussi e Jacobelli
Il manuale del graphic design, Ambrose Gavin
La stampa oggi, tecniche materiali processi, David Bann
Lezione 1
Layout, griglia, uso e consumo
Le parole su un foglio stampato vengono viste, non udite: una cosa stampata non può più essere modificata. Bisogna sempre essere curiosi.
Progettare emozioni: prima di tutto oggetto. Ogni pagina, ogni stampato, ogni libro, ecc., prima di tutto è un oggetto. Esso occupa uno spazio, ha un suo peso, un suo modo di essere usato e vuole scatenare in voi un’emozione. Ogni oggetto ha una relativa soluzione grafica. Ogni pagina ha al suo interno delle parti attive e passive nella lettura (punti morti, vuoti). Il lettore esplora il documento cercando le informazioni più importanti. Le pagine hanno vari livelli d’informazione.
In un prodotto editoriale, il processo di analisi segue una diagonale dall’alto a sinistra, fino in basso a destra. Le informazioni più importanti vanno quindi messe in alto a sinistra. Tuttavia, colore, tipografia e griglia possono modificare l’ordine di lettura. Sul web, invece, l’occhio segue una F detta F shape. Prima si seguono due linee parallele orizzontali, poi lo sguardo scende verso il basso.
Ogni pagina ha un suo modo di essere disegnata. Quando si progetta, bisogna pensare in funzione del tutto e non del singolo. Per esempio, un libro va pensato sempre in doppia pagina e non a pagina singola.
Griglia del documento: permette di gestire bene gli spazi e dare ordine alle pagine. Permette di posizionare e allineare gli elementi in senso orizzontale e verticale. Interessante è il libro “The Vignelli Canon: trucchetti di Vignelli per la stampa di prodotti grafici.” Le guide sono come l’abbigliamento intimo: sono indispensabili ma nessuno le vede. Per creare bene un prodotto, bisogna prima saper creare una corretta griglia. La griglia non deve essere vista come un ostacolo rigido ma come elemento flessibile che non deve vedersi ma deve esserci.
Step per creare una corretta griglia:
- Dopo la scelta del formato bisogna decidere le dimensioni dei margini. I margini esterni valorizzano i contenuti. I margini sono: esterni (di taglio), interni, di testa, di piede. Deve esserci una giusta proporzione dei bianchi (vuoto/margini). Sono i margini a far risaltare il contenuto. L’uso degli spazi (bilanciamento, posizione, dimensione) dà valore agli oggetti.
- Scelta delle colonne e delle righe
- Impostare linee di base. La griglia linea di base: serve a fare ordine in orizzontale. Questa griglia si misura in punti e permette al testo di allinearsi a questa griglia. In questo modo si dà all’occhio la possibilità di trovare facilmente i contenuti.
Ci sono moltissime regole sullo studio e la disposizione dei contenuti. Una volta capite e imparate bene, allora si possono infrangere.
La lunghezza di una linea di testo da lettura si raccomanda essere tra i 50 e 75 caratteri inclusi gli spazi, ovvero circa 7-10 parole. Per titoli e didascalie invece si va a occhio.
Le scritte sopra alle immagini: non cambiare il colore delle parole, o delle lettere, o parti di esse. Mai usare il testo giustificato se non si sa farlo benissimo.
Scelta dei margini: uso comune è avere una divisione 2:3:4:5. Ovvero 2 parti per i margini interni, 3 per i margini superiori, 4 per gli esterni, 5 per gli inferiori. Un’altra soluzione è dividere la pagina in 9 colonne e 9 righe, tenere 1 modulo per margine superiore e interno e 2 moduli per margine esterno e inferiore. Sarebbe infatti buona norma far coincidere i margini con le misure dei moduli. Modulo = rettangolo formato dalla suddivisione in linee e colonne.
Microtipografia: attenzione al dettaglio tipografico.
- L’interlinea ottica giusta deve contenere le parole minuscole mir o x
- Ascendenti e discendenti non devono mai toccarsi
- Non fare troppo kerning: le lettere non devono toccarsi tra loro
- Gli spazi e le discendenti non vanno mai sottolineate
- Fare allineamento ottico a sinistra e non giustificato (se non si sa farlo bene) tramite brano-allineamento ottico
- La parola a fine frase non va mai lasciata da sola a inizio riga
- Fare sempre allineamento ottico e non geometrico
- Spazio tra colonne: se il testo è giustificato deve starci la parola MII, se non è giustificato deve starci MI
Oltre alle griglie, linee e colonne, anche il carattere tipografico è importantissimo. Scegliere giusto carattere, corretta dimensione, giustezza, interlinea, tracking e colore. Ogni font ha un nero differente.
Mai esagerare con:
- Kerning: distanziare spazio tra le lettere
- Tracking: distanziare spazio tra le lettere
- Giustezza: larghezza del box in cui viene inserito il testo, in modo tale da avere una buona leggibilità. La giustezza deve essere di 7/10 parole per riga.
- Interlinea: spazio tra la base di una riga e la base della riga successiva.
Le virgolette sono queste “ ” e non queste " "
Le lineette sono queste – e non queste -
L’accento è questo è e non questo e’
…e, di, per, ma, su, mai a fine riga.
(parentesi) e non ( parentesi )
a’ e non a ‘ …l’apostrofo sempre attaccato alla parola
I tre punti sono questi … e non questi . . .
Lezione 2
Le origini della stampa
La stampa è nata in Cina nel VI secolo d.C. con un procedimento in base al quale parole ed immagini venivano incise su matrici di legno (xilografia). Il più antico testo a stampa che si conosca è Il Sutra del diamante, realizzato nel 868 d.C in pergamena.
Sempre in Cina, nell’XI secolo la stampa con caratteri singoli in terracotta (e non più in legno) fu perfezionata da Pi Sheng. Già nel XIII secolo i procedimenti con caratteri di metallo si diffusero in Estremo Oriente, anche se fermarono presto il loro sviluppo perché poco adatti al sistema ideografico utilizzato in quei paesi.
La svolta avvenne con l’introduzione dei caratteri mobili da parte di Gutenberg, che inventò una matrice in grado di fondere singole lettere. Costruì un torchio tipografico e nel 1444 cominciò a lavorare alla cosiddetta Bibbia di Gutenberg pubblicata nel 1456. Il testo veniva stampato mentre tutti gli altri elementi (capilettera, ornamenti, immagini) vengono fatti a mano in un secondo momento.
Plus: questa è stata un’invenzione epocale per il periodo storico, permetteva la riproduzione di testi con più rapidità e in serialità. La stampa tipografica inventata da Gutenberg permetteva infatti di stampare più copie di uno stesso documento. Introduce il concetto di tiratura di un documento, in cui non si ricopiava più a mano, ma con una tecnologia.
I caratteri mobili consentivano di effettuare la correzione del testo prima di mandarlo in stampa. Ogni carattere era intagliato su un punzone d’acciaio (la femmina), utilizzato per produrre una matrice di metallo più morbido (maschio), nella quale veniva colato il piombo fuso per dare vita al carattere. A questo punto i caratteri venivano assemblati linea dopo linea per dare vita alla pagina. I caratteri potevano essere di ferro o legno a seconda delle dimensioni.
Man mano che si sviluppava l’uso di questa nuova tecnica si ricorreva alla xilografia da abbinare alla tipografia per riprodurre disegni o illustrazioni; altre volte invece le illustrazioni e soprattutto i capilettera erano disegnati a mano. Erano proprio questi interventi postumi alla stampa tipografica che davano valore al libro.
Passeranno duecento anni prima che il torchio fosse modificato ed i tamponi inchiostratori sostituiti con dei rulli. La tecnica di Gutenberg fece rapidamente il giro d’Europa e approdò in Inghilterra nel 1476.
In America la stampa fu introdotta da Stephen Dayne nel 1638. Sviluppo successivo fu la costruzione di torchi in ferro piuttosto che in legno e di meccanismi a leva invece che a vite.
Seguì un periodo di rapide innovazioni nella progettazione dei torchi e nel 1814 The Times fu stampato su una macchina piano-cilindrica azionata a vapore. Questa stampava su fogli di carta, mentre la prima macchina alimentata a bobina fu introdotta in America nel 1865.
Per circa 400 anni la stampa a caratteri mobili è stata utilizzata come la migliore tecnica di stampa. Fino alla fine del XIX secolo lo sviluppo della stampa veniva ostacolato dalla lentezza e quindi dai costi della composizione manuale dei caratteri. Un compositore era in grado di posizionare circa 1000 caratteri in un'ora, e quindi gli stampatori di libri e giornali erano costretti ad assumerne un gran numero per mantenere i ritmi delle pubblicazioni.
Questo problema fu risolto grazie all’invenzione della macchina Linotype, formata da una tastiera (e non singoli caratteri). Nel 1890 venne invece inventata la macchina Monotype (evoluzione della precedente). Lanston, l’inventore, vede i limiti della linotype e vuole superarli creando caratteri singoli tipografici. Non c’è più un tipografo che compone ma c’è una persona che preme su una tastiera. Le correzioni potevano essere fatte a mano su carta, mentre con Linotype bisognava comporre l’intera linea.
Grazie a queste due macchine, i caratteri potevano essere posizionati con la velocità della battitura su tastiera, il che cambiò radicalmente gli aspetti economici del tempo. Entrambe le macchine furono utilizzate a scopi commerciali fino agli anni '80 quando la fotocomposizione e poi la composizione digitale si imposero e permisero di abbattere ulteriormente i costi.
Nel 1944 la Monotype corporation cominciò a lavorare sulla fotocomposizione ma fu solo negli anni '60 che la fotocomposizione iniziò ad essere usata per scopi commerciali. Le nuove tecnologie erano molto più rapide rispetto alle macchine tradizionali.
Termini importanti:
- Corpo del carattere: ingombro totale del carattere
- Occhio del carattere: la famosa x
- Tacca: buco all’interno del carattere tipografico che ti permette di capire che le lettere sono tutte giuste (dritte).
- Altezza tipografica: quanto è alto il carattere mobile
- Bianco: contrografismo ovvero la parte non stampata.
- Si lavora in punti e non in mm. 12 punti sono una riga tipografica. Il carattere viene fissato su un telaio sul piano del torchio e l’inchiostro con i mazzi di pelle di pecora e manico in legno. Mentre il foglio di carta veniva sistemato sulla parte superiore.
- Cassa tipografica: divisa in scomparti in cui ci stanno le lettere. Gli scomparti sono di diversa grandezza in base a quanto una lettera viene usata in una determinata lingua.
- Compositoio: per raccogliere e allineare caratteri tipografici e metterli in giustezza.
- Caratteri: di ferro o legno a seconda delle dimensioni.
Lezione 3
Tipografia
Parallelamente all’evoluzione della stampa nei secoli successivi al 1456 c’è stata una forte evoluzione del disegno dei caratteri.
La Bibbia di Gutenberg è stata prodotta con un carattere che oggi definiremmo Gotico, disegnato così perché ispirato alla scrittura che gli amanuensi usavano per riprodurre i testi prima della sua invenzione. La rivoluzione della scrittura è un vero e proprio fenomeno culturale.
Garamond: 1400, si rifà al modello perfetto delle capitalis romane presenti nella colonna Traiana. Invece il minuscolo del Garamond viene dalla scrittura umanistica. Si riconosce dalla e minuscola.
La prima tipografia nasce nel 1469 a Venezia dai fratelli von Speyer. Venezia pian piano conquisterà il dominio assoluto in tutta Europa. Maiuscolo e minuscolo non si abbinano ancora bene insieme.
Aldo Manuzio: primo grande editore della storia in senso moderno. Si occupa di stampare ma affida l’incarico di disegnare i punzoni a Francesco Grifo. Grifo disegna il primo corsivo a stampa detto in spagnolo letra grifa, in italiano Italic perché creato in Italia. L’italic grazie alla sua inclinazione, occupa meno spazio e questo comporta meno pagine, quindi libri più piccoli. Era usato per le versioni economiche/tascabili. Manuzio crea anche un suo marchio che applica a tutti i libri che stampa. Dà il via alla brandizzazione dei progetti editoriali.
Garamond: Uno dei molti stampatori si conquista rapidamente grande prestigio anche grazie alla sua ottima conoscenza dell’alfabeto greco. Il primo ad usare il corsivo insieme al tondo come facciamo adesso e non in alternativa. La notevole diversità dei Garamond digitali è che solo negli ultimi decenni si è potuto identificare con sicurezza i punzoni originali incisi da Claude Garamond.
Sabon: di Tschicold progettato nel 1960. Volevano un carattere stile Garamond che fosse disponibile per la composizione a mano ma anche a macchina. Usabile sia per monotype che per linotype.
Caslon: ascendenti e discendenti molto corte. Contrasti tra gli spessori. Usa la penna a punta e non quella tagliente.
Baskerville: Introduce la calandratura a caldo, facendo passare i fogli tra due rulli di rame. Così ottiene una carta come non se ne erano mai viste prima, lucida e così levigata che si poteva credere fosse fatta di seta invece che di lino. Contrasti nero-vuoto ancora più forti. Grazie superiori quasi orizzontali, la base della E si allarga, le forme delle lettere non seguono più i raccordi fatti con il pennino.
Bodoni: fine 700. Ammiratore di Baskerville. È un tipografo di corte che quindi non deve per forza vendere libri per vivere. Perciò ha il tempo per ricercare la qualità assoluta. Primeggia per eleganza, grazie raccordate, caratteri equilibrati, interlinea e spazi dosati bene. Nel 1771 il suo primo libro Fregi e Maiuscole e da qui i…