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Riassumendo abbiamo visto, sino ad ora, che la legge

1) ha dilatato i tempi di intervento investigativo del difensore,

2)ha tipizzato le attività difensive di indagine e

3) ha introdotto alcuni meccanismi di garanzia per l’attivazione delle stesse.

A ciò si aggiunga che la riforma ha

4) esplicitamente indicato i fini (in termini di utilizzazione ed utilizzabilità)

dell’attività investigativa difensiva e

5) disciplinato le formalità con cui dovranno essere assunte le indagini difensive.

4. L’art. 391 decies c.p.p. stabilisce, infatti, che le dichiarazioni assunte dal

difensore potranno essere utilizzate “a norma degli artt. 500, 512 e 513 c.p.p.” e,

cioè, per le contestazioni e le letture.

L’art. 18 della legge 397/2000 che modifica l’art. 512 c.p.p., inoltre, statuisce che

anche delle dichiarazioni assunte “dai difensori delle parti private” potrà darsi

lettura in caso di sopravvenuta ed imprevedibile impossibilità di ripetizione

dibattimentale.

Il difensore, ulteriormente, ha ora la facoltà di assumere e formare atti ed

accertamenti tecnici irripetibili che possono confluire direttamente nel fascicolo

dibattimentale ex artt. 391 decies e 431, secondo comma c.p.p..

5. L’ultimo aspetto “generale” della riforma sulle indagini difensive attiene alla

disciplina delle formalità che dovranno assistere l’assunzione degli atti di

investigazione.

La legge, in particolare, ha previsto un dettagliato “catalogo” di avvertimenti, avvisi

ed accorgimenti da adottare, a pena di inutilizzabilità, nel caso in cui il difensore

intenda procedere ex art. 391 bis c.p.p. (colloquio, ricezione di dichiarazioni e

assunzione di informazioni da parte del difensore).

E’ necessario, preliminarmente, ricordare che la legge consente di “intervistare” sia

le persone informate sui fatti, che le persone sottoposte ad indagini o imputate nello

stesso procedimento, in un procedimento connesso o per un reato collegato (art.

391 bis, comma quinto c.p.p.); consente, inoltre, di assumere informazioni anche da

soggetti già sentiti dalla polizia giudiziaria o dal pubblico ministero, nonché da

persone detenute (art. 391 bis, comma settimo c.p.p.).

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Alcune formalità sono previste in via generale, indipendentemente dal tipo di

“intervistando”, altre sono modellate sul tipo di interlocutore ed in relazione alla

tipologia di atto da assumere (colloquio informale, assunzione di dichiarazione

scritta, intervista).

Alla prima categoria appartengono gli avvertimenti (elencati al comma terzo dell’art.

391 bis c.p.p.) che il difensore - o l’incaricato - deve preliminarmente rivolgere alla

persona da cui intende assumere informazioni:

a) della propria qualità e dello scopo del colloquio;

b) se intendono semplicemente conferire ovvero ricevere dichiarazioni o assumere

informazioni indicando, in tal caso, le modalità e la forma di documentazione;

c) dell'obbligo di dichiarare se sono sottoposte ad indagini o imputate nello stesso

procedimento, in un procedimento connesso o per un reato collegato;

d) della facoltà di non rispondere o di non rendere la dichiarazione;

e) del divieto di rivelare le domande eventualmente formulate dalla polizia

giudiziaria o dal pubblico ministero e le risposte date;

f) delle responsabilità penali conseguenti alla falsa dichiarazione.

È, inoltre, disposto che si debba interrompere l’assunzione di informazioni nel caso

in cui vengano rese dichiarazioni autoindizianti, analogamente a quanto previsto

dall’art. 63 c.p.p. (art. 391 bis, comma nono c.p.p.).

Una ulteriore regola da osservarsi a pena di inutilizzabilità dell’atto (art. 391 bis

comma quarto c.p.p.) prescrive che alle persone già sentite dalla polizia giudiziaria o

dal pubblico ministero non possano essere richieste notizie sulle domande

formulate o sulle risposte date, ciò analogamente a quanto prescritto (in via

speculare) dall’art. 362 c.p.p. modificato dall’art.9 della legge 397/2000, che fa

divieto al P.M. ed alla polizia giudiziaria di chiedere informazioni in ordine alle

domande già formulate dal difensore.

Ulteriori prescrizioni sono previste nel caso in cui il soggetto da “intervistare” sia

detenuto (art. 391 bis, comma settimo c.p.p.) o appartenga ad una delle categorie di

cui al quinto comma della disposizione normativa analizzata (persona sottoposta ad

indagine, imputata nello stesso procedimento…).

La legge di riforma delle investigazioni difensive, ulteriormente, si occupa della

forma della documentazione degli atti da assumere all’art. 391 ter c.p.p. .

A seconda che si tratti di dichiarazione da ricevere (comma primo) o di informazioni

da assumere (comma terzo), la norma statuisce che la prima venga sottoscritta dal

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dichiarante, autenticata dal difensore ed accompagnata da una relazione e le

seconde documentate dal difensore (che per la materiale redazione del verbale può

avvalersi di una persona “di fiducia”). In questo secondo caso “si osservano le

disposizioni contenute nel titolo III del libro secondo, in quanto applicabili”.

Una ulteriore prescrizione disciplinata dalla riforma di cui ci stiamo occupando è

prevista all’ art. 391 decies, terzo comma c.p.p.: laddove il difensore intenda

procedere ad un accertamento tecnico non ripetibile deve darne avviso senza ritardo

al pubblico ministero “per l’esercizio delle facoltà previste, in quanto compatibili,

dall’art.360 c.p.p.”.

Il provvedimento normativo fa riferimento alla categoria dell’inutilizzabilità all’art.

391 bis, comma sesto c.p.p., indicandola come conseguenza della violazione di uno

dei commi precedenti, ma non fa cenno ad altre ipotesi di patologia degli atti: ci si

chiede se ed in quale misura sia applicabile agli atti investigativi del difensore la

disciplina delle nullità di cui agli artt. 177 e ss. c.p.p. (ad esempio nel caso in cui

all’assunzione delle informazioni assista la persona sottoposta ad indagine, in

violazione del comma ottavo dell’art. 391 bis c.p.p.).

La disposizione generale “di riferimento” è ora rappresentata dall’art. 327 bis c.p.p.

(ATTIVITÀ INVESTIGATIVA DEL DIFENSORE), introdotto dall’art. 7 della legge

397/2000, che è stata “collocata” tra le disposizioni generali (Titolo I) del Libro V

(Indagini preliminari e udienza preliminare) del codice di procedura penale e recita:

“1. Fin dal momento dell'incarico professionale, risultante da atto scritto, il

difensore ha facoltà di svolgere investigazioni per ricercare ed individuare elementi

di prova a favore del proprio assistito, nelle forme e per le finalità stabilite nel titolo

VI-bis del presente libro.

2. La facoltà indicata al comma 1 può essere attribuita per l'esercizio del diritto di

difesa, in ogni stato e grado del procedimento, nell'esecuzione penale e per

promuovere il giudizio di revisione.

3. Le attività previste dal comma 1 possono essere svolte, su incarico del difensore,

dal sostituto, da investigatori privati autorizzati e, quando sono necessarie

specifiche competenze, da consulenti tecnici".

TITOLO VI BIS INVESTIGAZIONI DIFENSIVE C.P.P.

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Art. 391 bis: “colloquio, ricezione di dichiarazione e assunzione di informazioni da

parte del difensore”

1. Salve le incompatibilità previste dall’articolo 197, comma 1, lettere c) e d), per

acquisire notizie il difensore, il sostituto, gli investigatori privati autorizzati o i

consulenti tecnici possono conferire con le persone in grado di riferire circostanze

utili ai fini dell’attività investigativa. In questo caso, l’acquisizione delle notizie

avviene attraverso un colloquio non documentato.

2. Il difensore o il sostituto possono inoltre chiedere alle persone di cui al comma 1

una dichiarazione scritta ovvero di rendere informazioni da documentare secondo le

modalità previste dall’articolo 391 ter.

3. In ogni caso, il difensore, il sostituto, gli investigatori privati autorizzati o i

consulenti tecnici avvertono le persone indicate nel comma 1:

a) della propria qualità e dello scopo del colloquio;

b) se intendono semplicemente conferire ovvero ricevere dichiarazioni o assumere

informazioni indicando, in tal caso, le modalità e la forma di documentazione;

c) dell’obbligo di dichiarare se sono sottoposte ad indagini o imputate nello stesso

procedimento, in un procedimento connesso o per un reato collegato;

d) della facoltà di non rispondere o di non rendere la dichiarazione;

e) del divieto di rivelare le domande eventualmente formulate dalla polizia

giudiziaria o dal pubblico ministero e le risposte date;

f) delle responsabilità penali conseguenti alla falsa dichiarazione.

4. Alle persone già sentite dalla polizia giudiziaria o dal pubblico ministero non

possono essere richieste notizie sulle domande formulate o sulle risposte date.

5. Per conferire, ricevere dichiarazioni o assumere informazioni da una persona

sottoposta ad indagini o imputata nello stesso procedimento, in un procedimento

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connesso o per un reato collegato, è dato avviso, almeno ventiquattro ore prima, al

suo difensore la cui presenza è necessaria. Se la persona è priva di difensore, il

giudice, su richiesta del difensore che procede alle investigazioni, dispone la nomina

di una difensore di ufficio ai sensi dell’articolo 97.

6. Le dichiarazioni ricevute e le informazioni assunte in violazione di una delle

disposizioni di cui ai commi precedenti non possono essere utilizzate. La violazione

di tali disposizioni costituisce illecito disciplinare ed è comunicata dal giudice che

procede all’organo titolare del potere disciplinare.

7. Per conferire, ricevere dichiarazioni o assumere dichiarazioni da persona

detenuta, il difensore deve munirsi di specifica autorizzazione del giudice che

procede nei confronti della stessa, sentiti il suo difensore ed il pubblico ministero.

Prima dell’esercizio dell’azione penale l’autorizzazione è data dal giudice per le

indagini preliminari. Durante l’esecuzione della pena provvede il magistrato di

sorveglianza.

8. All’assunzione di informazioni non possono assistere la persona sottoposta alle

indagini, la persona offesa e le altre parti private.

9. Il difensore o il sostituto interrompono l’assunzione di informazioni da parte della

persona non imputata ovvero della persona non sottoposta alle indagini, qualora

essa renda dichiarazioni dalle quali emergano indizi di reità a suo carico. Le

precedenti dichiarazioni non possono essere utilizzate contro la persona che le ha

rese.

10. Quando la persona in grado di riferire circostanze utili ai fini dell’attività

investigativa abbia esercitato la facoltà di cui alla lettera d) del comma 3, il pubblico

ministero, su richiesta del difensore, ne dispone l’audizione che fissa entro sette

giorni dalla richiesta medesima. Tale disposizione non si applica nei confronti delle

persone sottoposte ad indagini o imputate nello stesso procedimento e nei confronti

delle persone sottoposte ad indagini o imputate in un diverso procedimento nelle

ipotesi previste dall’articolo 210. L’audizione si svolge alla presenza del difensore

che per primo formula le domande. Anche con riferimento alla informazioni

richieste dal difensore si applicano le disposizioni dell’articolo 362.

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flaviael

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
Università: Bologna - Unibo
A.A.: 2008-2009

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