PRIVATE EQUITY E NUOVI MODELLI DI IMPRENDITORIA
Frequentanti, percorso interattivo più redazione Business Plan, più un compito all’ultima lezione
Giovanna.dossena@unibg.it
Definizione di impresa, imprenditore e start up
Bilancio Wallmart e descrivi quali sono gli elementi caratterizzati, modello di business, capacità
competitive e capacità distintive. Vantaggio competitivo
Impresa: è un insieme di beni e persone organizzati dall’imprenditore per svolgere un’attività
economica con fine di lucro.
Imprenditore: è colui che esercita professionalmente un’attività economica organizzata ai fini
della produzione e dello scambio di beni e servizi.
Startup: è un’organizzazione recente e progettata per crescere velocemente.
WALMART
Elementi caratterizzanti: è un’impresa attiva nella grande distribuzione. Elevato numero di negozi
sparsi in tutto il mondo. Ampia offerta. Prezzi bassi. Volumi elevati. Bassi costi operativi. Catena di
fornitura e distribuzione efficiente
Modello di Business: si occupa di vendere al minor prezzo possibile prodotti al dettaglio tramite
negozi fisici e online.
Capacità competitive: riesce a mantenere i prezzi più bassi rispetto ai competitor, riducendo i
margini, grazie a elevati volumi di vendita. Walmart punta su un vantaggio di costo
Capacità distintive: negozi sparsi ovunque nel mondo, ampia offerta e capacità di offrire bassi
prezzi giornalieri.
Vantaggio competitivo: è distribuito su tutto il territorio americano, ciò gli consente di soddisfare
velocemente e al minor prezzo un gran numero di consumatori. Grazie agli ampi volumi di vendita
gode inoltre di economie di scala e ampio potere contrattuale sui fornitori. L’alto numero di clienti
gli consente di avere molti dati per poter studiare le abitudini dei consumatori e adattarsi a esse.
PRIVATE CAPITAL
: Modi di fare investimento che coinvolgono capitale privato. Il mercato
è cresciuto enormemente negli ultimi 30 anni grazie al cambiamento del tessuto imprenditoriale
italiano e al cambiamento della finanza. Le imprese devono crescere e innovare, in modo
velocissimo, e per far questo hanno bisogno di finanza.
È sorta anche la necessità di crescere per linee esterne e non più solo per linee interne, questo
perché bisogna entrare velocemente sul mercato.
Si divide in:
• PRIVATE EQUITY, attività di investimento nel capitale di rischio di imprese non quotate, con
l’obiettivo della valorizzazione dell’impresa oggetto dell’investimento ai fini della sua dismissione
entro un periodo di medio-lungo termine. 7-10 anni. Aspettativa di rendimento elevato dato l’alto
rischio. Ci si aspetta dal 15 al 30% annuo.
Possono operarci solo gli istituzionali (es. SGR, SIM, SICAV) che raccolgono capitali da terzi (privati
o altri soggetti istituzionali o soggetti professionali).
• VENTURE CAPITAL, rientra nei private equity ma si focalizza su aziende nel primo stadio di vita.
Rischio maggiore con attesa di rendimento maggiore
• PRIVATE DEBT, i fondi di private debt offrono strumenti di debito flessibili e adattabili in
relazione alle esigenze delle singole società. Non si diventa azionista (shareholder) ma si finanzia il
debito (stakeholder). Essi differiscono in termini di struttura, durata, costo, garanzie, supporto alla
gestione aziendale e tipologia di uscita dal finanziamento. Sono fondi comuni di investimento, la
cui politica di investimento si focalizza su strumenti finanziari di debito tra cui obbligazioni,
cambiali finanziare, debito mezzanino. Tassi minori dato il minor rischio e le maggiori tutele. Max
10% di rendimento annuo
Mercato del Private Capital
Venture capital opera nell’early stage
Private equity opera in fase di growth (expansion) e change (buy out, replacement, turnaround)
fondo di venture capital, fondo di mezzanino, corporate venture
TIPOLOGIE DI NUOVA FINANZA:
capital, SPAC, fondo di private equity, club deal (insieme di persone che, tramite patti parasociali,
uniscono capitale per andare a comprarsi un’impresa), permanent capital, bandi e agevolazioni,
fondo di turnaround, fondo di NPL, fondo di private debt, fondo di infrastrutture.
CICLO DI VITA DELL’IMPRESA
→ PRE-SEED, fatturato non significativo <100k. Il progetto non è ancora pronto, bisogna definire il
prodotto e entrare sul mercato.
→ SEED, fatturato <500k, il prototipo è pronto e si stanno facendo esami pilota. Il rischio è
elevatissimo, bisogna fare iper-diversificazione, investire poco in tantissime iniziative
imprenditoriali. Vi operano: Business Angel, Incubatori
→ STARTUP, vi operano i venture capital, fatturato <5kk e meno di 3 anni di vita. Servono capitali
per sviluppare e chiudere il progetto. Anche qui è ancora molto rischioso, non vi è storicità
significativa. Investimenti da 300k a max 1kk che continua però ad alzarsi nei settori innovativi
(robotica, aerospaziale, …)
→ SECOND ROUND, vi operano venture capital e private equity. Inizia ad esserci storicità e si può
avviare un progetto di sviluppo.
→EXPANSION CAPITAL, operano private equity, private debt e borsa visto che si può analizzare il
rischio.
Entrambi operano guardando al Business Plan, si investe guardando al momento in cui si vuole
disinvestire (quando e come). Non posso fare un’entry senza sapere l’exit. Bisogna generare valore
ma bisogna anche essere in grado di rimborsare gli investitori, bisogna saper portare fuori finanza.
PRINCIPALI TIPOLOGIE DI OPERAZIONI DEL PRIVATE CAPITAL
• Seed financing: investimento nella primissima fase di sperimentazione dell’idea di impresa,
quando è ancora da dimostrare la validità tecnica del prodotto/servizio.
• Start up financing: investimento finalizzato all’avvio di un’attività imprenditoriale, quando non si
conosce ancora la validità commerciale del prodotto/servizio, ma esiste già almeno un prototipo.
Si fa un investimento che garantisca l’avvio dell’attività imprenditoriale. Si è identificato il business
model, chi siamo e dove vogliamo andare.
• Later stage venture capital: investimento in società già operate in che possono o meno aver
raggiunto il break-even, e che spesso sono già state finanziate da venture capitalist.
• Expansion: si fa con un aumento di capitale sulla base del valore dell’azienda identificando un
sovrapprezzo. Investimento in capitale di rischio effettuato nelle fasi di sviluppo dell’impresa,
realizzato attraverso un aumento di capitale e finalizzato ad espandere (geograficamente,
merceologicamente, ecc. ) un’attività già esistente. Servono interessi allineati tra imprenditore e
finanziatore
Nel caso in cui l’investimento non entri in azienda (capita quando l’imprenditore vuole liquidare)
abbiamo:
• Management buy out: operazione di acquisizione di un’impresa al termine della quale nella
proprietà risulta coinvolto un gruppo di manager interni alla stessa. Nel caso in cui il management
sia esterno l’operazione si definisce management buy in. I manager dell’impresa decidono di
acquistarla facendosi supportare dal private equity. Piace perché sono soggetti che hanno già fatto
funzionare l’azienda. Se i manager sono esterni avremo management buy in
• Leverage buy out: acquisizione di società o di beni aziendali effettuata prevalentemente con
capitale di terzi e limitando l’investimento del compratore ad una parte del prezzo. Si va a leva
prendendo debito da terzi, io vado a equity e tu vai a debito. Creo una scatola vuota dove metto
capitale e debito, questo veicolo va a comprare la società e si fa una fusione diretta o inversa.
I flussi di cassa attivi prodotti dalla società o la cessione di parte dei beni acquisiti rimborseranno i
capitali presi a prestito.
• Replacement: si comprano quote di azioni o quote societarie di minoranza per sostituire una
parte dell’azionariato.
• Turnaround: intervento in situazioni di tensione economico/finanziaria al fine di avviare la
ristrutturazione ed il rilancio dell’attività.
FASI DEL PRIVATE CAPITAL
Società di gestione raccoglie capitale dai sottoscrittori e forma un fondo chiuso con il quale andrà
ad investire in un’azienda target, tramite debito o equity. FASI:
1. RACCOLTA , devo interessare i sottoscrittori ad investire nei miei fondi. Devo raccontare come
funziona il fondo, cosa voglio fare, obiettivi e aspettative. Si stila il regolamento di gestione del
fondo. Sarà un contratto tra fondo e sottoscrittori e dovrà contenere: i settori in cui si investirà o il
settore (fondo verticale); geografia di investimento; massima concentrazione di un singolo
investimento (grado di diversificazione) – servono almeno 8-10 aziende per avere un rischio
bilanciato; costi di gestione del fondo; politica di investimento; waterfall dei pagamenti: ti indico
quando ridarò i soldi, restituzione del capitale più rendimento, oltre una data soglia di rendimento
vi è un carried interest: il rendimento ottenuto viene ripartito tra investitore e fondo,
generalmente 80-20; indicazione di cosa accade in caso di conflitti di interesse; governance del
fondo;
2. PROCESSO DI INVESTIMENTO
a. Analisi preliminare su dati privati e pubblici,
b. Firmo accordo di riservatezza per ottenere più informazioni necessarie per investire e business
plan
c. Decido l’operazione che voglio compiere, preparo documento da avvocato in cui sottoscrivo
insieme ai titolari della società cosa voglio fare, term sheet, lettera di intenti. Chiedo esclusiva
prima di fare una due diligence, cioè consulenti terzi analizzano la società su tutti gli aspetti
contabili, fiscali, contrattuali, legali. Trovo i problemi e do dei termini per sistemarsi.
d. Negoziazione e firma dei contratti, patti parasociali, non concorrenza, data e modalità di exit.
Imprese Target
L’investitore tenderà a privilegiare imprese:
con un valido progetto di sviluppo e con prospettive di crescita, sia dimensionale, che
ü reddituale. Si tratta quindi di imprese con un prodotto/servizio di successo e/o ad alto
potenziale di crescita: ad esempio caratterizzato da scarsa imitabilità e bassa sostituibilità
rispetto ai prodotti concorrenti, che gode di un effettivo vantaggio competitivo e il cui
mercato di riferimento presenti ancora elevate potenzialità di espansione e un forte tasso
di crescita.
guidate da un imprenditore valido, che si dimostri determinato, ambizioso e corretto nella
ü realizzazione del progetto di sviluppo. L’imprenditore deve, quindi, perseguire obiettivi di
sviluppo dell’impresa e di affermazione personale impegnativi, ma realistici, tali da
suscitare fiducia nell’investitore. Inoltre, deve essere disposto a condividere le proprie linee
strategiche con shareholders terzi.
In caso di imprese già consolidate con un buon management, formato da persone con
ü consolidata esperienza e con conoscenza specifica del settore. In caso contrario
l’investitore tenderà a procedere all’investimento solo ove disponibile una linea di
management esterno da poter inserire in azienda.
per le quali sia possibile prevedere in prospettiva una modalità di disinvestimento, che
ü consenta di facilitare la realizzazione del capital gain. Investire avendo già in mente una
strategia di disinvestimento
Eventualmente in grado di rispettare un piano di rimborso dello strumento di debito.
ü
3. MODALITÀ DI DISINVESTIMENTO:
• Trade sale, cessione della partecipazione a un socio di natura industriale
• Secondary buy out, cessione a un altro operatore di private equity
• IPO, quotazione in Borsa
• Buy-back: riacquisto della partecipazione da parte del socio di minoranza. Definisco il prezzo per
riacquistare le quote, sarà in base a rendimento o a una formula
• Write off: azzeramento della partecipazione a seguito del fallimento/perdita permanente di
valore. La società è fallita
LA CREAZIONE DEL VALORE
Sta prendendo piede perché c’è un allineamento di interesse tra investitore e imprenditore.
L’intervento degli operatori di Private Capital si sostanzia in un allineamento di interessi con
l’imprenditore verso la creazione di valore per l’impresa e quindi per i suoi shareholders e
stakeholders.
Negli anni la leva operativa sta aumentando la prima importanza come driver per la creazione di
valore nelle imprese target del private equity, mentre diminuisce il peso di quella finanziaria.
Tra le principali iniziative gestionali che possono determinare la crescita del business si segnalano:
• Aggregazioni,
• Lancio di nuovi prodotti,
• Incremento della quota di fatturato estero rispetto a quello domestico,
• Ingresso in nuovi mercati attraverso l’apertura di sedi commerciali e JV,
• Iniziative di efficientamento dei processi produttivi e razionalizzazione dei costi,
• Introduzione di politiche ESG.
Nel 2020, il private equity ha realizzato un IRR lordo aggregato del 32,1%, il più alto da 15 anni. Gli
importi realizzati sono stati pari ad Euro 5,3 miliardi. I rendimenti più elevati si registrano nelle
operazioni di disinvestimento di target in fase di Development (38,2%) e nelle operazioni di
Management Buy Out (30,4%). Le operazioni di Early Stage, invece, registrano, dopo 4 anni, una
redditività media negativa.
FLYTED (Startup del Gruppo United)
Analisi ponti e viadotti con droni per manutenzione e controllo sicurezza
Società capital intensive – ha richiesto sia capitali dei soci che esterni
Vantaggi: esperienza, team, know-how, alta qualità, fa parte di un gruppo consolidato e sostenuto
da investitori che iniettano capitale (AVM gestioni). Copre una necessità
Business model: flusso che unisce prodotto, mercato e tecnologia
Qui tutto è coerente: prodotto, tecnologia e mercato
Nei fondi di private equity si screma in base ai business model, deve essere coerente.
FUNDRAISING: Per una startup in Italia il primo grosso problema è la cassa (si può generare con
ricavi e utili – cose che mancano in una startup, ci vuole tempo). Le banche valutano un soggetto
in base ai dati storici, che mancano nelle startup. Le startup non possono fare leasing e noleggio
operativi sempre per mancanza di storico (generalmente si richiedono 2 anni di bilanci).
Lo strumento che viene in aiuto è il venture capital e private equity
Elementi facilitatori:
- Investimento iniziale dei soci.
- Bando pubblico Smart&Start Invitalia (finanziamento di 900k, preammortizzato in 4 anni,
tasso 0, restituzione in 10 anni) – Questo strumento viene fornito dallo stato e serve anche
a riconoscere la qualità del progetto da parte di un comitato esterno.
- Siglato accordo (MOU) di esclusiva reciproca con Fincantieri ed effettuato trasferimento
tecnologico sul mkt con i primi servizi per il ciente finale (fase post-revenue)
Come avviene:
1. Negoziazione
2. Sottoscrizione di un MOU che delinea le linee generali dell’operazione
3. Due diligence di carattere: legale, fiscale, giuslavorista, contabile
Due diligence finanziario: business plan (5 anni) e KPIs, Bilancio di verifica aggiornato,
Ordini emessi e ricevuti, Contratti commerciali, Contratti di finanziamento, Contratti di
partnership
Due diligence legale: Info su struttura società, Storico eventi rilevanti (atti notarili,
assemblee, delibere cda) Accordi tra soci, Proprietà intellettuale, Contratti dipendenti
4. Sottoscrizione contratto di investimento (Signing)
5. Atto notarile e trasferimento fondi (closing)
Next steps: Round CDP (è un prestito convertendo, si può trasformare in capitale), Round serie A
(equity + finanziamenti bancari), Exit (es. quotazione)
Le 13.000 startup innovative in Italia hanno un fatturato medio di 170.000
IMPRESA
L’IMPRESA è un’organizzazione delle risorse finalizzata al raggiungimento di obiettivi.
Perché faccio una cosa? Cosa mi spinge?
⇩
Per raggiungere un obiettivo serve organizzazione
⇩
Attività finalizzate al raggiungimento di obiettivi. Le attività sono volte a gestire tutti gli strumenti
necessari per l’organizzazione.
⇩
L’Attività è volta alla gestione di risorse, le quali sono organizzate per raggiungere gli obiettivi.
IMPRESA= ORGANIZZAZIONE + RISORSE + OBIETTIVI
Cosa viene prima in un’impresa?
L’Obiettivo viene prima dell’organizzazione. Talvolta però l’obiettivo dipende dalle risorse che si
hanno a disposizione, costruisco l’obiettivo in base alle risorse che ho a disposizione.
Dalle risorse dipende l’obiettivo che ci si pone
RELAZIONE BIUNIVOCA
L’Idea dove si posiziona? Chi ha l’idea?
L’IDEA preesiste sempre all’impresa. Le idee le abbiamo sempre tutte ma è la volontà di
realizzarla che fa la differenza
Ci sono due modi per avere idee: ascoltare tantissimo o lavorare.
Nell’idea c’è un’intuizione che deriva dall’aver intuito un bisogno da soddisfare. Da un’idea ne
partono tante altre che sono utili a risolvere problemi concreti.
L’idea si trasforma in prototipo. In questo caso si parla di Inventore
Abbiamo poi una fase di verifica in cui l’idea e il prototipo cercano di diventare qualcosa di più, si
cerca di comprendere se ne vale la pena, c’è mercato e richiesta.
Dopo questi passaggi nasce l’impresa, si organizzano le risorse necessarie. E si diventa
imprenditore. L’impresa parte come una startup
IDEA → PROTOTIPO → VERIFICA → IMPRESA
Non tutti gli imprenditori sono inventori. L’imprenditore definisce l’obiettivo e l’organizzazione.
Che cos’è una startup? La startup è l’inizio
È un’impresa nel suo primo momento di vita. Idea
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