Camilla Mancassola Micologia
Introduzione al mondo fungino
Cos’è un fungo? La prima caratteristica dei funghi è che essi NON producono
frutti ma spore (non sono carpofori ma si parla di sporofori), quando una spora
viene inserita nel terreno quello che si produce non è un fungo, ma necessita di
un ciclo che porterà poi alla formazione di strutture fungine. Sono funghi oltre
agli esemplari con gambo e cappello anche i lieviti (funghi unicellulari) e le muffe
(organismi filamentosi parlare di organismi pluricellulari per quanto riguarda i
funghi è biologicamente sbagliato). Quindi da un punto di vista biologico un
fungo è un organismo eucariote ed eterotrofo (si nutre di composti semplici e
solubili tramite digestione extracellulari enzimatica ovvero il fungo produce degli
enzimi in grado di degradare le molecole più complesse in molecole che vengono
poi utilizzate per produrre energia come ad esempio il glucosio, questi enzimi
vengono rilasciati nell’ambiente e successivamente i prodotti della
depolimerizzazione vengono assorbiti dalle pareti dei funghi). Sono organismi in
grado di deteriorare, degradare qualsiasi materiale (anche molecole molto
complesse come la chitina (componente importante della loro stessa parete
cellulare) e la cellulosa (componente principale della parete cellulare dei
vegetali); alcuni di questi deterioramenti possono essere dannosi per l’uomo. La
nutrizione eterotrofa può avvenire secondo due modalità:
Saprotrofismo: nutrirsi attraverso l’assunzione di sostanza organica
morta;
Simbiosi: letteralmente “vita insieme”; le simbiosi a sua volta possono
essere positive (mutualismo, in cui entrambi i partner hanno un vantaggio
dalla vita insieme, oppure commensalismo, un partner trae vantaggio
dall’associazione e l’altro non ne è influenzato) oppure negative
(parassitismo in cui il parassita trae vantaggio ottenendo i nutrienti a
discapito dell’ospite; il parassita può talvolta diventare patogeno, cioè un
agente causante malattie).
I funghi in generale sono organismi opportunisti, ovvero possono passare da
una modalità di nutrizione all’altra in base alle condizioni ambientali in cui si
trovano.
Per lungo tempo i funghi sono stati classificati dai botanici insieme alle piante
per via dei loro cicli di vita complessi che ricordano il mondo vegetale ma in
realtà essi non sono piante per svariati motivi: innanzitutto non sono autotrofi,
non sono organismi pluricellulari, hanno pareti cellulari povere in cellulosa ed
infine i loro composti di riserva sono più vicini a quello che si trovano
nell’esoscheletro di alcuni artropodi ad esempio (glicogeno). Recenti studi hanno
accertato la stretta vicinanza dei funghi agli animali, come è visibile anche negli
alberi filogenetici e probabilmente entrambi hanno un progenitore in comune in
un semplice eucariote unicellulare appartenente ai protisti, un coanoflagellato.
Camilla Mancassola
I principali phylum dei funghi dai più evolutivi ai meno evolutivi sono:
Basidiomycota, Ascomycota, Glomerulomycota, Zigomycota e
Chytridiomycota (funghi primitivi, meno
evoluti perché ancora legati all’ambiente
acquatico; hanno cicli riproduttivi legati alla
disponibilità di acqua). Tra Ascomycota e
Glomerulomycota si inserisce un altro
phylum, quello dei Deuteromycota; si tratta
di funghi di cui non si riconosce la
riproduzione sessuale e si tratta più che altro
di un gruppo che non ha un significato
evolutivo. Di questo phylum fanno parte
molti funghi importanti a livello economico
come specie che vengono sfruttate nei processi di fermentazione, specie che
producono antibiotici e che vengono utilizzati in vari processi biotecnologici;
fanno tutti parte di basidio e ascomiceti. In termini di biodiversità le specie
fungine conosciute sono all’incirca 100000 ma basandosi su dati molecolari è
stato ipotizzato che vi siano almeno un milione e mezzo di specie di funghi
perché hanno cicli di riproduzione molto veloci e producono un gran numero di
individui.
In termini di dimensioni i funghi con gambo e cappello possono avere una
Calvatia
grandezza di 30, 40, 50 cm (uno dei funghi conosciuti più grandi è la
gigantea (trovato in Australia), un pochettino più grande di una ruota di un
fuoristrada e con un peso che può arrivare anche a 20 kg). Le spore fungine
invece hanno dimensioni di 2, 3, 5 micron.
Alcuni fungi si accrescono sotto forma di filamenti che prendono il nome di ife, le
quali si originano da una spora dalla quale germinano e si ramificano producendo
una rete di ife dall’andamento circolare che prende il nome di micelio. Le ife
possono avere una dimensione superiore ai 100 micron, fino ad un massimo di
200-250 micron (in questo caso sono visibili anche ad occhio nudo come accade
per alcune specie di Zigomiceti) o anche inferiore per le muffe verdi ad esempio
in cui non si è in grado di distinguere i singoli filamenti (fino ad un minimo di 2-3
micron). Per quanto riguarda la lunghezza di un’ifa, essa è difficile da
determinare in quanto è in continua crescita (si parla di crescita apicale
indefinita) studi condotti in foresta hanno dimostrato che un micelio fungino
proveniente da un’unica spora misurava alcuni chilometri. La lunghezza è
strettamente legata al tipo di ambiente in cui si sviluppa il fungo e alla risorsa
nutrizionale di cui dispone. L’ifa non è considerata un organismo pluricellulare
ma filamentoso se noi considerassimo un’ifa come un tessuto ad esempio,
essa dovrebbe essere costituita da tante piccole cellule separate fisicamente da
una membrana plasmatica ma in realtà osservando un’ifa al microscopio si nota
come all’interno di essa siano presenti dei setti, pareti trasversali che si formano
ad intervalli regolari le quali però presentano delle perforazioni e quindi
mantengono una continuità citoplasmatica di fatto permettono all’ifa di lavorare
come un’unità integra.
Per quanto riguarda la modalità di accrescimento, se parliamo di funghi
miceliari, dalla spora fuoriesce un tubetto germinativo dal quale si ramificherà
un’ifa che a sua volta produrrà ulteriori ife per ramificazione le quali
Camilla Mancassola
divergeranno le une dalle altre in modo centripeto. Questo è un processo molto
efficace che permette ai funghi un’esplorazione del substrato efficiente. Negli
organismi unicellulari (lieviti) la crescita è invece determinata, l’organismo ha le
dimensioni di una spora che cresce di dimensioni e, una volta raggiunte quelle
massime, solitamente va incontro a duplicazione che porta alla formazione di
due cellule identiche.
Ultrastruttura di un fungo: i setti
I
due
phylum di funghi aventi i setti sono asco e basiomycota. I setti vengono divisi in
due categorie: setti primari, costitutivi e rappresentati da un ponte trasversale
dotato di perforazione centrale che permette la continuità citoplasmatica, e setti
secondari, avventizi e formati dal fungo in risposta a determinare condizioni. I
funghi sono organismi in grado di autoriparazione ovvero nel caso di
danneggiamento di un compartimento ifale vengono prodotti setti secondari che
servono per localizzare il danneggiamento evitando di far sì che si diffonda a
tutta la struttura; setti secondari vengono prodotti anche per separare le
strutture riproduttive. Per quanto riguarda gli Ascomycota essi presentano setti
primari detti semplici un semplice ponte trasversale con una perforazione
centrale piuttosto grande che permette il passaggio di organelli e di nuclei. Prima
e dopo il setto ci sono due sfere, di dimensione di 250 nm, che in caso di rottura
vanno ad avvicinarsi al poro del setto e lo chiudono esattamente, corpi di
woronin. I lieviti (che fanno parte degli ascomycota) hanno un ulteriore setto
tipico degli organismi unicellulari, il setto presenta delle microperforazioni
attraverso cui i nuclei non passano e che permettono gli scambi gassosi.
I basidiomycota presentano un altro tipo di setto chiamato setto doliporo. Questi
setti sono abbastanza grossi (visibili al microscopio ottico) e sono caratterizzati
da dei rigonfiamenti terminali che altro non sono che ammassi di glucani i quali
individuano un canale centrale piuttosto ristretto che non permette il passaggio
di nuclei o altri organelli. In caso di danno meccanico ci sono delle strutture
membranose, chiamate parentosomi, vicino alle estremità che chiudono le
perforazioni.
Camilla Mancassola Setto doliporo
Setto semplice
Le forme fungine I funghi possono ramificarsi ed
allungarsi nel terreno fresco se non
sono in grado di reperire il nutrimento.
Generalmente le parti più vecchie del
micelio (quelle più al centro della
colonia che hanno sfruttato
maggiormente il substrato) vanno
incontro ad un processo di
degenerazione chiamato autolisi
(tramite il rilascio di enzimi litici adibiti
alla degradazione) e lo stesso accade se un micelio ramificato non trova
abbastanza nutrimenti per accrescersi. In caso di scarse sostante nutritive le
spore utilizzano le sostante di riserva, anche in questo se non trovano il
substrato muoiono. Se ci sono più colonie della stessa specie, le ife delle colonie
con substrato povero crescono vicine tra di loro e fondono le pareti delle loro ife
con condivisione del citoplasma, così il fungo riesce ad assumere i metaboliti e
ha più probabilità di trovare un substrato e di espressione genica. Quindi i funghi
condividono per avere più possibilità di crescita e questo processo prende il
nome di anastomosi ifale, che può avvenire nello stesso micelio oppure tra
miceli diversi e avviene anche per permettere alcuni meccanismi di riproduzione
sessuale nei basidiomiceti.
In generale sono organismi con genoma aploide, nel particolare variano nei
phyla.
Distinguiamo forme:
Lievitoidi e quindi unicellulari molte forme sfruttate economicamente in
molti processi fermentativi;
Miceliali sia muffe che fungi dotati di gambo e cappello e quindi
caratterizzati entrambi da ife suddivide in compartimenti;
Dimorfici sono in grado di passare dalla forma miceliare a quella
lievitoide e viceversa in risposta a cambiamenti ambientali e quindi
Candida
sfruttando al meglio la risorsa; un esempio di fungo dimorfico è la
albicans che vive come commensale nelle membrane mucose umane in
forma lievitoide ma può passare alla forma ifale per l’invasione dei tessuti.
Nel sangue e in qualsiasi fluido il fungo utilizza la forma lievitoide che è la
miglior forma per invadere l’organismo sia da un punto di vista dinamico
(le forme unicellulari sono più facili da trasportare) sia per fattori di
riconoscimento (perché la superficie di un lievitoide, a parità di volume, è
inferiore a quella ifale e risulta più “invisibile” ai sistemi di difesa
dell’organismo) mentre quando poi l’organismo muore diventa miceliale
mettendo le ife e crescendo di conseguenza. Quindi la forma ifale si
sviluppa quando vi è scarsa disponibilità di nutrimento mentre quella
lievitoide quando le risorse sono presenti in grandi quantità.
Camilla Mancassola
Candida albicans, nella figura (c) è nella sua forma lievitoide mentre nella figura
(d) dalle cellule si stanno formando delle ife.
Da questo punto di vista i funghi presentano un importante vantaggio evolutivo
in quanto cambiano forma in base alla temperatura, alla concentrazione degli
zuccheri, al tipo di substrato.
Vantaggi e svantaggi delle attività fungine
Le attività operate dai funghi vengono sempre descritte da un punto di vista
dell’uomo come attività positive o negative per l’economia umana. Attività
positive:
Biotrasformazioni di materie prime operate dai funghi: si tratta di
reazioni che partono da un substrato nelle quali il valore commerciale di
quest’ultimo prima della trasformazione operata dal fungo è inferiore
rispetto al risultato finale (es. l’uva e poi il vino). Queste biotrasformazioni
rientrano nella categoria delle fermentazioni operate dai lieviti ad
Saccharomyces cerevisiae
esempio che viene sfruttato sia nel processo
di panificazione in cui il rilascio di anidride carbonica porta al sollevamento
dell’impasto sia nel processo di produzione delle bevande alcoliche.
Alcune specie fungine vengono sfruttate per aumentare la sintesi di
steroidi che vengono utilizzati ad esempio come anticoncezionali;
Sfruttamento dei metaboliti fungini: nei funghi distinguiamo
metaboliti primari (prodotti intermedi o finali dei principali processi
cellulari) e metaboliti secondari (prodotti da particolari specie fungine e
non necessari per il corretto funzionamento cellulari ma comunque
vantaggiosi per l’organismo che li produce). I metaboliti secondari sono
quelli più importanti a livello farmaceutico ed esempi sono: antibiotici (le
Penicillium chrysogenum
penicilline prodotte dal e sfruttate come
antibatterici ma ci sono anche altri antibiotici che hanno la stessa attività
e qualche volta sostanze che hanno un’attività contro i funghi stessi) e le
Glyocladium
ciclosporine (prodotte dal genere e utilizzate per inibire il
sistema immunitario e prevenire così il rigetto degli organi nella chirurgia
dei trapianti). Esistono metaboliti che possono anche funzionare da
promotori della crescita nelle piante, sono sostanze con attività ormonale
che permettono alla pianta di svilupparsi meglio (ormoni della crescita
simili alle citochinine); Penicillium
chrysogenum
Camilla Mancassola Glyocladium
Produzione enzimatica: si sfrutta la grande varietà di enzimi prodotti
dai funghi per la produzione di alimenti ad esempio molti cibi che
utilizzano il latte e i suoi derivati per la produzione dei formaggi (ma anche
di salumi) sono trasformati dall’attività fungina (es. quelli che riguardano
sempre alcuni della specie Penicillium usati nella produzione di Rochefort,
anche il gorgonzola e il cheddar vengono ottenuti attraverso l’inoculo di
una specie di Penicillium l’odore e la consistenza derivano appunto
dall’attività del fungo). C’è anche da considerare l’attività che viene
(Rhyzopus,
operata da altri generi di funghi Zigomicete) nella produzione
della soia soprattutto in Oriente viene fermentata e ottenuto il tempeh
(condimento) che rende più digeribile la soia stessa; altra produzione è la
tapioka prodotta invece in Africa la funzione è sempre quella di ottenere
degli zuccheri più assimilabili dall’organismo umano; esistono poi tutte
quelle attività enzimatiche commerciali come ad esempio la produzione di
succhi di frutta (le pectine prodotte servono per chiarificare i succhi di
frutta);
Biomasse: sono parte della nostra alimentazione. Nei nostri supermercati
si possono trovare molte specie di funghi che vengono coltivate in Asia e
Pleurotus ostreatus,
in Giappone come ad esempio il fungo molto utilizzato
nelle minestre. Da noi vengono coltivati gli champignon (nome volgare di
Agaricus bisporus), funghi bianchi generalmente consumati molto piccoli
perché quando maturano le spore colorano il cappello e cambia la
consistenza; anche i tartufi vengono utilizzati nell’alimentazione, si
sviluppano sottoterra ed alcune specie sono in
grado di accrescersi solo ed esclusivamente se le
ife del fungo
incontrano le
radici di una
pianta (questo
rende molto
raro e pregiato
il fungo. Un
nuovo tipo di
alimento è
invece il Quorn
ottenuto da
Fusarium venanatum:
fungo si tratta di una
mycoproteina che viene consumata sottoforma di bistecche o pezzi di
carne stufata.
Pleurotus ostreatus
Agaricus bisporus, noto anche come Champignon
Camilla Mancassola
Controllo biologico: le epidemie delle coltivazioni causate da insetti,
nematodi o altri funghi parassiti dei vegetali possono essere contrastate o
con degli agenti chimici (che però sono forti agenti inquinanti e possono
oltretutto far sviluppare delle resistenze) o sfruttando proprio i funghi che
parassitano questi organismi e la cui densità dipende dalla densità della
popolazione dei loro ospiti;
Forestazione: le simbiosi tra i funghi e le radici degli alberi crea dei
vantaggi per quest’ultime, il fungo infatti funziona quasi come un colino
per le sostanze nei confronti delle piante assorbendo i metalli pesanti
presenti nell’ambiente ed evitando che questi raggiungano le radici delle
piante. In questo modo le piante possono sopravvivere anche in ambienti
ostili.
Attività negative verso l’uomo:
Spoilage (ammuffimento): le attività dei funghi sui nostri alimenti può
portare alla formazione di muffe le quali possono essere un problema a
causa della produzione di micotossine (prodotti del metabolismo
secondario). Sono state scoperte nel 1959 in Inghilterra si è registrata
una quantità ingente piccoli tacchini morti erano stati alimentati con
determinate farine e si scoprì alla fine che il comune denominatore nelle
varie città inglesi era la modalità di conservazione delle farine. Queste
erano farine di arachidi ed erano state conservate nelle stive delle navi
per un periodo di tempo più lungo del solito in condizioni di elevata
temperatura e umidità (conservate all’interno di sacchi in un tempo in cui
gli ambienti non erano ancora condizionati). Questo ha portato allo
l’Aspergillus flavus
sviluppo di un fungo: che, trovandosi in un ambiente
ricco di grassi, ha attivato il metabolismo secondario con produzione di
micotossine chiamate aflatossine che ingerite da animali di così piccole
dim
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