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Sociologia modulo B (e qualcosa del modulo A)

Potere per Weber

Leggi la definizione esatta di “potere” sul libro e poi aggiungi: Secondo Weber nel corso della storia dell’umanità, abbiamo conosciuto diversi modi attraverso i quali gli esseri umani hanno legittimato il potere politico. Nella storia secondo Weber tutti questi diversi modi possono essere sintetizzati in tre idealtipi (sintesi artificiale del reale):

Autorità tradizionale

La più antica e frequente nel corso della storia umana. Si obbedisce perché è sempre stato così. Per Weber essa poggia sulla grande forza del passato. Il principio legittimante dell’autorità tradizionale è la tradizione, ma la fonte di legittimazione è anche una fonte di limitazione (es. il sovrano non può fare tutto, è tale perché è indicato dalla tradizione, se però inizia a calpestare la tradizione, la sua legittimità comincerà a svanire) è un’autorità completamente fondata sul futuro.

Autorità carismatica

E poggia sul carisma. Per Weber il carisma è un insieme di doti straordinarie riconosciute dai seguaci ad un leader. Sono i seguaci ad indicare il leader, la sua forza sta in quello che i seguaci vedono in lui. I grandi fondatori delle religioni sono tutti leader carismatici (Gesù Cristo, Maometto). Rompono un pezzo di storia e proiettano una comunità nel futuro. Però, instabile perché il leader carismatico è una persona, un essere umano, e come tale ha di fronte a sé ha una prospettiva di finitezza in quanto prima o poi muore. La morte di Gesù Cristo non ha fatto venire meno il cristianesimo ma ha passato il carisma all’istituzione Chiesa, e il Pontefice infatti si definisce il Vicario di Cristo. Questo processo si chiama routinizzazione del carisma, dato che il leader non è immortale (o il suo essere non mortale non riguarda questo mondo) bisogna trasferire il carisma dalla persona all’istituzione. Si formano un insieme di regole e istituzioni che fanno vivere in un collettivo l’esperienza che all’origine era in un leader carismatico.

Autorità legale-razionale

È centrale solo nella modernità. Viene introdotta una coppia concettuale (legale = razionale). Poggia su un sistema normativo e procedure. Legale: riconosciamo l’autorità legittima perché vi sono delle leggi che ci dicono che tale autorità è legittima. Chi ha potere di governo non è stato indicato dalla tradizione né per il suo carisma, ma è lì in funzione di una procedura, solitamente elettiva. La fonte di legittimazione è fonte di limitazione: chi è in funzione della legge in tale ruolo di autorità, dalla legge è limitato nelle sue funzioni (anche chi governa in un sistema liberale deve rispettare delle norme). Razionale: queste leggi non sono in vigore sulla base di un giudizio di valore, ma sono lì in funzione di una razionalità di scopo. Servono a far funzionare il sistema. Sono prodotte in congruità con le norme superiori. Si introduce il concetto di burocrazia, tipico dei sistemi legali-razionali, che non ha necessariamente una valutazione negativa. Weber ci spiega che la burocrazia è fattore di modernizzazione, di progresso. La burocrazia spersonalizza (prima dipendeva tutto dai rapporti personali e dai capricci/arbitri del funzionario). Però la burocrazia nata per semplificare le cose a forza di spersonalizzare e di creare norme che riferiscono soltanto a sé stesse, quindi da un aiuto per l’uomo può diventare autoreferenziali (che si basano su una razionalità di scopo), una prigione, una gabbia d’acciaio. Anche il mondo legale razionale ha limiti molto forti, le regole che noi produciamo altrimenti non riusciamo a vivere, invece di aiutarci a volte ci imprigiona e su questo Weber era chiarissimo. Anche il sistema legale razionale può vivere momenti di stallo, di crisi, non riuscire più a funzionare, non riuscire più a far combaciare le esigenze popolari con quelle burocratiche/sistemiche e in questo caso per Weber, come nel caso di quella tradizionale, può essere positiva l’autorità carismatica che potrebbe sbloccare il sistema.

Concetto di sesso e genere, principali differenze tra essenzialismo e costruttivismo sociale. Esempi contemporanei di differenze di genere

Per “sesso” si intendono gli attributi dell’uomo e della donna riconducibili alle caratteristiche biologiche, cioè il sesso di una persona è una realtà fisica.

Per “genere” si intendono le qualità distintive di uomo e donna, la mascolinità e la femminilità, definite culturalmente, cioè il modo in cui gli uomini e le donne vedono sé stessi, si pongono in relazione l’un l’altro e i ruoli che sono loro assegnati sono una costruzione sociale che si apprende nel processo di socializzazione. Tutto inizia quando uno spermatozoo feconda un uovo. Lo spermatozoo fornisce all'embrione 23 cromosomi e altrettanti gliene dà l'ovulo. In 22 di queste paia i cromosomi sono identici. Nel 23° paio invece possono essere sia uguali sia diversi. Nel primo caso (XX) l'embrione diventerà una femmina, nel secondo (XY) un maschio: è l'apporto del padre a determinare il sesso del nascituro. Il processo di differenziazione sessuale inizia solo alla sesta settimana dopo il concepimento.

Le teorie per spiegare le differenze di atteggiamento e di comportamento fra uomini e donne sono riconducibili a due impostazioni opposte:

  • Essenzialismo: mette l’accento sul dualismo assoluto dei due sessi, e secondo questa impostazione le differenze fra mascolinità e femminilità sono naturali, universali, immodificabili. Dunque, uomini e donne si nasce. Le teorie esistenzialiste di tipo biologico riconducono la mascolinità e la femminilità a differenze: ormonali, di dimensione e organizzazione del cervello, nella capacità riproduttiva: gli ovuli sono più preziosi degli spermatozoi (le donne possono produrre nella loro vita al massimo 400 uova e solo una ventina di esse possono essere trasformate in neonati sani, mentre l’uomo libera 100 milioni di spermatozoi ad ogni eiaculazione) e la riproduzione richiede molto più tempo ed energie alla donna che all’uomo (l’uomo può fecondare centinaia di partner femminili mentre la donna quando è incinta, per avere un altro bambino ha bisogno di almeno 18 mesi). Esiste anche un essenzialismo femminista: mentre nell’essenzialismo tradizionale i sostenitori attribuivano agli uomini proprietà superiori, le sostenitrici femminista le assegnano alle donne. Per l’essenzialismo femminista, uomini e donne hanno tratti completamente diversi: i primi tendono alla separazione, al dominio, all’isolamento, alla gerarchizzazione; le seconde invece tendono alla cooperazione, all’associazione, all’unione, alla cura e all’assistenza degli altri.
  • Costruttivismo sociale: che mette l’accento sulla somiglianza dei due sessi e secondo questa impostazione le differenze fra mascolinità e femminilità sono una costruzione sociale. Dunque, uomini e donne si diventa.

Vari sono gli esempi contemporanei di differenze nel genere:

  • Differenze di genere nell’uso del tempo: esse variano molto a seconda del Paese. In alcuni Paesi, come Svezia, Norvegia, Finlandia, Danimarca non vi sono differenze di genere da questo punto di vista. Nel Regno Unito, in Francia e Germania le donne lavorano un po’ di più degli uomini, ma le differenze sono piccole. In Italia e Spagna queste differenze sono molto più nette. In generale il tempo che le donne spendono in attività domestiche è diminuito.
  • Differenze di genere nell’istruzione: tradizionalmente la popolazione maschile ha sempre avuto livelli di istruzione più alti di quelli femminili. Oggi però la situazione è profondamente cambiata: nella coorte dai 25 ai 34 anni, eccetto che in Turchia e Svizzera, in quasi tutti gli altri Paesi Ocse la popolazione femminile è più istruita di quella maschile.
  • Differenze nei tassi di attività: in molte parti del mondo è in atto una significativa diminuzione delle differenze di genere nella partecipazione al mercato del lavoro dato il forte aumento del tasso di attività della popolazione femminile. Oggi i Paesi nei quali il tasso di attività della popolazione femminile è più basso sono quelli musulmani, seguiti dagli altri in via di sviluppo, mentre i Paesi in cui il tasso è più alto sono quelli scandinavi, comunisti, ex comunisti (Cina, Russia, Vietnam), seguiti poi dai Paesi più ricchi.
  • Differenze di genere nella segregazione occupazionale: anche se il numero delle donne che svolgono un’attività extradomestica è fortemente aumentato, molte di loro svolgono un lavoro diverso da quello degli uomini. Ricerche comparate dimostrano che i Paesi più moderni e avanzati, come USA, Svezia, Norvegia, hanno livelli di segregazione occupazionale per sesso maggiori di quelli tradizionali, come Italia, Grecia o Giappone.
  • Differenze di genere retributive: in Italia, all’inizio del XX secolo, le donne guadagnavano il 43% degli uomini, ma nel tempo la percentuale è fortemente aumentata. Vi sono Paesi (Giappone, Cipro o Corea del Sud) in cui il divario retributivo fra donne e uomini è ancora altissimo perché le prime guadagnano oggi solo la metà dei secondi. Ma ve ne sono altri, come Francia, Danimarca, Islanda o Australia, in cui i salari femminili vanno dall’80 al 90% di quelli maschili.
  • Differenze di genere nella politica: le donne sono ancora fortemente sottorappresentate ai vertici delle organizzazioni e delle istituzioni pubbliche.

La divisione sessuale del lavoro nelle società preindustriali e industriali

Basandosi sui dati raccolti in quasi duecento società primitive gli antropologi hanno dimostrato che la divisione sessuale del lavoro è un universale culturale, cioè che esiste in tutte queste società. Dall’altro lato però essi hanno reso evidente che certi compiti che in alcune società sono considerati propri degli uomini, in altri vengono invece ritenuti più appropriati per le donne.

Per spiegare la divisione sessuale del lavoro sono state formulate varie ipotesi:

  • Maggiore forza fisica degli uomini.
  • “Ipotesi della compatibilità con l’allevamento dei bambini”: secondo questa ipotesi le donne svolgono quei compiti che permettono loro di allattare e curare i figli, cioè quelli che possono essere interrotti e ripresi facilmente, che non le costringono a fare lunghi viaggi lontano da casa e che non sono pericolosi per i bambini.
  • Ipotesi della spendibilità: questa ipotesi afferma che gli uomini svolgono di solito i compiti più pericolosi perché, dal punto di vista della riproduzione, possono essere più facilmente sacrificati dalle donne.

Razze ed etnie

Possiamo definire la “razza” come un insieme di esseri umani che condividono alcune caratteristiche somatiche (caratteristiche ereditate cioè dall’individuo, non acquisite, e che non è possibile modificare). Il fatto che le differenze genetiche tra individui di una stessa “razza” siano quantitativamente più rilevanti delle differenze genetiche tra individui di “razze” diverse, ha fatto ritenere alla grande maggioranza dei biologi contemporanei che il concetto di “razza” sia scientificamente irrilevante, se non fuorviante. Non lo è per il sociologico poiché, le differenze somatiche sono state usate negli ultimi due secoli per significare, e giustificare, altre differenze di ordine morale, intellettuale e comportamentale. Queste dottrine si fondano sulla credenza di un rapporto fra caratteristiche somatiche e tratti mentali e morali, e sostengono l’esistenza di una gerarchia naturale tra le “razze” e che questo giustifichi il dominio e lo sfruttamento da parte delle “razze superiori” sulle “inferiori”.

Possiamo chiamare dottrine razziste quelle dottrine, atteggiamenti e pratiche che discriminano, sulla base dell’appartenenza razziale. Parliamo di discriminazione razziale quando in una società ai membri di una popolazione identificata per le sue caratteristiche, reali o presunte, viene negato l’accesso all’esercizio di una serie di diritti.

Per “etnia” si intendono le differenze di ordine culturale che si trasmettono, di generazione in generazione, attraverso i meccanismi della trasmissione culturale. Al centro del concetto di “etnia” vi sono i miti, le memorie, i valori e i simboli che identificano una popolazione e la differenziano dalle altre. Possiamo dire che vi è un’entità, o un gruppo etnico, quando:

  • I membri di un gruppo designano sé stessi, e sono designati da altri, mediante un nome che li contraddistingue.
  • Si è prodotto il mito di una comune origine o discendenza.
  • Si è creata una comunità che condivide certe memorie comuni (tradizioni) e vi è chi si preoccupa di trasmetterle alle generazioni future.
  • Vi è una cultura condivisa.
  • Vi è un territorio “proprio” per diritto storico.
  • Si sviluppa un sentimento di solidarietà particolaristico tra i membri del gruppo che non si estende ai membri di altri gruppi.

Nazione

Si possono distinguere due significati sostanzialmente diversi a seconda del rapporto che si instaura tra etnia, nazione e comunità politica (stato nazionale).

  • Il concetto di “nazione” designa una collettività (un popolo) che si richiama a una discendenza comune, ai vincoli creati dalla lingua, dai costumi e dalle tradizioni comuni, rivendica a sé il diritto di organizzarsi su un dato territorio, in forma di stato sovrano. Nasce attraverso la mobilitazione dei sentimenti di appartenenza etnica.
  • Il concetto di “nazione” designa una collettività di cittadini che hanno comuni diritti e doveri nell’ambito di uno stato territoriale. In questo caso lo stato precede la formazione della nazione e questa può essere composta anche da etnie differenti.

Teorie della modernizzazione

Le teorie della modernizzazione fanno riferimento prevalente, anche se non esclusivo, alle trasformazioni delle società in via di sviluppo e ai percorsi di uscita dalle condizioni di arretratezza. I modelli dicotomici indicano grossolanamente i termini iniziali e finali di un processo di transizione dalla società tradizionale a quella moderna. In realtà, vi è una grande varietà di società premoderne e moderne e una molteplicità di processi che conducono dalle une alle altre. Si parla dunque di modernità multiple.

Le teorie della modernizzazione considerano anche uno o più stadi intermedi e una pluralità di fattori influiscono sulla transizione:

  • Qualcuno attribuisce molta importanza ad aspetti economici e utilizza un approccio in cui la modernizzazione tende a coincidere con gli stadi dello sviluppo economico.
  • Altri dicono che lo sviluppo economico non esaurisce gli aspetti rilevanti del processo di modernizzazione e che esso risulta da una combinazione dinamica di fattori economici, politici, culturali che cambiano con ritmi e tempi diversi a seconda del Paese.
  • Secondo altri ancora, molto dipende dall’interazione tra componenti endogene (interne) ed esogene (esterne) dei processi di modernizzazione. Il peso reciproco di queste componenti dipende dalla collocazione di un Paese nella rete delle relazioni economiche, politiche e culturali internazionali. A seconda della combinazione dei fattori cambiano anche gli attori sui quali si concentra l’attenzione che mettono in moto il processo.

Ci si può infine chiedere se parlare di modernizzazione abbia ancora un senso: alcuni studiosi ritengono finito il tempo della modernità, per cui oggi le società “avanzate”, in particolare quelle dell’Occidente, si troverebbero a vivere in un’epoca chiamata postmodernità; altri studiosi ritengono che il processo della modernità sia ancora fondamentalmente incompiuto.

Mobilità sociale

La mobilità sociale è ogni passaggio di un individuo da uno strato, un ceto, una classe sociale ad un altro. Distinguiamo fra mobilità sociale:

  • Orizzontale - passaggio di un individuo da una posizione sociale ad un’altra allo stesso livello (es. persona che nasce in una famiglia di artigiani e che, da adulta, diventata un’impiegata).
  • Verticale - spostamento ad una posizione più alta o più bassa nel sistema di stratificazione sociale (es. figlio di operai che prende una laurea e diventa dirigente d’azienda).
  • Di lungo raggio quando avviene fra strati o classi molto lontani.
  • Di breve raggio quando gli strati e le classi sono contigui.
  • Intergenerazionale: passaggi fra una classe sociale e un’altra, esaminati mettendo a confronto la posizione della famiglia di origine di un individuo con quella che egli ha raggiunto in un determinato momento della vita.
  • Intragenerazionale (o di carriera): posizioni che una persona ha occupato nel corso della sua esistenza.
  • Assoluta - numero complessivo di persone che si spostano da una classe all’altra.
  • Relativa - il grado di uguaglianza delle possibilità di mobilità dei membri delle varie classi.
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Scienze politiche e sociali SPS/07 Sociologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher zuriku di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Padova o del prof Giordan Giuseppe.
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