Il concetto di organizzazione
Con il termine organizzazione si indica un aggregato di persone che hanno dei ruoli e compiti che sono interconnessi all'interno di un contesto definito anche simbolicamente, dove tutti concorrono a raggiungere lo stesso obiettivo. Sinonimo di organizzazione è il concetto di sistema. L'organizzazione è infatti un sistema che può essere meccanico, astratto, di pensiero, come il sistema filosofico che indica la connessione di significati interconnessi tra di loro che raffigurano una continua significazione di elementi.
Organizzazione del lavoro
Nello specifico si parla di organizzazione di lavoro riferendoci a un tipo di sistema di diversi compiti e ruoli volti a generare qualcosa; questo tipo di organizzazione ha quindi finalità produttive. I fondamenti secondo cui un'organizzazione viene governata sono quelli di efficienza ed efficacia: l'efficienza consiste nel saper usare le risorse che si hanno; per esempio, non sprecare il denaro creando un buon rapporto tra costi e risultati. L'efficacia consiste nell'effettiva realizzazione delle finalità, cioè quando quello che si pensa di realizzare diventa effettivo. Si parla di inefficacia quando gli scopi non vengono raggiunti.
Presupposti fondamentali
I presupposti fondamentali delle organizzazioni sono la razionalità e il consenso che in genere vengono dati per scontato. Razionalità è la qualità che dovrebbero avere tutte le persone che lavorano comportandosi in maniera ragionevole secondo le logiche di realizzazione delle finalità. Il consenso è la condivisione delle finalità, delle modalità e delle regole che vigono all'interno dell'organizzazione. Senza questi due presupposti non potrebbe esistere un'organizzazione.
Approccio socio-tecnico e scientifico
Quando noi pensiamo all'organizzazione ci riferiamo a sistemi socio-tecnici che coinvolgono sia persone ma anche aspetti tecnici (supporti logistici, risorse economiche); essi sono soggetti alle dinamiche specifiche della vita delle persone, delle loro relazioni, percezioni, ideali anche delle parti a loro stessi sconosciute. Tuttavia, questo è un approccio che si discosta da quello scientifico dell'organizzazione; Taylor, il maggiore esponente di questo approccio, studiava i gesti e i comportamenti delle persone affinché fossero parcellizzati in modo tale che la discrezionalità dell'operatore fosse ridotta a zero. La risorsa umana doveva essere il più possibile simile a quella materiale.
Collaborazione e valori
In un'organizzazione, invece, oltre a comprendere i percorsi di un sistema, bisognerebbe chiedersi come le persone stanno insieme, cosa le spinge a stare insieme e quali problemi sorgono stando insieme in modo tale che riescano a collaborare, avendo il consenso, cosicché le finalità dell'organizzazione vengano realizzate. È necessario, dunque, capire l'utilità di lavorare insieme per sé e per gli altri, cambiando i parametri di osservazione che diventano, oltre agli strumenti e le finalità, anche i significati e i valori.
Il concetto di istituzione
Quando pensiamo all'organizzazione come rapporto risorse/scopi e sistemi di valori si può passare al concetto di Istituzione, chiedendoci quali valori determinano la fedeltà di un'organizzazione. Per Istituzione, infatti, si intende quel sistema di valori definiti consensualmente attraverso le organizzazioni e ritenuti giusti, desiderati e ideali. Di conseguenza, diventa un sistema culturale che fa da modello per la vita in gruppo tale per cui non esisterebbe organizzazione o impresa senza valori condivisi.
Impatto psicologico e culturale
Dal punto di vista psicologico, bisognerebbe capire quanto i sistemi istituiti influiscano sulla vita delle persone poiché essi costruiscono:
- Significati condivisi
- Una storia
- Il modo di pensare
Senza i quali sarebbe impossibile una vita sociale. A questo riguardo, il linguaggio è un'istituzione evidente, esito di una costruzione storico-sociale che permette, appunto, la vita sociale.
Possiamo dire che l'Istituzione è la dimensione su cui poggia l'identità individuale, di cui l'esempio emblematico è l'istituzione Stato che, attraverso i confini geografici definiti e le norme, i divieti, i regolamenti e i diritti previsti dalla Costituzione, definisce l'identità collettiva. L'Istituzione è presente in ogni ambito di vita in cui condividiamo linee direttrici e valori che guidano il modo di stare insieme, basti pensare all'Istituzione famiglia. Inoltre, fissa, tramanda e assicura continuità ai sistemi culturali e crea modelli dei rapporti influenzando la nostra percezione e il significato che diamo alle cose. Non si potrebbe pensare senza un pensiero istituito alla base. Per di più, è importante sottolineare come l'Istituzione influenzi le nostre condotte di consumo.
Interconnessione tra organizzazione e istituzione
Organizzazione ed Istituzione, pur essendo differenti, sono interconnessi, in quanto stanno in rapporto di necessità: l'Organizzazione dà concretezza a un valore istituito e lo realizza. L'Istituzione, però, a differenza dell'Organizzazione, non può essere progettata e poiché è l'esito di una trasmissione storico-sociale-culturale fa sì che l'individuo si ponga nei suoi confronti in un rapporto dialettico attraverso le scelte e le capacità di riflessione.
La storia delle organizzazioni
La prima organizzazione al mondo è stata la civiltà Assiro-Babilonese. Nonostante esista in natura, l'organizzazione di cui parliamo, organizzazioni costruite dall'uomo, hanno un carattere strumentale. Esse vengono progettate e modificate in relazione ad uno scopo. Gli ingegneri lavorano sulla semplificazione razionale. Nelle organizzazioni è prevista l'autorganizzazione: la natura si autorganizza; i sistemi complessi adattivi (CAS in inglese) sono sistemi dinamici con capacità di auto-organizzazione composti da un numero elevato di parti interagenti in modo non lineare che danno luogo a comportamenti globali che non possono essere spiegati da una singola legge fisica. I sistemi biologici interagiscono tra di loro e le parti tendono a coordinarsi. Sopravvive l'organismo o l'organizzazione che si adatta nel miglior modo.
Teoria dei sistemi dinamici non lineari
Possiamo definire un sistema dinamico come un insieme composto da un numero arbitrario, anche molto grande, di oggetti fisici, il cui stato, in virtù delle interazioni che hanno luogo tra di essi e/o dell'azione di forze esterne, muta nel tempo. Il concetto di sistema dinamico nasce dall'esigenza di costruire un modello matematico generale in grado di descrivere l'evoluzione nel tempo di tutti i sistemi (fisici e non) secondo opportune leggi che legano lo stato presente a quello futuro e/o passato.
I sistemi dinamici si distinguono in sistemi conservativi e sistemi dissipativi. Una premessa fondamentale della teoria dei sistemi dinamici non lineari (NDS), conosciuta anche come teoria del caos, è che molti eventi apparentemente casuali possono essere rappresentati mediante equazioni differenziali relativamente semplici. Molte di queste equazioni hanno interpretazioni qualitative associate ad esse, e forme visive molto distinte. In effetti, i fondamenti della teoria del caos sono altamente visivi in natura.
-
Appunti prima lezione Chimica
-
Prima lezione - La bioetica
-
Urbanistica - Prima lezione
-
Appunti prima lezione Scienza delle finanze