FOTOSINTESI
CLOROFILLIANA
Fotosintesi, questa sconosciuta…
E’ il processo biochimico grazie al quale
gli organismi autotrofi, come le piante,
sono in grado di convertire parte
dell’energia luminosa/solare in energia
chimica. Nella presentazione ci
concentreremo in
«Fotosintesi» deriva etimologicamente particolare sulle piante, ma
da «foto», luce e «synthesis», è utile ricordare come
«costruzione, assemblaggio» esistano diversi altri
«Clorofilla», invece, dal greco «chloros», organismi unicellulari
verde e «phyllon», foglia autotrofi fotosintetici,
soprattutto tra i batteri.
La reazione…
hv
6 CO + 6 H O C H O + 6 O
→
2 2 6 12 6 2
hv» rappresenta la luce poiché, secondo la teoria quantistica, essa
«
può essere descritta come un flusso di «pacchetti energetici» detti
quanti o fotoni.
L’energia corrispondente ad ogni quanto è data
dalla reazione: E = hv
dove «h» è la «costante di Planck» (6,6*10 J),
-34
«v» è la «frequenza di radiazione» ed «E» è
l’»energia del quanto di luce»
Il principale protagonista: il cloroplasto
Il cloroplasto è la sede, all’interno delle cellule vegetali, della
fotosintesi clorofilliana.
Il cloroplasto: le membrane e lo stroma
Organulo presente esclusivamente nelle cellule vegetali, il cloroplasto si
presenta come un «disco piatto» delimitato da due membrane lipoproteiche
(una interna ed una esterna). Nello stroma è anche presente del
DNA circolare: secondo la teoria di
Il fluido che scorre tra i corpi presenti Margulis, i cloroplasti si sarebbero
all’interno del cloroplasto è chiamato infatti evoluti a partire da
«stroma». cianobatteri ancestrali
fotosintetici (procarioti dal DNA
circolare) entrati in simbiosi con
organismi eterotrofi.
In esso sono presenti un gran numero di
enzimi idrosolubili e, in particolare il
«ribulosio bisfosfato
carbossilasi/ossigenasi», proteina più
abbondante tra gli organismi terrestri
meglio conosciuta come RuBiSco.
Il cloroplasto: i tilacoidi
All’interno del cloroplasto, le unità fondamentali sono le strutture
formate dalle cosiddette membrane tilacoidali (o «tilacoidi»).
Oppure sotto forma di lamelle
Esse si possono presentare sotto forma di collegamento tra i «grana»:
di «sacche membranose compresse» esse sono chiamate «lamelle
(treccani.it), che si dispongono in intergraniche» o «lamelle
forma di dischi impilati, formando la stromatiche» .
struttura del «granum».
La componente liquida presente all’interno delle membrane
tilacoidali è chiamata «lume tilacoidale» e, a differenza
del basico stroma, è acida per la presenza di ioni H .
+
Le strutture presenti all’interno delle
membrane tilacoidali hanno il compito di
raccogliere luce e immagazzinarla durante la
prima parte della fotosintesi.
Entrambe le strutture («grana» e
«lamelle stromatiche»), con la propria
pronunciata estensione, concorrono
all’aumento della superficie attiva nel
processo fotosintetico.
La fotosintesi: struttura del processo
La fotosintesi è divisibile in due macro-fasi biochimiche
FASE OSCURA
FASE LUMINOSA («fase di fissazione del
(o «fase luce dipendente») carbonio»)
Caratterizzata invece dalle
Caratterizzata dalle cosiddette «reazioni al buio»
«reazioni alla luce» Esse non avvengono di notte o
in assenza di luce (come
Anzi, alcuni enzimi che farebbe pensare il nome):
operano in questa fase, semplicemente non richiedono
possono essere attivati solo la presenza di energia
grazie alla luce. luminosa.
Fase luminosa (o luce dipendente)
Il primo passo della fotosintesi consiste nel rendere possibile la ricezione dell’energia
solare all’interno delle cellule delle foglie.
Il compito è reso possibile dall’esistenza di diversi pigmenti in grado di
assorbire la luce, organizzati all’interno di un complesso molecolare che
prende il nome di fotosistema presente nella membrana tilocoidale
cloroplastica. Tutti i pigmenti del fotosistema
riescono ad assorbire l’energia
luminosa. Coloro che hanno il solo compito di
Tuttavia, solo alcuni sono in grado intercettare la luce e veicolarlo al centro
di trasformarla in energia fotochimico più vicino prendono il nome di
chimica: essi vengono definiti «molecole antenna» o «pigmenti accessori»:
«centri di reazione fotochimici» o questi sono soprattutto carotenoidi,
«molecole trappola»: esse sono ficobilline e xantofille (ma anche la
soprattutto le molecole di clorofilla).
clorofilla P680 e clorofilla P700.
Fase luminosa: i pigmenti
I «pigmenti biologici» sono sostanze che
appaiono colorate per effetto di un
«assorbimento selettivo» della radiazione
elettromagnetica visibile.
Due dei pigmenti maggiormente presenti
nella foglia sono la «clorofilla a» e
«clorofilla b»: la differenza è praticamente
riscontrabile nell’estremità di uno dei 4
gruppi pirrolici, che presenta nella «clorofilla
a» un radicale metile mentre nella b nello
stesso punto ha un gruppo aldeidico.
Ogni particolare pigmento reagisce (più o
meno efficacemente) ad un determinato
intervallo cromatico della luce.
Generalmente, i due tipi di clorofilla non
reagiscono a lunghezze d’onda comprese
tra i 450 e i 550 nanometri: la foglia si
presenta di colore verde ai nostri occhi
poiché i pigmenti della foglia non riescono
ad assorbire la sezione di spettro luminoso
corrispondente al verde.
Fase luminosa: il fotosistema II
All’interno delle cellule vegetali di organismi più evoluti esistono due fotosistemi:
FOTOSISTEMA I (così chiamato perchè scoperto prima) e FOTOSISTEMA II (scoperto
successivamente, ma che nell’ordine logico della spiegazione verrà prima)
Il «fotosistema II» pre
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