Prodotto Istat/Vitali
L'Istat pubblica tra il 1957 e il 1959 tre opere. La prima, l'indagine, è una ricostruzione contabile dal 1861 in poi. Il conto della spesa è ricostruito a prezzi correnti e costanti del 1938. Il conto della produzione a prezzi correnti, quindi riflette l'inflazione. Le serie a prezzi costanti indicano una netta discontinuità nel cinquantennio in esame: fino ai primi anni '90 il prodotto complessivo non cresce più della popolazione, il reddito reale rimane costante e i consumi privati pro capite tendono a ridursi. Negli anni successivi lo sviluppo è più rapido; l'età giolittiana è l'unico periodo in cui crescono la produttività e il benessere dell'italiano medio. La colonna 1 riporta la stima della popolazione presente nei confini tra 1861/1913; interpola stime a intervalli decennali. Le stime delle colonne 2/3 provengono dall'indagine, il reddito nazionale lordo è ottenuto sommando il reddito nazionale netto e gli ammortamenti. L'indagine non ricostruisce il conto della produzione a prezzi costanti, presenta però un indice della produzione dell'industria manifatturiera, che presenta una crescita discontinua. Come quello di Gerschenkron ha una crescita rapida nel periodo giolittiano (5,9% dal 1898 al 1908) ma prima solo una crescita lenta appena positiva in termini pro capite con fluttuazioni trascurabili.
Agricoltura, industria, servizi Istat/Vitali
Nel 1963, nel quadro di un progetto organizzato da Fuà, Vitali completa l'indagine dell'Istat di qualche anno prima e pubblica il conto della produzione a prezzi costanti del 1938. Individua 111 settori (agricoltura, 4 settori industriali, 6 settori dei servizi). Per il manifatturiero usa l'indice Istat, dominante sull'industria complessiva. La sua serie si discosta quindi poco dall'indice Istat. Considerando agricoltura, industria e servizi, nel primo ventennio registra per tutti e tre una crescita in linea con quella della popolazione e nell'ultimo quindicennio, quando crescono ai tassi più alti, ma con andamenti diversi nel periodo intermedio. Tra il 1880 e la fine del secolo, i servizi crescono in modo continuato, mentre agricoltura e industria fluttuano: fino al 1887 aumenta l'industria e si riduce l'agricoltura, poi l'industria scende e l'agricoltura sale e poi il contrario. Nella tabella, le colonne industria e servizi sommano le stime delle industrie e servizi, detraendo da queste il duplicato del credito e delle amministrazioni. Il PIL, misurato da Vitali ai prezzi di mercato, comprende le imposte indirette nette. La differenza tra le colonne 2 e 8 rispecchia sia piccoli scarti a definizioni omogenee, sia le diversità contabili dei criteri Istat e Vitali.
Gerschenkron sullo sviluppo economico in Italia
Elabora un indice della produzione industriale 1881-1913, che mette in evidenza: crescita moderata dal 1881 al 1888, ristagno dal 1888 al 1896, crescita maggiore tra 1896 e 1908 del 6,7%, che identifica come fase del grande slancio e una crescita ridotta nell'ultimo periodo. Nel periodo di sviluppo italiano però la crescita media del periodo non raggiunge l'intensità che ci si sarebbe aspettata dall'esperienza di altri paesi relativamente arretrati (Svezia, Giappone, Russia). Individua allora tre cause: mancanza di uno spirito di modernizzazione, debolezza della domanda indotta dal precedente completamento delle ferrovie, conflittualità nel mercato del lavoro. Le colpe maggiori però sono dello stato che ha ostacolato lo sviluppo con una politica doganale irrazionale. Non ha protetto le industrie con alto potenziale di crescita (chimica, meccanica) ma con i dazi del 1878 ha protetto la tessile (ormai matura) e la siderurgica, artificiale in un paese senza carbone. Ci sono stati anche danni all'industria per il dazio sul grano. Se dal 1896 si verifica il grande slancio è merito della spinta delle nuove banche fondate sul modello tedesco, con dirigenti e capitale tedesco. Viene criticato da Romeo il cui modello è rostowiano. La creazione dei prerequisiti precede il decollo, ed il ventennio post unitario è per lui il periodo di questa accumulazione che crea in Italia le infrastrutture essenziali. È lo stato che convoglia rendita e risparmio per questo fine e tutela grazie al protezionismo l'industria nascente. Non poteva fare di meglio.
Modello ciclico è condiviso?
Non è ancora del tutto condiviso, ci sono in campo modelli differenti, alternativi. È necessario un confronto. I modelli a stadi non sono stati abbandonati, si affrontano due modi diversi di concepire l'economia post unitaria. Da un lato il modello a stadi che vede l'economia nazionale limitata dalle varie risorse che vanno accumulate per passare da uno stadio a quello successivo. Si produce quanto è possibile produrre. Dall'altro il modello ciclico che vede nell'aumento della capacità di reazione del mercato (negata dal modello a stadi), nel progresso tecnico e nell'accumulazione di capitale, la chiave della crescita economica moderna dell'Occidente. Si produce quando conviene produrre.
Serie PIL Vitali/Maddison
La serie del prodotto complessivo Istat/Vitali mostrava il brusco aumento del tasso di crescita negli ultimi anni del secolo dovuto alla crescente sottostima della produzione agricola negli anni '80 e '90 e al riassorbimento di quell'errore statistico negli anni a cavallo del secolo. Maddison modifica le serie ristimando il conto della produzione: per la parte industriale sostituisce alla serie Vitali il vecchio indice Fenoaltea che cresce più rapidamente; per agricoltura e servizi aumenta il tasso di crescita cambiando i pesi delle serie. Ottiene la crescita del prodotto pro capite anche prima dell'età giolittiana, ma la sua serie mantiene immutata l'accelerazione di fine secolo delle stime originarie. Da stime curate da Federico per l'agricoltura, Fenoaltea per i servizi e Zamagni per l'industria, si ottiene la nuova serie del prodotto lordo per il 1911, dove scompare la brusca accelerazione di fine secolo, il prodotto cresce dall'unità alla grande guerra senza discontinuità, con cicli positivi nel periodo Depretis/Giolitti e negativi con il periodo della destra. Il ciclo lungo del prodotto complessivo è il ciclo dell'industria, causato dal ciclo degli investimenti. L'agricoltura segue un trend regolare a cicli brevi e i servizi seguono la produzione complessiva con scarti minimi dal proprio trend. Le nuove serie confermano che le stime Istat-Vitali sottostimano sempre più la produzione negli anni '80 e '90.
Bonelli-Cafagna
Verso il 1890 presentano il proprio studio. Bonelli mette l'accento sull'accumulazione agraria e la loro impostazione segue quella di Romeo individuando i settori guida delle onde che si susseguono (tessile, industria, produzione di base). Si presenta come un modello a stadi di sviluppo, dove lo stadio di crescita/decollo non si presenta come un grande slancio come Rostow, Romeo, Gerschenkron, ma come una serie di balzi successivi di un decollo difficile e prolungato. Dal saggio di Bonelli si evince che vi è una lunga progressione che parte dal '700 per concludersi con la crisi agraria, attraverso diversi stadi di sviluppo. Cafagna definirà metaforicamente ciò come una serie di onde che indicano questi balzi e afferma che il loro modello è aperto, tiene conto del fatto che l'economia nazionale è limitata dalle risorse interne. È importante l'aumento delle capacità e del progresso, che possono provenire sia dall'interno che dall'esterno.
Consolidato e premio Italia/Inghilterra
Nell'analisi della scuola di Kuznets sono i flussi di capitale che muovono i cambi e inducono deficit. Sono a loro volta indotti da cicli speculari negli investimenti causati dal ciclo delle migrazioni. In Italia il ciclo delle costruzioni non sembra riconducibile a un ciclo demografico, ma l'effetto del ciclo dei flussi di capitale. Il nesso tra i due è chiarito dall'andamento dei mercati finanziari, chiarito in parte dall'andamento dei tassi di interesse. Il tasso di riferimento è il rendimento del consolidato italiano. La correlazione semplice di questa serie con quella delle costruzioni è negativa: ad aumenti delle costruzioni e importazioni corrispondono tassi calanti e viceversa. Questo sentiero suggerisce che le ondate di investimenti stranieri in Italia siano dovute all'abbondanza di offerta estera e che siano causa e non effetto del ciclo delle costruzioni. Quello inglese segue un sentiero diverso, la correlazione semplice tra le due serie è nulla. Varia anche la differenza relativa tra i due rendimenti, calcolata come percentuale del rendimento italiano. Il premio italiano era un fenomeno di equilibrio che rendeva equivalenti i rendimenti ex-ante al netto del rischio. Quindi nel caso italiano il ciclo delle costruzioni sembra dovuto alle variazioni di offerta di capitali esteri, dovute alle variazioni del premio necessarie per attirare capitali in Italia.
Kuznets e reinterpretazioni
Lui e la sua scuola considerano collegati i cicli nella costruzioni e nei flussi di risorse: le migrazioni spostavano la domanda di infrastrutture dai paesi di origine a quelli di destinazione, riducendo le costruzioni nei primi e aumentandole nei secondi. Spostavano così gli investimenti da un continente all'altro e mettevano in moto i flussi di capitali. Il ciclo migratorio generava dunque cicli speculari delle costruzioni e paralleli nei flussi di capitale. L'analisi era riassunta dalla definizione "population sensitive capital formation": il ciclo mondiale viene reinterpretato, nella nuova genesi il ciclo della fiducia dei risparmiatori inglesi negli investimenti esteri genera il ciclo nei flussi di capitali, che genera i cicli speculari nelle costruzioni, che generano i cicli nei movimenti migratori. Si conserva del modello di Kuz la visione di fondo che collega tra di loro i diversi cicli, ma invertendone i rapporti di causalità, si spiegano i cicli speculari nei paesi importatori ed esportatori di capitale piuttosto che nei paesi di emigrazione e immigrazione. Già Einaudi aveva avvertito l'importanza delle importazioni di capitali, attribuendo a questa internazionalizzazione del mercato monetario il calo del tasso di interesse in Italia, anche se era ancora da scoprire il ciclo mondiale. L'interpretazione si concilia con il modello Bonelli-Cafagna, fornendo una spiegazione della cronologia delle onde, anche se non è accettato dagli storici che rifiutano l'idea che la storia italiana dipenda dai risparmi inglesi.
Flussi finanziari
Il parallelismo tra il ciclo italiano e quello dei paesi nuovi riscontrato nelle costruzioni, si ritrova nei flussi finanziari. Anche in Italia le importazioni di capitali sono state alte quando erano alte le esportazioni di capitali dall'Inghilterra e basse quando queste erano basse. Dalla serie Istat si nota che l'Italia è stata storicamente importatrice netta di merci con massimi nel 1864, 1874, 1877 e 1912 e si nota che esse hanno seguito un ciclo molto vicino a quello di Kuznets delle costruzioni. Nel tempo le stime Istat del reddito da lavoro sembrano eccessivamente variabili. Tale reddito sembra legato ai flussi di espatri, ma sembrerebbe più ragionevole legarlo alla capacità di risparmio dello stock di capitale italiano all'estero. Per quanto riguarda i flussi di capitale dunque l'Italia sembra analoga ai paesi d'oltremare: era un paese periferico, importatore, e le importazioni di capitali avrebbero seguito il ciclo di Kuznets, come le esportazioni di capitali dall'Inghilterra. L'unica eccezione a questo parallelismo riguarda i primi anni del nuovo regno e le forti importazioni di capitali dei primi anni '60, quando i flussi transoceanici erano minimi.
Tabella 8: migrazioni e crescita demografica
Le serie Istat sono correlate positivamente con le costruzioni in Italia e oltreoceano. Emigrazioni lorde, due problemi: 1. Logico poiché il modello della KS considera le emigrazioni nette; 2. Le stime sono distorte in quanto si registrano i numeri di passaporti sottostimando le partenze effettive per due motivi, si poteva partire anche senza passaporto e lo stesso passaporto si poteva usare più volte. Le stime Giusti forniscono un supporto all'ipotesi che anche l'Italia possa rientrare nello schema logico della KS. Emigrazioni nette alte 1892-1901 e basse quando le costruzioni in Italia sono basse 1882-1891 e 1902-1913. Le stime di Giusti presentano due problemi: salto, o discontinuità, delle stime EN in corrispondenza dei censimenti del 1901 (↓) e del 1911 (↑). L'idea di legare EN e EN non appare molto sensata, infatti EL rispecchiano la decisione di andare all'estero e i rimpatri la decisione di tornare. 2) Il ciclo implicito nella quota delle emigrazioni temporanee su quelle complessive sembra irragionevole.
Tabella costruz demografiche
Righe 3-4 (tasso di crescita demografico e incremento demografico) mostrano gli andamenti demografici in Italia per decennio. La crescita della popolazione è di decennio in decennio abbastanza costante, sia che si considerino gli incrementi nel numero complessivo dei presenti sia il numero di famiglie nuove formatesi con i matrimoni, il ciclo delle costruzioni rimane un ciclo nelle costruzioni per unità demografica. Non si può ricondurre ad un ciclo demografico sottostante. La riga 6 (rapporto costruzioni totali e incremento demografico) è cruciale. Gli investimenti in infrastrutture in Italia non si comportano come population sensitive capital formation: il modello della scuola di Kuznets non si applica al caso italiano.
Ciclo politico e limiti
Nel presentare un nuovo IPI per l'Italia 1861-1913, Fenoaltea propone in Decollo il modello del Ciclo Politico. L'ipotesi del ciclo politico riconduce il ciclo della domanda dei beni di investimento a variazioni della fiducia degli imprenditori industriali nel governo del momento, delle loro aspettative, di politiche ad essi più o meno favorevoli. Il ruolo delle aspettative è cruciale in questo modello. L'impulso ciclico nasce quando cambia il regime. Se quest'ultimo cambia in meglio, gli imprenditori vorranno portare il rapporto capitale/reddito dal livello basso a quello più alto e per la durata della transazione i loro investimenti saranno bassi. I limiti del modello sono: 1) il rapporto fiduciario politici/imprenditori non è voluto; 2) non solo nel settore meccanico ma anche in quello delle costruzioni si ha un andamento ciclico; 3) la scuola individua questo andamento ciclico anche nei paesi nuovi (non solo in Italia).
Toniolo pessimista anomalo
Toniolo aveva sostenuto che la crisi degli anni '80 poteva esserci, ma per problemi macroeconomici: con la lira convertibile la riduzione del prezzo del grano, tendenzialmente benefica, poteva richiedere per il mantenimento dell'equilibrio internazionale una riduzione del livello dei prezzi ottenibile solo con il decremento dei salari. Ma la riduzione dei salari non è stata necessaria: la riduzione dei prezzi è stata abbastanza contenuta da essere assorbita dall'aumento dei salari reali, e quelli nominali hanno continuato a levitare. I pessimisti (Luzzatto/Castronuovo) sostenevano che negli anni della crisi agraria crebbe la miseria dei braccianti, le città furono invase da disoccupati e che ciò causasse malessere economico. Per Toniolo la riduzione del prezzo del grano avrebbe dovuto spingere l'agricoltura italiana verso colture a elevata intensità di lavoro a vantaggio delle masse. I prezzi calavano ma aumentavano i salari anche di manovali e braccianti. Basta dunque questo a confermare per lui che la crisi era un'invenzione dei protezionisti.
Grafico birra/zucchero/fibre tessili
Una prima indicazione del fatto che gli anni '80 sono stati complessivamente prosperi deriva dai pochi consumi alimentari effettivamente documentati. La tabella riporta le medie decennali dei consumi pro capite di birra, caffè, zucchero. Di caffè e zucchero riporta anche i prezzi al consumo e la spesa reale. Dagli anni '70 agli '80 aumentano i consumi pro capite, i prezzi deflazionati e la corrispondente spesa reale: è innegabile l'aumento della domanda, indice del reddito dei consumatori. La crisi è dei soli anni '90, si riducono i consumi, la domanda è poco elastica. I consumi dell'epoca sono bassissimi, e i consumi possono essere ricondotti a consumatori relativamente abbienti. Le poche serie affidabili dimostrano poco. Sono più significativi gli andamenti dei consumi pro capite delle fibre tessili, cotone e lana, riportati come medie decennali e come valori annuali, con prezzi all'ingrosso delle fibre grezze e la spesa reale. I prezzi sono indici dei prezzi dei prodotti finiti, confrontabili nel tempo ma non tra le diverse fibre. Questi consumi aumentano di decennio in decennio. Le serie annuali ne evidenziano la crescita quasi costante, lenta, ma rapida in due periodi: nel boom giolittiano tra il 1905 e il 1908 e negli anni '80. In entrambi aumentano anche i consumi secondari. Non sono documentati i consumi di prima necessità ma comunque non vi è traccia di un aumento diffuso della povertà o un aumento della disuguaglianza. Ciò, unito alla stabilità della distribuzione del reddito, dimostra che negli anni '80 gli italiani spendono più nel vestirsi, consumano più tessuti. Hanno speso di meno per sfamarsi a causa della riduzione del prezzo del grano ma non c'è stata una grande diminuzione complessiva del consumo pro capite di prodotti alimentari.
Pensiero pessimista
Il sillogismo canonico pessimista è palese: il crollo del prezzo del grano, ha danneggiato la cerealicoltura e dunque l'agricoltura e tutta l'economia, allora prevalentemente agricola. -Luzzatto: riconosce industria, ma ritiene comunque gli 1880s anni di crisi generalizzata poiché nel mondo per la concorrenza con i grani americani danneggia un'economia prevalentemente agraria come l'Italia dell'epoca. -Romeo: accetta i dati Istat dell'epoca che registrano negli 1880s i minimi storici dei consumi pro capite alimentari e complessivi. -Pescosolido: crisi della cerealicoltura determinò un grave peggioramento nei consumi pro capite. -Zamagni: la crisi agraria investe l'
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