Politiche per l'innovazione
Ogburn fu un grande sociologo americano che studiò i processi di innovazione tecnologica negli Stati Uniti nella prima metà del Novecento. La sua sensibilità sociologica gli permise di comprendere che i processi di innovazione tecnologica sono strettamente legati a quelli di innovazione sociale, anche se i primi si sviluppano più velocemente rispetto ai secondi. L’innovazione applicata alla tecnologia procede con un ritmo che non può essere seguito dalla società, dai mutamenti sociali.
Per esempio, le opportunità di lavorare in smart-working erano presenti già da svariati tempi, tuttavia solo la situazione di emergenza nel contesto sociale ha fatto sì che esso avesse molta più importanza e fosse applicato in larga scala, prendendo il posto del modello di lavoro in ufficio (on site-based) scandito da tempi precisi.
Il concetto di cultural lag
Il cultural lag, vale a dire questo rapporto tra innovazione tecnologica e strutture sociali, può essere letto anche tra strutture sociali e sistemi politici: la società è più veloce della politica e delle istituzioni politiche. Ci sono delle mutazioni sociali che non trovano corrispondenza in mutamenti istituzionali. Il concetto di cultural lag è una prima modalità attraverso la quale si cerca di leggere il processo di innovazione. Afferma che vi sia un gap tra la rapidità con cui il mutamento tecnologico avviene rispetto a un’innovazione sociale. Perciò è molto più facile che ci sia un salto di paradigma all’interno di un contesto tecnologico che sociale.
Cos'è l'innovazione?
L’innovazione è un processo, si configura come una serie di momenti legati tra loro da rapporti di interdipendenza. Non è un oggetto, una persona o una società. È un sistema di azioni che si sviluppa in senso diacronico. Si tratta di un processo multi-attoriale, condotto da molteplici attori sociali differenti (attori come le università, le associazioni), multi-livello (agisce su scala locale, regionale, nazionale, intercontinentale) e multi-tematico, in quanto gli oggetti su cui l’innovazione opera sono tantissimi, possono essere sociali (tentando di trovare soluzioni a problemi di natura sociale), tecnologici (attraverso il miglioramento di una tecnologia), politici (quando viene introdotto un nuovo tipo di linguaggio, una nuova forma di produzione della politica pubblica).
In generale, l’innovazione è un processo diffuso, non necessariamente sempre presente, che appartiene a realtà differenti e coinvolge attori differenti e consiste nel cambiamento di uno stato di cose esistente in uno che risulta essere nuovo relativamente al contesto di riferimento. L’innovazione non è invenzione, in effetti, innovare non significa “creare” bensì “mettere in pratica”, per cui non ogni processo di innovazione ha un’invenzione alle spalle, ma consiste in azioni non sperimentate in precedenza in una certa unità di adozione, un contesto (geografico, sociale, economico, organizzativo). L’innovazione è quindi relativa: non c’è, quasi mai, nessuna azione che sia completamente nuova. Per esempio, l’innovazione è introdurre l’e-learning in un’università che non lo ha mai adottato come l’Univda, mentre per l’eCampus le lezioni online non sono assolutamente un’innovazione.
Innovazione e benefici
L’innovazione non è sempre un beneficio: anche se è ispirata spesso alla produzione di benefici (sempre relativi all’unità di adozione) l’innovazione non si caratterizza per questo esito; si pensi all’energia atomica, alla disoccupazione tecnologica o ai fiaschi imprenditoriali. L’innovazione non è sinonimo di progresso. Chi innova non necessariamente migliora la società.
Modernizzazione riflessiva
Il sociologo Giddens introduce il concetto di modernizzazione riflessiva, una caratteristica dei tempi contemporanei. Secondo Giddens viviamo in un’epoca in cui la nostra modernità è tale perché innova per affrontare problemi creati dalla società stessa. La tensione al nuovo è volta a risolvere i problemi causati dalla modernità e dall’innovazione precedente finalizzata a riparare i danni provocati dalla modernizzazione iniziale.
Intelligenza artificiale e microchip
Alcune aziende hanno capito come applicare l’intelligenza artificiale ai microchip dei cellulari e dei computer. L’innovazione tecnologica sui microchip si è posta il problema di renderli meno pesanti e meno grandi. L’elemento tecnologico (la scheda tecnica) che consente alla macchina di riprodurre segnali elettrici in codice informatico si è progressivamente rimpicciolito. L’intelligenza artificiale sta consentendo di rendere possibile attraverso la messa a fuoco la riproduzione di dati con lo stesso tipo di peso che si avrebbe sulla scheda tecnica senza avere questa scheda. Si tratta di un beneficio tecnico poiché si rende ad esempio un cellulare maggiormente performante senza doverlo dotare di certi mezzi costosi.
Innovazione: attitudine umana o prodotto sociale?
Un altro tema per identificare l’innovazione è capire se sia un’attitudine umana o un prodotto sociale. Che sia o meno insita nella natura umana, l’attitudine a innovare dipende da fattori storico-sociali che tendono ad accelerare, abilitare, rafforzare, ostacolare in una data società/civiltà, lo sviluppo di una permanente tensione verso il cambiamento dello stato di cose esistenti.
Nel suo libro “Armi, acciaio e malattie”, il biologo, antropologo statunitense Jared Diamond si chiede come mai sia stato Colombo a sbarcare nelle Americhe e non gli Aztechi a conquistare la penisola iberica. L’autore spiega le ragioni ambientali e sociali per cui un certo tipo di popolazione collocata in un certo luogo è riuscito a sviluppare tecnologie necessarie per percorrere dei viaggi così lunghi, come fu lo sbarco di Colombo nelle Americhe. Una prima risposta può essere data dal fatto che l’innovazione, che produce una permanente tensione verso la trasformazione delle cose esistenti, è un processo socialmente e storicamente determinato.
Innovazione e modo di produzione
L’innovazione è fortemente legata al modo di produzione dei beni e dei servizi dominante: «datemi l’aratro e vi darò la società feudale, datemi l’elettricità e vi darò la società industriale» (interpretazione marxiana). Nel “Manifesto del Partito comunista”, Marx afferma che la borghesia è la classe sociale che ha trasformato il modo in cui si produce il potere, stravolgendo completamente l’ordine e le istituzioni sociali, concentrando il proprio dominio di classe sull’idea che ci sia una trasformazione permanente di quello che controlla. Invece in passato le classi tendevano a bloccare le innovazioni, le differenti trasformazioni. Tuttavia, nel corso della storia non tutte le società riescono a rinnovarsi nello stesso modo.
Innovazione nel mondo greco e romano
Riferendoci al mondo greco. Il mondo greco è a noi conosciuto in gran parte tramite la mediazione della filologia tedesca. I filologi tedeschi hanno dato una rappresentazione della Grecia più simile a quella che era la Germania dei loro tempi rispetto a quella che era veramente in Grecia. Infatti associamo all’Antica Grecia idee di ordine, di armonia, idee romantiche, mentre il mondo greco è molto più vicino alla cultura egizia, alle filosofie orientali e ai suoi elementi più dionisiaci. Il mondo greco è a metà strada tra l’occidente e l’oriente. Nel mondo greco si può notare una grande innovazione speculativa/intellettuale, con un profondo e duraturo impatto sulla politica (difatti i fondamenti politici dei sistemi contemporanei derivano dall’intuizioni del mondo greco) e sulle scienze (con lo sviluppo della matematica e, derivata da questa, della fisica), tuttavia non si sono registrati grandi mutamenti al livello delle tecnologie. Il livello tecnologico nell’epoca di Omero (Grecia Antica) e di Euripide (che apre all’Ellenismo) è simile. Culturalmente la società greca non si pone obiettivi di accumulazione, di trasformazione, di innovazione tecnologica.
I Romani si distinguono dai greci perché applicano l’innovazione, ad esempio l’idea del mulino (strumento che consente di accelerare le attività di macinazione della farina) è del periodo di Vespasiano. Tuttavia l’imperatore romano non investe su questo tipo di tecnologia perché non ne ha esigenza, poiché dispone di manodopera (la forza lavoro degli schiavi). Infatti, la progettazione dei primi mulini risale ai primi anni del Millennio (epoca medioevale). L’innovazione è frutto della necessità, la necessità incide come dimensione fattoriale e contestuale nel generare il bisogno di innovazione.
Innovazione nelle marginalità sociali
Il sociologo tedesco Simmel studia l’innovazione come pratica diffusa nelle marginalità sociali; gli ebrei, gli Armeni sono molto spesso i soggetti più innovativi perché sono costretti in condizioni sociali estremamente limitanti, non possono ambire a certe posizioni sociali, allora gli ebrei sviluppano il commercio, che ai tempi era visto come un’attività vile, di cui quasi vergognarsi, gli Armeni sviluppano un certo tipo di artigianato.
Innovazione e conoscenza scientifica
Lo sviluppo della conoscenza scientifica nella pratica è invece ricollegabile alla fine del feudalesimo, dove vari fenomeni esterni (Peste del 1300, carestie) hanno determinato uno “shift” culturale con l’apertura dei mercati, la creazione della città e lo sviluppo di una conoscenza che, non è più completamente astratta e volta solamente ad avvicinarsi a Dio, bensì mira a un’innovazione pratica/fattuale nell’ambito delle cose utili e quotidiane. È da qui che, secondo alcuni, si iniziano a creare le basi del sistema capitalistico, in quanto il suo modo di produzione accelera i processi di innovazione, è la variabile che genera innovazione tecnologica (e secondo Ogburn innovazione sociale che si porta dietro l’innovazione politica). Si tratta di una visione molto deterministica, che teorizza un effetto a catena: il modo di produzione si sviluppa e genera innovazione.
Il capitalismo si basa sul principio dell’accumulazione, in cui la rendita della produzione deve essere superiore ai costi utilizzati per la produzione. Tale surplus deve essere reinvestito per accumulare un capitale ancora maggiore. Questo modo di produzione ha portato al mondo contemporaneo, alle esplorazioni per esempio. Colombo è uno dei tanti esploratori che riesce nell’impresa di cercare risorse sempre più richieste dal mercato (la canna da zucchero, sfruttamento della natura e della manodopera). Lo sviluppo di conoscenza viaggia parallelamente all’accumulazione di capitale, dato che se vi è una grande accumulazione di risorse, si può finanziare l’attività di conoscenza al fine di possedere maggiore sapere.
Visioni di Marx e Weber sull'innovazione
Da un lato, Marx collega l’attitudine innovatrice al modo di produzione di beni e servizi dominante, affermando che, mentre il sistema feudale traeva il suo potere dal mantenimento dello status-quo ed era, dunque, improntato alla staticità, la borghesia fonda la sua predominanza sul controllo della trasformazione. Marx mostra gli aspetti socio-storici legati al modo di produzione che determina una certa rapidità dell’innovazione. Dall’altro lato si ha la visione weberiana, che mira a guardare i fattori ideologici, le differenti idee (l’influenza delle idee) presenti all’interno della società; l’innovazione è intesa come una narrazione con i suoi simboli e modi di esprimersi. In questo caso l’innovazione diventa una costruzione sociale, un mito verso cui tendere al di là degli interessi economici, delle esigenze materiali. L’innovazione si lega a modelli etici e morali. Da questo punto di vista si ha una lettura weberiana, cioè si ritiene che non siano soltanto le condizioni materiali a innestare processi di trasformazione materiali, ma anche quelli immateriali.
Innovazione dagli anni '70
Oggi parliamo di innovazione in termini positivi, ma questa concezione è recente. In effetti, solo dagli anni ’70 l’innovazione è diventato un importante parametro di riferimento per definire la competitività di città, stati e aziende, così come recente è la rappresentazione sociale del “creativo”. Si iniziano a considerare una risorsa i portatori di innovazione. L’innovazione diventa una qualità dal punto di vista simbolico, si costruisce una narrazione. Il creativo attiva dei processi sociali quali la volontà di cambiare, trasformare, squilibrare, non è importante l’aspetto economico del compenso per le sue innovazioni.
Tipi di innovazione
L’innovazione più studiata è quella di ambito economico/aziendale: non a caso, gli Innovation Studies, ovvero quel corpo di studi che si sono consolidati per studiare l’innovazione come oggetto di studio, nascono quando l’economia si trasforma e si volge verso il globale, con l’apertura dei mercati. Si sono sviluppati a partire dalla seconda metà del Novecento (anni ’70). La capacità di applicare nel proprio conoscenze prese in altri campi, di risolvere rapidamente problemi, di intuire dove si muoverà il mercato, di avere capacità anticipatorie diventa una qualità fondamentale che deve essere tutelata, coltivata, diffusa. Avere la capacità di esplorare, creare e applicare in maniera concreta diviene una qualità di posizionamento. Il capitalismo funziona attraverso le innovazioni, le quali sono le attività che permettono a un’azienda di riposizionarsi sul mercato, di reagire nei confronti di una crisi e in un mercato che ha bisogno di elementi sempre nuovi, l’innovazione pone le basi per una ripresa costante. Questo non significa che l’innovazione abbia sfondo unicamente aziendale o tecnologico, ma essa stessa è diventata una pratica diffusa anche nelle altre sfere, come quella sociale, che si pone obiettivi come la risoluzione di problemi sociali e influenza anche altri ambiti.
Il Manuale di Oslo
Il Manuale di Oslo, pubblicato nel 1992 e soggetto a diversi aggiornamenti successivi, spiega l’innovazione economica dal punto di vista istituzionale: sistematizza definizioni, pratiche, metodi di studio dell’innovazione e individua dei “tipi” (modi per organizzare le innovazioni). Vengono distinte l’innovazione del prodotto (riguardante il contenuto dei beni e dei servizi, la trasformazione avviene sull’oggetto o sul servizio); l’innovazione del processo (inerente la modalità di produzione di beni e servizi); l’innovazione del marketing (concernente le tecniche di comunicazione, di profilazione e di analisi del mercato, fa riferimento alla pubblicità, alla comunicazione); l’innovazione organizzativa (riguardante l’organizzazione del lavoro). Prodotto, processo, marketing non sono parole neutre, ci riferiamo all’innovazione di natura aziendale, economica.
Innovazione e "carica virale"
Le innovazioni possono essere distinte per il grado di spinta innovativa che contengono, spesso legato al modello socio-economico in cui sono create e diffuse. La spinta innovativa può essere radicale o incrementale.
- Innovazione radicale: Si caratterizza per un grado di innovazione maggiore, le trasformazioni dello stato esistente sono molto estese. Le innovazioni tendono a creare nuovi mercati, nuovi paradigmi organizzativi e nuovi modelli di comunicazione. L’innovazione radicale si applica maggiormente alle idee e alle tecnologie weightless (del digitale) e si sposa bene con modelli finanziari ad alto tasso di rischio ma anche ad alto rendimento (venture capital), la concessione di prestiti è flessibile (con, però, alti tassi d’interesse), a cui corrisponde anche un rapporto promiscuo tra sapere e mercato. Ad esempio la ricerca sull’intelligenza artificiale è logica, si basa sull’applicazione di dati e conoscenze, sicuramente c’è anche bisogno di apparecchi che raccolgano, analizzino i dati, però fondamentalmente le innovazioni digitali non richiedono lo stesso costo delle innovazioni siderurgiche. È molto più facile scomporre i paradigmi nell’informatica piuttosto che nella manifattura. Si tratta di innovazioni frenetiche che stravolgono l’ordine di cose esistenti. Ma questa innovazione non è radicale solo sul prodotto, ma anche sul processo che attiva. Questo sistema di innovazione è legato a un certo tipo di ordine socio-economico, molto più facilitato da un contesto in cui il consumo è orientato a scoprire qualcosa di nuovo, dove vi è una grande curiosità del cercare qualcosa di nuovo, dove il sapere viene a contatto con il mondo economico e tecnologico, dove vi è una grande differenziazione sociale. L’innovazione radicale si manifesta nei contesti metropolitani, in cui le persone non si conoscono reciprocamente e non sono condizionate da una comunità d’appartenenza che magari ha sviluppato delle aspettative su di esse. L’innovazione si esprime fortemente nell’ibridazione, nei contesti metropolitani si concentra la diversità, per questo motivo le città sono più innovative delle campagne o delle dimensioni rurali. Infatti i processi di innovazione si studiano tendenzialmente nelle città. Gli USA per esempio si caratterizzano per essere una società dedita allo spettacolo e al consumo, che favorisce una continua innovazione.
- Innovazione incrementale: Le innovazioni tendono a produrre cambiamenti graduali, all’interno di sotto-sistemi.
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Politiche economiche per l'innovazione
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Eserciziario Politiche economiche dell'innovazione
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