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Plotino e la sua epoca

Plotino vive in un’epoca di forti tensioni politiche all’interno dell’Impero Romano: III sec. d.C. > la cosiddetta “crisi del 3° secolo”. Il cristianesimo inizia in questo periodo a formarsi filosoficamente. Fino a circa 100 anni fa, questo periodo veniva percepito come decadente, in cui la cultura scarseggiava, ma questo è falso: era un’epoca di crisi ma la cultura fiorì in modo molto rigoglioso.

La presenza di Plotino e della sua scuola a Roma nel III sec è una validissima testimonianza della vitalità e della continuità del pensiero platonico e l’espressione di un grande equilibrio spirituale in un’epoca di disorientamento. La cultura di cui è stato esponente Plotino, la cultura tardoantica, ha un ruolo storico importantissimo, in particolar modo come tramite storico [mura aureliane subito successive alla sua morte].

Opere e insegnamenti

Scrisse dei Trattati senza titoli, poi raccolti in 6 gruppi di 9 trattati e poi in 3 volumi dal suo allievo Porfirio. È lui che scrive la sua biografia e inizia con una frase celebre: “Il nostro maestro di filosofia sembra si vergogni di trovarsi in un corpo”. Plotino era molto restio a parlare di se stesso, non sappiamo dove sia nato.

Sappiamo che proviene da una famiglia agiata egiziana e che, trentenne, si reca ad Alessandria e cerca un maestro di filosofia ma rimane deluso, finché non incontra Ammonio Sacca presso cui studia per 11 anni. Ammonio scelse di non scrivere ma sappiamo che la sua scuola fu molto importante: tra gli uditori si trovava Longino (avversario di Plotino).

Esperienze e filosofia

Segue l’imperatore Giordano in una spedizione contro la Persia, per conoscere la filosofia persiana e indiana. La campagna di Persia non andò a buon fine e andò a soggiornare ad Antiochia e poi a Roma dove istituisce un circolo di intellettuali. Inizia a scrivere molto tardi, circa a 50 anni, e fu amico degli imperatori (in particolare Gallieno).

Incontra Porfirio e, vittima di una malattia, muore da solo e lascia ad un allievo una sola frase: “Cercate di ricondurre il divino che è in voi al divino che è in tutto”. Di contro alla morte di Socrate, lui muore senza cercare di consolare nessuno. La sua filosofia fu molto radicale. La sua posizione estremamente intellettualista da farlo sconfinare nel misticismo.

Tesi fondamentali

Le tesi fondamentali di Plotino sono controintuitive. Per esempio ciascuno di noi è un’entità su vari livelli di cui noi conosciamo il meno importante. Tutta la sua metafisica rovescia ciò che è intuitivo, in lui convive sia un forte misticismo che la caratteristica filosofica.

Parla costantemente di “noi”, “ciò che noi siamo”. Ha ben presente la percezione ordinaria sul mondo per cui nel mondo esistono prevalentemente o esclusivamente corpi, si impegna perciò a smontare questa opinione: LA FILOSOFIA È, contro la DOXA (Platone).

Paradoxa

Plotino legge la seconda parte del Parmenide (in cui si fanno ipotesi sull’uno) e la prende per verità che lui si “limita” a commentare. In questo caso argomenta quindi giustificando le proprie tesi di Platone. Da un lato è molto moderno e parte dell’opinione comune, dall’altro argomenta facendo esegesi.

Trattato 10 della V enneade

Il Trattato 10 della V enneade parla delle “tre realtà vere e proprie che sono i principi”. In greco “psiche” indica il principio di ogni cosa vivente che spiega le particolari funzioni che li rendono viventi. Tanto anima quanto mente sono inadeguati a tradurre il termine psiche, si dovrebbe parlare di un’anima di tipo filosofico in cui il pensiero ha un ruolo predominante (ma non unico).

Come mai le nostre anime, pur provenendo da una realtà divina intellegibile di cui sono parte, si dimenticano e ignorano chi sono? La condizione di partenza è di ignoranza rispetto alla propria origine divina. Plotino cercherà di risvegliare l’anima e farla tornare consapevole.

Avendo delle posizioni controintuitive sviluppa il suo pensiero su due linee: 1) critico argomentativa 2) esegesi dei testi di Platone. In ogni essere vivente si trova un’origine divina, intellegibile, non materiale. Viviamo nel mondo dei corpi ma una parte di noi proviene dal nous, le anime hanno dimenticato l’origine.

La sua filosofia è principalmente una “trasformazione dell’uomo”. Per Platone l’anima cade tutta nel mondo dei corpi mentre per Plotino una parte, inconscia, rimane divina. Questa interpretazione della reminiscenza è molto diversa da Platone e causa ancora altre differenze come ad esempio il rapporto con la politica molto più importante per Platone.

Quando Plotino parla di Dio non parla dell’uno, ma del nous (intelletto), delle idee, e l’anima è pienamente parte del mondo delle idee. Le anime sono ignoranti di sé stesse, “come figli strappati presto dal padre, nutriti lontano da lui, essi non ricorderanno né la loro origine né il padre”. Il padre è l’origine, il mondo divino da cui proveniamo.

Il fatto che le anime siano nel mondo è un bene in quanto l’anima si prende cura del corpo, il pericolo sta nell’innamoramento verso il corpo e la dimenticanza dell’origine. L’audacia delle anime ha condotto a questo stato di dimenticanza di noi e del divino. Volontà dell’anima di appartenere a sé stessa: l’audacia non sta nel venire in un corpo ma nel dimenticare l’origine.

La nascita indica separazione. La prima alterità è ciò che spiega il passaggio da uno a molteplice e indica anche qui separazione. Questa separazione però non esiste a partire da questo errore: le anime vogliono appartenere a sé stesse e aspirano all’autodeterminazione.

Esortazione all'anima

In questa condizione di ignoranza l’anima dà importanza agli altri corpi. Dobbiamo, quindi, esortare l’anima ad abbandonare il mondo dei corpi: 1) svalutando il mondo dei corpi; 2) ricordando il mondo d’origine. L’anima non possedendo coscienza di sé agisce erroneamente: dobbiamo quindi ricorrere a quella parte di anima che, necessariamente, non abbandona il nous.

Plotino è più ottimista di Platone e pensa che l’uomo possa arrivare ad avere una conoscenza adeguata e piena delle idee, vivendo nel mondo dei corpi vedendo nell’origine divina.

L’argomentazione plotiniana è a spirale, comincia dando un’idea preliminare di tutto quello che sta per dire per poi fare approfondimenti progressivi e secondo prospettive diverse. La prima sessione di sommario è molto oscura, si tratta di una matassa che Plotino sbroglierà in seguito.

Uno, intelletto e anima sono incorporei; corpi e materia corporei. Paragona la condizione dell’anima a una condizione anfibia: la realtà intellegibile a cui il mondo dei corpi è più prossimo. Indagare sull’anima permette, quindi, sia di indagare sui principi superiori all’anima, sia di cosa l’anima stessa è principio: i corpi. Possiamo quindi vedere il cosmo nel suo insieme. E indagando l’anima seguiremo il precetto del...

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/07 Storia della filosofia antica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher hegeliana di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filosofia antica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi della Basilicata o del prof Chiaradonna Riccardo.
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